Ben Stiller dovrebbe interpretare un film su Roma,
scritto da Alessandro Bergonzoni. Me l’ha detto uno che gliel’ha detto il
cugino del bidello della scuola dove porta le cialde di caffè un cugino di Bergonzoni che l’ha letto su una
rivista dal parrucchiere (sì, va dal parrucchiere perché ha i capelli lunghi e
i barbieri, si sa, non sono capaci di trattarli che poi si rovinano).
Niente a che vedere, comunque, con le cartoline
alla W.A. ma anzi il soggetto sembra imperniarsi su un plot abbastanza fantasioso:
praticamente è la storia di Armandino, un pizzaiolo acrobatico napoletano
trasferitosi a Roma, che scopre di essere in grado di far girare la pasta della
pizza in modo talmente vorticoso da aprire un varco spazio-temporale che gli
permette di accedere a una Roma alternativa.
Scoperta questa abilità la sfrutta per portare
attraverso i due universi dei particolari ingredienti che renderanno le sue
pizze estremamente speciali, permettendogli di diventare famosissimo.
In particolare farà furore la pizza con la
mozzarella di gufala, un enorme mammifero alato con gli occhi a palla e lo
sguardo saggio (divertente la scena in cui Armandino munge la gufala appeso a
un’altalena, mentre questa vola sopra piazzale Flaminio).
Fatto sta che, a un certo punto, la pasta della
pizza viene manomessa da Pietro, un pizzaiolo del nord interpretato forse da Lorenzo
Giuseppe Battiston.
La sovrabbondanza di lievito impedisce ad
Armandino di aprire il portale per il ritorno e questi si ritrova bloccato
nella Roma alternativa.
L’unico modo che ha Armandino di ritornare alla
propria realtà sarà quello di recuperare tutti gli ingredienti necessari per
far lievitare una nuova pasta e tramite quella riaprire il varco.
Piano piano scoprirà le piccole differenze che
separano i due mondi, essenzialmente basate su qualche errata grafia nella
scrittura del nome dei luoghi.
Così, quando dovrà andare a comprare la farina in
Campo dei Fiordi dovrà attraversare gli scogli che circondano il perimetro della
piazza fino a raggiungerne il centro, occupato dalla statua di Lisander. Lì si
scontrerà con la saccente ignoranza di Piotr Jorgesson, imponente vichingo dall’elmo
cornuto, capo della comunità nordica che ha colonizzato la piazza e padre dell’abbondantemente
affascinante Uria Valchiria (un incrocio
tra Thor e Carmen Sandiego).
L’acqua per l’impasto invece dovrà essere rubata
dalla fontana di Tremors, difesa da aggressivissimi vermoni che Armandino farà letteralmente
esplodere rimpinzandoli di cornetti non ancora lievitati confezionati da un
indiano maori di nome Maritozzo (nell’universo alternativo Cristoforo Colombo
ha mancato l’America a causa di una moneta infilata dietro la bussola ed è
finito in Nuova Zelanda dove ha battezzato gli indigeni come indiani.
Bellissima la canzone di De Gregori che dice “tra kiwi e locomotiva la
differenza salta agli occhi…”. Maritozzo parla usando i verbi coniugati all’infinito
ed è spassosissimo!)
La prova più terribile comunque sarà quella di
recuperare il lievito entrando nelle stanze molli e umidicce del Colonseo, un’enorme
arena a forma di colon difesa da gladiatori proctologi esperti di rettoscopia
che indossano soltanto dei guanti in lattice, ma non sulle mani.
Proprio mentre Armandino sembra soccombere, ecco
che accorre in suo aiuto Uria (segretamente innamorata di lui) che si oppone
col proprio corpo alle spossanti spinte dei gladioproctologi (simpaticissimo il
cameo di Owen Wilson comandante della legione).
Ora Armandino ha tutti gli ingredienti per
ricreare la pasta per la pizza e aprire il portale che lo riporterà al proprio
mondo di origine, sente però che c’è qualcosa che lo lega a quell’universo e
proprio mentre sta per entrare nel varco Uria (che si pensava soccombuta di
fronte all’irruenza dei gladiatori) riappare e durante l’ultimo dialogo
strappalacrime Armandino si accorge di essere dislessico e che la Roma alternativa
altro non è che una proiezione errata della propria mente che non riesce a
pensare in modo ortograficamente corretto.
Il finale in questo caso richiama molto a
Zoolander e pare sia stata un’imposizione della produzione americana, in realtà
pare che Bergonzoni avrebbe voluto fare ritornare Armandino nel proprio mondo
ma avendo il pizzaiolo tentennato troppo nel lasciare la mano di Uria, perde il braccio alla chiusura del passaggio tra i due mondi e non sarà quindi più in grado di far
roteare la pasta per riaprire il varco.
Triste ma sicuramente d’impatto.
[sì, lo ammetto, due giorni a Roma coi ragazzi del
corso di fumetto sono di un’insanità devastante, ma come sempre si scoprono
cose nuove, nuove situazioni, caratteri, ansie, personaggi, nuove idee e nuovi
stimoli a rinchiudersi in un bunker 300 metri sottoterra e confidare nel
medioevo post-atomico e nelle bucce di patate fritte]
(a quelli che c’erano e che sono arrivati fino a
qui: si fa per scherzare eh, in realtà il bunker andrebbe bene anche a 270-250
metri).
