ovvero l'imprescindibile necessità di scrivere qualcosa (nell'attesa di una buona idea)
e comunque questo blog si sarebbe dovuto chiamare "dalla Parte di Topper Harley"
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15.9.12
L'estathè sta finendo
E se si sbagliassero i poeti?
Qualcuno l'ha mai contemplata come possibilità? Qualcuno qui dico, qualcuno di vivo.
Se non fossero state le migliori menti di quella generazione? Sarebbe stato ancora tempo sprecato?
E se davvero avesse già detto tutto ciò che di bello poteva dire? Se quella dimora d'argilla fosse stato l'unico posto in cui realmente sentirsi vivi, invece? E se i passanti non fossero stati interessati ai ragazzi che si amano, avrebbe significato qualcosa quel gesto ormai depauperato dalla sua propria ribellione?
Se avessero detto è solo uno che parla a una capra, una sera che tarda l'arrivo, che non piove e più nulla ci illude. O Ermione, se le Pleiadi snobbassero la luna.
E se si potesse essere seri a diciassette anni.
Già, a diciassette anni vagavo nella canzone che sta riempiendo l'incertezza di questa notte.
Madeleine.
No, ché anche Proust si sbagliava. Poeti e scrittori.
Ed ero serio.
Poi ti domandano, perché capita sempre che prima o poi ti domandino, ma tu se tornassi indietro?
Spiegaglielo te che torni indietro ogni giorno, da sempre quasi, per arrivare fuori tempo massimo, per illudere di futuro un avventato presente. Millantato credito di ogni spicciolo d'esistenza.
E rimani lì, incerto tra il rifarei tutto uguale e l'azzarderei ogni scelta opposta, in bilico tra il sentiero già battuto e la schizofrenia dei bivii.
Osando in ogni caso, cercando mentalmente una terza via, una fuga, il pertugio da cui divincolarsi, rinascere sgusciando dalla placenta della supposizione. Senza rendersi conto, in fine, che altro non c'è che poesia nella vaghezza di quell'ipotesi.
E da qui ci si arriva solo pensando che i poeti si stessero sbagliando. Tutti.
Sono stato serio a diciassette anni.
Rimbaud, ciupa!
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