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22.2.13

Auto di fesa


C'è troppo mondo, troppo per isolare un'ipotesi di normalità.

Ed è sempre troppo poco domani.
Non si è mai abbastanza in là, s'insegue un oltre che si appiccica alla punta delle scarpe e si lascia guardare, come la più narcisa delle utopie.
Anneghiamo di presente, ingurgitando forzatamente sorsi di vita che graffiano la gola; come onde che cercano di afferrare  il relitto che esse stesse spostano in avanti.

Mai troppo però, mai con un'illusione di irrealizzabilità.
Arpionati dalla sospensione d'incredulità di Coleridge, siamo i tacchini induttivisti di Russel il giorno di Natale.
Troppo presente.

E l'attesa è difesa, l'enunciazione del contro, enucleazione del no.

L'attinenza un difetto di uguaglianza, l'aberrante ripiegarsi della storia su sé non stessa.

Svelandoci a vicenda di essere orfani di un'ucronia del futuro.

[che uno si sveglia la mattina e dice, adesso faccio un post di quelli da ridere. E no, non serve capire. E sì, il plurale è proforma.]