Visualizzazione post con etichetta orfani. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta orfani. Mostra tutti i post

27.9.14

#erabelloOrfani


[Scrivo di Orfani anche se non dovrei, perché siamo a Milano, città della Sergio Bonelli Editore, culla del fumetto italiano, e qui non è ancora uscito l'ultimo Dylan Dog!]


Ho letto Orfani.
L'ho letto man mano che usciva in edicola e infatti ne ho anche parlato (Bildungsroman und Drang , Anticipo fratture, L'amore è cecchino, Shakespeare in war).

Poi l'ho riletto. Prima tutto il passato e poi tutto il presente.
Ma non mi convinceva.
Allora ho resettato. Ne ho letti due del passato e uno del futuro, e secondo me funziona già meglio.

Mi sarebbe piaciuto poi provare qualche combinazione strana, magari prima il finale e poi tutto il resto come flashback e flashback del flashback, oppure prima tutto il presente e poi tutto il passato.

Poi ho pensato a chi cazzo me lo faceva fare. Cioè, l'hanno scritto così e me lo leggo così. Altrimenti è come guardarsi Memento al contrario.

L'impressione comunque è che la divisione netta sia stata un po' penalizzante, non tanto la presentazione nello stesso albo di due piani temporali differenti, ma proprio l'intento di dare a entrambi lo stesso peso in ogni storia.

Ecco, dovrei a mettermi a parlare di Orfani ma c'è gente molto più brava e competente di me che l'ha fatto. C'è un'ottima recensione di Matteo Stefanelli qui, tocca con competenza aspetti artistici, stilistici, di mercato, insomma, analizza a 360 gradi la costruzione del fenomeno Orfani.
Poi ci sono delle discussioni davvero interessanti sui forum, tipo qui (ci sono anche tante di quelle stronzate da indurvi una specie di trance autolesionista, un riflesso incondizionato che improvvisamente vi suggerisce di cospargervi di benzina e saltar giù dal posto più alto a cui avete accesso mentre vi accendete una sigaretta. E nemmeno fumate. Quindi state attenti.)

In realtà, al di là di poche cose che ho disseminato qua e là, un giudizio preciso su questa prima stagione io non è che so darmelo davvero.
Orfani non era di sicuro una serie che avevo necessità di leggere, cioè, non ne sentivo la mancanza, non ho colmato un qualche vuoto interiore, non è stato il fumetto giusto al momento giusto.
Ma d'altronde nemmeno certi libri di Borges, nemmeno Magico Vento, nemmeno la pizza con le melanzane glassate che ho mangiato prima. Eppure sono cose che ho inevitabilmente adorato.

Allora, tanto per chiarire ogni dubbio, Orfani merita di essere letta. E non solo per il suo essere qualcosa di epocale per quel che riguarda il fumetto italiano, con quell'aria un po' spocchiosa da spartiacque che si è ritagliata addosso, coi colori veri e non quelle robe piatte che sembrano fatte riempiendo i numerini come i libri per bambini, con una storia che scivola giù inesorabile come un tronco lungo un torrente, impetuosa, violenta, travolgendo quel che incontra, nel sangue, nel dolore, nella crudeltà del rumore tragico delle cose che si spezzano.
Merita di essere letta perché ha qualcosa da dire. Perché ha una strada tracciata che ti invita a seguire, la percorre indefessamente nonostante le deviazioni che essa stesso si propone, come a voler periodicamente testare la propria forza di volontà, la propria costanza nel seguire ciò che ci si era prefissati.

Adesso dico qual è secondo me la cosa che non funziona in Orfani. E la dico ben conscio che in certi contesti avrei additato la stessa caratteristica come un pregio, come il plus che mi ha fatto innamorare di quel determinato racconto.
Ecco, secondo me la storia è troppo esposta a essere soggetta a più livelli di lettura. 

E quando dico più non mi limito a quelli che forse l'autore ha pensato di inserire in scrittura, no, io intendo proprio che è un racconto che nel suo dipanarsi può essere introiettato da qualunque lettore e fatto in qualche modo proprio. Le variabili che portano a questo sono differenti e tendenzialmente si potrebbero riassumere nell'affermazione che è una storia figlia di questo tempo, dell'abbattimento delle barriere scrittore\lettore, dello stupro digitale dei gradi di separazione.
Il fatto è che nella sua serialità la trama è talmente liquida ed equivocabile che inconsciamente si vorrebbe che procedesse nel modo in cui ci aspettiamo, scardinando quindi quel processo di fiducia che si dovrebbe stabilire nel lasciarsi condurre per mano attraverso ciò che chi scrive vuole raccontare.

Ripeto, è una caratteristica che di per sé non è un difetto. Non per tutte le storie almeno.
Eppure l'impressione, la mia eh sia ben chiaro, è che in questo contesto sarebbe servito un qualcosa di più rude, asciutto, una cosa tipo: ecco, questa è la storia leggetela, non avrete spazio per fantasticarci, non c'è un margine di sindacabilità, quel che leggerete è ciò che c'è e finità lì.

(lo so che che non vuol dire un cazzo eh, mica li conosco i meccanismi per cui quando leggi pensi a una cosa o a un'altra, per cui una frase è sempre ciò che è oppure ci costringe a ragionare a quel che avrebbe voluto dire l'autore)

Ecco, a me sarebbe piaciuto che Orfani si fosse fatta leggere senza l'eco del pensiero di cosa intendeva rappresentare l'autore in questo o in quel determinato contesto. E mi rendo conto che la colpa è soprattutto mia, mi capita anche in altre situazioni, con Murakami mi succede sempre per dire, o con Eco spesso.
Solo che, mentre per esempio di quel che avesse intesta Murakami mentre scriveva quel che sto leggendo non riesco a non interessarmi, a me di quel che pensava Recchioni quando scriveva Orfani non me ne frega un cazzo (ma nemmeno di Eco eh, tanto per livellare la cosa), vorrei leggere solamente la storia, magari in modo piatto, rapito da un "banale" intrattenimento. Eppure per un motivo o per l'altro non mi è riuscito di riuscirci.

Quindi così, se ti travolge questo meccanismo è ovvio che la cosa non può funzionare fino in fondo.
Perché si parla di loro

Che si sfidano a pagina 20 del primo numero, accettano le regole del duello, si mettono di schiena e camminano fino all'ultimo albo, dove li vediamo ancora lì, a reggersi lo sguardo, a odiare ciò che è l'altro, ad amare ciò che rappresenta.
E nel mezzo, a ogni passo, la storia di tutte quelle distruzioni. Della Terra, dell'innocenza, dei rapporti umani, degli amori, delle amicizie, della fiducia, dell'illusione, della dignità. Tutto inevitabilmente destinato alla deflagrazione, a una lenta o rapida corrosione.

Parlerebbe di questo, eppure per me, per tutto quel che ho detto prima, è la storia di Jimbo.
Umano e debole fin dal primo numero, eppure ligio a ciò che è, figlio di quel mondo senza speranza.
Lui che c'è, che sopravvive senza iniezioni potenziatrici.
Per fortuna forse, oppure per ricordarci che spostando gli occhi dal centro del quadro rischiamo sempre di meravigliarci di certi particolari così unici nella loro semplicità.
Jimbo è nell'economia della storia utile come i tozzi di pane dipinti sul desco del Cenacolo: la rende vera.






Dunque, se vi capita di voler leggere Orfani fatelo. Ne vale la pena. E leggeteci ciò che volete.
E se vi capita pensate Jimbo, spendete un attimo per lui, per la sua mediocrità se volete, e pensate a ciò che ha visto, ai mostri alieni che gli infestavano la testa, al sangue, ai compagni morti senza trovarci un senso, ai dubbi che non poteva o voleva esporre, alla paura di morire, di essere morto ormai, allo sguardo verso gli orfani, quelli speciali non gli altri come lui, a come ci si sente quando devi esserci comunque, quando il tuo lavoro è l'essere sacrificabile.

Ecco, #erabelloOrfani.


16.5.14

Orfani 8 - Shakespeare in war


Negli scorsi mesi mi è capitato in diverse occasioni di parlare di Orfani.
Ovviamente mai in maniera troppo seria, e forse tralasciando un po' un giudizio specifico sul fumetto in sé (ma essenzialmente perché sospeso) per dedicarmi quasi con ossessione agli aspetti più sociologici, agli effetti del fumetto come fenomeno di costume, alle dispute, i flame sui social, le critiche, le crociate a difesa, e quel transfert che a un certo punto ci trasforma tutti in sceneggiatori (allenatori, arbitri, politici, esperti di manovre nautiche con navi da crociera, ...)

E tutti a dire, tutti a ipotizzare, a dimostrare che così non va, che quello è un buco, che di sicuro adesso succederà che e io sono convinto che non è così ma. Perché la storia, per com'era costruita, si prestava. Era lasca, lasciava spazio a molteplici rigagnoli, direzioni, percorsi, e il gioco di ognuno (che è quello di sempre) era quello di dimostrarsi brillante, o scafato, o annoiato, o più bravo. Come quando incontri un comico e inizi a fargli le battute per mostrare che anche tu ne sei capace.

Cioè, invece del finale aperto in Orfani c'era l'inizio aperto, e discettare su quel che sarebbe dovuto succedere ("sarebbe dovuto", non "sarebbe potuto") era un modo abbastanza divertente di non fare altro di produttivo. Alla fine si sapeva già il finale (ATTENZIONE SPOILER) e ancora si continuava a discutere della sfumatura di arancione degli alieni e perché nel fronte dell'onda d'urto della radiazione di Čerenkov all'impatto col raggio tachionico non si percepisse la luce spostata per effetto Doppler, o se l'improvvisa accelerazione non avesse comportato uno spostamento temporale lungo la stringa contravvenendo il principio di autoconsistenza di Novikov, o se tutto fosse solo un gedankenexperiment.

Insomma, a mio avviso una delle debolezze di Orfani era che lasciava troppo spazio all'immaginazione (che magari per qualcuno è un pregio eh...), tanti elementi disposti sul tavolo e troppe combinazioni per il loro utilizzo.
Però, come avete potuto notare, in tutte le mie precedenti argomentazioni ho utilizzato l'imperfetto. Era.

Perché adesso Orfani è diventato un'altra cosa.
Quella famigerata apertura di spinnaker che mi auguravo qui si è finalmente completata.

Scopriamo con questo numero infatti che tutto quel che abbiamo visto precedentemente era solo la crisalide da cui doveva nascere altro. E per mesi ci siamo appassionati a osservare quel bozzolo crescere, indicando col dito a ogni rigonfiamento, interpretando ogni movimento, dicendoci che quelle pieghe lì dietro sono sicuro ali e volerà, oppure che si vede benissimo che ha sei zampe, che il muso pare quello di una mantide, che dalle misure sarà di sicuro un insetto carnivoro... insomma, siamo diventati tutti entomologi.

E ora quell'involucro si è aperto e nessuno sa che cazzo di animale sia. Non si sa se volerà, se scaverà, se staccherà teste dopo aver scopato.
Così, da una storia in cui ognuno si sentiva in dovere di dire la propria si è arrivati al punto in cui non ci sono più appigli per costruire ipotesi. In cui si può solo aspettare, chiedersi e adesso cosa succederà? Senza però avere più nessun aiuto dagli oggetti sul tavolo. Perché tutto, alla fine, si è rivelato solo un pretesto, una scenografia di cartone e compensato dipinto, necessaria solo per far recitare i personaggi.
E di personaggi infatti è denso questo numero, di personalità, caratteri, sfaccettature, umori. Recitano.
Ognuno con un'intensità struggente e credibile, ognuno nel suo ruolo o in quello che per ora ci han portato a credere sia il suo ruolo.Uomini e donne con le loro ossessioni, i trascorsi, i traumi. Perché di uomini e donne parla Orfani e ora si capisce finalmente.

A volte bastano solo i tratti spigolosi di un Gianfelice in stato di grazia, a volte l'alternanza dei colori e un cambio repentino dello sfondo, altre volte solo una parola, o un silenzio, pochi elementi che (sulla scorta di tutto quel che abbiamo appreso nella fase "crisalide") chiudono solidamente il cerchio sul carattere dei protagonisti, ci trasportano dal bozzetto al disegno definitivo, e improvvisamente tutti diventano conosciuti, delineati, empatici.

E lungo la linea che fa da spartiacque tra Soldato perfetto e Guerriero nato, tra Boyscout e Pistolero, Jonas e Ringo, quello che davvero fa da padrona in questo episodio è l'insanità, la follia generale, la manifesta problematicità psicotica non di un personaggio specifico (come di solito si usa) ma di tutti. È qualcuno volò sul nido del cuculo con molti più fucili e con ragazzini armati che massacrano senza battere ciglio folle di poveracci affamati.

E tra vendette, tradimenti, scelte, obblighi, drammi, la storia adesso va. E non sappiamo dove.

Ecco, il giudizio era sospeso. Ora posso dire che questo numero mi ha piacevolmento conquistato.




19.2.14

L'amore è cecchino - Orfani 5


Nonostante di Orfani si conosca già il finale, è una lettura che mese dopo mese fa ancora piacere proseguire (come le puntate di Colombo in cui conosci già l'assassino ma ti diverti a vedere come verrà smascherato...)
[Vabbé, ora posso dirlo: quella del finale era uno scherzo. In realtà  <SPOILER> ORFANI è una sigla che sta per "Oh, Rimane Finale Aperto... Nerd Inculatevi!"<\SPOILER>. Minchia se si diverte a trollare 'sto Recchioni!]

Ritornando seri (per quanto possibile) qualche giorno fa è uscito in edicola il quinto episodio della serie: L'uomo con il fucile.

PLAAAAAAGIO!!!!1!!1
Seri.

La mini di 12 episodi si avvicina quindi al giro di boa. I personaggi principali introdotti, le identità degli orfani svelate, ogni dubbio sulle tante incongruenze iniziali ormai confermato. Sì, le cose sono andate forse un po' a rilento ma, tanto per rimanere in ambito velistico, l'impressione data a oggi è che finora si sia proseguito di bolina, lentamente risalendo il  vento per tracciare la traiettoria migliore, seguendo quei segnali che solo se sei sulla barca puoi percepire in anticipo, lasciandoli agli spettatori soltanto dopo il diradarsi di qualche onda schiumosa. E la senzazione che si ha, che forse è solo una speranza ma pare proprio una sensazione, è che arrivati alla virata di metà percorso si cambierà velocità, si spalancherà lo spinnaker per stravolgere la marcia fino a qui intrapresa. Anzi, a dire il vero, arrivati a questo punto, con tutti gli indizi, le allusioni, i dubbi disseminati, potrebbe proprio capitare che si vada a scoprire che la barca non sia nemmeno una barca. Che voli, che si immerga, che si smembri ricomponendosi in qualcos'altro, di nuovo e inaspettato.

Quel che forse è emblematico è che dopo la lettura di ogni numero, quantomeno qui a casa mia, ci si sia sempre detti: beh, mi è piaciuto più del precedente.
Ecco, direi che in questa progressività sta il punto di equilibrio della serie, lo spartiacque lungo il cui declivio si è probabilmente connotato, sfoltito, serrato il cosiddetto zoccolo duro dei lettori.
Che non so nemmeno quanti effettivamente siano, spero che si sia riusciti a catturare quel tanto agognato target dei non lettori. Non so.
Perché c'è chi vorrebbe tutto subito, chi è abituato ad altri ritmi, a un altro tipo di serialità, altri personaggi forse, magari in cui immedesimarsi.

È che mentre leggi non ci presti più di tanta attenzione, non subito almeno. Il deficit di empatia ti arriva un po' dopo, mentre ripensi alle pagine che hai appena sfogliato. Cioè, è una sensazione di distacco che ti accompagna durante la lettura ma a cui non riesci subito a dare un'origine. Poi capisci: sono tutti degli psicopatici!
Ragazzini che ammazzano a sangue freddo per vendetta o solo perché è quel che devono fare, soldati addestrati ad annientare senza chiedersi, senza dubitare dell'obbiettivo, giovani la cui esistenza è permeata dalla violenza più efferata, in cui una poco più che bambina sta per essere violentata da un quasi coetaneo, in cui una ragazzina che sta per essere violentata si trasforma in un istante da vittima a carnefice, una crudele, spietata, atroce carnefice, militari spietati, psicologhe psicolabili che coinvolgono gruppi di bambini in non si sa che esperimenti. C'è il male, il male vero in tutti.
E poi ci si chiede perché non si riesce a immedesimarsi.

Fortuna che da 'sto numero c'è Raul.
Che è un discreto figo, e quindi riesco a identificarmi meglio.


Che proprio da lui sembra partire la presa di coscienza, una sorta di risveglio dal torpore militare che prepara quell'apertura di spinnaker presagita prima.
Ecco, succedono un sacco di cose, niente è come sembra, ci sono nuovi cattivi (anche se ormai capire chi sono i buoni sta diventando problematico), ci si ama, ci si odia, c'è chi sparisce e chi ritorna, si cresce, ci si ribella. E tutto a colori.

Niente, aspettiamo il prossimo.

22.1.14

Anticipo fratture


Da qualche giorno è in edicola il quarto episodio della miniserie Orfani
Come per tutte le cose c'è a chi piace, a chi non piace, a chi fa schifo, a chi non l'ha letta ma gli fa schifo, a chi è di Recchioni e allora gli piace, a chi è di Recchioni e allora gli fa schifo, a chi l'ha letta e non gli piace ma è di Recchioni e allora gli piace e viceversa, a chi bello ma il colore..., a chi brutto ma il colore..., a chi non succede niente, a chi succede troppo, a chi ci sono i buchi di sceneggiatura, a chi è troppo uguale a Halo, a chi è troppo uguale a Ender's Game, a chi è troppo poco uguale a Zagor, a chi capolavoro, a chi 4,50 euro per leggere dieci minuti è una vergogna.

Io di mio lo leggo. Mi sono davvero stupito di quanto mi piacessero i disegni di Dall'Oglio. Non che abbia molto altro da dire. Lo leggo come guarderei un film tratto da un dramma shakesperiano, soprendendomi a volte più della messa in scena che dell'intreccio della trama, magari rivedendo questo giudizio in base alle situazioni, liberandomi di qualsiasi rimando e lasciandomi trasportare come su di un materassino al mare, senza speranze di raggiungere qualche meta precisa, ma affidandomi alla corrente, guardando dove mi porta.

A me piace così, e forse è proprio a causa di questo mio lassismo che spesso mi ritrovo a perdermi ammirato tra le discussioni di chi invece ha preso davvero a cuore il dibattito sulla serie.
Tra tutti, quelli che preferisco sono gli auruspici. Non so se sia una categoria che esiste anche in altri ambiti, probabilmente sì, cioè di sicuro in questo momento c'è un qualche forum in cui un'auruspica sta esponendo la sua predizione sul fatto che la figlia scomparsa di Brooke non è la gemella di Summer ma probabilmente è stata la moglie del Sultano del Bering che però ha tradito con il console ghanese dando alla luce in segreto Mellory, questo perché in un angolo di una foto si scorge una ragazzina bionda che non dovrebbe esserci e che evidentemente è stata aggiunta da Kevin, il marito fotografo di Don, che altrimenti perché inserire un fotografo nella scorsa puntata se il suo lavoro non fosse stato un indizio rilevante per svelare la fine della gemella di Geremy?

*Postilla sui buchi di sceneggiatura: ma se una storia non è finita, se mancano ancora 8 (otto) capitoli alla conclusione della prima stagione, ma sulla base di quali presunti poteri divinatori si può accusare una sceneggiatura (poverina) di essere lacunosa? No, perché al tempo non c'erano i forum ma mi immagino tutte le lettere che può aver ricevuto il buon Manzoni dopo che la gente lesse il primo capitolo dei Promessi Sposi: e chi cazzo è 'sto Don Rodrigo? Mica si può citare un personaggio così senza spiegare chi sia... Perché dovrebbe impedire il matrimonio di 'sti poveracci? non ha senso. Poteva tranquillamente uccidere Renzo, perché mettere in scena 'sta cosa dei bravi? E comunque secondo me i bravi non sono quel che sembrano. Comunque mio cugino ha già letto il secondo capitolo e anche lì Don Rodrigo non viene approfondito per niente...

*Postilla sui 4,50 euro: una volta ho speso 4,50 euro per una pizza buonissima. Ci avrò messo cinque minuti a finirla da quanto buona era. Cinque. E una volta mangiata non è che me la sono portata a casa per rimangiarmela con calma quando avrei avuto voglia, e non ho potuto nemmeno prestarla  a mio cugino perché la mangiasse anche lui, né tantomeno l'ho potuta mettere su ebay per venderla a qualcuno che voleva mangiarsela. Ecco, per dire. Ma di sicuro non dico che sono stati cinque minuti buttati nel cesso...

Comunque, dicevo, mi piace leggere quelli che si prodigano nello svelare gli effettivi risvolti ancora sconosciuti della serie, mi piace perché non è un mero gioco d'azzardo, no, è una dimostrazione di acutezza, una sfida lanciata all'autore e all'internet tutta, è un poter dire (quando per la legge dei grandi numeri una cazzo di previsione si avvererà) proprio come avevo detto io, che cazzata...

E non sono ironico eh, magari non ne capisco a fondo la ratio, ma non sono ironico, davvero, c'è gente proprio brava, che si impegna, con fantasia, con competenze, passione. Se potessi li invidierei, sì, insomma, vorrei anch'io scrivere il mio risvolto, mostrare finalmente al mondo lo Sherlock che è in me (lo o il? Sherlock si raccorda come jedi?)

No vabbé, voglio farlo anch'io.
Dunque, qual è la cosa più straordinaria che potrebbe succedere in Orfani, il più raffinato imbroglio al lettore, il risvolto più eclatante?


Beh, senza dubbio che gli orfani non sono orfani! Cioè, un fumetto intitolato Orfani dove si scopre che i protagonisti che pensavamo tutti senza genitori in realtà non lo sono. Il finale a sorpresa già nel titolo. Come se a un certo punto scoprissimo che Tex in realtà non è mai stato Tex. Che botta eh?

E come dovrebbe succedere questa cosa?
Io ho tre ipotesi:

1. si scopre che gli alieni arancioni altro non sono che i veri genitori degli orfani, il raggio tachionico in realtà era un teletrasporto calibrato sul codice genetico di umani che avessero almeno una volta procreato. Gli involucri iridescenti servono per difendersi dalle radiazioni del pianeta e sono stati forniti loro dal vero artefice dell'esperimento, un mad doctor che era stato maltrattato dal padre e che ora aveva speso tutta la sua eredità per elaborare questo complicatissimo piano atto a mettere i genitori contro i figli. A un certo punto un mostro però fa con le dita un gesto che faceva sempre sulla culla di uno degli orfani e questo se ne ricorda e allora capisce e diventa tutta una lotta contro il tempo per fermare lo sterminio dei genitori, e il villain viene sconfitto e i genitori escono dall'involucro e si abbracciano tutti e gli orfani non sono più orfani, anzi non lo sono mai stati.


2. il raggio tachionico altro non è che un'ardita metafora grafica che nasconde in realtà l'atto della fecondazione. Gli orfani non sono i bambini che credono di essere, i loro ricordi sono tutti artificiali e nessuno di loro ha avuto la famiglia che pensa, così come nessuno dei loro genitori è morto durante l'attacco (che in realtà non c'è stato). Di fatto gli orfani sono tutti fratelli e sono stati creati in laboratorio tramite l'inseminazione artificiale con il materiale genetico estratto dal colonnello Nakamura e dalla professoressa Juric, che sono di fatto i loro effettivi genitori. Perché? A cosa potrà servire una prole di migliaia di ragazzini addestrati per diventare super-soldati? Il finale non lo dice. Ci si sofferma su quanto sia difficile per una mamma che lavora seguire le sue decine di migliaia di figli adolescenti e lentamente si sfuma in nero senza dare nessuna spegazione sull'esperimento di Painted Sky.
(ah, a proposito di Painted Sky vi racconto questa. Ero a una conferenza di presentazione di Orfani qui a Padova. C'è Recchioni che parla e racconta che è una serie corale, che non c'è un solo protagonista, che un esperimento del genere era stato fatto con Caravan che però è una serie di Medda. C'è un giornalista di fianco a me che scrive fitto fitto, alza la testa e mi sussurra sottovoce:"scusa, ma ha detto che è una serie di MERDA?" e io:"oh, evidentemente non gli è piaciuta!")


3. gli orfani non sono orfani e non potranno esserlo mai. Il raggio tachionico infatti ha aperto un varco spaziotemporale che ha trascinato i ragazzi che poi diventeranno gli Orfani indietro nel tempo, fino all'anno in cui sono stati concepiti. Come guidati da una sorta di intelligenza collettiva cosmica derivante dai flussi di neutrini collegati tra loro dall'entanglement, gli orfani si sostituiscono ai loro padri e fecondano le proprie madri diventando di fatto padri di sé stessi. Essendo quindi nello stesso momento padre e figlio non potrebbero mai divenire orfani in quanto la loro morte causerebbe l'estinzione di entrambe tali figure e quindi non esisterebbe un istante in cui la parte figlio riuscirebbe a sussistere slegata dalla parte padre. Il tutto si chiude con un pippone finale su ente, essente e essere e sulle caratteristiche intrinseche dell'orfanità in relazione a un'eredità memetica. Gli alieni altro non sono che la proiezione del desiderio degli orfani di diventare orfani davvero, quindi di fatto un'idea della loro parte genitoriale estrapolata da contesto di loro stessi e con cui entrano in duro contrasto quasi a rispecchiare le classiche dinamiche famigliari che rimangono però, in questo contesto, irrisolte per manifesta corrispondenza delle due parti. (rimane in questa ipotesi inspiegato il discorso sulle orfane, ma credo sia un buco di sceneggiatura che verrà colmato nella seconda stagione)


Ecco, secondo me è una di queste tre. Mi sbilancerei sulla terza anche se con 'sti giornaletti le sorprese sono sempre dietro l'angolo.

26.10.13

L'indagatore dell'internet


Qualche settimana fa è uscito Orfani.
Chi ha avuto negli ultimi mesi un accesso a internet dovrebbe saperlo.
Al di là di un giudizio di merito sul primo episodio, quel che più mi ha affascinato di questo periodo subito successivo alla pubblicazione sono state le reazioni dell'internet.
Detrattori, osannatori, hater, troll, lurker tutti uniti per analizzare, esprimere, affondare, denigrare, difendere, accusare, profetizzare.

Non so, non dovrei stupirmene eppure trovo curiosa questa urgenza di esternare, con posizioni che spesso hanno il tono della catechizzazione o di una maliziosa arringa da legal thriller.
Mi direte, vabbé anche tu ti sei buttato subito lì a scrivere di cosa ne pensavi. E io vi rispondo, sì, ma io uno scopo ce l'ho. Io scrivo di fumetti quando mi interessa evidenziare la loro componente attrattiva, quel che mi preme è lanciare un'esca perché chi capita qui sia stimolato a leggerli, perché più gente li legge, più i fumetti vivono, più ne producono e così io posso leggerne di più. È bieco opportunismo il mio!

Comunque, tutto questo scrivere è meravigliosamente inquietante. Certe posizioni sono inquietanti.
Davvero. Forse solo perché fatico a capirne lo scopo, il fine ultimo, l'esigenza primordiale che spinge a essere addirittura livorosi, crudeli, disfattisti. Spesso addirittura contro i propri interessi di lettore.
E vale anche il contrario comunque. Le idolatrazioni, gli incensamenti a priori.
Nulla di costruttivo o utile...

Pare che il solo fatto di avere un device collegato a un social network sia requisito sufficiente per la preveggenza.

Così mi sono chiesto, e se all'uscita del primo numero di Dylan Dog ci fosse stato Facebook?
Il Dylan Dog quello tipo il più grande fenomeno editoriale degli ultimi trent'anni...
Pareva 'na roba divertente.
Antropologicamente, dico.



* i refusi sono ovviamente tutti accuratamente inseriti per esigenze di realismo

17.10.13

Orfani ovvero Bildungsroman und Drang


Qualche settimana fa ho scritto una mail a Roberto Recchioni.
Non è una cosa da me, ma era notte e autunno e avevo appena elaborato un pensiero abbastanza complesso, ramificato. Un pensiero che era all'improvviso sfociato in una sensazione.
Cioè, in quell'istante, nell'elucubrazione di tale ragionamento e a seguito di cose viste-fatte-lette, mi ero accorto di nutrire una insospettabile stima per il suddetto. E gliel'ho scritto.
Nonostante l'asocialità, il distacco e quel senso di stupidità adolescenziale che ancora un po' mi sento addosso.

Con Roberto ho avuto modo di incrociarmi in diverse occasioni. Qualche parola buttata lì, le solite cose.
In realtà la percezione è quella di una spietata incomunicabilità, come se due universi paralleli si sfiorassero senza riuscire a individuare il wormhole di Lorentz in grado di fare da ponte tra le loro differenti esperienze.
Ed è ovviamente un mio limite.
E posso anche ammettere che me ne dispiace, che mi avvincerebbe essere in grado di isolare il minimo comun denominatore, un contesto in cui instaurare un dialogo vero, uno scambio, un confronto, una dissomiglianza, se fosse.

Penso ciò perché credo sia una persona interessante. Non uno sceneggiatore interessante. Una persona.
Che quel manipolo di eroi con cui riesco a parlare mica vengono da me perché sono un programmatore interessante.

Lo so, il titolo lì sopra dice Orfani e io mica ci sono ancora arrivato.
O meglio, forse un po' sì.
(comunque se volete leggere di cosa parla e com'è (o come non è o come dovrebbe essere o come avrebbe potuto essere o come sarebbe stato meglio se fosse stato o come potrebbe diventare o come purtroppo sarà o come sicuro che succede così) Orfani basta che vi facciate un giro per l'internet.
Scoprirete che è uguale ma identico a tanta di quella roba che è tipo il buco nero super massivo posto al centro della galassia dell'intrattenimento.
Imparerete che le armature sono copiate da un videogioco che però le ha mutuate da un film che si era ispirato alla copertina di un libro che era stata ricalcata da una miniatura che si è scoperto che era invece una macchia di sugo.
E poi vi sorprenderete nell'apprendere che quel ragazzino di sicuro è vivo e che è tutta una simulazione e che sono tutti morti prima e che in realtà sono sulla Terra e che gli orfani non sono orfani ma si scopre che gli alieni sono i loro genitori e che l'orso è quello di Lost e che non è un vaccino ma un potente allucinogeno e che la tuta del colonnello è quella di Sue Sylvester.
Ah, saprete anche che ne hanno stampato un milione di copie, che il bambino della copertina in realtà è un nano, che il titolo è sgrammaticato e che i fumetti li fanno col computer.)

Dunque, io stavo dicendo che un po' c'ero arrivato a parlare di Orfani, ma solo perché l'impressione è che sia un enorme compendio a colori di quella che è la persona Roberto Recchioni.
Ma tipo una selezione di passioni, esperienze, letture, conoscenze, giochi, chiacchiere, notti, film, speranze, serie tv, cadute, scommesse, ossessioni.
Che poi, mica serve conoscere l'autore o il suo mondo per conoscere un'opera.
Eppure, se quello è il suo mondo ed è così distante dal mio, allora quel ponte di comunicabilità che mi permetterebbe di rapportarmi con Roberto dovrebbe essere la stessa via che mi conduce, se non ad apprezzare, quantomeno a comprendere il suo lavoro.

Sarà che l'ultimo videogioco a cui ho giocato aveva una gettoniera 100 + 100, sarà che la fantascienza per me è Clifford D. Simak, mica Heinlein, sarà che a lavorare in banca ho sentito così tante frasi a effetto che non mi fanno più effetto, insomma, mi sono accorto di partire forse avvantaggiato nel leggere questo Orfani. Ma proprio perché non ho nessun riferimento, perché le cose che vedo sono ciò che sono e non la trasposizione vera o ipotetica di un qualcos'altro.
Ecco, da questo mio punto di osservazione "privilegiato" (o svantaggiato, chi lo sa) posso dire che questo primo numero mi ha appassionato. Più della prima puntata di Breaking Bad, e che il cielo mi fulmini per questo, più del primo Dylan Dog che proprio non si può leggere a mio avviso (che per dire, sono 25 anni che leggo Dylan Dog e a me l'horror fa da cagarissimo. Eppure nel mio modo di leggere i fumetti, attraverso la mia personale chiave di lettura, funziona. Altre cose no, ma quello sì, per dire).
Ma mi ha appassionato non tanto perché si legge bene, rapido rapido, e nemmeno per gli ottimi disegni di Emiliano Mammucari, e i colori (che a me i colori), e i fucili, le astronavi, gli alieni col teletrasporto, e la guerra, la fine del mondo, e i ragazzini e gli esperimenti.
No, io la vera potenzialità l'ho trovata nei rapporti umani, nelle intercorrelazioni, i drammi, i moti d'animo. Non so, sia nel piano temporale dei giovani orfani sia in quello dei guerrieri superuomini ho scorto, o forse ho solo voluto vedere, una moltitudine di fili pronti a intrecciarsi, spezzarzi, soffocarsi a vicenda, oppure solo collegare, legare, rendere indissolubili.
Boh, magari è solo il mio come avrebbe dovuto essere Orfani.

Fosse una serie di quelle che ti guardi in streaming sul pc, preferirei avere già tutte le dodici puntate lì pronte in modo da potermele sparare una in fila all'altra. Sì, la sensazione che mi ha dato è proprio questa, di voler sapere dove va a finire, anche solo per capire se mi piacerà o no.

Che poi, è un po' il senso del feuilleton. E questo lo è, no?
Che io me la immagino la gente a ogni capitolo dei Tre Moschettieri a chiedersi come sarebbe andata avanti, e Milady è buona no è cattiva no è bona, e quello muore, no ritorna ed è tutto un trucco di Richelieu e D'Artagnan è un eroe del cazzo (vedrai nella terza stagione!)
E se in parecchi si stanno chiedendo cose analoghe su Orfani, beh, probabilmente significa che ci sono buone probabilità che funzioni.

Comunque, sono andato strafuori tema, non ho parlato del fumetto, che è un albo introduttivo, che ha solo seminato dubbi, inquadrato approssimativamente la situazione, presentato i personaggi, spiegato poco e mica tutto, anzi, quasi niente.

E allora si aspetta. Per capire se quel meh è una falla della sceneggiatura o solo un deficit di pazienza, per scoprire se è sospensione d'incredulità o abuso di posizione dominante, per dire io l'avevo scritto tre numeri fa, o magari solo per leggere, che pare niente, ma bisognerebbe far bene anche quello.

Oh, anche se non sembra, sono preparato. Se ci sono domande rimango a disposizione...
(cazzo, non ho nemmeno parlato di Caravan...)