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23.7.14

Facecook, l'angolo cottura del mercoledì - reprise


Il termine papero sta a indicare una giovane oca non ancora in età riproduttiva. Le oche sono quelle con il collo lungo.
Il vero nome di Paperino è Donald Duck, quindi è un'anatra. Nelle prime rappresentazioni però aveva il collo lungo, come un'oca.


Quindi boh, in Italia son tutti paperi quindi oche ma originariamente sono anatre anche se all'inizio avevano il collo lungo, però c'è anche Ocopoli dove teoricamente ci sono le oche vere e le anatre vivono a Paperopoli anche se non sono papere.

Insomma, la questione è complessa. Diventa però meno complessa nel caso in cui avessimo in casa un'arancia (non è stagione lo so, non qui, ma da qualche parte sì e un'arancia la troviamo di sicuro...)



Prendiamo dunque un petto d'anatra. Dove vanno le anatre di Central Park quando d'inverno il lago gela? Beh, ora lo scopriamo.

Bisogna incidere la pelle con un coltello, tre o quattro tagli perpendicolari, e poi si mette in padella a rosolare con una noce di burro. (noce, non noce di cocco eh, mi raccomando)
Nel mentre scaldiamo in un pentolino un dito di liquore all'arancia (Grand Marnier, Cointreau, quelle robe lì). Un dito vuol dire un po', non è che prendete un pentolino da un metro e mezzo di diametro, di quelli per fare la polenta, e ci rovesciate tre bottiglie di liquore.

Aggiungiamo il liquore al petto d'anatra e fiammeggiamo.
(fiammeggiare significa che si inclina un po' la padella verso la fiamma del fornello, in modo che i vapori dell'alcool prendano fuoco. Non fatelo se:
- la cappa sopra il vostro fornello è troppo bassa
- vivete in una polveriera
- siete accidentalmente cosparsi di benzina
- vi chiamate Giordano Bruno)

non esagerate col liquore...


Quando le fiamme saranno esaurite, pepate con disinvoltura, coprite la padella e lasciatela andare a fiamma media.

È giunto ora il momento dell'arancia, altrimenti il fatto di avere intitolato il piatto "anatra all'arancia" davvero non si sarebbe spiegato. In realtà avremmo potuto fare l'anatra alla rancia, che magari non sarebbe venuta nemmeno male

Oppure l'anatra al Larancia, piatto inventato nel 1963 dall'avvocato friulano Domenico Larancia. (Anche se recuperare in questa stagione dei testicoli di opossum avrebbe potuto rivelarsi davvero proibitivo).

Domenico Larancia oggi.


Dunque, prendete un'arancia e sbucciatela. Prendete la zesta e fatene delle fettine (la zesta è la scorza, è un nome che si usa in cucina per sentirsi fighi, ma sempre buccia rimane) e mettetele in un pentolino con un po' d'acqua, zucchero, un cucchiaio di aceto e un tot di succo d'arancia.
Nel mentre avrete tolto il petto d'anatra dalla padella e messo a riposare nel forno caldo spento.

Rosolate le fettine d'arancia nella padella col fondo di cottura dell'anatra, fate asciugare la salsina di zesta, magari addensandola con un po' di farina.

Ecco, prendete il pentolino di là, la padella di qua, il coso in forno là dietro e mettete tutto insieme.
Avete fatto l'anatra all'arancia. (se avete messo troppo aceto avete fatto l'anatra alla rancida, ma questa è un'altra storia).

Applausi.

Il parere degli ospiti

E così questo è un opossum... 

Meehehe!

L'Italia s'è zesta...

25.10.13

Facecook l'angolo cottura del mercoledì (scorso) 29


Essendoci ufficialmente stato un mercoledì questa settimana la rubrica vale.
Lo dico perché l'ultima volta qualcuno si è lamentato che l'appuntamento fisso del mercoledì non è poi così fisso, e non è nemmeno poi così mercoledì. Tale disarmonia pare aver creato in diverse persone gravi scompensi legati all'impredicibilità dei cicli di somministrazione di ricette (pare sia una malattia, l'ho scoperto oggi anch'io).
Quindi, per evitare qualsiasi fraintendimento vi comunico che "del mercoledì" è soltanto una locuzione di facciata, un po' come l'amaro del capo che mica è davvero del capo o Sant'Antonio da Padova che veniva da Lisbona.

Dunque,stasera facciamo queste


che sono delle braciole di maiale con peperoni agrodolci e un filtro di instagram.


E questo

che vabbé è un occho di bue, ma mi era avanzato un pezzo di peperone.

Ora vi starete chiedendo: ma com'è possibile che abbia già pubblicato le foto che deve ancora mettersi a cucinare. Beh, vi svelerò un segreto: ho una macchina del tempo!
L'ho fatta io da solo, con i pezzi dei cellulari che ho comprato in questi anni. La uso solo per andare avanti nel tempo e fotografare come vengono i piatti che devo ancora fare. Così se vengono male li cambio. E se vengono bene inizio a buttare in padella robe a caso che tanto so già che verranno bene.
È comoda. Però consuma un casino di batteria. Col wifi acceso ci faccio mezza giornata.

Allora, si prendono un paio di peperoni (uno giallo e uno rosso, oppure due gialli, o due rossi, o uno rosso e uno giallo) e li si tagliano a listarelle non troppo sottili. Un anello alto un centimetro lo teniamo intatto per l'occhio di bue.
Nel mentre affettiamo anche uno scalogno (no, non porta scalogna. Anzi, per lo scalogno la scalogna è una fortuna che magari stasera si scopa. )

Mettiamo tutto a soffriggere in padella con un generoso olio d'oliva e i soliti sale e pepe.
Quando la cipolla inizia a imbiondire spolveriamo con un abbondante cucchiaio di zucchero in modo che inizino a caramellarsi.
(facciamo, mettiamo, sfumiamo... non so come mai, ma le ricette sono sempre in prima persona plurale come il Mago Otelma. Non sappiamo perché!)

Sfumiamo!


Dopo 3-4 minuti di caramellatura iniziamo a sfumare con dell'aceto balsamico.
Ecco, cerchiamo di non esagerare con l'aceto, che deve in pratica asciugarsi tutto e quindi se ne mettete troppo diciamo che la parte agrodolce sarà inevitabilmente spostata verso l'agro (è un modo gentile per dire che faranno schifo). Facciamo che ne mettete un quarto di bicchiere e poi al limite andate ad aggiungere in base al gusto che desiderate.

Mentre l'aceto sfuma, tritate in modo grossolano alcune foglie di basilico e aggiungetele ai peperoni. Lasciate lì fino a cottura dei peperoni, e questa e fatta.

Ora, svuotate la padella e rimettetela sul fuoco (potreste anche usarne un'altra, ma poi chi è che lava?).
Aggiungete un filo d'olio e appena inizia a fare fumo adagiate le braciole di maiale che avrete precedentemente pepato e salato.
A insaporire aggiungete uno spicchio d'aglio in camicia e del timo se ce l'avete. Io ce l'avevo.
Dopo averle girate un paio di volte, deponete sopra a ognuna una noce di burro e fatela sciogliere continuando a girare le braciole fino a cottura.

Servitele coi perperoni, se no li abbiamo fatti per il cazzo.

Commensali:

A cazzo! Ora che mi son spapato dico quel che mi pare.

Meehehe!


Sfumiamo!
Scalogna, forse una ceretta ci stava...


31.8.13

Facecook l'angolo cottura del mercoledì 28


[ATTENZIONE: questo post non esiste. Cioè, esiste ma non dovrebbe essere così, sì insomma, c'era l'inizio che però non è questo, e c'era della roba in tavola che però è andata mangiata. Quindi, nessuna prova, soltanto ipotesi avvallate dalla presunta esistenza di un post che in realtà non c'è, e fino a prova contraria non è mai esistito. E il club Bildeberg. Che non ne sono sicuro ma con quelli lì non si sa mai...]

Il punto è che a fare zapping uno si demoralizza. Cioè, esiste statisticamente 1 su 0,5 probabilità di finire su un programma di cucina. Ma non quelle robe da se famo du spaghi presentate dai preti (giuro, c'è una trasmissione che si intitola 'Quel che passa in convento' con don Domenico), no, tutte trasmissioni in cui per mettere due fusilli su un piatto devi aver fatto quantomeno l'artistico. Quantomeno. Perché per impiattare come si deve, armonizzando forma e colore del piatto con la struttura cromosolida del cibo e fondere in un legame osmotico contenuto e contenitore, sarebbero preferibili almeno un paio d'anni di qualche facoltà di scienze e tecnologie delle arti figurative. Almeno un paio.

Ecco, a me che sono ragioniere (programmatore eh) 'sta cosa dell'impiattamento non è che venga proprio come in tv, insomma io conosco dare e avere. Uno è a sinistra, l'altro a destra. Stop. Non esiste una disposizione alternativa.

Comunque, dato che questo è l'ennesimo ultimo post di facecook, portate pazienza e godetevi un gradito ritorno. Il tacchino.

Ma perché ogni volta deve metterci la foto dell'attacchino? Non fa più ridere...
 Allora, come si chiama questo piatto? Beh, esistono due modi di chiamare una pietanza:

- o ci si avventura in psicadeliche metafore futuriste battezzandola per esempio 'Tacchino in fuga dal giorno del ringraziamento nascondendosi nel mulino e rintanandosi tra i sacchi di mais'
- oppure si opta per una descrizione estremamente didascalica che racchiuda in sé tutti i passi essenziali della ricetta. In questo caso sarebbe 'Strisce grossolane di due peperoni e rondelle di due carote rosolate in padella con uno scalogno sale e pepe q.b. e dopo cinque minuti con l'aggiunta di tocchetti di tacchino infarinati in una impanatura di mais e successivamente schiacciati in una tazza di cornflakes ma dopo un paio di minuti ricoperti da circa mezzo litro di vino bianco (tipo il Ronco che va benissimo) e portati a cottura delle verdure fino ad assorbimento completo del liquido ed eventualmente sfumando con un ulteriore bicchiere di vino o di acqua se non ce la si sente e aggiustato di sale e pepe preferibilmente dolce tipo il seichan'

Detto tutto d'un fiato.


Ecco, scegliendo la titolazione numero due otterremo il confortante effetto di avere già illustrato la modalità di preparazione. Per fortuna va', che non sarei stato proprio capace di scriverla 'sta ricetta.

Come dolce, che ieri c'era da festeggiare, torta di yogurt ma non quella della cameo che son capaci quasi tutti.
Prendete 220 grammi di Gran Cereale Croccante, questi
220 grammi è facilissimo: aprite un pacco nuovo e mangiatevene due.
Ma perché proprio questi?
Perché li puoi frantumare solamente schiacciandoli nel pugno, anche uno in un pugno e uno in un altro, che ti pare di essere Hulk e se siete soli potete anche fare i versi con la bocca o grugnire 'Hulk spacca!', per l'autostima fa benissimo e con un euro e trenta ve la cavate.

Biscotti di merda!!!

Ora, sciogliete 80 grammi di burro in una terrina. Mettetelo pure in microonde, cioè pensate davvero che il burro sciolto a bagnomaria sia davvero così mirabilmente migliore?
Amalgamate burro e biscotti frantumati con un cucchiaio fino a ottenere un impasto omogeneo che stenderete sul fondo di uno stampo in silicone (se proprio volete foderatelo prima con della carta forno) premendolo per bene, e subito dopo in frigo per una mezz'oretta.

Nel mentre prendete tre fogli di colla di pesce e metteteli in ammollo in acqua fredda per 10 minuti.
Allora, che la colla di pesce non sia fatta col pesce non è novità dell'ultima ora (quindi è falsa la leggenda che dice che gli squali per attaccare usino la colla di pesce), vi sconsiglio comunque di andarvi a leggere la lista degli ingredienti e le modalità con cui la preparano perché potreste avere delle remore a metterla in una torta.
(le atlete del nuoto sincronizzato la usano per tenere fermi i capelli, giuro).
Comunque il vero mistero della colla di pesce sta nel Nota Bene


Kiwi e ananas freschi non possono essere usati. Perché? Cosa succede? Qualcuno c'ha provato?
È vero che nel 1963 un venditore ambulante di Chicago utilizzava la gelatina per confezionare dei dolcetti con l'ananas fresco e quel commerciante ora è diventato un ninja?

Togliete dal frigo 350 ml di yogurt greco zero grassi, non dev'essere troppo freddo.
Mettetene 2-3 cucchiai in un pentolino e fatelo scaldare. Aggiungete la colla di pesce ben strizzata e fatela sciogliere. Spegnete tutto e incorporate allo yogurt restante lavorandolo in una terrina aggiungendo un paio di cucchiai di zucchero.
Volendo potete aromatizzare con del limone, delle bacche di vaniglia, della frutta fresca (no ananas, no kiwi), oppure altre sostanze anche illegali. Va a gusto.

Rovesciate il tutto sul fondo precedentemente preparato, distribuitelo per bene e tenetelo in frigo per almeno tre ore. Se volete fare i fighi metteteci pure un topping di frutta o creme, ma volete mettere col mangiarla così al naturale in modo che possa sembrare addirittura una cosa sana?

Presentazione sulla mano e fangulo a Masterchef!

Stasera niente ospiti, che è sabato sera e nessuno è voluto venire.




Ma veramente io avevo telefonato che venivo...

13.2.13

Facecook l'angolo cottura del mercoledì 27



In diverse mail mi hanno fatto notare che nei miei post non mi rivolgo mai alle istruttrici di balli latini americani abruzzesi (Abruzzesi le istruttrici, non i balli latino americani). E in effetti, andando a riscorrere la cronologia del blog ho potuto notare anch'io questa curiosa mancanza.

Sia ben chiaro, si tratta soltanto di una banale coincidenza, vi posso assicurare che non c'è mai stata in questa omissione una qualsivoglia premeditazione o intenzionalità, né tantomeno sussiste un mio personale livore nei confronti dei balli latini e men che meno verso le istruttrici abruzzesi di tale specialità.
Istruttrici abruzzesi di Casalbordino, di nome Giulia.

Troia.

Ecco perché, viste anche le numerose mail, mi sembra doveroso dedicare a tutte loro questo mercoledì.
Quasi tutte, insomma.

So per certo (perché me lo hanno detto) che spesso, se balli il merengue in special modo, ti capita di avere dei filetti di platessa che girano per il freezer che li avevi comprati una volta che erano in offerta ma poi chi cazzo c'ha mai voglia di filetti di platessa?

Io!
 (È vero, i pappagalli ne sono ghiottissimi. Capitan Findus invece, come si vede dalla foto, c'ha una paresi e può solo bere con la cannuccia. Vodka.)

Tritate finemente delle foglie di basilico, del rosmarino e della menta. Del e della sono misure indicative che più o meno significano giusto un po', insomma dovete cucinare del pesce mica fare il presepio.
Però tritatene abbastanza che danno sapore. Ma non troppe.
E lavatele prima.

Al trito di erbette aggiungete delle foglioline di prezzemolo strappate. Non tritatele, mi raccomando.
Ora vi chiederete, perché in ogni ricetta tutti ci tengono a puntualizzare che il prezzemolo va strappato e non tritato?
In realtà l'internet non dà una risposta certa. A me è stato detto che se lo triti ti si forma una patina sulle dita che ti si cancellano le impronte digitali e quindi non sei più riconoscibile, e la usavano i serial killer e i terroristi che non  volevano usare i guanti perché scomodi. E c'è una legge che lo vieta ma nessuno cita quale, e comunque se ti beccano ti danno tipo 3 anni di carcere mentre se rubi e t'inculi il paese ti fanno politico ma questa è l'Italia e quando c'era Mussolini avrà pure fatto anche cose di merda tipo l'EUR e i Patti Lateranensi ma a quel tempo il prezzemolo ognuno se lo gestiva a modo suo.

Comunque, fate sciogliere una noce di burro in una padella e appena inizia a sfigolare, che non frigga mi raccomando, adagiate i filetti di platessa au naturel (se ci mettete la farina sono alla mugnaia e mi pare che si sia già detto abbastanza riguardo a tale questione) e ricopriteli con le erbette.
Cinque minuti per lato.

(Quanti lati ha una platessa?

)

Allo scoccare del decimo minuto abbassate la fiamma e lasciate caramellare i vostri filetti aggiungendo un bel cucchiaio di miele millefiori.
(Vogliamo svelare finalmente la truffa del miele millefiori? Come fanno a dire che sono mille? Che li contano? Che dicono alle api oggi tutte al fiore 1, domani si fa il 754? Non è possibile che siano esattamete mille! È pubblicità ingannevole. Lo fanno con le scie chimiche, è assodato. Me l'ha messo in facebook uno del M5S).

Spegnete il fuoco (no, non quello divampato in cucina, intendevo il fornello). Si è spento?
Bene, aggiustate di sale e pepe a piacere.

In realtà lo spettacolo di questa sera prevedeva in cartellone anche Peperoni e Melanzane ripieni di Spinaci e Patate (e forse ricotta), focaccia Locatelli quella che non servono le mani. Ma io non ho abbastanza voglia di scriverne e voi di leggerne e viceversa.

Quindi, a malincuore, lascio la parola ai nostri ospiti, e la lascio con mestizia e una profonda tristezza nel cuore, sapete bene infatti che il nostro capo giuria Joseph Ratzinger Papa in arte Benedetto XVI si è dimesso da tutte le sue cariche e quindi non presenzierà più ai nostri convivi.

Ciao Ratzinger Z!



Ma asciughiamoci.
Anche le lacrime.

Sono il nuovo supercapo della Giuria. Mi spiace per mio pretecessore! (Ah ah ah, prete-cessore! Non sono riuscito a portare la salvezza, porterò la simpatia!)





Meehehe!




Vabbé, le leggi razziali non le ho scritte così, è stato il T9. E comunque, di fronte all'eleganza e al buon gusto qualcosina potreste anche perdonarmela.


Io!

12.12.12

Facecook l'angolo cottura del mercoledì (Doomsday Edition)


Udite, udite!
È arrivata in questo momento la notizia (fonti ufficiali sia ben chiaro)  che questo sarà l'ultimo facecook dell'anno!

Voi direte: GAC (Grazie al cazzo), il 21 finisce il mondo!

Già, e se non finisse? Cazzo, se non finisce sono rovinato...***, fa che finisca! (dato che questo è un blog multiculturale e interreligioso, potete sostituire *** con la figura mitologica che più vi aggrada, quella in cui credete, quella che di solito pregate (vale anche Flash Gordon sì, anche Mac Gyver. No, lui no! Per la cronaca, la frase realmente pronunciata è stata "Omino di pancetta affumicata, fa che finisca!" [Beh, l'omino di pancetta affumicata, non serve nemmeno dirlo, è il personaggio della famosa favola, quella dei sassi che scavallavano interi e poi si scaldava e l'asino non poteva passare e quindi l'omino di pancetta affumicata col suo potere di... vabbé, vi annoio, la sapete tutti!]).

Ah, attenzione a quello che scrivete. Basta una leggera distrazione per evocare Satana.
(ma che corazon espinado, Satana, Satana, non Santana! No, quello è Satriani...)


Comunque, l'ultimo facecook parlerà inevitabilmente di zucca!
Perché?

Perché statisticamente alle "persone" (messo tra coniglietti) che frequentano questo blog la zucca fa schifo.
Motivo addirittura nobile.

Stavolta sarò buono però, vi dico in anticipo i piatti che faremo: Ratatouille di zucca e patate cotte nel miele e servite su un letto di polenta al gorgonzola e, se non vi fosse bastato, curry di zucca e ceci.
Dopo magari, se ho voglia, facciamo anche una torta. Ma tanto non ho voglia.

Innanzitutto prendete  kg 1,4 di zucca. Valgono tutte le combinazioni possibili, ma se vi presentate con 1400 zucche da un grammo la faccenda potrebbe diventare complicata!

Prendete 800 gr di zucca, lavate bene la buccia e magari passatela con una paglietta.

No, non il cappello. Occristo, ma non si può anticipare? ***, fa che i Maya si siano sbagliati (avevo scritto spagliati), fa che sia adesso!

Già che ci siete lavate anche le patate (4 bastano), così risparmiamo acqua.

Tagliate tutto grossolanamente (tanto solo grossolanamente sapete fare) non troppo fini ma nemmeno dei traforati
Per i digiuni di edilizia agevolo immagine di mattone traforato da costruzione (che almeno imparate qualcosa!)(sì, ce l'ho con voi oggi. Oggi!)

Ad avere sottomano un calibro vi direi tra i 6 e i 12 millimetri.

Mettete tutto in una teglia ricoperta con la carta da forno (ricoperta per dentro eh, non facciamo un pacco regalo) e aggiungete un paio di scalogni tagliati come capita (se avete solo cipolle normali va bene, non vi farò sentire dei pezzenti!) e magari uno spicchio d'aglio.

Ora emulsionate un cucchiaio di miele (direi acacia se c'è) con 4 cucchiai di olio EVO (no, non è la marca, significa extravergine d'oliva) (extravergine. Non lo sapete cosa significa, vero?) e il succo di mezzo limone.

Ricoprite le verdure con la salsina, mischiate, speziate come più vi fa sentire importanti, un rametto di rosmarino, due foglie di salvia e via, in forno a 220°C per 50 minuti.

Nel mentre preparate una polenta abbastanza morbida (niente filo quindi. Quand'ero bambino mio nonno mi raccontava che il filo per tagliare la polenta l'aveva inventato Archimede. Sto parlando con gente che non sa cosa sia il filo per tagliare la polenta, vero?).
Arrivata a fine cottura mantecatela con una noce di burro e fateci sciogliere dentro una cospicua dose di gorgonzola dolce. E pepe. Tanto pepe se vi va.

Fatto, servite le verdure sopra la polenta o viceversa.

Ora, rimangono 600 gr di zucca. Che farne?
Dategli una scottata al vapore in modo da togliere facilmente la buccia, poi tagliate a dadini e fate soffriggere con un po' di carote e cipolla.
Dopo un po' aggiungete un barattolo di ceci  dei ceci che avrete tolto da un barattolo e fate sfumare con (in ordine di preferenza: brodo di verdure, acqua, spuma da 100, parampampoli).
Aggiungete uno o due cucchiaini di curry (ma anche di più, ma anche di meno. Dipende dal curry)

Nel mentre fate cuocere il riso basmati e preparatelo su un piatto.
La zucca di suo sarebbe pronta così, ma se siete amanti della salsina potete aggiungere un po' di yogurt greco. S'agapo!

Vabbé, sono stato stronzo per tutto questo tempo, però ora voglio farvi un regalo: dato che (stranamente) non ho più completato il resoconto delle ferie in Grecia, vi regalo la hit di cui proprio non si poteva fare a meno quest'estate. Potete anche cercare di guardare il video, ma tanto non si capisce la storia ché i greci sono tutti uguali come i fratelli Dalton.




Nel tempo in cui va la canzone prendete due mele e sbucciatele, tagliatele a tocchetti e mettetele a marinare nel succo di un limone.
Lavorate 250 gr di ricotta con quattro cucchiai di zucchero e due tuorli d'uovo.
(non avete buttato l'albume vero?)
Ora amalgamate il tutto con le mele e aggiungete uva passa e pinoli. Magari un pizzico di cannella. Evitate di mettere il Tandoori Masala ma è solo un consiglio. Va a gusti.

Stendete una sfoglia di quelle già pronte e richiudetela con dentro il ripieno che avete appena preparato con le vostre manine esperte di vita e autoerotismo. Spennellate la pasta con l'albume (io non ce l'ho il pennello, butto sopra col cucchiaio e come viene viene) e infornate per 40 minuti a 180°C.

Credo di avervi detto fin troppo. ***, pensaci tu!

Chi ci sarà stasera?

Ora che sono su twitter ho solo 140 caratteri per dirvi se mi è piaciuta la cena (o come la chiamiamo qui, tranzuccanstiazione. 140 caratteri: altro che bipolare!

Meehehe!
Curry! Curry! Curry! Curry!

Mi sono seduto sul filo per tagliare la polenta e ho inventato il perizoma. Eureka! Datemi un punto d'appoggio che sono stanco.

Lo so, sono solo il cosplayer dell'omino di pancetta affumicata ma ci tenevo a dire che la zucca con la polenta era al bacio. O come diciamo noi: al bacon!

13.11.12

Facecook l'angolo cottura del mercoledì 24


Ci sono certi post che devono essere per forza scomodi.
Mi spiace, ma non si può sempre cavalcare l'onda del populismo e del ti piace vincere facile.
Certe cose van dette, e van dette subito, e van dette bene.

Patti chiari il ciel l'aiuta. (la prima versione di questo simpatico divertissement era: patti chiari, pravo walter. Così, per dire di cosa vi privo a volte).

Comunque, è stagione, c'è la nebbia, i fiumi esondano, le foglie planano, le mamme imbiancano ed è spuntato l'albero di Natale all'Auchan. Insomma, tutti i segni sono prosperi perché le zucche sboccino nei campi come tante palline da geisha sparse sulla terra dal dio del porno. (Sì, sì, lo so. Questa avrebbe potuto benissimo scriverla Murakami. Avrebbe. Perché lo l'o l'ho scritta io, e quando subdolo il nipponico cercherà di tradurla in ideogrammi, ecco che mi presenterò con la fotocopia di questa pagina e diventerò ricco. Il piano è più o meno questo.)



Nooo, la zucca nooo, a me la zucca fa venire le bolle, è dolce, è filamentosa, è arancione, ho mangiato zucca una volta e aveva il gusto del Camay, e mi ha detto mio cugino che c'è uno del paese, ma non si ricordava chi, che non aveva mai mangiato zucca e l'ha mangiata una volta per sbaglio che gli avevano detto che era salmone ed è andato in coma per tre mesi, ma mica un coma normale no, che lui lavorava in un negozio di abbigliamento ed è andato in coma mentre stava allestendo una vetrina ed è rimasto bloccato lì che lo hanno scambiato per un manichino e a febbraio l'han vestito con i boa di struzzo. Si è svegliato che ha detto che non mangerà mai più zucca, e tu ci credi.

Da parte mia non lo capisco proprio quest'astio verso la zucca.
Insomma, non vi mangia mica!



...
...
...

Bene, ora che se ne sono andate riprendiamo.

Accaparratevi una zucca. (Per i puristi e per la precisione, una zuca baruca).
Con il giusto coltello apritela in quarti e svuotateli da semi e interiora varie. (Non mettete mai le dita sotto, mi raccomando che col sangue si rovina ed è un peccato).
Tagliate i quarti a metà ottenendo degli ottavi (in pratica il procedimento è l'inverso della Champions [cos'è la Champions? Non lo so, ma su Studio Aperto la nominano quindi è vera).

Ora lavate bene la buccia e riponete il tutto in una pentola con un paio di paia di centimetri d'acqua oviamente bollente e un cestello per la cottura al vapore (va bene anche la pentola scolapasta o l'alzatina del forno a microonde [evitate di incastrarci la padella per cucinare le castagne]).
Mettete il coperchio e lasciatela sul fuoco per venti minuti.

Avrete ottenuto dei meravigliosi ottavi di zucca perfettamente cotti al vapore.

Ospiti!




Troppo poco dite?
Vabbene, Joseph falso allarme: richiama pure il chierichetto.

Wunderbar! Stavo giusto passando al lato oscuro della forza...


Dunque, avete mai gratinato la zucca?
Beh, è una delle cose che proprio di più buone non ce n'è. (mmmh, sì insomma, a pensarci bene ce n'è, cioè mi viene in mente che, e poi 'spetta c'è anche, e vogliamo mettere la. Eh, la è proprio meglio della zucca... transeat!)

Prendete un quarto di zucca già cotta al vapore (1/4 = 1/8 + 1/8) e togliete la scorza.
Ora tagliate delle strisce da circa un centimetro di spessore e riponetele ordinatamente in una pirofila da forno (lo so, da forno era una precisazione smaccatamente pleonastica, pirofila significa amante del calore si sa, ma questo non è il post sulle parafilie).

Per gratinarla fate così: la stessa quantità di pan grattato e parmigiano grattuggiato ben amalgamati con dell'olio d'oliva. Quanta? La stessa.
Ne volete di più, ne mettete di più, ne volete di meno, ne mettete di meno. Ma la stessa.
Fate conto solo che dovrete ricoprire le fettine di zucca che infreddolite vi guardano coi loro occhioni itterici.

E ricoprire non significa mettiamo le sponde alla pirofila e usiamo la gru da sabbia del piccolo Tommasino per sotterrare le incolpevoli striscioline. Il giusto. Facciamo una spolverata, tipo che le ricopriamo al massimo per quattro millimetri.

(Sicuramente tutti avrete in cucina il decimetro da gratin)

Venti minuti di porno a 90°. Venti minuti di forno a 180° e poi mi dite.

Abbiamo altri tre quarti lo so, ma per gentile concessione del fatto che mi sono rotto il cazzo di scrivere, descriveremo solo come utilizzarne un altro. (Descriveremo. Descriverò, che mi tocca fare tutto amme mi tocca fare qui...)


Patate alla zucca o cheesecake di zucca?
Per deciderlo mandate un sms al 35040. Via al televoto!



Bene, dato che è arrivato un solo messaggio (che mi è costato 0,16 centesimi, per la cronaca) e dato che il testo in esso contenuto è 'perianale', la competizione si chiude qui: non mi merito più di scrivere nessuna ricetta.

(aggiungo in via del tutto confidenziale che la torta era veramente buona).

Saluti e baci, un rapido riscontro dei nostri commensali e poi tutti a nanna.
(Ma alla fine ieri sera al reality dei fantastici 5 chi è uscito?)

Ci sarà anche Zuckerman?

Meehehe!


Checazzo, mi sono estinto prima di assaggiarla!

Papa Giovanni...