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30.4.13

Fasterchef


C'è stato un tempo in cui gli amici di questo blog tenevano una rubrica di cucina chiamata Facecook.
Era una roba di ricette fatte un po' a caso, tipo che apri il frigo e prendi tutto quel che scade entro due giorni, ci metti qualche spezia, butti tutto in forno et voilà, ti inventi un nome complicato e tutti sono soddisfatti.

Conato di lepre su una ratatouille di carpa stellata e tuberi sconvolti in marinatura d'antan.

A dirla tutta, era tutto troppo complicato e c'era decisamente bisogno di rapidità, snellezza, asciuttezza: fastfastfast food. Il mondo gira veloce, i tempi sono sempre più ristretti, siamo tutti single anche quando siamo in coppia. Per rispondere a questa esigenza di dinamismo ecco che abbiamo elaborato Fasterchef.

(Vabbé, in realtà c'avevo solo un uovo in frigo, e le uova si sa sono velocissime da cucinare! Di necessità virtù...)

Allora, prendiamo l'uovo e separiamo il tuorlo dall'albume.

Ormai, per fare i fighi, il tuorlo lo separano tutti con la bottiglietta di acqua Panna impugnata come i fucili dello zaino protonico dei Ghostbusters


In realtà la tecnica che preferisco io è quella della Sacra Separazione del tuorlo Hokuto.

Lo chef Cracco Shiro

Mescoliamo in una ciotola quattro cucchiai di sale e quattro di zucchero.

Ora, adagiamo il tuorlo su una spessa base di questa mistura e ricopriamolo interamente con la restante.




Lasciamolo lì, magari in un luogo asciutto, per circa 4-5 ore.

Nel mentre fate altro, leggetevi un libro, datevi lo smalto alle unghie, invadete la Polonia. (vi direi anche fate all'amore, ma 4-5 ore in effetti son pochine. Vabbé, fate i preliminari. [questo è un messaggio subliminale che ammicca alle casalinghe, naturalmente. Ho 36 anni, sono alto un metro e 86 e ho le mani grandi.]

Trascorso tale periodo ritornate alla vostra ciotola e iniziate a scavare. Come Paperone nel Klondike. Come un casaro nel caglio. [Casalinga...]





Prendete il tuorlo e passatelo sotto l'acqua fredda per ripulirlo dalla marinatura. Non si rompe, non preoccupatevi.

Ed eccolo qui
Foto con l'unico intento di mostrare la grandezza della mano, casalinga. Immagina che quel tuorlo sia... vabbé, immagina.

Tuorlo d'uovo marinato, ricetta velocissima, successo assicurato.

Duro fuori, liquido dentro... casalinga. E tutto in sole cinque ore.

E niente, si chiude qui la prima puntata di Fasterchef, ricette rapidissime per la frenesia della vita moderna.
Dalla prossima puntata forse avremo degli ospiti.

(lo sapete vero che non ci sarà una prossima puntata?)

16.4.13

Ricettazione


Capiterà anche a me di non avere voglia di fare un cazzo, no?
Capita.

E quando capita c'è poco da fare, insomma, non è che uno si mette lì a pensare al post da scrivere, e cosa potrei mai dire, faccio ridere, faccio piangere, m'invento 'na roba che proprio lèvate...

No. Quand'è così faccio i biscotti.

Allora, i biscotti si fanno senza uova.

(potrebbe esserci un motivo importante per questa scelta. Tipo che ho promesso alla Regina delle galline [esiste, giuro!] che non avrei mai usato uova, oppure che ho letto in internet che durante il procedimento di divisione del tuorlo dall'albume si incorporano delle microbolle d'aria che poi ti entrano nel sangue e ti viene un embolo... In realtà non ho uova in casa e quindi devo arrangiarmi).

I biscotti si fanno anche senza prosciutto crudo, ma questa è un'altra storia...
Addio, mondo crudo!


Allo stato attuale delle cose, invece, servono 120 gr di burro da controbilanciare con 120 gr di farina.
Ora, potrei dirvi anche di usare il lievito, ma se prendete la farina già lievitata fate un favore a tutti (se no un cucchiaino di lievito va benissimo...)

Impastate farina e burro fuso e aggiungete lentamente (il lentamente ce l'ho aggiunto io per equilibrare la frase, non ha nessuna importanza la velocità di aggiunta) 60 gr di zucchero di canna e 60 grammi di fiocchi d'avena e/o cornflacke.

Per impastare meglio vi consiglio di usare un po' di latte. Poco, che se l'impasto viene troppo liquido poi i biscotti si allargano sulla teglia e formano un blocco unico che potete farci un tavolinetto da ping pong (per dire, le cose che si possono fare sono molteplici: una lavagnetta, un mini asse da lavare, un orologio da muro...).
Un Pollock


Ah, bisogna aggiungerci le scaglie di cioccolato fondente. 100 gr.
Che vuol dire prendere una tavoletta di quelle grosse e iniziare a batterla con il mattarello come se non ci fosse un domani (magari in sottofondo l'ouverture  della Gazza Ladra di Rossini. e chi vuol capire capisca...).

Comunque, quando avrete le scaglie aggiungetele all'impasto e versate poi quest'ultimo su una teglia, a cucchiaiate ben distanti l'una dall'altra. (non troppo distanti, che mica c'avete un forno da quattro metri...)

Infornate a 180°C per venti minuti e poi lasciate raffreddare.

Un'altra foto a caso


Ecco, basta.
Quando non si ha voglia di fare un cazzo è così.

20.10.11

Giovedì: forza-gnocchi


Oggi è stata una giornataccia. Poco, poco tempo per fare qualsiasi cosa.
E il post che non avevo in mente e che non avrei scritto comunque, non l'ho scritto.

Però, visto l'approssimarsi di quella deprecabile festa pagana di Halloween, una mia amica mi ha chiesto la ricetta degli gnocchi di zucca.

Dato che questa ormai l'ho scritta, perché sottoporsi a un ulteriore stress per pensare ad altro?
Bene, indosso il mio cappello da cuoco e procedo.

Ecco qua!

Quella degli gnocchi di zucca è una ricetta che si perde nella notte dei tempi e bla, bla, bla… saltiamo l’introduzione (anche se “l’isogenesi degli gnocchi di zucca nell’eziologia dell’atomismo” era un trattato interessante) .
Allora, io li faccio in almeno tre modi a seconda di come mi gira.

Comunque alla base di tutto c’è la zucca, che se non è buona conviene buttare via tutto.
Metodi conosciuti per capire se una zucca è buona: nessuno!
Va esclusivamente a culo, come si suol dire tra noi chef.

Allora, i puristi la sbucciano prima di cucinarla, io dato che non ho più molte dita sane ho abbandonato questa usanza e faccio tutto dopo. Comunque per sbucciare a crudo, al posto del coltello si può usare un pelapatate.

La zucca la tagli a pezzi, togli i semi e la cucini.
Puoi metterla in forno per mezz’oretta a 200 °C in modo che si ammorbidisca e che si asciughi per bene.
Oppure puoi lessarla in acqua o al vapore. Io la faccio al vapore, anche se a cucinarla così rimane piena d’acqua e per gli gnocchi non è proprio la più indicata, più che altro perché si tende ad aggiungere più farina.
Quindi diciamo che per praticità la fai al forno.

Una volta cotta la metti in una terrina (senza scorza), la schiacci con una forchetta e aggiungi un uovo (l’uovo è facoltativo, se sei vegana o non hai galline a portata di mano vengono buoni lo stesso). Se sei pigra, non hai forchette o la zucca è abbastanza grumosa, la passi nel mixer.

Per l’impasto classico uso anche delle patate lesse, le proporzioni sono 2/3 zucca 1/3 patate. Sale, pepe, noce moscata e un po’ di cannella. Aggiungere un po’ di parmigiano non fa mai male, ma dipende dai gusti.

Quando l’impasto si raffredda (meglio a freddo che serve meno farina), lo amalgamo con la farina (per gli gnocchi meglio se farina di semola, ma la 00 va benissimo) fino a che non diventa abbastanza compatto da poter essere lavorato per stendere su un piano infarinato  un rotolino di circa 1,5 cm di diametro (indicativamente comunque dovrebbero bastare 200 grammi di farina, ma dipende da quanto liquido è l’impasto).
A quel punto basta tagliarlo a tocchetti e gli gnocchi sono pronti.

Se l’impasto non è abbastanza compatto, invece di aggiungere ulteriore farina (che oltre ad appesantirli rischia di rovinare il gusto) il trucco è quello di mettere il tutto in una sac à poche e stenderli così, o addirittura farli cadere direttamente in acqua dalla sac à poche stile spatzler.

Stanno benissimo anche senza condimento, oppure con burro e salvia o per esagerare con del gongorzola sciolto nel latte.

In alternativa si possono seguire queste due varianti:
se amiamo i sapori dolci possiamo aggiungere all’impasto degli amaretti sbriciolati (diciamo 100 gr di amaretti ogni Kg di zucca).

Oppure al posto delle patate possiamo usare della ricotta.

P.s. Se serve un cuoco a domicilio vengo via con poco.

San Gordon Ramsay dal fornello acceso, non ti avessi mai offeso!

22.9.11

Facecook: l'angolo cottura del mercoledì 3 (post che avrei dovuto scrivere un bel po' di mercoledì fa)


Metti caso che lunedì avessi voluto fare del sushi e con l'ingenuità che imporpora le tue gote e l'esuberanza della tua giovane età avessi comprato un avocado.
Poniamo poi che l'avocado non fosse stato proprio al culmine della sua maturità, ma che anzi, pur avendo quella cedevolezza al tatto, ben descritta nel famigerato manuale "Paralipomeni del riconoscimento della maturità ideale del frutto dell'avocado" (libro che noi massaie provette ci siamo ovviamente scaricate da emule), non avesse quella sua caratteristica burrosità e ciò fosse indice di una crudescente crudità. Che poi c'hanno insegnato fin da bambini che verde=crudo altro=maturo, e che cazzo ci fa in natura un frutto che da crudo è uguale al maturo? 
 Comunque, come dice il proverbio, ciò che è crudo il lunedì è maturo il mercoledì (soprattutto se lo metti in finestra dentro un sacchetto con un pomodoro, ché come ben si sa l'avocado è un frutto climaterico di quelli tosti e in due giorni ti produce tanto di quell'etilene che neanche in Vietnam)... Dunque abbiamo 'sto inutile avocado del diavolo (ahahah!) è ovvio che non vediamo l'ora di trasformarlo in una salsina dal gusto deciso ottima per accompagnare un delizioso antipasto per i tuoi amici: così almeno era scritto su giallozafferano ma non sono riuscito ad andare oltre quindi non lo so come fosse la loro salsa!
La mia l'ho fatta così:
prendiamo il burrosissimo e maturissimo avocado, tagliamolo a metà ed estraiamo il nocciolo, con un coltello togliamo la buccia e poi apprestiamoci a produrre la più classica delle dadolate. Poniamo i dadini in una scodella e iniziamo a schiacciarli con una forchetta emulsionando con un paio di cucchiai di olio evo (che, e lo dico per quelli che hanno internet solo per entrare in fb, significa 'extra vergine d'oliva'). In questo parkinsoniano incedere aggiungiamo di soppiatto un quarto di cipolla e un quarto di pomodoro tritati finissimamente, che se mia morosa si accorge che c'ho aggiunto il pomodoro fresco mi proibisce per un mese di andare a leggere la pagina fb di Militia Christi.
Pepe sale e un pizzico di paprica e la salsa è pronta.

Buonanotte a tutti!














Ok, ok...e con che cosa la mangiamo la salsa? Cervantes diceva che "la miglior salsa è la fame", d'altronde Wilde dal canto suo disse che "La cosa negativa di internet è che è sempre complicato stabilire la paternità delle frasi"...Mauro invece dice: la mangiamo con degli spiedini di tacchino aromatizzati alle spezie per kebab!
 Ridadolate il petto di tacchino, cilindrate della salsiccia di tacchino e parallelizzate un peperone (rosso o giallo fa lo stesso, basta che non sia verde - vedi sopra -), saltate tutto in padella con un filo d'olio sale pepe e nell'ordine paprika, aglio, cumino, cipolla, origano, visto? le iniziali formano la parola "pacco" (caso? mistero? sindrome di assembach?), basilico e senape tritata (best?), magari sfumate con un po' di vino bianco che io non ce l'ho che in casa non beve nessuno...
Quando la carne sarà insaporita spegnete la fiamma e appena si sarà raffreddata (per i temerari, i masochisti, gli stupidi e la torcia umana va bene anche da bollente) infilatela con amorevole alternanza democratica su degli spiedini che poi adagerete su una piastra in ghisa arroventata da un fuoco allegro, addirittura ilare.
 Voilà! Il titolo è 'Spiedini di kebab di tacchino impreziositi con salsaspeziata di avocado' ma potete anche dire 'il tacchino con l'avocado' o per noi giovani il T.A. (ti-ei).
Rapidissimo il giudizio dei nostri commensali.
Lo spiedino piace tantissimo ai pampini!

Meehehe!


Ma che ancora??? TACCHINO! TACCHINO! Non attacchino...sigh!

E' BONOOOOOOOOOO!





13.7.11

Facecook: l'angolo cottura del mercoledì 5


Del perché proprio lo tzatziki è un mezzo mistero.

Sono in macchina, l'afa graffia i finestrini cercando un pertugio per entrare, i gas di scarico del tir di fronte a me scivolano sul mio parabrezza avvolgendo la vettura. E io penso allo tzatziki.

Che in Grecia io non ci sono mica mai stato. Mai.
Eppure quel sapore da qualche parte ce l'ho.

Magari c'entra il ristorante greco di sabato sera. Ipotesi a dir poco fantasiosa, direi.
Sicuramente è una faccenda di metempsicosi, trasmigrazione delle anime, reincarnazione. Sì!
Non vedo alternative.

Credo di essermi amputato un braccio col rasoio di Occam!

Comunque, dato che abbiamo un rasoio a disposizione, cerchiamo di usarlo per fini più nobili.
E' evidente che il tema della serata orma sarà la cucina greca. Quindi, mano ai capperi e alle olive e iniziamo questo viaggio tra i segreti dell'Acropoli.

Per lo tzatziki ci sono poche possibilità: o si ha dello yogurt greco, un cetriolo, 2-3 spicchi d'aglio, olio e sale, oppure non c'è proprio verso di farlo.
Celo, celo, celo, manca. Mi manca l'aneto lo ammetto. Faccio al netto dell'aneto.

Detto ciò: si prende il cetriolo, lo si denuda della buccia, si cerca di togliere i semi e si provvede a grattuggiarlo finemente sopra un foglio di carta assorbente o un canovaccio. Si chiude il tutto e si spreme fino a far rilasciare tutto il liquido. I francesi la chiamano eau de cocombre e se la bevono. Popolo bizzarro (po-popopo-po-po-pooo).
Aggiungiamo il cetriolo allo yogurt (200 ml) e arricchiamo con sale, olio d'oliva e gli spicchi d'aglio tritati il più tritato possibile.
Per amalgamare il tutto si può passare anche al mixer. Ma dopo, chi è che lava?
Il composto va messo in frigo: più sta in frigo più buono diventa. (a un certo punto si toglie dal frigo e si mangia però!). Sull'aneto sorvolo e anche sul mezzo cucchiaio di aceto.

Fatto lo tzatziki, entriamo nel cuore della nostra cena greca: gyros. Ah sì, non ve l'ho detto.
Si fa la pita gyros.
La pita si compra. Se volete farvela in internet è pieno di gente che vi dice che siete capaci. Sappiate che non è vero: la pita, quella vera, quella greca, si compra. E basta!

La carne invece si può simulare di averla cotta sullo spiedo verticale. In realtà prendete dei tocchetti di maiale, la spalla va benissimo, e sezionateli. Fettine, dadini, sfilacci, va bene tutto, si vince sempre.

Tutto in padella con: olio, sale, paprika dolce, cumino, pepe, basilico, cipolla e senape.

Nel mentre scaldiamo in forno le pita e poi adagiamole su un piatto..
Quando la carne sarà ben cotta serviamola sopra il suddetto piatto con pomodoro e cipolla crudi e cospargiamoli di abbondante tzatziki che tanto ne abbiamo fatto un casino e dovremo pur finirlo.

Tra un morso e l'altro, tanto per sviare l'attenzione dal sapore del cetriolo, che quando meno te lo aspetti ti assale, prepariamo un piatto con del formaggio di pecora fuso in padella e dei tocchetti di feta, entrambi irrorati dalla dolcezza del miele che avidi tenevate in un barattolo da quest'inverno, che per la gola a me guarda solo con quello mi passa...

Bene, la cena è servita o, come dicono in Grecia, Βάλτε το επάνω αγγούρι κώλο σας.

Alcuni dei commenti a caldo dai partecipanti:

Ho manciato da Dio!

Ho mangiato come un Papa!


Meehehe!

12.7.11

Facecook: l'angolo cottura del mercoledì 2 (post che avrei dovuto scrivere il 04.05.2011)


Capita che a volte, durante la settimana, ritorni il mercoledì.

La spesa la facciamo di sabato e se le coincidenze astrali  ci fanno passare il fine settimana in casa, beh, questo significa una sola cosa: frigo vuoto!
Uno di quei vuoti che, se fosse ancora vivo, J.P. Sartre mi invidierebbe da quanto vuoto è, e garrulo andrebbe a bussare alla bara di Kierkegaard sfottendolo sulla visione salvifica della zucchina.

In questi casi di estrema penuria l'unica soluzione possibile per risolvere la situazione è lui: IL FREEZER!

 A dire il vero ci sarebbero anche soluzioni:
- abbiamo un telefono sottomano e chiamiamo la signorina dell'892424 (musichina) chiedendole il numero del take-away più comodo. Il costo della telefonata è equivalente alla quota cene dei prossimi 3 anni.
- siamo l'A-team e con lo sportello del frigo, una forchetta, la poltrona massaggiante e la fiamma ossidrica, che tengo per ogni evenienza in cucina dietro al mangiare per i gatti, costruiamo una trivella che neanche Bruce Willis quando muore in Armageddon (ops!) e attraverso un foro nel muro attingiamo direttamente dal frigo del vicino
- siamo MacGyver e con il filtro della caffettiera, il forno a microonde e alcuni semi raccolti in terrazza, riusciamo a far germogliare e fruttificare istantaneamente alcune piante dell'orto, che oltre a darci frutta e verdura fungeranno da esca per delle quaglie che cattureremo con le calamite che sono dentro la cornetta del telefono
- siamo Chuck Norris, e vabbè... Quando Chuck Norris ha una fame che non ci vede, è la fame che non ci vede!

 Comunque eravamo rimasti al freezer. Delle capacità messianiche del freezer parlerò un'altra volta. Per ora la fortuna, il caso, la serendipiti e l'entanglement hanno voluto che ci fosse un petto di pollo rannicchiato tra il minestrone in busta e una scatolina di plastica dal contenuto indecifrabile e con un'etichetta 'AB qualcosa...'.

Dal frigo ho estratto come un trofeo 2 zucchine e un uovo allevato a terra (così c'è scritto sulla confezione!).
 La ricetta di stasera è: straccetti di pollo ai sapori orientali con crocchette di zucchine al forno.
Prendiamo il petto di pollo e scongeliamolo in microonde (vedi MacGyver...), nel mentre tagliamo le zucchine a rondelle di circa un cm. Anzi no, tagliamole perfettamente a rondelle di un cm esatto, non si sgarra, non un millimetro di più non uno di meno, altrimenti la ricetta non riesce. Mettiamole a scolare in modo da far loro piangere l'acqua che contengono, se piangono liquidi diversi dall'acqua tipo sangue o aperol fermi tutti: è un miracolo, ma desciòmastgoon e faremo la ricetta ribatezzandola zucchine JPII.

In una ciotola dividiamo l'albume dal tuorlo. Mi raccomando, l'albume è quello trasparente (dal latino albus= bianco - come Albus Silente che ha i capelli bianchi), il tuorlo invece è quello tondo rosso (sempre dal latino torulus= tondo - come Dominic Toretto che c'ha tutti quei bozzi).

Ora, prendiamo del pan grattato e della farina e ognuno per conto suo li mettiamo in un piatto li insaporiamo con pepe, sale, basilico, prezzemolo e un po' di salvia.
Prendiamo una rondella di zucchina, la pucciamo nell'albume, la passiamo nella farina, la ripucciamo nell'albume e la passiamo nel pangrattato. Mi raccomando, l'ordine è questo, non si passa prima di pucciare, non si inverte la farina col pangrattato, non si fa il simpatico con una in fb se sai che tua morosa ti legge!
Ogni rondella la mettiamo in una teglia, quando abbiamo finito le rondelle mettiamo la teglia in forno a 220-240°C per x minuti (dove x è il numero di minuti necessario per far evaporare l'acqua delle zucchine, permettere che l'ovalbunina inizi a cougulare e agli zuccheri del pane di scatenare la reazione di Maillard...insomma, quando vi sembrano pronte assaggiate!)

Mentre cuociono le zucchine prendete il pollo, stracciatelo per fare degli straccetti, pucciateli nel tuorlo d'uovo, passateli nella farina avanzata, metteteli in una padella e conditeli con un mix di spezie, naturalmente improvvisando le dosi e magari chiamando le droghe con dei nomignoli, io ci ho messo: papry, zenzy, moscatenut,channel,can-cuminin,cardamommy,  sally e peppe.

Cuciniamo a fuoco allegro fino a doratura.
Sono le undici e mia morosa non è ancora arrivata a casa.
Cotto, pronto e da mangiare...