Qualche settimana fa è uscito Orfani.
Chi ha avuto negli ultimi mesi un accesso a internet dovrebbe saperlo.
Al di là di un giudizio di merito sul primo episodio, quel che più mi ha affascinato di questo periodo subito successivo alla pubblicazione sono state le reazioni dell'internet.
Detrattori, osannatori, hater, troll, lurker tutti uniti per analizzare, esprimere, affondare, denigrare, difendere, accusare, profetizzare.
Non so, non dovrei stupirmene eppure trovo curiosa questa urgenza di esternare, con posizioni che spesso hanno il tono della catechizzazione o di una maliziosa arringa da legal thriller.
Mi direte, vabbé anche tu ti sei buttato subito lì a scrivere di cosa ne pensavi. E io vi rispondo, sì, ma io uno scopo ce l'ho. Io scrivo di fumetti quando mi interessa evidenziare la loro componente attrattiva, quel che mi preme è lanciare un'esca perché chi capita qui sia stimolato a leggerli, perché più gente li legge, più i fumetti vivono, più ne producono e così io posso leggerne di più. È bieco opportunismo il mio!
Comunque, tutto questo scrivere è meravigliosamente inquietante. Certe posizioni sono inquietanti.
Davvero. Forse solo perché fatico a capirne lo scopo, il fine ultimo, l'esigenza primordiale che spinge a essere addirittura livorosi, crudeli, disfattisti. Spesso addirittura contro i propri interessi di lettore.
E vale anche il contrario comunque. Le idolatrazioni, gli incensamenti a priori.
Nulla di costruttivo o utile...
Pare che il solo fatto di avere un device collegato a un social network sia requisito sufficiente per la preveggenza.
Così mi sono chiesto, e se all'uscita del primo numero di Dylan Dog ci fosse stato Facebook?
Il Dylan Dog quello tipo il più grande fenomeno editoriale degli ultimi trent'anni...
Pareva 'na roba divertente.
Antropologicamente, dico.
* i refusi sono ovviamente tutti accuratamente inseriti per esigenze di realismo


