Visualizzazione post con etichetta twitter. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta twitter. Mostra tutti i post

12.12.12

Tutti in colonna



Come tutte quelle cose che inevitabilmente devono succedere, è inevitabilmente successo.
Oggi 12.12.12 alle ore 12:12:12. Anzi, per la precisione alle 12.12.12.12:12:12.121212.

Per una frazione quasi incalcolabile di microsecondo è successo che non è successo un cazzo.
Pare che l'evento sia avvenuto in concomitanza con un refresh della pagina di Repubblica, cose che per gli aficionados dei complotti ha fatto subito scattare un campanello d'allarme: le cose vengono scritte sulla colonna di destra di Repubblica in quanto accadute o accadono in quanto scritte sulla colonna di destra di Repubblica? Qual è in tutto ciò il ruolo del Vecchio della Montagna Vagante? Il mondo finirà con 'O' o la fine del mondo che cambierà tutto sarà una 'I', mondi, che ricorda l'inglese monday: lunedì!
Ma se di venere e di marte non si dà principio all'arte è possibile che inizi la fine del mondo il 21 che è venerdì?

Solo un caso? Noi pensiamo di dodici.

Ma analizziamo la colonna, carotiamola:










Toutatis è sfrecciato vicino alla Terra. 7 milioni di chilometri.
Vicino.
Mantenendo la stessa proporzione, in pratica mi sono matematicamente quasi scopato Angelina Jolie quando ancora era figa.

Niente impatto quindi. Il 12.12.12 non finirà col botto.
E no si ripeterà più.















McCartney coi Nirvana riuniti.
Kobain subito aveva detto di no, poi a forza di dai e dai si è convinto.
Che non è che muori a fare un concerto in più.
Si poteva anche riunire i Beatles a 'sto punto.

Solo che poi c'erano le solite gelosie e invidie da artisti.
E lui è più morto di me, e il fucile ti segna di più della pistola etc etc.

Le classiche gelosie natalizie, insomma








La crisi.


Per fortuna che ci sono gli amici.
E chi meglio di un rinoceronte sa capire quali siano le tue esigenze (non pensino male le signore)







Jimmy il riconoscente. Ma nel senso che li riconosceva? Ma è un bene o un male?








In realtà Jimmy è riconoscente con Moccia, che da sindaco ha celebrato le sue prime nozze.
Sue di Jimmy dico, è convolato a nozze con un'elefantessa del Maryland. Riesce a fargli un pompino da 2 metri di distanza.

Ah, a proposito.








La più desiderabile. Del mondo. Che la classifica della più desiderata è altra cosa evidentemente.
Comunque, dopo aver vinto la medaglia di blogger più scopabile del web direi che non posso parlare.

Come Conte, che non si capisce un cazzo.







E non aveva ancora aperto bocca.
(a differenza di Jennifer)

Ecco chi invece ha capito tutto.







Non ha capito niente invece l'esperto che ha finalmente smentito: Maya, niente da temere.









Scusi, ma esperto di? Di Maya? Di timori? Di smentite? Di niente?
Ecco, di niente!

L'ha scritto la bambina che scrive con due mani







Che è utile se vuoi scrivere in 3D.
In realtà le due mani sono in profondo disaccordo. Se la destra scrive "W la mamma" la sinistra aggiunge "puttana!". Tra l'altro l'inculata è che a scuola le fanno fare sempre i compiti doppi. E la sinistra in matematica è una pippa. Bella rottura!

E sempre in tema di rotture, eccole







Le Hospice Girl. Che a leggere foto di gruppo con frattura ero lì che cercavo la gamba rotta.
E invece no. Troppo ottimista.

Eh, la speranza.
La speranza è l'unica a morire.

Però il colore del 2013, eletto dalla giuria dei colori presieduta da Iridella è








Niente, il verde speranza non ce l'ha fatta nemmeno quest'anno!

Comunque, chissà se la foto gliel'hanno fatta al Billionere?











Cavolo, giusto il tempo di postare e l'hanno corretto.









Ma soprattutto, perché il super pulcino del Tamigi è uguale a un super stimolatore clitorideo?
(e perché un super pulcino sul Tamigi? Perché Repubblica? Perchéééé?)










Vabbé, ora posso dirvelo. Si scherzava.
In realtà è come in Lost, è tutto un sogno del rospo delle canne.








Che sembra una cosa che ti dicono quando sei adolescente. Non fumare, che mentre sei strafatto arriva il rospo delle canne e ti inocula l'aids.

Amico rospo delle canne, grazie per questo sogno.

E ora, tutti insieme, un bell'applauso a Repubblica, forza, battete quelle mani, non fate morire le fate... bissss, bissss...

Sipario!



Ah, cazzo. Il Papa ha scritto il suo primo tweet.







Ma non ci ironizzerò.



Ah, ah!



30.1.12

Il tempo di pensare


[DICO UN'ALTRA COSA QUASI SERIA E POI TORNO A FARE IL CIALTRONE, GIURO!]

Siamo arrivati al punto in cui tutti possiamo dire qualunque cosa al mondo. A tutto il mondo.

Le idee, i pensieri, le informazioni viaggiano veloci. Più di noi.
O molto spesso più della nostra capacità di razionalizzarle, interiorizzarle, rielaborarle di quel poco da renderle parte del nostro pensiero. Non c'è tempo.

Non ce lo lasciamo il tempo.
Ci stiamo insegnando la frenesia della contemporaneità, della condivisione virale, dell'anticipo addirittura.
Nell'illusione della libertà ci avvinghiamo in catene di tempestività, lacci di partecipazione forzata, patologica, forsennata.

Ed essere liberi davvero rischia di misurarsi nel non esserci.

Perché il sovraccarico cognitivo ti schiaccia se non hai spalle intellettive abbastanza larghe, ti travolge come un fiume di cioccolato nella fabbrica di Willy Wonka. Dolcemente spazzato via da ciò che golosamente ti affabula.

Basta un niente per convincersi, cavalcare un'onda, una corrente, un'idea che a ben pensarci non è nemmeno la tua. E' che non ci stiamo più dando il tempo di pensarci su.

Condividi, retweetta, di' la tua, manda, partecipa, tagga. Di più, più in fretta, primo!, hashtagga cazzo che lo mandiamo su, facciamo saltare i server con tutti 'sti tweet, presto, terremoto. Terremoto.

Terremoto.

Confirmation bias. Faceva figo scriverlo. L'ho fatto infatti.
Non so neanche cosa significa davvero, ma lo scrivo, lo riscrivo.

Si inizia così, e poi ci si ritrova a dire tutto, a ridire tutto con la convinzione di aver capito anche se ci si è fermati alla prima riga. Non c'era tempo per le altre. No, erano troppe e non c'era tempo.
E allora seguiamo. Following. Folle.

Individui, gente e infine folle. Dovrebbe essere il nostro progresso.

E ci siamo rubati il tempo di pensare. Ce lo siamo rubato a vicenda.
Non lo rivoglio tutto, no.

Quindici anni avevo, sentivo una cosa in tv, prendevo la bici e pedalavo per quattro chilometri per arrivare in biblioteca. 'Ciao Giorgio...' e iniziavo a sfogliare. C'avevo pensato per tutti e quattro i chilometri e ora cercavo tra le pagine, un libro, un altro, poi chiedevo. E lì si formava un'idea. Decantava, riposava come la pasta del pane.

E poi altri quattro chilometri. Il tempo per pensare. Analizzare, elaborare, distillare.

Ecco, non lo rivoglio tutto, no.

Ma giusto un attimo in più, solo un istante per capire veramente cosa c'è nella bottiglia che sto affidando alla corrente. Neanche so dove andrà a finire.
Meglio pensarci.

Perché le cose da capire sono tante, troppe forse.

Che poi, meglio il troppo del nulla.
Anche se nel nulla la percentuale di informazioni sbagliate, false, tendenziose, bugiarde, ingannevoli, ambigue, manipolate, inutili, deviate, fedifraghe, diffamatorie... beh, la percentuale lì è zero.

E nel troppo?

Nel troppo è probabilmente troppo.
Ma non contano le dimensioni di un errore, l'importante è come lo usi.

Ah, ero partito da qui.