17.6.12

Wanted 2


Quando proprio non so cosa fare mi leggo le keyword con cui il popolo di internet approda a questo blog (ricordo, ultimo spazio libero della rete. E sono modesto.)

Già qualche tempo fa qualche risposta ai voraci ricercatori del web l'avevo data, ma il mondo virtuale è affamato di soluzioni e quindi rieccomi con una nuova raccolta di parole chiave usate dagli utenti digitali (sì, ho usato in tre righe tutti i sinonimi possibili di gente che va in internet, da ora userò l'acronimo GCVII).

Iniziamo.





Allora, io direi tipo una roba che il vero matrimonio è solo quello tra un uomo e una donna e che il fine del matrimonio è il concepimento e che la famiglia è una sola. Ah, e un bel viva gli sposi finale!





Ecco, cara GCVII sul disegno mi trovate un po' impreparato. Ma dato l'argomento cercherò di accontentarvi. Va bene se vi faccio uno schizzo? (lo so è obsoleta, ma alla GCVII non interessa)





Il divino Otelma da giovane era ancora incerto sulla propria identità e non parlava ancora in prima persona plurale. Saltava invece dalla seconda singolare alla terza plurale (come Il Comitiva di Francesco Salvi, chissà se c'è il video su YouTube?). Famosa la sua frase ' Lo Stato sono loro'.





Cioè, ma tipo che hanno i dreadlock lì ehm... sì, insomma... nel... in... sulla natura?
Comunque no, donne nude qui mai...





Questo in effetti non fa ridere, però ho scoperto che in polacco 'do bobra' significa 'il castoro'.
Il castoro di Azzo avrebbe dovuto essere il titolo di un romanzo di Dumas.
 




Allora, so per certo che ci sono le gare di push-up. Poi le partite rifatte contro naturali. Una mia amica era campionessa di capezzolo. Nei 400 metri piani curvi chi arriva prima vince una coppa C.





Sì, la gola di Lucy Pinder potrebbe anche esistere. Cioè, nessuno è mai riuscito a guardarla per più di un millisecondo, non si sa come mai. E' tipo un principio fisico che riguarda l'attrazione delle masse o roba del genere. Ah, riguarda anche le gare di cui sopra.






Beh, buon Halloween anche a te!




8==D





Nel galateo alla sezione 'ditelo con i fiori'  c'è scritto che regalare un mazzo di cazzi simboleggia i sentimenti effimeri, il senso di abbandono e l'amore tradito.





Già.





Poiché è una spugna Spongebob beve ovviamente come una spugna. Quindi non è alto ma alticcio.





Quante infanzie rovinate.
Comunque suppongo serva una bocca molto piccola. Ma i puffi, di che colore han... vabbé no niente.
A breve vi faccio un post sulla Regola 34.





Mi sembra di aver letto che un ano di cavallo equivale a 7 ani di uomo





Allora, io lo faccio al forno che viene meglio e trattiene meno grassi.
Ho letto però su Giallozafferano che si può anche preparare una panatura con i testicoli di ippopotamo tritati e friggere il tutto nel grasso di balena. C'è la ricetta sul sito del WWF.

15.6.12

Darwin - ovvero la teoria dell'involuzione


[ATTENZIONE: Contiene il finale e anche buona parte della trama (almeno credo)]

No, non è il buon vecchio Charles che metterò in discussione ma l'omonimo romanzo a fumetti firmato Piccatto/Barbato.

Già leggendo il redazionale iniziale si intuiscono un paio di argomenti che risulteranno assolutamente essenziali per lo svolgimento della storia. Ma ne parlerò dopo.

Cominciamo innanzitutto a dire quali sono le cose che vanno in Darwin:
- rispetto alle sue recenti prove, Piccatto è decisamente in stato di grazia e le deformità anamorfiche degli ultimi Dylan Dog si risolvono in un tratto assolutamente distintivo ma sicuramente di piacevole impatto.
- non che se ne sentisse la mancanza, ma un buon soggetto su uno scenario post-apocalittico fa sempre piacere, che dall'Ultimo Uomo di Mary Shelley a Ken Shiro, dalla Peste Scarlatta di London a Terra! di Benni l'ambito catastrofi e affini ci ha sempre dato grandi soddisfazioni
- c'è un'altra cosa che vale la pena di citare come merito a questo Darwin, ma ci arrivo tra un po'.

Il 21 dicembre 2012 una misteriosa pioggia di meteoriti devasta Parigi.
Lo studente irlandese Kent Darwin si risveglia dopo mesi nella città devastata e inizia la sua avventura alla ricerca della fidanzata Chieko.

E fin qui ci sta.
Vabbè, se proprio vogliamo dire qualcosa il 21 dicembre 2012 è un po' inflazionata come data, ma finché non si parla di Maya va tutto bene.
Anzi, a proposito di Maya, c'è un aneddoto che collega gli autori di questa vicenda alle cosiddette profezie dei Maya, ma ogni cosa a tempo debito.

Se andiamo a leggerci le interviste scopriamo che Darwin, che nasce da un soggetto di Piccatto, era stata presentata come miniserie per poi evolversi (o involversi) in romanzo. (Notate il divertente gioco di parole con evoluzione legato a Darwin...)
E a fare i conti possiamo infatti notare che ogni 100 pagine circa si cambia ambientazione e atmosfera, come se fossero tre albi incollati insieme a modello delle raccolte che trovi d'estate nelle edicole al mare.

E anche in ciò non c'è niente di male, gli autori decidono di scandire i tempi come meglio credono.
Quindi abbiamo una prima parte in cui il protagonista perde tutto: la sua fidanzata sparisce (assieme al di lui rivale) durante una pioggia di meteoriti che distrugge la città in cui vivono, lui si risveglia dopo quattro mesi senza la minima idea di cosa sia successo e inizia a scopire gli assetti del nuovo mondo post-catastrofe fino a trovare finalmente una guida: il samurai-yakuza Kinja (e dopo vi dirò cosa ne penso di questo personaggio).

Seconda parte in cui il maestro conduce l'allievo attraverso i gironi infernali della nuova Parigi, facendogli compiere un viaggio non solo fisico ma anche spirituale. Kent prende coscienza di sé stesso e inizia a maturare le proprie capacità.
Se alla fine della prima parte troviamo la guida, la seconda parte si conclude invece con il ritrovamento e la liberazione della bella fidanzata (che nasconde un mistero che dopo vi dirò).

Ecco, cosa c'è che non va in queste prime due parti?
Prima di tutto c'è che ogni tanto i protagonisti dicono e fanno cose a caso.
Si svegliano di notte in un aereo e iniziano a cercare non si sa cosa, uno chiede loro un fiammifero e fanno una faccia che pare gli abbiano chiesto di risolvere il teorema di Fermat.
Fluttuano in estrema soluzione di continuità, subentrano nuovi personaggi che subito spariscono, così, come se ognuno fosse un ripensamento improvviso.

E quel che colpisce è forse questo, l'incertezza nello sviluppo della trama. Trama che si fa leggere, sia ben chiaro, ma in più occasioni appare rabberciata, stiracchiata, raffazzonata e ciò non è per nulla un tratto distintivo di Paola Barbato che anzi, nel bene e nel male, è sempre decisa e diretta nelle sue storie e le sue fila le tira sempre con la certezza di dove vorrà andare a parare.
C'è poi un altro discorso che riguarda gli aerei, che però vedremo nella terza parte.

Sconclusionato. Ecco, tenete a mente questa parola: poi vi dico perché!

Terza parte in cui invece vengono ripresi i temi alla Survivor, un gruppo disomogeneo di sopravvissuti in uno scenario catastrofico deve raggiungere una qualche meta per sventare una terribile minaccia e nel farlo subiranno perdite e scopriranno di essere accomunati da un soprendente segreto.
Bene, se sei arrivato fino a qui ti aspetti che adesso succeda qualcosa.
O meglio, ti aspetti che succeda qualcosa che non contempli: un nuovo culto Maya, i bambini indaco, gli Uomini in nero, le società segrete che sanno sempre tutto e noi no, un nuovo inizio senza che ci sia stata la fine, il signoraggio e le scie chimiche (anche perché abbiamo già avuto The Secret per tutto ciò).

E mentre sei lì che ti chiedi perché, e le poche pagine che stringi tra le dita della mano destra urlano rassegnate la loro decaduta utopia, ecco che partono le note di Wise Up, tutti cantano "It's not what you thought when you first began it", non è quel che pensavi quando hai cominciato, e no, non lo è.

Ma non è solo perché alla fine non si sa 'ste meteoriti da dove arrivano, chi sono queste società segrete contrapposte, perché sapevano della catastrofe, da dove saltano fuori 'sti ragazzi indaco e perché non sono stati addestrati prima, chi è buono e chi è cattivo, cazzo c'entrano i Maya, cos'è successo in quei quattro mesi, cos'è il motore del mondo, cosa c'è a Bugarach, chi sono e come sono organizzate le bande che si sono spartite Parigi, dove sono gli americani e in genere che fine ha fatto il resto del mondo, che fine ha fatto Carmen Sandiego e come si fa a costruire quadrati su un cateto senza che scivolino giù.

No.
E non c'entra nemmeno il fatto che io non abbia più accennato a tutte le cose che ho scritto che avrei spiegato più avanti. Né tantomeno che lo abbiano fatto gli autori, dato che l'albo è disseminato di 'dopo ti spiego', 'poi saprai', 'quando sarai pronto capirai', 'più avanti vedrai', 'magari se ho voglia dopo ti dico', 'sì ho detto così ma scherzavo e avevo le dita dei piedi incrociate', etc...

No. Il vero punto debole di Darwin, la nota assolutamente stonata, dissonante, distopica, l'elemento che proprio non doveva esserci e che, ahimé, vanifica il dispiegamento d'intenti e di talenti che hanno costruito le 288 pagine del volume, quello che ha in pratica rovinato un'idea che ai suoi albori avrebbe anche potuto rivelarsi vincente. Insomma, la maggiore critica che si può muovere alla storia e di riflesso agli autori e in parte anche all'editore è che

13.6.12

Facecook l'angolo cottura del mercoledì (incredibilmente di mercoledì) 19


Care amiche,
 lo so che vi state chiedendo cosa fare di quei peperoni che avevate comprato e lasciato in frigo, che vostro marito la sera non li mangia che sono pesanti e non serve scottarsi le dita a togliere le pellicine che tanto son pesanti lo stesso (ho messo le pellicine tolte sulla bilancia e in relazione al peperone parliamo di uno 0,000 e rotti per cento).
E quelle lenticchie che c'erano nel cesto di Natale e tra due giorni scadono?
E la barbabietola caduta dal camion che avevate di fronte in tangenziale e che si è incastonata nel vostro parabrezza lasciando un bozzo ben più largo di una moneta da 2 euro?

Bene, stasera ho preparato per voi una ricetta davvero speciale!

(L'inizio l'ho copiato da un vecchio post di giallozafferano, ma sono una persona indaffarata e mica posso mettermi a scrivere anche le introduzioni).

Innanzitutto prendiamo una grossa melanzana [scusate, mentre scrivo c'è in tv Portogallo-Danimarca. Come mai in questi europei ogni volta che fanno un gol inquadrano una gnocca che esulta sugli spalti? Cioè, ma c'è uno con la telecamera che gira per lo stadio a cercare figa? Oppure sono tutte figuranti del luogo debitamente addobbate e distribuite tra il pubblico? No, lo chiedo perché ha appena segnato il Portogallo e l'unica portoghese che hanno inquadrato era biondissima!].
Melanzana che osserva il mio frigo durante la partita (no photoshop)
La foto è mia, quindi se volete usarla dovete darmi un centesimo

Dunque, presa la melanzana? Non distraetevi!
Sbucciatela e tagliatela a dadini che adagerete per un'ora su un piano inclinato cosparsi di sale, in modo che rilascino l'acqua di vegetazione (in realtà lo dico a voi, io non lo faccio mai che non ho tempo).

Ah, se le melanzane iniziano a correre verso il basso forse il piano è troppo inclinato e non vi resta che calcolare la velocità di arrivo in fondo

v_f = \sqrt {2 E_k/m}

Galileo che segue alla lettera le mie indicazioni

Nel mentre avrete:
- tagliato una carota a dadini piccoli piccoli
- tritato (ecco, dadini piccoli piccoli è tritato, non mi veniva prima) mezza cipolla
- ammollato una manciata di uva passa
- recuperato dei pinoli

Ora prendete tutto e mettete in padella con dell'olio evo, un cucchiaio di miso, pepe di Sechuan, un cucchiaino di menta tritata e delle spezie a caso tipo quelle del kebab.
Dopo un po' dovrete aggiungere un bicchiere d'acqua che se no si brucia tutto.

Quando l'acqua si sarà assorbita del tutto assaggiatele per sentire se manca qualcosa.
Noterete che mancano i peperoni.
Quindi scoperchiate dei peperoni e svuotateli per lasciare spazio alle melanzane. Riempiteli, decorateli con un ricciolo di pomodoro concentrato, una spolverata di parmigiano caduto e richiudeteli.
Quaranta minuti di forno a 220 °C li riterrei sufficienti [ma davvero ci sono tutte 'ste bionde in Portogallo?].

Adesso prendete il riso. Come quale riso? Il riso venere che avete messo a cuocere venti minuti fa!
Come non l'ho detto? Secondo me si capiva che sarebbe servito il riso... Ma che messaggi subliminali, è che era ovvio che servivano 100 grammi di riso.
Vabbé, non fa niente (sicuramente avrete delle altre qualità. Forse).

Prendete il riso venere, capito? P-R-E-N-D-E-T-E... Fatelo cuocere in 300 ml di acqua salata con un cucchiaio di curcuma, un cucchiaino di cumino e qualcosa di più incisivo tipo paprika dolce o curry o altro a seconda dei gusti.
A parte lessate delle lenticchie (200 gr) che avrete prima ammollato in acqua per due ore (sì, sì, quelle precotte vanno benissimo).

Quando si sarà assorbita tutta l'acqua aggiungete le lenticchie al riso (oppure aggiungete il riso alle lenticchie che esiste la proprietà transitiva anche in cucina). Amalgamate il tutto e fate cuocere un altro po' fino a farli asciugare.

Avete spento il forno vero??? Cazzo, si bruciano i peperoni....
Pffff! Ma sarà mica seria 'sta cosa? Che il profumo dei peperoni bruciati si sa che attira gli Ewoks, e nella mia cucina non li voglio (scusate, non è razzismo, non sono razzista per carità, ma gli Ewoks dovrebbero morire tutti male).

No, gli Ewoks mi rifiuto di metterli. Questo è il peggio che ho trovato.

Adesso che il riso si è raffreddato fate un tortino con un coppapasta.. Non avete un coppapasta? Ah! Ah! Neanch'io!
Prendete una bottiglia vuota di Estathè (vuota!) e tagliate la parte centrale in modo da ricavare un cilindro che potrete utilizzare come comodo coppapasta (Grazie Mac!)
Prego!

Malgrado voi e la vostra inettitudine, anche stavolta l'abbiamo portata a casa.
Voce ai nostri commensali.

Ma kuanto karini sono quei piccoli pampini pelosi?

Meehehe!
Dei peperoni così li vedo col binocolo di solito!
T'inculo!
P.s. E della barbabietola non ho scritto.

12.6.12

Messaggio tantrico


Fra un po' arriveranno anche loro, ma stavolta voglio anticiparli.
Loro, dico: quelli dei messaggi subliminali, dei complotti, dei poteri forti che si insinuano nelle nostre menti con la loro cura Ludovico.

Perché anche gli scettici, cinici, miscredenti come me a un certo punto devono cedere di fronte all'evidenza: c'è un occulto disegno delle multinazionali teso a traviare le nostre menti attraverso segnali nascosti che la nostra mente rielabora fino a comunicarci ordini che nel migliore dei casi ci costringono a comprare bibite gassate e zuccherine.

Ieri me ne stavo sul divano a compiere il mio dovere di cittadino italiano.

Quand'ecco che mi sento percorrere da un brivido inatteso. Un friccicorio leggero, di quelli che ti sorprendono e appagano.
Così mi distraggo, segna l'Italia, segna la Spagna, ma io continuo a cercare l'origine di quella sottile eccitazione.

Poi capisco. Lo vedo e capisco.
Lì in alto, vedete?
No, non a sinistra. Quello è il maiale di Angry Birds!

A destra. Eccola lì.
Eh? E voi che non mi credevate...


Sì, sì, è proprio quello che credete.
Mi sono sempre chiesto: ma come ce le ha le tette la Maja Desnuda?

Ecco, adesso mi chiedo: ma perché i messaggi subliminali sono sempre di natura sessuale?
Cioè, ma c'è davvero bisogno di una persuasione occulta per convincerci che ci piace la figa? (o il cazzo, che qui mica discriminiamo).
Adesso, magari io parlo per me,o sono stato bombardato fin da piccolo con immagini lascive nascoste nell'etichetta dell'Orzo Bimbo, oppure i creatori di messaggi subliminali stanno puntando sulla manipolazione sbagliata, ché utilizzare la persuasione occulta per scriverci tra i pensieri w la figa mi sembrerebbe quantomeno pleonastico.

P.s. Ah, a proposito. Oggi cercavo un libro in IBS e ho trovato questi

Tanto per restare in argomento.

11.6.12

L'affine (post che avrei dovuto scrivere il 18.10.1994)



Quand'è finita non ce ne siamo neppure accorti, tu troppo presa con i tuo decadimenti, e io distante dai tuoi alterni sogni.
E tu a incollare al buio i cocci delle eccessive cadute, e io in attesa di una tua illusione rivelatrice.
Tu a cercare e io a mostrarti che non hai trovato.


Quando mi accorgerò che in tutto questo io non c'entro? Che perdermi tra i tuoi pensieri non è un ruolo, che esserci è la condizione naturale ed esula da ciò che queste notti afose avvolgono alle fantasticherie dei miei quaderni?


Tu che sei, che fai, che di troppa vita muori, che nuoti contro. E non importa quanto buona o utile possa essere la corrente.
Io che aspetto, che osservo, che confondo la volontà col caso, l'accaduto con l'atteso. E spiego ali di parole soffocate, ad arrendersi pavido al vento di un rifiuto che mi abbandona sempre ai margini.


Tu e io, mai noi.
Perché quando mi chiederanno cos'è finito non saprò cosa rispondere.
Perché  un amore senza estremi è un Narciso che annega nel riflesso di sé stesso, e un passo zoppo muove muscoli differenti, meccanismi distinti, forse addirittura altre parti del cuore. O del cervello.

Tutto quel che finisce merita un inizio, ma tutto ciò a cui ho saputo dar inizio è soltanto il mellifluo tormentarmi di questa fine. 
E uno specchio è pur sempre un inganno, e ciò che ci pare identico è inevitabilmente il nostro inverso, e la sinistra è destra e ogni pensiero è il suo opposto.


Tu che volevi vivere come se ogni giorno fosse l'ultimo, io come se fosse il primo.
Entrambi a illudersi di saperne gestire le conseguenze.

Quand'è finita non me ne sono nemmeno accorto. 
Solo adesso questa nebbia ha  tessuto la tela da sporcare con le note del mio faticoso requiem.

Postuma  litania di tutti i miei non.