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23.9.14

Dialoghi sul fatto che la vita sia la causa principale della morte e viceversa


X: Guarda che c'è gente che è morta per questa cosa!
Y: Sì, ma sarebbe morta lo stesso. 
X: Beh, fino a prova contraria...
Y: Non c'è una prova contraria dell'essere morta, al limite potrebbe esserci una prova contraria del poter vivere in eterno.
X: Nel senso che finché uno non muore dobbiamo considerarlo potenzialmente immortale?
Y: Nel senso che se uno è morto non deve preoccuparsi di poter improvvisamente vivere...
X: E gli zombi?
Y: Gli zombi non si preoccupano a prescindere.
X: Sì, ma sono vivi o morti? Cioè, quando gli spari in testa li uccidi oppure sono già morti e allora è un terzo stato, un'ultramorte, un decesso 2.0?
Y: Chissà se gli zombi hanno un dio a parte con un paradiso a parte...
X: Boh, ma per essere un buono zombi devi mangiare la gente o non devi mangiarla?
Y: Secondo me se sei zombi sei già risorto, quindi vuol dire che sei buono a prescindere...
X: Vabbé, ma se non mangi?
Y: Se non mangi bisogna anche sforzarsi a volte, come i vecchi che si dimenticano. I vecchi vanno  tutti in paradiso, per sfinimento.
X: Ma che c'entra il mangiare? Guarda che in Africa ci sono bambini innocenti che muoiono di fame!
Y: Dimmene due!
X: In che senso?
Y: Nel senso che siete sempre a rompere i maroni con 'sti fantomatici bambini africani che muoiono di fame. Chi sono? Li conosci? Dimmene due...
X: Ma che c'entra, è un discorso in generale.
Y: Un cazzo, o mi dici i nomi o non vale. Che poi, muoiono di fame. Muoiono perché l'unico modo che abbiamo trovato per avere internet e gli hamburger e le code per l'iPhone e la tv in streaming è stato quello di farli morire di fame.
X:Vabbé, e le foibe?
Y: Le foibe che?
X: No niente, era per dire...
Y: Non scherzarci tanto, guarda che c'è gente che è morta per questa cosa!
X: Sì, ma sarebbe morta lo stesso...

[ad libitum...]

18.9.13

Morire di paura e Vivere di paura: analisi comparata.


Ci sono certi giorni in cui ti svegli e in testa c'hai Gerry Scotti che canta a ripetizione 'Smile'.
Scommetto che capita un po' a tutti e non so se questo fenomeno abbia un nome, anzi, probabilmente lo ha: è che esiste un genere specifico di frammenti della memoria che sono più ostici delle idee di Inception. Cioè, immuni anche alla Lacuna Inc. tanto per capirci. Credo siano una specie di trigger, dei meccanismi a orologeria che si innescano inevitabilmente e ti tichettano in testa la loro incombenza.

Ecco, quando c'è Gerry Scotti che mi canta 'Smile' in testa so già che sarà una giornata di merda (no, non provate a immaginarlo o a tentare di cantarvela in testa, davvero, è letale: non fatelo a casa. Manténgase fuera del alcance de los niños.)

Quando succede, il primo pensiero è sempre quello che sarebe stato meglio svegliarsi con l'angosciante desiderio di morire. È tipo un'esigenza di adrenalina, un istante in cui demandare il controllo ai sensi prima di ristabilire il contatto con la razionalità e riadagiarsi nella consapevolezza di non poter morire.

Già, essere immortali pare una cosa figa (e non vi nego che abbia anche i suoi vantaggi), eppure ammetto che devo ancora abituarmici. E sinceramente non so se accadrà mai.
A volte mi chiedo se con l'eterna giovinezza mi abbiano tolto la morte o la vita?

Che non è quel solito discorso del fatto che vedi tutte le persone a cui vuoi bene morire, no, cioè non solo: è un qualcosa di molto più pragmatico, crudelmente correlato all'esistenza stessa.
È che un immortale non dovrebbe essere umano. Ve lo dico con sulle spalle la croce dell'esperienza.
Davvero, siamo esseri cerebralmente troppo complicati e crudelmente difettosi per sopportare di convivere per sempre con ciò che siamo. Senza facoltà di recuperarci, di lavorare davvero su noi stessi per darci una sensazione di cambiamento.

La verità è che l'immortalità è come la vita in un piccolo paesino: quando ce l'hai non vedi l'ora di abbandonarla e quando non ce l'hai la idealizzi fino a non desiderare nient'altro.
Per questo quando mi sveglio mi piace immaginare come dovrebbe essere la mia morte. M'invento situazioni e mi sforzo di creare eventi che siano unici: insomma, un immortale se la merita una morte diversa da quella di tutti gli altri.

È che spesso la realtà supera la mia fantasia.
E va sempre a finire che le morti che mi ero immaginato siano da scartare perché qualche cretino (scusate il termine) me le ha depredate della loro unicità.

È successo con la danzatrice di lap dance

è ricapitato con l'asse del cesso

di nuovo,  mi hanno violentato anche la fantasia di essere fatto a pezzi da un commando vegano


Fino ad arrivare all'altro ieri. Quando la violenza inveterata del temibile popolo russo mi ha portato via per sempre il sogno di morire a seguito di una lite per Immanuel Kant. Il filosofo, non il cantante. Quello è Immanuel Casto.


La vita è davvero difficile. Cazzo. Ma la morte, beh, la morte è ancora peggio.

EXTRA

17.12.11

Quando si muore, si muore solo


L'altro giorno è morto Christopher Hitchens.
Mi sono trovato spesso in accordo con lui, ancora più spesso, forse, in contrapposizione.
Ma lui questo mica lo sapeva.

Fatto sta che quello vivo sono io, e qualcosa dovrà pur significare.
Che poi, ad avercela tanto con Dio, finisce sempre che si muore. E se qualcuno viene a dirmi che si muore lo stesso, beh, allora tanto vale avercela davvero.
Anche perché Hitchens è morto, e Dio se esiste non è morto, mentre se non esiste non è morto.
E Hitchens sì.

Ecco, comunque è stato un piacere essere d'accordo con lui, e lo è stato ancor di più essere in contrapposizione, anche se lui non lo sapeva. Perché era una di quelle persone che la polemica proprio la sapevano fare, ma bene dico, in quel modo che ti incanta qualsiasi cosa dicano, anche la più lontana da te.

Comunque, spero vivamente per lui che non si sia sbagliato.

Che Dio l'abbia in gloria.

23.10.11

Verrà la morte e avrà i tuoi like

Probabilmente non dovrei mettermi a scrivere di questo argomento, ma oggi sono stato a casa da solo, a non fare un cazzo, per tutto il giorno, e ho avuto modo di essere travolto dall'onda anomala di cordoglio che eventi del genere immancabilmente suscitano.

E' morto un ragazzo di ventiquattro anni, tra l'altro è morto facendo il proprio lavoro. Non che la cosa mi sconvolga più dei morti del recente terremoto in Turchia, o dell'ennesimo suicidio alla Foxconn, o del tipo che hanno investito sotto casa mia l'altro giorno, o Zanzotto. Non li conoscevo, non avevo un legame, un'empatia. Erano degli sconosciuti che sono morti, capita, le persone muoiono.

No, non voglio andare a parare lì. La gente ha i propri sentimenti, a volte intimamente individuali, altre volte smaccatamente collettivi, veri, falsi, sentiti, ipocriti, ce li ha.
E li manifesta come crede, magari si può criticare il metodo, addirittura il contenuto a volte, ma quel che resta è che è insita nella società un'esigenza di addolorarsi, l'innato bisogno di sentirsi partecipi.

Naturalmente la costante interconnessione digitale diffusasi negli ultimi anni ha sicuramente contribuito ad agevolare questa peculiarità umana. Scrivere un commento su facebook è facile, più che inviare un telegramma, più che prendere la macchina per recarsi in un luogo, più che portare un fiore sulla tomba. Eppure ha assunto ormai la stessa valenza.

Aggiungersi a una pagina Facebook, accendere una candela di fronte a Buckingham Palace, lasciare una mela morsicata davanti a un Apple Store, sono gesti che derivano dalla stessa matrice e subiscono l'effetto valanga tipico di tali manifestazioni.

Tra l'altro sono arrivato fin qui senza esprimermi sul fatto che sia giusto o sbagliato, ammirevole, ipocrita, vergognoso, lodevole, scandaloso, umano o checcazzo ne so. Non mi interessa esprimere un giudizio sulla cosa sinceramente.
Posto che, mi fa quantomeno sorridere che ci sia sempre qualcuno pronto col ditino per essere il primo che aggiorna la data di morte su wikipedia, che apre una pagina facebook, che scrive il suo commento da qualche parte.

Mi viene da pensare quasi che il famoso quanto d'ora di celebrità ce lo si stia prendendo a piccole dosi, a istanti digitati su qualche bacheca, secondi strisciati sul muro di qualche sito.
Mi viene da pensare anche che se stimiamo una persona, la amiamo, ci fa impazzire e siamo sempre con lei, forse dovremmo dirglielo finché è in vita, cogliere quell'attimo e abbandonare al suo esistere i nostri pensieri.
Farlo post-mortem a chi cazzo serve?

Eppure oggi mi sono appassionato nel monitorare questo






Non che significhi niente, per carità. Anzi, ribadisco, ognuno ha il diritto/dovere di esprimere ciò che sente nell'attimo esatto in cui lo sente, ecco sì, forse è proprio questo che non mi torna.

Sia chiaro, per me scrivere 'Sic, sono sempre i migliori che se ne vanno', o costruire una piramide, o recitare l'eterno riposo, pari sono.

(apro una parentesi: anche i peggiori se ne vanno, anzi statisticamente, visto che siamo circondati da teste di cazzo, sono proprio i peggiori che se ne vanno più spesso, è che non ce ne frega un cazzo e intimamente ce ne rallegriamo. E aggiungo anche qualcosa per il 'non è giusto': tralasciando il caso specifico, ché se vai su una roba a due ruote ai 300 all'ora l'ipotesi che tu possa morirne non è così remota [se io che sto 10 ore al giorno in ufficio morissi soffocato dal filo del mouse cadendo dalla sedia svedese, cazzo, quello non sarebbe giusto], dicevo, tralasciando il caso specifico, quando cazzo è che è giusto morire a 'sto punto? Si muore, fa schifo, non vorremmo, ma si muore, in tanti modi. Chi rimane ne soffre, si dispera, muore a sua volta, ma non ci vedo proprio niente di non giusto, no perché il giusto cosa sarebbe allora?... vabbè, chiusa parentesi).

Mi sono perso, non lo so cosa volevo dire, ah, sì, lungi dal giudicare mi ritrovo incuriosito.
Incuriosito da tutto questo vociare, questo dover esserci, dirlo, dirlo a tutti.
Già, a chi stanno scrivendo? A chi lo dicono?

Se la necessità è quella di comunicare con il caro estinto perché non scrivergli un messaggio privato?
A lui arriverà nell'identico modo, i parenti probabilmente potranno accedere alla pagina e troveranno conforto in tale manifestazione d'affetto, non muterà lo status quo delle cose e non avremo mostrato a centinaia di migliaia di persone di non essere capaci di scrivere due righe in italiano corretto.

Vabbé, più rotolo verso la fine del post più mi accorgo di quanto inesorabilmente si stia spostando verso il basso.
Mi fermo. Ma ci ritornerò.

Spero.

P.s. Se improrogabilmente non dov'essi ritornarci, il primo che sciverà R.I.P. sulla mia bacheca di Facebook, è una testa di cazzo!