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7.6.13

La solitudine dei meri primi


C'è una frase di Bruno Munari, fa così: "Quando qualcuno dice: questo lo so fare anch'io, vuol dire che lo sa rifare altrimenti lo avrebbe già fatto prima"

Ecco, a me i primi mettono sempre un po' soggezione. (No, non mi riferisco ai primi piatti. Quelli si insoggettiscono loro di fronte a me...)
Sarà che boh, il percorso di un'idea, di un'invezione è sempre un qualcosa di unico, impredicibile. E chi, per merito, fortuna, costanza, caso, riesce a carpire la primizia di una primità, beh, mi ruba sempre uno di quei sorrisi ebeti che ti capitano in quel misto di meraviglia e sentirsi stupido.

Cioè, per quanto possano essere delle stronzate quelle che pubblico qui, l'impegno è quello di produrre contenuti i più originali possibili. Insomma, il più delle volte mi metto a cercare nell'internet se una cosa esiste già, se qualcuno ha già fatto quella battuta, quel fotomontaggio. E al limite ci cambio il colore. Oppure ci metto i baffi.
Cambiare il colore e mettere i baffi è un'assicurazione in caso di una eventuale causa per plagio.

Comunque, a me i primi fanno impressione. Perché sono soli. Dicono cose che magari nessuno capisce. Cioè, il primo che ha scritto qualcosa: la capiva solo lui. L'inventore della racchetta da tennis: se ne stava lì, con 'sta racchetta in mano, magari colpiva anche la palla ma non c'era nessuno di là a rimandargliela indietro. Capite? Il grosso prezzo da pagare per l'essere primi è la solitudine, l'incomprensione, l'isolamento.

E così mi sono chiesto, ma Marconi che cazzo se ne faceva della radio che ce l'aveva solo lui?
E Meucci a chi minchia telefonava?

Ecco, in generale non sarebbe consigliato postare stronzate oltre a questo livello. Ma oggi è venerdì, mi risulta che si possa.