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22.12.13

I Venerdì del mistero: Speciale Natale.


Questa puntata dei Venerdì del mistero sarà, per ovvie ragioni, dedicata interamente al Natale.
(le ovvie ragioni sono che è davvero un mistero 'sta cosa che ogni anno si inizia sempre prima con addobbi e chincaglierie varie, che quest'anno c'erano ancora i ragazzini che giravano vestiti da zombi e già spuntavano le prime ghirlande. Insomma, per il Natale vale la precessione degli equinozi? Ogni cinque anni dovremo tirarlo indietro di un giorno? E quando supereremo i nove mesi che accadrà? Può un bambino nascere prima di essere stato concepito? Insomma, come vedete sono tante le domande ancora senza risposta, che riguardano il Natale).

Lo so, le trasmissioni di misteri che fanno in questo periodo sono tutte lì a smaronarvi sul fatto che prima di Gesù c'è stata una fracca di gente fatalmente partorita da una vergine il 25 dicembre.
Sentirete parlare di  Horus che coi suoi dodici discepoli se ne andava in giro a far miracoli nell'Egitto di 5000 anni fa.
O di Attis, divinità Frigia sepolta in una tomba e dopo tre giorni risorta.
O di Krishna dell’India con una stella dell’est che segnalava il suo arrivo.
E il dio greco Dionisio della Grecia, che trasformava l'acqua in vino.
Oppure il persiano Mitra, anch'egli come gli altri nato da una vergine il 25 dicembre, autore di miracoli assieme ai suoi 12 discepoli, morto e dopo tre giorni risorto.

Tutte robe da Zeitgeist : the Movie che qui non troveranno spazio.

(Che poi, basta guardare su wikipedia per scoprire che di quelli lì il 25 dicembre non è nato nessuno.
).

E non vi annoierò con i culti del Sol Invictus, Eliogabalo, Aîon, i Romani e 'sto sole che dal solstizio d'inverno se ne rimane lì fermo in cielo per qualche giorno, fino a riprendere il suo moto il 25 di dicembre. Molto evocativo ma assolutamente inutile ai fini della nostra ricerca.

Naturalmente potrei parlarvi di tutte quelle ipotesi sulla cometa.


Cioè, una cometa entra nell'atmosfera terrestre e si posa su una mangiatoia? Fosse successo davvero ci sarebbe ancora un cratere grande come il Tagikistan, e invece no.
Negli anni molte sono state le teorie, ma tutte portavano allo stesso risultato: un bambino alieno precipita sulla terra e manifesta poteri straordinari.

Insomma, la storia pullula di casi del genere.







Perché per gesù dovrebbe essere diverso?
Comunque non è nemmeno questo il mistero di cui si parlerà oggi.
Né tantomeno sarà quella cosa della vergine che partorisce. Anche perché è proprio di questi giorni la notizia che l'1% delle donne incinte negli USA dice di essere vergine.

E dato che ogni giorno nascono circa 350.000 bambini, beh, la conta delle potenziali divinità si allunga quotidianamente.
E comunque, non scopi, sei vergine, partorisci in un cesso di grotta, tuo marito non ti tocca, tuo figlio fa il cazzo che gli pare e muore anche prima di te: poi ci si stupisce che le statue della Madonna siano sempre lì a piangere sangue. Vorrei vedere voi...

Ma non divaghiamo, si parla del mistero del Natale.
Ecco, credo che tutti almeno una volta nella vita si saranno chiesti come mai a Natale si riesce a mangiare così tanto. Sì, insomma, ci sono famiglie che iniziano con gli antipasti alle 11.30 e alle 15 son lì che decidono se portare in tavola il secondo o assaggiare anche quelle crespelle al salmone che avevano fatto di scorta che non si sa mai...
Dunque: perché a natale si riesce a mangiare così tanto?
Beh, per darci una risposta ci viene in aiuto la fisica: durante il periodo invernale infatti il nostro corpo viene spesso esposto a temperature che sfiorano gli zero gradi centigradi. In particolare, quando ci rechiamo presso l'abitazione deputata al cenone di Natale capita che la stanza adibita al deposito delle innumerevoli giacche e cappotti sia spesso un atrio esposto alle interperie esterne o al limite una stanza non riscaldata. Succede quindi che quando ci togliamo il cappotto il nostro stomaco si adegua immediatamente alla bassa temperatura diminuendo il proprio volume.

Appena però entriamo nella stanza dove nonne e zie stanno cucinando dal giorno prima, con tutti e quattro i fuochi del fornello e il forno acceso da almeno 24 ore, riceviamo uno shock termico che investe il nostro corpo e che in particolare produce una dilatazione improvvisa dello stomaco, essendo esso posto nella parte centrale della nostra figura e quindi naturalmente più ricettivo e soggetto all'azione di agenti esterni.

Tale dilatazione cubica di tipo termico, a livello atomico, si spiega con la variazione dell'oscillazione degli atomi attorno a un punto di equilibrio, che normalmente viene identificato con la lunghezza di legame. In realtà l'oscillazione non è simmetrica, ma è maggiore nel senso dell'allontanamento dal punto di equilibrio. A livello macroscopico ciò si traduce in un aumento del volume del sistema digerente con l'aumento della temperatura.

In particolare nella dilatazione cubica, l'aumento del volume \Delta V è direttamente proporzionale al volume iniziale V_1 e all'incremento di temperatura \Delta T^\circ.

V_1 è il volume a temperatura di 0 °C, tuttavia, nel caso di un volume iniziale a temperatura t diversa da zero, l`errore che si commette è trascurabile.
\Delta V = k V_1 \Delta T
dove k è il coefficiente di dilatazione cubica. Esso esprime l'aumento volumetrico di un corpo, avente un volume iniziale unitario di 1 m³, quando la sua temperatura aumenta di 1 °C.
Il volume finale si trova aggiungendo al volume iniziale V_1 la dilatazione avvenuta.
V_2=V_1+\Delta V = V_1+kV_1\Delta T
V_2=V_1(1+k \Delta T) (fonte wikipedia)

Ecco spiegato come mai durante le feste si riesce a ingurgitare quantità di cibo pari al consumo medio di un piccolo stato africano, e com'è possibile che la pastiera della zia Assunta riesca a trovare spazio incuneandosi anche con la seconda fetta nonostante il vostro cervello vi stia spedendo segnali di sazietà già da alcune ore (più o meno dal terzo bis di primi).

Altri ancora sarebbero i misteri del Natale, se volete chiedeteli pure, ma per ora diciamo che mi sono rotto le palle. (palle, natale, albero... ahahahah... Da quando è morto Carlin devo farle tutte io 'ste battute!)

Bene. Anche per oggi il mio dovere l'ho fatto!

30.9.13

Un lavoro vero - ovvero il puro di Berlino


Ci sono libri che mi prendono alla sprovvista.

Molte volte è solo un discorso sul come me li ero immaginati, spesso un titolo o una copertina sono micce che accendono un percorso di fantasia attraverso cui lambire quelle che in genere vengono chiamate aspettative.
In altre occasioni, invece,è una questione di chimica, di reazioni inaspettate. Un po' come la prima volta che lasci cadere una mentos in una bottiglia di coca cola e, per quanto tu possa averlo visto già mille volte su youtube, di fronte a quel inarrestabile disastro ti sorprende una inattesa, infantile meraviglia.

Un lavoro vero di Alberto Madrigal è stato un po' questo. Questo della coca cola, dico.

Ne parlo con una certa inadeguatezza, lo ammetto. Perché andrebbe fatto un discorso un po' più serio sull'accurata semplicità dei disegni, l'uso meticoloso dei colori che ti guidano in una sorta di percorso cromatico sospeso tra differenti piani temporali. Una sorta di finestre della memoria da cui sbirciare rapidamente, rubare un perché, chiarire un dopo attraverso i vetri colorati del prima.

Dovrei parlarne, sì.
Eppure in questo momento mi va di starmene qui, a sorprendermi di quanto questo fumetto sia stato capace di descrivere il mio personale zeitgeist. Non tanto la tendenza predominante di questo scampolo di secolo, cioé forse anche sì ma non ho un punto di vista così preferenziale da riuscire a far combaciare le atmosfere della storia con lo spirito di questo tempo.
Ma con lo spirito del mio intimo vivere sì. Fuori tempo massimo, ovviamente.
Ché avrei dovuto essere io quindic'anni fa a pensarlo, e invece lo sono adesso, a trentasette, in bilico sulla corda tesa dell'irrealizzazione, a percepire la scomodità di ogni posto in cui mi siedo dovendo comunque combattere con la soddisfazione pigra dell'essere seduto.

Un lavoro vero è un libro che parla di sé stesso. Racconta di com'è nato, di quali siano i meccanismi che ti portano a credere e a non credere in ciò che fai, di come gli incontri con certe persone ci modifichino, a livello del DNA. Parla di bisogni, necessità, di cose per cui siamo fatti. Cose a cui rinunciamo solo per finta, magari perché quando non le sentiamo vicine diventano ancora più vere e intense. Ma questo lo scopriamo solo dopo. E il dopo implica sempre che ci sia stato un dolore, prima.

In effetti avrei ancora diverse cose da dire. Sui personaggi, sulle città viste dall'alto e da dentro, sulle cose che capitano e su quanto spesso una passione riesca a trovare comburente nel tempo che non le dedichiamo piuttosto che nello spazio immenso di un'assidua dedizione.

Ecco, avrei diverse cose da dire, sì. Ma perché?
Alla fine sono solo cose mie, magari anche noiose. E quindi non le dico, me ne resto qui, nello spirito del mio tempo, a scoprire dove mi porterà tutta questa incompiutezza.
E della storia non serve neanche che vi racconti.

Insomma, leggetevelo.

5.4.12

Parole, parole, parole: Zeitgeist


Che già cercarla su wikipedia è la mimica autoesplicazione dell'infinità di questo istante.
Vorrei essere me stesso quanto lo è lei in questo attimo.
Zeitgeist, l'adattamento del presente al significato della storia.

Dice appunto la tendenza dominante wiki che è la tendenza culturale predominante in una determinata epoca.

Lo spirito del tempo.


Lo sapranno, spero, che lo spirito è persona morta, fantasma, defunto, anima.
Anche.


E lo sai tu, forse, che in questo predominare della nientitudine ci siamo persi
Ancora.
Perché è questa la nostra cultura, quella di oggi, e ci spossessiamo.
Tra le nuvole, nel cloud dicono i più informati, ma non più in noi, non nei nostri spazi fisici, qui.


E ti spossessi di questo stare, di quello che era il nostro stare.
Ora è solo un presente comune. Condiviso.


Nella liquidità di questo spirito del tempo affondiamo le nostre barche di carta spiegazzata: perché non importa.

Ecco, il topic trend è che non importa. Pare che importi, ma no.

Neanche a me.