ovvero l'imprescindibile necessità di scrivere qualcosa (nell'attesa di una buona idea)
e comunque questo blog si sarebbe dovuto chiamare "dalla Parte di Topper Harley"
11.5.13
Lussato sicuro
C'è un momento che proprio non sopporto.
Se sento di dover scrivere qualcosa, dico, c'è un momento che davvero mi risulta inevitabilmente fastidioso.
E no, non è quando proprio l'idea non arriva, magari. Che quando l'idea non c'è il cuore fa presto a mettersi in pace e la testa se ne preoccupa ben poco, anzi, quel vuoto a modo suo è il beccheggiare dolce che la culla verso una sorta di pace terrorizzata, la guerra fredda dei pensieri.
No, il momento a cui mi riferisco è quello in cui hai più di un'idea che spinge irrequieta per uscire. Più di una. Ma tutte son solo abbozzi, sensazioni, intuizioni da sviluppare. Ma ignare di tale prematurità tutte lottano per sfondare la porta della realtà e attraversarla per diventare parole. Sono stupide le idee, le mie intendo, non capiscono che dovrebbero rimanere lì, completare la loro gestazione, maturare.
E invece no. Spingono.
Mi ritrovo così a pensare che le domande sembrano più acute quando le fai attraverso il layout dei messaggi dell'iPhone. Sembra impossibile eh, eppure quando te le vedi scorrere su facebook lo senti quell'austerità che le pervade. Potresti chiedere ogni cosa tramite un sms con l'iPhone, ne sono convinto.
Poi c'è lui: il clamidoforo troncato.
Che anche se non sembra, la rete è in fermento, la gente si chiede
E novità ce ne sarebbero anche. Che avrei voluto spiegare al mondo un po' di teorie sulla nascita di questo strano animaletto. Alla faccia di Darwin e quella sua strampalata teoria delle bestie che si evolvono.
Ché il problema vero non è se l'uomo discenda dalla scimmia, ma come ha fatto a salirci, che mica stanno ferme 'ste scimmie. Cioè, l'ha legata? E se discende da una scimmia legata, perché non siamo legati anche noi? Eh?
Comunque, per il clamidoforo è ancora troppo presto. Non è maturato.
Quindi?
E quindi un cazzo, che domattina mi alzo alle sei e mezza e c'ho anche da guidare.
Che poi se non dormo mi addormento e cado e mi lusso una spalla e non riesco più a scrivere.
Che è un lusso per modo di dire a 'sto punto che mica è bello avere una spalla fuori uso. E nemmeno non riuscire a scrivere.
Poi ne parliamo.
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8.5.13
Parole, parole, parole: Mamihlapinatapai
Come quella volta (ti ricordi?) che il gioco era consumare l'aria intorno a noi, e la linea che univa i nostri sguardi era una miccia che divorava famelica quella distanza infinita.
E attendevamo il frastuono dell'esplosione, già lo si pregustava riecheggiare tra le stanze vuote delle nostre solitudini, svuotate dal quel ladro maleducato del tempo, razziate dall'orda scomposta delle nostre futili illusioni. E invece solo silenzio.
Come se fossimo nello spazio.
Come se fossimo noi lo spazio.
Mamihlapinatapai, l'avresti detto di sicuro al tempo, ad averlo saputo dico, l'avresti detto con quella smorfia indagatrice di chi chiede una conferma, l'avresti detto incespicando sulle lettere e ridendo. L'avrei ascoltato solo per sentirti ridere, lo ammetto.
"Guardarsi reciprocamente negli occhi sperando che l'altra persona faccia qualcosa che entrambi desiderano ardentemente, ma che nessuno dei due vuole fare per primo", l'avresti imparata a memoria pur di raccimolare una scusa per quel che stava accadendo.
Che il mio passo è già guardarti, già ho consumato il fiato e le speranze e i dubbi solo nel pensarti. Non ho gambe o vita o stupidità per essere primo.
Non so nemmeno essere ultimo, non adesso, non sulla corda instabile che il fato sta filando intrecciando i nostri sguardi.
E rimaniamo lì, sospesi, senza nemmeno parole. Solo silenzio.
E lo spazio. Noi.
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7.5.13
Sapessi come è strano...
Qualche mese fa, in preda a un impeto estatico dettato probabilmente dall'abuso di estathè, ho fatto riferimento a un post che millantavo di aver scritto e che si intitolava "101 cose da fare a Carmaidano".
I più solerti frequentatori di questo blog hanno subito fatto notare che quel post in realtà non era mai esistito (ovviamente il fatto che non fosse esistito non precludeva la possibilità che sarebbe esistito in futuro, ma non era questo il punto, quel post esisteva già in un futuro passato e per questo era necessario considerarlo come avvenuto e non come avvenente. [che poi, anche se non avvenente, era comunque un post di tutto rispetto, insomma un tipo, cioè, simpatico direi. Era un post simpatico e a suo modo un post traumatico {il trauma derivava/deriverà dal non poterlo collocare effettivamente in un determinato periodo temporale. Ma queste sono cose che interessano solo a noi appassionati}]).
(ah, in realtà non se n'era accorto nessuno. Tutto da solo devo fare in 'sto cazzo di blog!)
Comunque, non mi metto di sicuro a citarvi tutte le cento e una cose che venivano suggerite (saranno suggerite/sarebbero state suggerite), ma almeno 5 lasciatemele citare.
Ehm, ehm. Titolo: Le 5 cose da fare a Carmaidano almeno una volta nella vita.
- arrampicarsi a mani nude sul 'Bigolo del Gigante', immenso torrione innalzato dal 1563 al 1851 con i residui dei moccoli delle candele dell'intero paese.
- visitare la Sala della Sbrodolosa nel convento adiacente alla chiesa di Santa Frenula. Spostandosi da una parte all'altra della stanza (vecchio refettorio del convento) si può ammirare un curioso effetto ottico tromp l'oeil che riguarda le gambe della santa, che appaiono chiuse o lascivamente aperte a seconda del punto di osservazione.
- fare il bagno nel Catino del Diavolo, uno stagno situato alle pendici delle colline prospicienti i quartieri più a nord del paese. Nell'acquitrino sopravvive (proprio grazie al periodico immolarsi di qualche sprovveduto) una specie autoctona di sanguisuga, la mignatta squalo di Carmaidano (detta anche mignatta John Holmes). Dal 2003 è specie a rischio estinzione ed è in essere un progetto del WWF che raccoglie volontari che si immolano entrando nello stagno e facendo da pasto a questi anellidi che raggiungono anche i 30 cm. Generalmente per ogni ciclo di suzione viene estratto ai coraggiosi amanti degli animali dai 150 ai 500 ml di sangue.
- assaggiare la Meringata di Milza, il dolce tipico di Carmaidano. Preparato in tutte le case il giorno di Santa Frenula (che, se non si fosse capito, è la protrettrice della città), si può trovare tutto l'anno nell'unico bar del paese "L'àida". La torta è composta da due dischi di meringa che contengono una mousse fatta con milza di cinghiale, miele e semi di zucca macinati. Il tutto viene ricoperto con una crema di caglio e zucchero.
Dicono sia buonissima.
- partecipare all'annuale torneo di Lancio della capretta. Ovviamente non si tratta di una capra vera ma di un pupazzo fatto di piombo avvolto da rovi e filo spinato e con due lame da falce al posto delle corna.
I partecipanti si posizionano a 15 metri l'uno dall'altro e iniziano a lanciarsi la capretta. Chi la fa cadere viene eliminato. Da 4 anni il campione in carica è Niels Bomminger, un islandese monco che arriva appositamente ogni anno dall'Australia, paese in cui vive e in cui si allena.
Fine.
Per le altre 96 cose da fare compratevi il libro.
(ci tengo a precisare che non ho percepito alcun compenso per questo post, è solo una raccolta di esperienze e non intende quindi essere in alcun modo un intervento pubblicitario sponsorizzato dalla pro loco di carmaidano. Vorrei anche precisare che non c'è stato nessun incontro personale tra me e l'assessore al turismo di Carmaidano Marika Spengilume. Nessun incontro e soprattutto nessun atto sessuale nella sala consiliare del municipio, sotto alla statua di Onorio Spegilume (nonno). Nessuno. Ci tenevo a precisarlo.)
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5.5.13
Ci penso
Questo non è un posto serio.
Anche quando lo sembra. Anzi, soprattutto quando lo sembra.
Non lo è addirittura quando lo è.
Lo so che come disclaimer forse avrei dovuto metterlo 2 anni fa, ma me n'ero scordato.
E comunque, chi fosse arrivato fino a qui senza capirlo, beh, allora è proprio nel posto giusto.
Sarà che il manicheismo della certezza tende a prendere le distanze da me. Come se gli avessi fatto qualcosa, tra l'altro. Io? Vabbé, il mettere in dubbio ogni dubbio non è stata una grande idee per ingraziarmi i difensori dell'assoluto, i portatori di verità ataviche, quelli che scrivono alla lavagna i buoni e i cattivi senza nemmeno porsi il problema di come: perché il mondo non è fatto da due colonne distinte, ci sono nomi da scrivere in verticale sulla riga divisoria, altri a lettere sparse di al di qua e al di là di quell'universo mondo, magari in diagonale ad attraversare come un fluido quegli stati monolitici fino a scombinarli, e giù giù, fino ai nomi che vanno scritti fuori dalla lavagna.
Sarà che la vaghezza ha un significato così dannatamente trasversale.
Stamattina l'ha detto anche il papa
E io che volevo cambiare il titolo del blog.
E niente, questo non è un posto serio e posso anche permettermi, quindi, di lasciar quasi perdere. Magari aspettare davvero che arrivi una buona idea. Una buona idea che non contempli il clamidoforo troncato, dico.
Ci penso.
2.5.13
Secondo omaggio
Mi guarda come si guarda la neve di notte, con gli occhi mai fermi, mai fissi su me ma sempre a cercare una luce di contrasto, qualcosa che dovrebbe esserci per forza dietro.
Non ha un peso quando mi guarda così. E l'impressione è quella di poterla sollevare senza sforzo sopra la testa, solo tenendola per i fianchi.
(Come fosse uno di quei pupazzi gonfiabili di plastica dura.)
L'impressione è quella di poter lasciarsela sfuggire nel vento, sospinta da qualche corrente ascensionale come un aquilone. Via. Mentre ancora ti guarda con quegli occhi densi. Via, a perdersi oltre al limite sicuro della punta delle dita. Cielo.
Sarà per questo che mi guarda e vorrei abbracciarla stretta. Di più.
Senza nessuna curanza dell'inganno che è, non tanto che rappresenta ma che è.
"hai presente l'entaglement?", mi dice.
"sì"
"ecco, siamo così: non importa lo spazio fisico che ci divide, continueremo a influenzarci per sempre", e sorride soddisfatta "è l'equazione di Dirac, la più bella del mondo!"
"ma così bella può essere una condanna?"
"non lo è?", e sorride.
"è solo la pena che devo scontare..."
Inclina la testa mordendosi le labbra, ed è lì che ha vinto lei.
"voglio farti un altro regalo!"
"un altro? e il primo qual è?", nemmeno mi accorgo di essere impigliato in una rete che è già stata issata fuori dall'acqua.
"questa irrimediabilità", e libera le labbra dalla stretta degli incisivi.
Poi prende il suo regalo e se ne va.
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