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21.5.13

Uccelli di robot


Sollecitato da una parte delle frequentatrici femminili di questo blog (la parte più deleteria per la mia salute mentale, ci tengo a sottolineare) ho deciso di accogliere una serie di richieste che mi avevano presentato e di scrivere un post su quello che, secondo loro, è un argomento interessante e degno di nota.

Io, sinceramente, non riesco a trovarlo così affascinante. Ma tant'è.

Ecco dunque quel che sono riuscito a mettere insieme sull'argomento che mi hanno coercitivamente imposto:
Grossi Uccelli!

Che io dico, cosa ci potrà mai essere di avvincente in 'sti robi? Cioè, a parte le dimensioni cos'hanno? Manco volano... Comunque, mi è stato chiesto e oggi mi sento gentile. Tutto lì. Vediamo 'sti grossi uccelli


Il Moa.


















Presente quando vi dicono che a essere troppo buoni finisce che la si prende in culo?
Ecco, al moa 'sta cosa non l'aveva spiegata nessuno.
'sti uccelloni arrivavano quasi a quattro metri d'altezza e non avevano le ali (ma proprio niente niente, tant'è che erano buoni anche perché non riuscivano a commettere atti impuri...)
La femmina era molto più grande del maschio, pesava tre volte di più. Però era talmente buona che non se ne lamentava di continuo.
Fatto sta che appena sono arrivati i Maori in Nuova Zelanda si son visti 'ste gallinone aspettarli al check-in con appeso al collo il cartello 'Songhe ie' 'Mangiami', e canticchiando 'il moa non è un animale intelligenteeee...' se li son spazzolati via tutti.
Ah, ne era sopravvissuto uno. Eccezionalmente furbo. Si è dovuto ricorrere a mezzi eccezionali per abbatterlo.

Il dodo.


















Vabbé, del dodo è inutile parlare che tanto sapete già tutto.
Questo colombone delle isole Mauritius si è estinto nel XVII secolo ma continua tuttavia a essere presente nell'immaginario collettivo.
































Comunemente si è portati a pensare che i dodo ce li si sia mangiati tutti e per questo siano estinti. In realtà gli olandesi li chiamavano walgvogel, che secondo wikipedia significa "uccello disgustoso". In realtà il neerlandese è lingua sintetica ma molto espressiva. Basta fare un giro sul traduttore di Google per deliziarsi del significato originale della parola.

Comunque sono tutti concordi nel vedere nella sua scarsa mobilità e nel suo essere grasso da far schifo, gli elementi determinanti della scomparsa di questo pigro uccellone da 40 kg. (in luogo decisamente marginale quindi il fatto di averne completamente distrutto l'habitat, introdotto specie antagoniste quali cani, ratti, scimmie e aver utilizzato le uova per delle grosse grosse frittate. Si sono estinti perché non andavano in palestra, 'sti ciccioni di merda.)

Altri uccelli veramente enormi?

Il du.













Troppo grosso e non volava: estinto.

L'Aepyornis

















Troppo grosso e non volava: estinto.

L'ornimegalonyx.


















Troppo grosso e non volava: estinto.

E il kiwi.











Ok, il kiwi è un uccello piccolo. Però non è estinto.
Magari non vola però fa delle uova che sono grandi quanto il 25%  del suo corpo. E' tipo, in proporzione, l'uccello che fa le uova più grandi al mondo. Come se una gallina facesse un uovo sei volte più grosso. (sì, ha fatto male al culo anche a me pensarci).
Sappiate che negli ultimi giorni prima della deposizione la kiwa deve stare a digiuno perché internamente non c'è più spazio per lo stomaco. In pratica il kiwi è la custodia del proprio uovo.
Insomma, è piccolo però in proporzione è meglio di uno grande. E non è estinto.

Vabbé, detta così sembra quasi una pubblicità progresso. Donne, meglio l'uccello piccolo che rende di più... (che poi, lo dico contro il mio interesse eh. Si sa che i blogger, insomma,

Ok, spero che adesso non saltino fuori le solite deluse.

La prossima volta, se la fortuna ci assiste, si parlerà di kakapo che è tipo uno dei pappagalli più fighi del mondo.

Fine.

22.7.11

Fermate il mondo, voglio scrivere!


L'avevo detto qui.

Il corso di fumetto continua e per farlo continuare  occorre pensare a una rivisitazione della fiaba di "Jack e la pianta di fagioli".

La domanda diventa quindi: cosa succederebbe se un albero dalle origini sconosciute iniziasse a crescere a dismisura allargandosi sulla superficie terrestre e innalzandosi fino a oltrepassare l'atmosfera? E cosa succederebbe se non ci fosse modo di abbatterlo e il suo peso, abbinato all'effetto leva, arrivasse a compensare la spinta della rotazione, prima rallentando e poi bloccando definitivamente il movimento del nostro pianeta intorno al suo asse?

Per ottenere una risposta a queste domande ho dovuto interrogare i massimi esperti mondiali in materia, esaminare gli studi e le proiezioni fatte dalle migliori università, programmare complicatissimi  software di simulazione, effettuare addirittura degli esperimenti su modellini in stazioni orbitanti in assenza di gravità.

E' stato un lavoraccio lo ammetto


Quel che dirò comunque non me lo inventerò, avrei voluto lo giuro ché mi sono venute in mente delle cose fantasiosissime, ma l'ho preso più o meno da uno studio dell'Esri.

(però la Terra che collassa e si scontra con la luna entrando nell'orbita gravitazionale di Marte e schiantandosi anche lì, formando un pianeta a forma di duplo... cazzo, era una bella idea!)



Tutto questo girare della Terra, innanzitutto, ha provocato che il nostro pianeta non è effettivamente quella bella sfera che si vede in Google Earth, ma anzi è tutta bruttarella e schiacciata sui poli come se fosse stata calciata da Holliebengi.

E' proprio la forza centrifuga che la schiaccia e che tiene belli fermi gli oceani dove sono.
Fermare la Terra proprio oggi significherebbe innanzitutto che l'acqua degli oceani confluirebbe dove la forza di gravità è maggiore, e quindi ai poli. Sommergendo le zone continentali al di fuori della fascia equatoriale e lasciando libera l'enorme fascia centrale.

Nel mentre il pianeta cercherebbe di ritornare sferico, le zolle si scontrerebbero, le croste si incrosterebbero, terremoti e tragedie, file in tangenziale e soprattutto si annullerebbe la forza di Coriolis, con conseguente involuzione nella circolazione delle correnti atmosferiche.

Cambiamenti climatici che amplificherebbero quelli già in atto, dovuti al fatto che essendo la Terra ferma sul proprio asse il giorno non durerebbe le canoniche 24 ore ma rasenterebbe l'anno,
provocando la crisi dell'industria delle valigette e con il fastidioso effetto di avere una faccia continuamente riscaldata e una sempre al buio.

Ripercussioni climatiche inimmaginabili ma decisamente catastrofiche.

Minchia, se non è l'apocalisse questa!

Detto ciò: vale la pena descrivere tutto questo in un fumetto, e magari cercare anche una soluzione che permetta di salvare la razza umana prima che quanto descritto ne comprometta inevitabilmente l'esistenza?

La risposta è sempre e comunque, sì!

Sarò capace di trovare un finale adatto, non smelenso, senza faciloneria, credibile e appassionante?
NO!
Vedremo...