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20.2.12

Ereticenze


Non sono un amante delle ricorrenze.
Quantomeno non quando non sono funzionali a qualcosa. Dare un significato alla memoria la rafforza, ne alimenta i significati, ne irrobustisce il cammino.
E di mio gli anniversari tendo ad anticiparli o a ritardarli, così, per evitare la trappola del meccanico, dell'abitudinario, del consueto.

Se poi si parla di persone morte 400 anni fa, la spinta a dire qualcosa diventa ancor più flebile.

Comunque il 17 di febbraio era l'anniversario della morte di Giordano Bruno.

Viandante della ragione, girovago della razionalità, paladino della scienza.
In realtà di lui non è che mi interessi molto, né come filosofo/scienziato né tantomeno come simbolo.

C'è però un qualcosa nel suo percorso che mi ha sempre inquietato.
E' che io penso quel che penso, generalmente per i cazzi miei. Se interrogato rispondo e se ne vale la pena dibatto anche. Polemico sì, ma con incuranza.

E nonostante da sempre stiano tentando di inculcarmi 'sta cosa: non rispetto le idee.
Nemmeno le mie sia ben chiaro, che un'idea non è un fine ma un mezzo. E una macchina sporca ti porta negli stessi luoghi di una tirata a lucido.

Ecco, in questa promiscuità di pensieri mi spaventa non poco quando un ragionamento non è sopraffatto da un altro ragionamento ma da un'azione.
Ché nel mio mondo ideale ognuno dovrebbe avere il diritto/dovere di pensare a tutto ciò per cui io possa trovarmi in disaccordo.

Avete presente quella frase che Voltaire non ha mai detto?
Sì, l'avete presente.
Bene, in questo mio mondo nessuno dà la vita per difendere la libertà di esprimersi di nessuno.
Perché in questo mio mondo la necessità di avere un'idea differente è il vero peccato originale, il marchio con cui si nasce e che non c'è bisogno di espiare.

E' che boh, tra poeti da decapitare, segregazioni in autobus, e altre varie amenità a uno viene anche da pensare di avere avuto culo a vivere dove vive.

La verità è che la verità non c'è.
Magari, se ci si rendesse conto seriamente di questo, un po' più di tranquillità dialettica riusciremmo anche a conquistarla.

E invece ogni differenza è eresia.

Eresia. Deriva dal greco αἵρεσις, haìresis derivato a sua volta dal verbo αἱρέω (hairèō, "afferrare", "prendere" ma anche "scegliere" o "eleggere").
Ecco, scegliere.

Non deviare, pervertire, bestemmiare. Scegliere.

Comunque queste sono alcune delle accuse che furono mosse nel processo veneziano, poi inoltrate al tribunale di Roma.
Bruno fu giudicato per aver detto:

1. Che Cristo peccò mortalmente quando fece l'orazione nell'orto recusando la volontà del Padre mentre disse: Pater, si possibile est, transeat a me calix iste.
2. Che Cristo non fu posto in croce, ma fu impiccato sopra dui legni a modo d'una crozzola, che allora si usava, e chiamavasi forca.
3. Che Cristo è un cane becco fottuto can: diceva che chi governava questo mondo era un traditore, perché non lo sapeva governar bene, ed alzando la mano faceva le fiche al cielo.
4. Non ci è Inferno, e nissuno è dannato di pena eterna, ma che con tempo ognuno si salva, allegando il Profeta: Nunquid in aeternum Deus irascetur?
5. Che si trovano più mondi, che tutte le stelle sono mondi, ed il credere che sia solo questo mondo è grandissima ignoranza.
6. Che, morti i corpi, l'anime vanno trasmigrando d'un mondo nell'altro, dei più mondi, e d'un corpo nell'altro.
7. Che Mosè fu mago astutissimo e, per essere nell'arte magica peritissimo, facilmente vinse i maghi di Faraone; e ch'egli finse aver parlato con Dio nel monte Sinai, e che la legge da lui data al popolo Ebreo era da esso imaginata e finta.
8. Che tutti i Profeti sono stati uomini astuti, finti e bugiardi, e che perciò hanno fatto mal fine, cioè sono stati per giustizia condannati a vituperata morte, come hanno meritato.
9. Che il raccomandarsi ai Santi è cosa redicolosa e da non farsi.
10. Che Cain fu uomo da bene, e che meritamente uccise Abel suo fratello, perché era un tristo e carnefice d'animali.
11. Che, se sarà forzato tornar frate di S. Domenico, vuol mandar in aria il monasterio dove si troverà e, ciò fatto, subito vuol tornare in Alemagna o in Inghilterra tra eretici per più comodamente vivere a suo modo ed ivi piantare le sue nuove ed infinite eresie. Delle quali eresie intendo produrre per testimoni Francesco Ieroniminiani, Silvio canonico di Chiozza, e fra Serafino dell'Acqua Sparta.
12. Quel c'ha fatto il breviario, ovvero ordinato, è un brutto cane, becco fottuto, svergognato, e ch'il breviario è come un leuto scordato, e ch'in esso molte cose profane e fuori di proposito si contengono, e che però non è degno d'esser letto da uomini da bene, ma dovrebbe essere abbrugiato.
13. Che quello che crede la Chiesa, niente si può provare.

10.1.12

Vivere per delle idee


Non sto scrivendo.
Non ne ho voglia. Non avrei neanche niente da dire.

Non penso.

Ho riempito di impeti romantici pagine della moleskine, in un passato recente.
Oggi non ne sarei capace. Non so dove l'ho nascosto.
So che è stata una questione di sopravvivenza. So che un giorno non lo sarà.

Scrivere sulla moleskine fa schifo. Quella piccola dico.
Il fine riga arriva più veloce dei pensieri che hai in testa, e in quella caduta, nel rassegnato raggiungimento della prossima partenza le percezioni evaporano, le cognizioni deragliano, le parole mutano.

Le idee si sgretolano.
Povero Chatwin!

Idee.
Qualche tempo fa ho pubblicato questo.

Stavo lavando i piatti quando mi è venuta l'ispirazione.

Oggi, girovagavo per l'internet e trovo questo.

Chissà se stava lavando i piatti anche chi l'ha fatta.

Comunque la nascita delle idee è un argomento che mi affascina.
Questa immagine e la mia sono la stessa cosa?
Fosse anche che l'altro, e non è il caso, abbia visto prima la mia. Sarebbero la stessa cosa?
Quella persona non ha lavato i miei piatti, non ha nemmeno catturato quella lucertola a sei anni, né tantomeno ha fatto piangere quella ragazza per poi pentirsene. Lei oggi non ha fatto i miei sbagli, non era nemmeno lì quando mi sono perso in certi pensieri troppo lontani da me.

Quella persona non è me.
E quel che ha fatto, fosse anche stato identico a quel che ho fatto io, non è una copia.

Il plagio non esiste. Esiste di sicuro la truffa, l'arrichimento illecito con un'idea di un altro. Ma il plagio, la riproduzione, la copia esatta, quello no. Un'opera è pregna d'intenti, gocciolante di vissuto, carica del significato che chi la crea le dà, fosse anche la creazione della copia di una copia da una copia.

Copiosamente.

A questo punto mi viene sempre in mente il Pierre Menard.
Dovrei provare a riscriverlo forse un giorno. Identico.

Comunque, la potenza della rete è che le idee sono in diretta.
Se pensi a qualcosa e hai un po' di pazienza puoi verificare subito se c'è qualcuno che l'ha pensata prima di te.

Io di solito lo faccio.
E' per questo che ci metto tanto a scrivere. Mi perdo.
Cerco, salto di qua, di là, poi mi metto a leggere, poi clicco un link, poi cerco un'altra cosa che mi sembrava fosse e invece, poi magari provo a vedere se inglese, o in spagnolo... e via così!

L'altro giorno ho pensato a questo.
E come si può vedere è già stata fatta.

D'altronde anche quell'altra era già stata fatta.




Maledetti americani! Alla fine vincono sempre loro...

Quindi?
L'originalità esiste davvero? Oppure è solo la copia di qualche altra qualità?

In realtà poco importa.
L'importante, e questo lo dico io, è che ci sia gente che pensa, gente che crea, gente ha delle idee.

E se poi 'sta gente si scanna per stabilire chi l'ha avuta per prima quell'idea, beh, può essere un'idea anche quella.