ovvero l'imprescindibile necessità di scrivere qualcosa (nell'attesa di una buona idea)
e comunque questo blog si sarebbe dovuto chiamare "dalla Parte di Topper Harley"
17.12.11
Corrispondenze 3
Etichette:
corrispondenze,
he-man,
nino d'angelo,
sillogismi
14.12.11
Lettere da Q.C.D.A.S.
"Erato cara,
I dubbi non sono mai negativi, sono espressione della nostra legittima voglia di sentirci bene pienamente, sono risvegli di un animo che ogni tanto rischia di assuefarsi alle situazioni, i dubbi sono trampolini mediante i quali possiamo calibrare i nostri salti e raggiungere in certe risposte la parvenza d’aver volato.
Non esistono persone perfette, non dobbiamo pretenderlo così come non dobbiamo portare a credere nessuno che noi lo siamo, esistono persone, cariche come tutti di difetti che spesso sono esclusivamente da amare.
In ogni caso, grazie!
Ti lascio con quel bacio e quell’abbraccio che non ti ho dato."
Etichette:
cose che scrivo,
erato,
paralipomeni,
q.c.d.a.s
13.12.11
Alla rovescia
13/12/11 10.09.08
Ho guardato l'orologio proprio in quell'attimo oggi.
Conto alla rovescia.
Attimi inversi da scandire nell'illusione di una meta.
Numeri sparsi, ordinati più dalla speranza che non dalla matematica. E ci si perde nell'attesa di quello zero liberatorio, principio e fine di questa seria serie, arabesco arzigogolo depauperato da ogni velleità: zero.
Precisamente tondo e forse anch'esso alla rovescia.
Quando ho iniziato a #occupare questo spazio, qualche mese fa, dentro di me dicevo: beh, di roba scritta ne ho, inventiamoci 'sta cosa del diario a ritroso e quando proprio non ho idee ributtiamo nella mischia qualche vecchio scritto.
Non avevo però tenuto conto di tre cose riguardanti i vecchi scritti:
- sono davvero insopportabili, addirittura brutti
- sono su carta, e pazienza per copiarli proprio non ne ho
- niente, è che ormai avevo scritto tre
Ogni tanto mi scrivo qualche nota sullo smartphone: abbozzi di idee, cose su cui vorrei scrivere, una frase estemporanea, un aforisma da cartiglio dei baci.
E se proprio ho voglia di scrivere parto da lì, da quelle briciole di pane abbandonate lungo il sentiero brullo dell'ispirazione.
Perché, come si diceva, non è che io c'abbia molto da dire. Anche se il fatto che questo sia il secondo post per dire che non ho niente da dire già la dice lunga.
Comunque.
E' iniziato il conto alla rovescia. Neanche so dove mi porterà, a cosa sta puntando, a cosa sto puntando.
So che oggi stavo facendo un po' di pulizia tra le note del telefono e ti trovo questa:
"I telefoni non sono come i gatti"
E nella mia testa avrei dovuto scriverci sopra qualcosa.
D'altronde una
Come i gatti. Probabilmente è vero. O forse no, e mi sbagliavo.
P.s. Oggi scrivo a caso, lo so, l'ho notato.
P.p.s. Lo so che esistono sinonimi del verbo scrivere. non è questo post il luogo in cui usarli però
Etichette:
cose che non scrivo,
digitale terrestre,
i gatti non sono come i telefoni,
mi vida,
ultimo post così giuro
Ci sono giorni in cui vorrei scrivere altro.
Ci penso.
E' come un formicolio sulla punta delle dita. Una sensazione invernale.
E' come quando ti rimetti i guanti dopo aver toccato la neve.
Osservo il mondo, quel che succede, piccolo o grande che sia, e mi rendo conto di averne più o meno un'opinione.
Lo ammetto, vorrei saperne scrivere. A volte quantomeno.
Di crisi, mondiali o personali che siano, di come si possa essere condannati a morte da qualcosa che non si vede, sia essa malattia o religione poco cambia, di futuro rubato e futuro ingannato, di Rom, fuoco, rabbia e stupidità, di come e perché qualcuno pensa che sia più onorevole e giustificabile stuprata di scopata, di politica e di dio, di ici, bombe, burro, mondo. Di mondo.
Ma c'è questo silenzio. Non l'avevo mai portato in giro per queste stanze, eppure lo trovo a suo agio pure qui. Un silenzio che urla.
Ma sempre silenzio è.
E ogni tanto penso che sia stato il "parla solo se interrogato" a fregarmi.
9.12.11
BILO.TA = (4,1,5,2)
Non sono un integralista, anzi, spesso riesco a essere anche una persona decisamente affabile.
Polemico sì, ma neanche esageratamente. Per nulla diplomatico ma pur sempre conciliante.
Eppure c'è una cosa che proprio non sopporto: gli errori nei fumetti.
Errori di battitura, refusi, errori ortografici, grammaticali, di sintassi, coquille. Capita.
(la parola refuso l'ho sempre trovata affascinante, l'ho sempre associata alla fatica, al dover appunto rifondere la lastra tipografica, al piombo colante, al calore, al fuoco che frusta le gote... anche coquille ha la sua storia, un'altra volta però...)
E per carità, chi non fa non falla, si sa: che poi ogni cosa ha la sua gravità, s'intende.
E' che mi sorprende sempre che, nei vari passaggi di creazione dell'opera, nessuno si sia accorto di quel qual'è, del pò, di buoi al posto di buio, della parola che manca, del nome sbagliato.
Mi sorprende e mi spaventa.
Perché mi si dissolve quell'idea di cura amorevole, di attenzione materna, che tanto mi conforta associare alla filiera attraverso cui passa il fumetto per arrivare alla stampa.
E così quando mi succede di incontrare un errore, mi blocco.
Basta, non riesco più a proseguire.
A volte bastano 5 minuti, altre volte un giorno, magari una settimana. E' capitato anche un mai più.
E' una questione di rispetto verso la storia, un discorso tra me e la pagina.
Comunque ieri è stata giornata di grandi manovre pre-natalizie.
Una di quelle giornate in cui l'aspirapolvere la fa da padrona e il mocio è il re della casa.
Ma quando succedono dei giorni così, la prima cosa da fare è raccogliere tutti gli albi che sono sparsi per casa, radunarli in un unico punto, dividere quelli letti da quelli da leggere e poi trovare per ognuno una nuova casa tra gli spiragli delle librerie.
In questo marasma mi capita tra le mani il Dylan Dog Gigante n.20, comprato e abbandonato lì in attesa di una giornata di ispirazione dato che tra me e l'Old Boy non è che ultimamente corra buon sangue.
Comunque ora ce l'ho tra le mani, scosto la copertina, prima pagina:
BILOTA?!? Ma mica sarà Alessandro Bilotta quello di Valter Buio?
Cioè, magari c'è un motivo, magari sono rincoglionito io, magari è un altro. Ma se fosse, cazzo, se fosse, cosa posso aspettarmi da un fumetto in cui nessuno si è accorto che perfino il nome dell'autore è stato scritto sbagliato? Bilota...
Che poi la storia un po' l'ho letta e fin dove sono arrivato non è neanche male.
Fastidio.
Comunque 'sta storia della T che sparisce mi ha fatto tornare alla mente una cosa di un po' di tempo fa.
Chissà, magari un altro giorno...
P.s. Ah, quella di apertura è una crittografia coniata per l'occasione dal titolo "IN EGITTO".
Toccherà pensare a un premio se qualcuno la risolve...
Iscriviti a:
Post (Atom)







