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21.5.12

Eternia riposo

L'avevamo lasciato lì.
Come una foglia secca staccatasi dal ramo sospinta dal vento dell'oblio.
Piccolo, solo, sparuto eroe.

Perché?

Perché la natura si è accanita contro chi l'ha sempre difesa?

Terremoto... E se le cose non fossero andate così come sembrano?
E se...

Vi avevo promesso che avrei cercato la verità, che se ci fosse stato un colpevole l'avrei scoperto...
Ecco cosa ho potuto vedere dai video di sorveglianza della mia libreria.

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11.5.12

Ma no è apocope di noi?



C'è chi crede di conoscermi, chi ha creduto di avermi conosciuto, chi ha capito che non mi conosceva, chi non mi conosce, chi vorrebbe non conoscermi, chi dovrebbe conoscermi, chi avrebbe voluto conoscermi, chi ha fatto finta di conoscermi, chi ho fatto finta che mi conoscesse, chi mi ha conosciuto, chi non vorrei mai che mi conoscesse, chi mi conosce.

E poi ci sono io.

Io che se dico qualcosa qui è perché ne ho voglia, che preferirei un foglio se ci fosse un foglio così, che il ticchettio della tastiera è pioggia ma la penna è gelo.
Io che tra carta sasso e forbice è sempre carta. Perché con la mano aperta posso scrivere, e pure tra questo brullo niente inciampo in qualche pensiero lucido.

Che mi meraviglio segretamente e guardo prima di osservare. E aspetto.

Io che quest'anno compio gli anni ed è passato un bel po' dall'ultima volta.

E' passata una casa, una scoperta, una vita addirittura e mai avrei voluto, silenzi. E' passato un attimo di felicità, breve da riuscire a nasconderlo, e il Nulla, quello della Storia Infinita che avanza fino a sbranare ogni parvenza di realtà.
Un lavoro e angoli di muro accovacciati nell'estrema consapevolezza dell'irrisolto, e resistenze abbandonate al fluire delle decisioni inespresse.

E' passato anche il pensiero di potercela fare.Non qui, non adesso, non così.
Ma sarà mai.

Lo so, sono cose mie che manco si capiscono. Ma anche tutto il resto qui dentro è mio, e neanche quello si capisce. Se credevate di averlo capito finite nel girone di quelli che pensano di conoscermi.

E poi ci sono io.

Io che il no è qualcosa di intimo. Tanti sì estranei, disponibilità disilluse, affidabilità inclusa. Ma il no, il no è solo per chi si ama.

E tutto questo per ricordarmi che domani smonto un pezzo di cucina.

17.11.11

Intermezzo


Di tutti i modi in cui avrei potuto morire ho scelto il più doloroso.


Mi sono abbandonato alla carezza dell'ansietà, fino ad sentire sul collo la corda tesa della rassegnazione: ma mai ho ceduto all'allettante richiamo di quell'attimo sospeso. Fugace pensiero che ho avvolto tra le spire soffocate di un nodo, troppo stretto per lasciare spazio alle mie azioni.


Come travolto dal fiume di una liquida esistenza, ho respirato il maroso invito dell'oblio. Fino a scatenare l'angustioso ossimoro di fuoco nei polmoni: fino a lambire l'annegata riluttanza di fantasie naufraghe e affannate.


Ho abbandonato al vento i miei occhi spalancati e arsi, in bilico sul filo tagliente dell'inquetudine. Guardando giù. Come a tracciare la via di un'irrefrenabile caduta, spalancare le braccia all'inutile resistenza dell'aria, i desideri al ruvido sorprendermi del suolo, lo sguardo a una rapida meta.


Nel silenzio affilato del gelo ho mendicato i frammenti dello specchio in cui non mi riconoscevo, tremante ai polsi ho abusato delle loro scarne difese, ne ho raccolto il pianto vermiglio nelle mani a coppa. Il sapore ferroso della fine mi sussurrava nel sonno. 
Ma mai ho lasciato il passo a quel consolante rimedio.


Perché ho deciso. La certezza del cosa battibeccava col dilemma del come. Ma poi ho deciso.


Di tutti i modi in cui avrei potuto morire ho scelto il più doloroso.

Ho scelto di vivere.

25.10.11

alla notte e ai suoi occhi


Sverisce la notte,
grinosa, sostende nei grabi linosi
di un mèreco niente.
Attunde scerzante,
smarendo nei lei diamarosi
dei tuo occhi rimanti.

S'arriglia,
cormando i roselli,
tralando i bareni:
saprosi,
diprenti,
sfimati di te.

E quesce smarnita,
sdilando la prenìca ormenza,
sdilando la vita.