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19.2.14

L'amore è cecchino - Orfani 5


Nonostante di Orfani si conosca già il finale, è una lettura che mese dopo mese fa ancora piacere proseguire (come le puntate di Colombo in cui conosci già l'assassino ma ti diverti a vedere come verrà smascherato...)
[Vabbé, ora posso dirlo: quella del finale era uno scherzo. In realtà  <SPOILER> ORFANI è una sigla che sta per "Oh, Rimane Finale Aperto... Nerd Inculatevi!"<\SPOILER>. Minchia se si diverte a trollare 'sto Recchioni!]

Ritornando seri (per quanto possibile) qualche giorno fa è uscito in edicola il quinto episodio della serie: L'uomo con il fucile.

PLAAAAAAGIO!!!!1!!1
Seri.

La mini di 12 episodi si avvicina quindi al giro di boa. I personaggi principali introdotti, le identità degli orfani svelate, ogni dubbio sulle tante incongruenze iniziali ormai confermato. Sì, le cose sono andate forse un po' a rilento ma, tanto per rimanere in ambito velistico, l'impressione data a oggi è che finora si sia proseguito di bolina, lentamente risalendo il  vento per tracciare la traiettoria migliore, seguendo quei segnali che solo se sei sulla barca puoi percepire in anticipo, lasciandoli agli spettatori soltanto dopo il diradarsi di qualche onda schiumosa. E la senzazione che si ha, che forse è solo una speranza ma pare proprio una sensazione, è che arrivati alla virata di metà percorso si cambierà velocità, si spalancherà lo spinnaker per stravolgere la marcia fino a qui intrapresa. Anzi, a dire il vero, arrivati a questo punto, con tutti gli indizi, le allusioni, i dubbi disseminati, potrebbe proprio capitare che si vada a scoprire che la barca non sia nemmeno una barca. Che voli, che si immerga, che si smembri ricomponendosi in qualcos'altro, di nuovo e inaspettato.

Quel che forse è emblematico è che dopo la lettura di ogni numero, quantomeno qui a casa mia, ci si sia sempre detti: beh, mi è piaciuto più del precedente.
Ecco, direi che in questa progressività sta il punto di equilibrio della serie, lo spartiacque lungo il cui declivio si è probabilmente connotato, sfoltito, serrato il cosiddetto zoccolo duro dei lettori.
Che non so nemmeno quanti effettivamente siano, spero che si sia riusciti a catturare quel tanto agognato target dei non lettori. Non so.
Perché c'è chi vorrebbe tutto subito, chi è abituato ad altri ritmi, a un altro tipo di serialità, altri personaggi forse, magari in cui immedesimarsi.

È che mentre leggi non ci presti più di tanta attenzione, non subito almeno. Il deficit di empatia ti arriva un po' dopo, mentre ripensi alle pagine che hai appena sfogliato. Cioè, è una sensazione di distacco che ti accompagna durante la lettura ma a cui non riesci subito a dare un'origine. Poi capisci: sono tutti degli psicopatici!
Ragazzini che ammazzano a sangue freddo per vendetta o solo perché è quel che devono fare, soldati addestrati ad annientare senza chiedersi, senza dubitare dell'obbiettivo, giovani la cui esistenza è permeata dalla violenza più efferata, in cui una poco più che bambina sta per essere violentata da un quasi coetaneo, in cui una ragazzina che sta per essere violentata si trasforma in un istante da vittima a carnefice, una crudele, spietata, atroce carnefice, militari spietati, psicologhe psicolabili che coinvolgono gruppi di bambini in non si sa che esperimenti. C'è il male, il male vero in tutti.
E poi ci si chiede perché non si riesce a immedesimarsi.

Fortuna che da 'sto numero c'è Raul.
Che è un discreto figo, e quindi riesco a identificarmi meglio.


Che proprio da lui sembra partire la presa di coscienza, una sorta di risveglio dal torpore militare che prepara quell'apertura di spinnaker presagita prima.
Ecco, succedono un sacco di cose, niente è come sembra, ci sono nuovi cattivi (anche se ormai capire chi sono i buoni sta diventando problematico), ci si ama, ci si odia, c'è chi sparisce e chi ritorna, si cresce, ci si ribella. E tutto a colori.

Niente, aspettiamo il prossimo.