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27.5.13

Sola menabò per la città....


Allora, uno c'ha un blog in cui generalmente scrive cazzate.
Capita, raramente ma capita, che ogni tanto gli venga da dire qualcosa di sensato. Niente di trascendentale eh, però un qualcosina di abbastanza lucido su un argomento. Non importa nemmeno tanto quale. Un argomento.

Ecco, in quelle rare occasioni in cui questo del blog posta qualcosa di vagamente normale: ta-daaa. Arriva un commento che non c'entra un cazzo.

Bene, il fatto che l'autrice sia una nota trolla (anzi, a dire il vero pare sia un ragioniere sessantenne di Sarno, ma ci sono delle indagini in corso e non si può dire niente) non giustifica la gravità di questa interferenza.
Che se fosse stato qualcun'altra avrei anche lasciato stare, ma trattandosi di lei, la donna dai cento nick (chi ha detto dick???), non posso soprassedere ed evitare di indagare su quella frase. Il giornale per cui scrivo... Il giornale per cui scrivo... Ma per che giornale scrive?
(in realtà lo faccio perché le fanciulla in questione è abbastanza gnagna, insomma, come descrivervela? È un'Amélie che ha appena fatto a botte con una suicide girl per l'interpretazione di un verso di Annabel Lee di Edgar Allan Poe. Ecco, direi che così rende più o meno l'idea.)

Dunque, siccome all'internet non sfugge niente, ho effettuato delle ricerche incrociate nelle varie emeroteche a disposizione online e finalmente l'ho trovato.

Ah, è notevole e da non dimenticare anche il pezzzo che la suddetta ha scritto per 'L'Umidità' e che sono riuscito a recuperare (è importante perché è stato il primo a finire in prima pagina e perché ha svelato le doti da giornalista d'inchiesta della nostra. Una giornalista scomoda. Come un costume da arachide.)


Comunque, ritornando al pesce pene, di cui giuro che non scriverò mai niente: ecco la prima pagina del quotidiano uscito la scorsa settimana e che annovera tra le sue penne la poliedrica blogger tutto pepe che nelle ulrime ore rispondeva al nome di Banana Tree (continuo a dire che Anamnesi Brizzolata sarebbe un ottimo nick per lei). Squillino le trombe: La Beata Minchia. Quotidiano di informazione marginale e gossip cabalistico.

Tutto qui. Non è nemmeno un post. Solo una precisazione.

Ciao Chiara!

26.11.11

Casi di vita apparente


Qui non esisti davvero.
Non sei niente di tangibile, nulla di dimostrabile.

Magari hai gente che ti ascolta, gente che ti legge. Addiritura masse di gente se sei uno di quelli che contano.
E se sei talmente acuto, o interessante, o eccitante, queste masse riesci talvolta anche a indirizzarle, guidarle, trasportarle, assuefarle.

Eppure non esisti.

Non importa quanto vera possa essere la tua realtà, quanto sfacciatamente irrompa la veridicità nelle tue parole, quanto te c'è in ogni riga. Sarà sempre falso.
Perché sei un nome inventato dietro a cui mostrarsi.  E poco importa se il nome è proprio il tuo.

Non sei vero, non qui, non nel dubbio biancastro di ogni pagina, non nell'ombra digitale di questi pixel luminosi.
Quando scrivi di essere studente, puttana, casalinga disperata, fumettaro, giornalista, cassiera, non lo sei davvero. Non lo sei nemmeno se lo sei. Perché qui non esisti, e la non esistenza annulla tutto ciò che avviene in questo limbo etereo dove il principio di indeterminazione è l'unica legge determinante.
La non esistenza ti impregna di un'ubiquità caratteriale, sociale, antropologica che, pur ipotetica, soverchia il reale; e in quanto non esistente tu sei Dio, e il tuo essere o non essere si concatena senza soluzione di continuità come un fiume di verità fasulle che scorre parallelo agli imbrogli della vita.

E quando non esisti non puoi nemmeno morire.
Non basta sparire, non scrivere, cancellare, cancellarsi, annientare in un click la propria vita innaturale in questo mondo circolare fatto di quel tu che mostri più che di quel che sei.

Eternità. Come se un frammento di dna rimanesse impigliato tra le pieghe di questo mare fumante di lava e parole, che travolge le nostre esistenze giorno per giorno. Rimane lì, eco del nostro passaggio, lì in un link, un commento, un riferimento, una citazione, un plagio.
Rimane lì. Forse per sempre.


Tutto questo per dire che oggi sono entrato in uno dei blog che leggo di solito e non c'era più.
Finito, cancellato, deletato.
Magari solo per un attimo, per un giorno, per errore, per sempre. Non lo so.

Non lo so perché chi lo scriveva non esiste.

Come me.