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26.11.12

Di fretta


Siamo calamite col verso sbagliato.
Io e me.
Lo ripetevi fino a riderne, fino a crederti. Tu, infedele espressione dell'incostante gioco dell'esporti.
E mentre, di soppiatto, balzavi mordace sull'ambizione di te, questa s'allontanava di scatto, quasi a schernirti, a saggiare la tua caparbia stoltezza di rincorrere nuovamente quella linea.

Ho il cuore che mi sanguina. Te lo scrivevi sul viso coi sentieri secchi delle lacrime.
Ma non è tra le tue carte che ho imparato che un cuore senza sangue è morto? (no, non era lì. Ma ti confondo, davvero, come se quell'immagine fuggita dallo specchio si ostinasse a rivelarmi solo la nuca. [tu diresti, come se la faccia della mia calamita si riflettesse sulla tua, uguale e spaventata da sé stessa]. Mi confondi.).

Finivi ogni frase con basta, ricordi vero? E non è mai stato abbastanza, non per le tue illusioni striminzite, la tua bulimica pretesa di capire, di saperla questa vita. O quantomeno di sapere la tua.
Ma non c'era tempo. O spazio.
O te.

Ecco, forse a cercar bene eri tu l'elemento mancante, il calzino spaiato, la macchia che si muove lenta sulla retina e che sparisce quando cerchi di metterla a fuoco.

Non c'era tempo. E tu di fretta.