ovvero l'imprescindibile necessità di scrivere qualcosa (nell'attesa di una buona idea)
e comunque questo blog si sarebbe dovuto chiamare "dalla Parte di Topper Harley"
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18.6.15
Disconosci te stesso - "Il suicidio spiegato a mio figlio" di Maicol&Mirco
Di primo acchito, se almeno una volta nella vostra vita vi siete già suicidati, forse questo libro potrà sembrarvi addirittura ovvio.
Beh, se mi permettete di darvi un consiglio cercate di non fidarvi della prima impressione, non è quel tipo di libro no. E non per suo merito, non del tutto almeno. Cioè, è un libro che dal vostro punto di vista paga la disomogeneità di voler essere omogeneo.
Voi conoscete gli altri lavori di Maicol&Mirco e avete sempre percepito un filo conduttore anche in quei libri in cui le pagine sembravano completamente slegate l'una dall'altra, vignette singole che pur nella loro autoconsistenza non davano la percezione di una soluzione di continuità, ma anzi sembravano proprio le tessere sparse di un unico terrificante puzzle.
Poi capita che nella vostra curiosità necrotica di suicidi leggiate questo Il suicidio spiegato a mio figlio, e in questo caso invece cogliete a pieno il concept che abbraccia tutta la storia, eppure succede che non sia la stessa sensazione degli altri libri, come se le tessere fossero le stesse ma qualcuno le avesse incastrate a forza nella posizione sbagliata.
Sapete perché succede? Perché l'autore ha voluto farvi credere che ci sia una contrapposizione laddove in realtà non c'è.
Avete creduto ci fossero delle pagine che parlano di vivi e della pagine che parlano di morti, quando invece sono solo morti. Vi siete illusi che ci fosse una parte del libro vera e una falsa, mentre tutto è falso. Fogli rossi e fogli neri, e sono inevitabilmente bianchi.
È quel che succede quando si è morti, ci si avvolge in una coperta di manicheismo solo per convincersi dell'esistenza di un'alternativa. Facile fregarvi a voi defunti!
Per tutti gli altri invece, quelli che finora non ci hanno mai pensato, quelli che sono troppo giovani o troppo vecchi, quelli che ci hanno provato ma niente, quelli che sempre, quelli che da adolescente, quelli che sono stati salvati e hanno pensato che la salvezza fosse non essere salvati, quelli che non sono stati salvati e infatti sono ancora vivi, quelli che ogni mattina la prima cosa quando mi sveglio, quelli che è un reato, un delitto, un peccato, un'oscenità, uno scempio. Tutti quelli insomma che non si sono suicidati davvero, che quindi parlano solamente per ipotesi, per sentito dire.
Ecco, questo libro è per voi. Non tanto per indurvi o convincervi, né tantomeno per spiegarvi come si dovrebbe fare. Non è didattica o manualistica, non vi dice il perché o il come o il quando: vi indica il quanto!
La storia, che è dentro una storia, che è dentro una storia, è il bugiardino in cui verificare il dosaggio di suicidio che dovremmo assumere nella nostra esistenza per vivere (morire?) meglio.
Incroci gli assi della tabellina, età, peso, altezza, libri letti, amori, sorrisi, delusioni, e ottieni la tua posologia personalizzata, il percentile aureo da assumere ogni giorno per prendere quotidianamente coscienza di ciò che siamo, dell'effimera consistenza del nostro arco vitale.
Vi spiega quanto dovreste suicidarvi questo libro. Ad alcuni forse dirà di farlo completamente e subito, ad altri magari spiegherà che non sono pronti, che non sono proprio fatti per suicidarsi nemmeno un pochettino, ad altri ancora darà la proporzione esatta, la misura di quanto spegnersi per sgravarsi dai rimpianti del fine vita, per inclinare il buffer delle angosce che si accumulano come corrente elettrostatica generata dallo sfregarci la vita addosso.
Dicono che in punto di morte i più grossi rammarichi siano legati al non aver vissuto come si voleva, all'aver concesso troppo al lavoro, al non aver espresso i propri sentimenti, al non essere stato felice.
Ecco, parcellizzare le dosi di suicidio ci consente di serializzare i punti di morte, ci dà consapevolezza, ci lascia il tempo di riflettere sulle nostre mancanze, fino all'estrema conseguenza di decidere finalmente di noi e per noi, senza ingannarsi nel placebo del vivere, senza remore, ineluttabilità, impotenza.
E, come si diceva, quest'opera non ci spiega tanto il perché o il come, ma proprio il quanto. Un punto di vista nuovo, finalmente onesto, su un fenomeno che nei secoli è stato quantomeno bistrattato, messo ingiustamente sul banco degli imputati da un'etica ipocrita incapace di mediare le effettive necessità umane, una filosofia ebbra di "conosci te stesso" in grado solamente di puntare il dito contro il disconoscere sé stesso, un atto di condanna a precedere qualsiasi processo.
Se siete ancora vivi dovreste leggerlo.
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15.11.13
Sono Mario? ovvero non è vero ma non ci credo
C'è un libretto di cui non ho ancora parlato e non l'ho fatto perché razionalmente mi sento inadeguato a farlo.
È una questione di ignoranza, lo ammetto, ché da sempre avrei voluto avere una mente propensa a certe comprensioni, e invece no. Invece mi ritrovo con una fastidiosa zoppia nei ragionamenti, un arrancare claudicante che svia il cammino: come quegli esploratori dispersi in mezzo a sterminate distese innevate, che si accorgono dopo giorni di avere girato in torno ('sta cosa secondo me mi arriva da un libro di Cussler, tanto per rimanere in tema filosofico).
Comunque questo libretto è Sono Mario? del monolitico duo maicol&mirco,
Ne ho già parlato.
Sono Mario? è un libro ternario.
Cosa sono i libri ternari?
Grazie per esservelo chiesto.
I libri ternari sono quei libri che leggi la prima volta e dici: beh?
Anzi, in questo caso dici: beh? perché? perché con 5 euro mi danno questo? cioè, gli altri, quelli con le vignette singole erano talmente cerebrali da essere in grado di raccontare una storia pur essendo effettivamente i disegni slegati tra loro, e questo, questo cosetto di 5 euro e 27 paginette vorrebbe raccontare e non racconta niente di sensato.
Questa prima lettura in gergo si chiama, o almeno noi del settore la chiamiamo armamento dell'ordigno.
Siccome è proprio corto, dopo un lasso di tempo relativamente breve (calcolato tendenzialmente tra i sette minuti e le tre ore) avviene generalmente la seconda lettura.
Questa seconda lettura, lo dico già, viene detta accensione della miccia.
A seguito della riproposizione del racconto e avendo già metabolizzato l'iniziale smarrimento, l'esito di questo secondo evento si riflette in quella che gli psicologi chiamano quinta fase dell'elaborazione del lutto. Si accetta il libro per com'è, ci si rende conto che effettivamente una storia c'è ma che magari non è così efficace come ci si aspettava, che quel percorso cinico già visto negli altri libri esce forse ridimensionato, magari addirittura tradito, che forse è proprio la formula a essere sbagliata, il voler esporre in forma ordinata un'entità così caotica come la natura umana. Insomma, si dice vabbé, è andata così.
Dopo qualche giorno però, quando il libricino ha già tracciato i suo invisibili percorsi tra le mura domestiche, da zaino a divano, da divano a tavolo, da tavolo a libreria, da libreria a comodino, da comodino a tavolino e via dicendo, capita di riprenderlo in mano. Il sistema ternario è così, a un certo punto quel gesto già vissuto del prendere in mano il libro per spostarlo invia al cervello un segnale che ci costringe a risfogliarlo per la terza lettura: e boom!
È la cosiddetta fase di deflagrazione.
Essere così vicini al libro durante la fase di deflagrazione comporta ovviamente una serie di lesioni, lacerazioni, ecchimosi. Ovviamente letterariamente parlando.
Perché squarciare la nostra percezione è il metodo che il libro ternario utilizza per insinuarsi nella nostra mente, esplorare i nostri dubbi, manifestarsi con intermittenza fino al limite dell'epilessia culturale.
Ecco, vorrei saperne di più per poterne parlare meglio.
Perché Sono Mario? è un libro triste, di quella tristezza kierkegaardiana che solo una crudele razionalità potrebbe descrivere senza sminuirne la dirompente e cinica progressività.
E niente, è un libretto che mi ha fregato davvero.
Ma i libri ternari son così.
Per fortuna va'.
![]() |
| Ho voluto far dedicare la mia copia del libro a Ciku, che tanto ha dato per la causa di questi pamphlet vermigli e che ora non c'è più! |
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26.2.13
Blorch. ovvero Cronaca di una morte a nunchaku
A volerla fare proprio breve breve potreste anche leggervi questa qui, ché insomma, di quello in fondo si parla.
Libretto rosso tipo Adelphi, disegnetti neri di omini malfatti: gli Scarabocchi di Maicol&Mirco.
Ciò nonostante, pur rimanendo nella continuità del precedente Blam., questo Blorch. (si legge lorch che la B è muta) raccoglie il testimone del precursore solo per riutilizzarlo in modo scomposto, come quelle scimmie che usano un telescopio per aprire noci di cocco, o le melanzane che nascono dalle piante di pomodoro.
Se in Blam. il filo conduttore era la morte di morte violenta, meglio se di pistola, in Blorch. la canna della stessa pistola viene utilizzata come microscopio per scandagliare le profondità e le superficialità dell'animo umano, svelando ciò che al nudo occhio di un perdonante buonismo spesso sfugge.
Scemata l'estatica euforia che contraddistingueva i drastici omicidi/suicidi, Maicol&Mirco si cimenta(no) nella crudele arte del giudizio.
Più Mirco, forse.
Perché guardare non gli basta più, non è più sufficiente la spietata fotografia di un momento, la nonchalance dell'osservatore casuale di fronte all'incidente sull'altra corsia.
No, l'evoluzione è nell'espressione di una valutazione. Non più folla gaudente ma giudice austero e incorruttibile di fronte alla più severa delle leggi: la verità di ciò che siamo, sotto le maschere dell'apparire, giù in fondo, dietro all'anima, ai pensieri repressi, a quelli che addirittura non pensiamo, aborti.
E il gioco stavolta è proprio nell'esprimere un giudizio (pietoso forse) su quell'interiorità, quel mescolarsi di sensazioni che nascondiamo in barattoli di psiche, anima, cuore, anche a noi stessi, ma che a volerlo tirar fuori spesso altro non è che un ammasso di vomito.
Ecco, in questo libro si dà il voto a quel vomito.
Come a Miss Italia ma con più risate.
Che poi, a Bologna sotto una tormenta di neve che sembrava di essere Jack London (e non a caso, dato che "La peste scarlatta" è proprio il soprannome con cui scherzosamente chiamo gli Scarabocchi di Maicol&Mirco quando ci penso tra me e me), dicevo, sotto la tormenta ho comprato il libricino.
Lo giro. Leggo. (lo giro in quarta di copertina dico, non sottosopra che pare che legga i messaggi satanici al contrario).
E in quarta di copertina c'è
Naturalmente ho subito sentito il mio avvocato, ma pare che non ci si possa fare niente, ha detto 'na roba tipo libertà di stampa, carta dei diritti, insomma cose che credevo esistessero solo nei telefilm americani.
Vabbé, la prossima volta ne scriverò male. Colpa mia.
Comunque, se proprio ne avessero bisogno, ci metto un'altra frasetta a gratis da usare nel prossimo libro.
"Maccianghero e libetrico all'unisono. Ma senza mai sbaiaffare."
6.11.12
Blam. di Maicol&Mirco ovvero in sostanza stupefacente
Fare le recensioni dei fumetti è uno sbattimento.
Cioè, già comprarli a Lucca è stato considerato (da un giudice di pace di Livenza, atto n.23615 del 16.05.2008) cito testualmente "un atto in netto contrasto con i principi basilari della Convenzione di Ginevra e deliberatamente pregno del più bieco sadismo etc etc etc..."
Che a star lì di fronte allo stand, con il tizio vestito da Thor che ti appoggia il suo possente Mjöllnir tra le chiappe con cadenzato moto ondulatorio e la ragazzina che vuole a tutti i costi passare tra te e il banco, a sfregio delle sue imponenti ali in piume (apertura 2,5 m) di vero corvo (probabilmente sterminato dall'aviaria), ecco, a star lì col libricino in mano capita spesso che tutta la tua vita ti passi davanti agli occhi come in un libretto di Maicol&Mirco™, rosso, tipo Adelphi. (giuro non farò più periodi così lunghi).
Comunque fare le recensioni è uno sbattimento, l'ho detto, quindi quest'anno ho deciso che userò recensioni fatte da altri prese a caso da internet.
Per parlare di Blam., quindi, eccovi l'estratto
Ok, per oggi direi che il nostro dovere l'abbiamo fatto.
Ah, un'ultima cosa lasciatemela dire prima dei saluti: Blam. è un libro eccezionale.
Un condensato di truce meraviglia che gocciola dalle pagine, come se il voltare di ogni foglietto rosso fosse la pressa sotto cui appiattire le proprie contenutezze.
Non vorrei sbilanciarmi che poi cado, ma non mi stupirei se tra qualche giorno si rivelasse il libro migliore che mi sono portato a casa da Lucca.
Perché si ride, tanto. Fino a vergognarsi di aver riso probabilmente. Risollevando lo sguardo per nulla sollevati, ripercorrendo il lampo di quelle storie brevi, essenziali, minime fino allo scuotimento del tuono di inadeguatezza che attraversa gli organi interni arrivando al cervello. Cervelletto, ipotalamo, amigdala. E lì si ferma. A inceppare qualche pensiero come un corpo estraneo, a cercare la paura, di sé, e non trovarla, svelarsi.
Blam. è una raccolta di vignette crude, scorrette, disdicevoli, sconvenienti, coprolaliche e offensive (e questa è la parte in cui ne sto parlando bene), una sequenza di microstorie così spiazzantemente vere da necessitare dei disegni finti, sbagliati, eppure necessari.
Che poi, a cercare bene si scopre che nel mirino della satira stavolta c'è proprio chi legge, e il fucile del giudizio impietoso è puntato verso di noi, sorridenti col nostro librettino rosso in mano, partecipi come tutti dell'ipocrita danza di significati buona solo a sollevare il fastidioso pulviscolo del perbenismo: polvere sottile a coccolare i cancri di una società coattamente adulta.
E in questo contesto Maicol&Mirco sono i bambini che indicano il re, gridando non solo che è nudo ma che si è anche cagato addosso mentre stuprava il proprio figlio seienne.
E proprio come bambini hanno scelto di disegnare, ricercando la feroce sincerità infantile e così facendo ingannare e ingannarsi, sprofondare come tutti nel girone degli ipocriti, delle maschere, della finzione.
Blam. il colpo secco della pistola che pagina dopo pagina uccide le nostre speranze di redenzione, rimaniamo lì, a sanguinare un riso spietato, cinico e malato.
Per fortuna prima o poi moriremo.
BLAM.
(adesso ve ne posto tre, immaginatevele con i disegni normali, non funzionano. È il parossismo, l'estremizzazione, il freakesco che fa la differenza. E quei due birboni [che sono capaci di disegnare bene] lo sanno.)
[potrebbe capitare che non vi piacciano, che vi disturbino, addirittura che vi offendano. Cazzi vostri che io i 10 euro ormai li ho spesi!]
Sì, lo so. Ho detto tre e sono cinque.
Mi sono sbagliato. BLAM.
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