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12.4.13

Belle e poche


Non lo so se un giorno dovrò spiegare a qualcuno com'era il mondo di un tempo, che so, di quando avevo dieci, quindici anni.
Forse no.


Ma chissà se ci riuscirei.

Cioè, come la spieghi l'attesa?

Ieri sera volevo ascoltare Le tre verità, tipo LA canzone di Battisti (ma apriamo una parentesi [ho esagerato lo so, non è certamente LA canzone, altre ce ne sono, magari meglio, magari più famose... ma affascinanti come questa no. Intrigante, sofisticatamente semplice, semplicemente sofisticata. Oh, magari sono io eh, ma 'ste sonorità post rock pre post rock a me dicono qualcosa... Che poi, hai un singolo del genere e me lo fai uscire quasi in contemporanea con la canzone del sole? Vuoi fargli del male...] chiusa parentesi).

Vado su Spotify (funziona anche con youtube), scrivo, clicco, ascolto.

Ecco, io adesso non so quanti anni abbiate voi ma quando avevo dieci anni io e mi veniva voglia di ascoltare Le tre verità, o c'avevo la cassettina che però sicuro che stava sulla Fiat 132 e mio papà era in giro oppure chiamavo (di nascosto) Radio Luna che trasmetteva più o meno da dietro casa mia e dicevo "ciao Radio Luna, (anche se sapevo che in realtà c'era Thriller a mettere su i dischi, ma mica lo sapevo come si chiamasse davvero, solo Thriller e mica si poteva dire) vorrei ascoltare le tre verità di Lucio Battisti".

E poi aspettavi.

Aspettavi che la macchina tornasse, il rumore dei copertoni sulla ghiaia davanti casa.
E aspettavi che la passassero in radio. Sapevi bene qual era il nome falso e il paese falso che avevi detto, e appena sentivi Fabio da Piacenza d'Adige o Luca da Este allora sapevi che era arrivato il tuo momento, avevi vinto.
L'attesa.

E magari eri lì fremente con le due dita su REC e PLAY, perché così si faceva, mica si rubava scaricandola la musica, no, si rubava con due dita. Come i ladri prestigiatori.

Si attendeva.
L'amico che tornasse, il film che passasse in tv, e Thriller che ti mettesse quella cazzo di canzone che c'avevi le dita formicolanti a forza di star ferme su quei due tasti.

E ho paura che non sarei in grado di spiegarla, quell'attesa.

Non ho nostalgia, no, non c'è stato un tempo da venerare nel tempio dei ricordi. Nessuna Belle Époque.
Solo alcune cose, belle e poche.

Forse tre. Tre verità.