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2.5.13

Secondo omaggio


Mi guarda come si guarda la neve di notte, con gli occhi mai fermi, mai fissi su me ma sempre a cercare una luce di contrasto, qualcosa che dovrebbe esserci per forza dietro.
Non ha un peso quando mi guarda così. E l'impressione è quella di poterla sollevare senza sforzo sopra la testa, solo tenendola per i fianchi.

(Come fosse uno di quei pupazzi gonfiabili di plastica dura.)

L'impressione è quella di poter lasciarsela sfuggire nel vento, sospinta da qualche corrente ascensionale come un aquilone. Via. Mentre ancora ti guarda con quegli occhi densi. Via, a perdersi oltre al limite sicuro della punta delle dita. Cielo.

Sarà per questo che mi guarda e vorrei abbracciarla stretta. Di più.
Senza nessuna curanza dell'inganno che è, non tanto che rappresenta ma che è.

"hai presente l'entaglement?", mi dice.
"sì"
"ecco, siamo così: non importa lo spazio fisico che ci divide, continueremo a influenzarci per sempre", e sorride soddisfatta "è l'equazione di Dirac, la più bella del mondo!"
"ma così bella può essere una condanna?"
"non lo è?", e sorride.
"è solo la pena che devo scontare..."

Inclina la testa mordendosi le labbra, ed è lì che ha vinto lei.
"voglio farti un altro regalo!"
"un altro? e il primo qual è?", nemmeno mi accorgo di essere impigliato in una rete che è già stata issata fuori dall'acqua.
"questa irrimediabilità", e libera le labbra dalla stretta degli incisivi.

Poi prende il suo regalo e se ne va.