27.1.13

Passaggi


Mio nonno è sempre più piccolo.
Non esile, o minuto, o basso.
È piccolo, come lo ero io quando alzavo lo sguardo a cercare il suo, mentre la stanza era invasa dal profumo del caffè d'orzo e la pelle sfogava il caldo resinoso del camino di mattoni.
Avessi oggi sette anni riuscirei a perdermi nell'azzurro di quei suoi occhi solo guardando dritto, e mi misurerei con quella curiosità, con quella vita dilagante che spesso ha tentato di insegnarmi.

Mio nonno ha 92 anni. E s'incazza.
Così lontano da me come in tutto, ha 92 anni e fatica a volte a dire le cose.

Eppure quando deve, perché deve, parlarmi di quei momenti non inciampa mai sulle parole, percorre il sentiero di ogni frase come quei ciechi che imparano a memoria il percorso verso la via di casa, e nella nebbia buia dei troppi anni ricorda il posto di ogni momento, come se l'avesse lì di fronte agli occhi, a memoria.

Tutte le volte mi chiedo per quanto potrò ancora ascoltarlo, perché il per sempre è una linea che si assottiglia rapida, lo sappiamo, e certe sensazioni mica le puoi raccontare, nemmeno il narratore più dotato potrebbe, non meglio di chi ne parla a memoria.

Ecco, a me spaventa un po' quando la memoria finirà.
Ché qui, qui noi intendo, siamo come le cinque scimmie, e anche se a contarci arriviamo a sette miliardi rimaniamo quelle cinque scimmie a cui hanno sostituito la memoria con l'abitudine.
Funziona così.

E niente, io spero che avremo, che avrò, ancora per tanti anni la fortuna di risentire quelle storie, quella Storia. E i treni, e gli smarrimenti, le fughe, le avversità, l'umanità, il non capire, il reagire, i ritorni, Zagabria, le bombe, la guerra.

E la vita così distante, talmente difforme che sarà perfino ostico spiegarla, senza quegli occhi lo sarà di certo.
Senza le parole strascicate ma decise, come pennellate sulla tela ruvida del ricordo.

Ricordatevi.

Davvero. Magari solo una frase, un episodio, un istante.
Ma che sia vero.
Per dare dignità al vero.

Serve a quello la memoria, no?

13 commenti:

  1. Io sono dotata di memoria pessima o forse sono talmente distratta da non ricordare dove l'abbia messa.

    Auguri al nonno. Un giovanotto :)

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    1. beh, ieri era il giorno della memoria è in tanti se lo sono dimenticato ^_^

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    2. Bisognerebbe ricordare anche senza avere un giorno dedicato, che a me sa sempre di lavata di coscienza collettiva.

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    3. beh, umanamente i riti, le ricorrenze, le giornate dedicate, credo siano un elemento intimamente correlato al percorso che ha fatto l'uomo da quando si può chiamare tale. Poi, boh, da queste parti bazzica l'èlite dell'etnoantropologia moderna, probabilmente potrà portare un punto di vista più competente su questa necessità di ritualità.
      Fatto 'sta che piuttosto che starmene a casa a natale preferirei avere un giorno libero il 27 di gennaio, guardarmi i documentari in tv, fare passeggiate fino agli ossari, ascoltare chi ancora c'è...

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    4. Non c'è bisogno di rito collettivo per questo, se vuoi farlo lo fai. Non so quanto siano efficaci i ricordi imposti dall'alto.

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    5. guarda, io ho la necessità di partecipazione di una quercia da sughero, però se mi guardo intorno e indietro la colgo l'utilità di aggregarsi per raccontare. La vedo nei filò, nell'Odissea, nella memetica... Insomma, più che l'imposizione dall'alto tendo a vederci un'opportunità che arriva dal basso, una necessità che arriva dal basso.
      Poi, la festa della donna, della mamma, del nonno, del radicchio, sono il male in assoluto e dovrebbe essere ogni giorno festa e non è che ci sia un giorno che si decide etc etc etc

      etc etc etc

      Ma se la riocorrenza riesce a dare un'occasione in più, un argomento in più al dibattito, una possibilità migliore di far conoscere certi temi, beh, ben venga.

      Sempre meglio di veder frustare uno a pasqua.

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    6. Vada per il dibattito e per la possibilità di far conoscere maggiormente certi temi, ma no non sono d'accordo sulla tua ultima affermazione.
      Io sento la necessità di veder frustato qualcuno a pasqua (e non solo). Però il prossimo candidato vorrei sceglierlo io :)

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  2. Molto intenso questo pezzo, Mauro, grazie di cuore. Io sono stata fortunata, ho avuto un'esposizione privilegiata a questi ricordi non sono con mio nonno, ma anche per lavoro, in passato, con tanti altri vecchi che hanno raccontato. E ho paura di quando arriverà il giorno in cui non ci saranno più, e il racconto di quella - che era la vera vita, e non quella cosa vacua in cui oggi ci trasciniamo noi - si disperderà per sempre nell'aria. Ecco, ho paura.

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    1. Già, come dicevano in Blade Runner tutti quei momenti andranno persi nel vento come lacrime nella pioggia, è tempo di andarsene affanculo!

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    2. Che è esattamente dove dovrebbero andare negazionisti, revisionisti della domenica, riduzionisti, ecc. ecc...trattandosi immancabilmente di gente dalla memoria corta, è bene ricordarglielo spesso.

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    3. @Mauro: Sei impietoso: io se ripenso a quel monologo di Blade Runner prima mi schianto dal ridere all'altezza dei 'bastioni di Orione', ma da lì in poi piango come una fontana....

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    4. anch'io una volta ho fatto un incidente presso i bastioni di Orione, è che manca la segnaletica e poi c'è quella curva in tramontana che da novembre a febbraio c'ha sempre quello stratino di ghiaccio che...

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    5. Figurati che io ho fatto balenare nel buio i raggi B senza gli anabbaglianti...

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È l'ultima cosa che potrete dire in questo posto. Pensateci bene prima di scrivere le solite cazzate...

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