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25.3.13

Seconde fini


Inesorabilmente incede.
Il nulla.
Si fa spazio. Anzi, lo spazio lo ruba, lo nasconde con la tronfia altezzosità di un prestigiatore in smoking.
A quindici anni pensavo che bastasse andare a capo per fare una poesia.
Andare a capo
così
dove capita
senza un metro
un senso
saltando una riga

ogni tanto;
e i punti e
virgola.
Impetuosi, irrequieti,
disturbanti; addirittura;
Magari era questa la vera poesia e non lo sapevo. E non lo so nemmeno ora, anzi, forse lo so meno.


Sarebbe il momento, questo, in cui il suddetto prestigiatore estrae dal cilindro un confortante post sulle chiavi di ricerca. I tempi son maturi, dicono, e le gerle di vimini sono ricolme di parole.
Solo che, insomma, cosa ci è successo?

[Leggevo Leopardi, ieri. Non è una cosa che avesse un motivo, eravamo in una caffetteria e leggevo Leopardi.
Io quando arrivo a 'E l'infinita vanità del tutto' vorrei sempre avercelo di fronte, sentirlo parlare con accento marchigiano, capire come ride una persona così.]

Cerco tra le keyword e trovo solo






















E penso se davvero dovrei. Cioè, davvero adesso mi metto lì a pensare alla frasetta per far ridere, alla boutade, magari spiazzante, che dimostri quanto sottile possa essere la mia testolina, anche quando si maneggia materiale di basso livello come questo?
Un cazzo per cinque fighe non si può moltiplicare, è come sommare mele con pere, lo dice sempre anche la maestra, quella di Nuoro, quella delle tette... e via così, potrei andare avanti, passando per autogril ricolmi di suore infoiate e rustichelle, teatri che applaudono fighe enormi frustate da vecchiette col pannolone in latex.

E in effetti no, non dovrei.
Qui, adesso dico, mentre scrivo sta nevicando. 25 marzo 2013.
(E no, non è il marketing virale estremo di Games of Thrones).

In questi giorni seguo con mestizia il falso profilo twitter di Casaleggio.

Cioè, il profilo mi fa molto ridere.
Chi non ha i mezzi culturali, informatici, sociali per riconoscere che sia un fake mi intristisce. E mi spaventa.
La gente che crede mi spaventa, la gente che spera, che prega, che idolatra.
Mi spaventa la gente che ti inoltra le cose senza averle capite, che condivide perché non costa nulla, non è vero, costa tantissimo, l'acriticità è un costo sociale enorme. Mi spaventa la gente che generalizza, che sono tutti uguali, la gente che non sa distinguere, mi spaventa le gente che noi e voi, la gente che non percepisce quante sfumature possa avere un cambiamento, la gente che non capisce come funzionano gli antibiotici.
Mi spaventa la gente che ha bisogno di un racconto, la gente che la sospensione d'incredulità riesce ad attuarla ovunque, mi spaventa la gente che basta che sia confortante, la gente che col zip war airganon si debella.
Mi spaventa le gente, da sempre, molto prima di tutto questo, prima del Drive-In anche.

Anche se in fondo è solo gente, o forse per quello.

Credo che diventerò sempre più noioso, che magari riuscirò a trovare un linguaggio, un alfabeto che si possa utilizzare per descrivere tutto ciò che scompostamente mi passa per la testa travestendosi da nulla.
Fino ad allora sarò noioso, poi, se possibile, forse un po' di più.
E userò punti e virgola, provando a dar loro un senso stavolta. E inizierò le frasi con 'come volevasi dimostrare' e scrivero in vece staccato.
(Lo so, adesso inizio tutte le frasi con la congiunzione, è un vezzo...)

E fingerò di essere un amico di Leopardi, di quelli che possono chiamarlo in piena notte per scherzo e dirgli Giacomo che palle, cazzo, la gente non è poi così male. (sapendo che in realtà lo è, e sapendo che lui lo sa che lo è, ma rimanendo lì comunque, a sogghignare del fatto che esistono cambiamenti lunghi, diluiti come farmaci omeopatici, ma più efficaci).
Giacomo, e su dai, un po' di ottimismo! E ridere sapendo di pensarla come lui. E che lui lo sa. E ride.


Perché non è speranza ma coscienza, e... e niente, dannato alfabeto.



[post che continuerebbe, ma mi sono rotto il cazzo, è il mio blog e faccio quel che mi pare]