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24.12.14

Barbo Natale



Il Natale si sa è una rottura di coglioni e non a caso si dice palle di Natale.
Appunto per questo ho deciso di addottare l'unico rimedio possibile in tali contesti: controllare le parole chiave con cui sprovveduti utenti sono arrivati al blog partendo dai motori di ricerca, e dare finalmente delle risposte a chi le ha talmente agognate da affidarsi ai moderni oracoli sacrificando un olocausto di grammatica e spesso di dignità.

Quindi, per l'ultima volta nel 2014, in esclusiva per voi, a grande richiesta, solo per oggi, a sorpresa, solo 9,99 euro: le keyword.












Beh, devo ammettere che mi aspettavo un po' di più da questo film.
Il trailer mi aveva entusiasmato, ma a voler essere sinceri la storia è un po' buttata lì e soprattutto crolla definitivamente nel finale col discorso dei tentacoli cresciuti secondo la teoria di Lamarck.
Insomma, bella l'intenzione ma pessima la realizzazione. Il film parte bene, con una straordinaria interpretazione di Mandy Patinkin, ma EVOLVE davvero in maniera approssimativa.







 















Non è vero, i dinosauri non sono morti: se ne sono solamente andati perché si erano rotti i coglioni.
A seguito dell'invasione dei mammiferi, che ovviamente avevano molti più diritti di loro che in quella Terra ci abitavano già da milioni di anni, è uno schifo vergogna, hanno deciso a malincuore che l'unico modo di sopravvivere era o suicidarsi o andarsene. Infatti non so se avete mai notato ma abbiamo trovato tantissime orme di dinosauro e pochissimi fossili, adesso sapete perché.






































Continua l'esuberante ricerca che da diversi mesi si è insediata nella top one delle keyword di accesso al blog. Pare impossibile ma tutti arrivano qui cercando fighe pelose. Che, al di là dei gusti, andrebbe anche bene. ma perché proprio qui? Google ma come mincha è fatto 'sto cazzo di algoritmo che dagli altri ci si arriva cercando "l'iperbole di acrostici nei paralipomeni della batracomiomachia" e da me "figa pelosa".
Comunque dato che la situazione è questa, la domanda è: ma perché proprio francesi? Cioè, da cosa si capisce che sono francesi? È forse che sono differenti che so da delle fighe pelose australiane? I più maliziosi stanno pensando alle baguette, non ho dubbi... In realtà ho cercato in internet, cioè ho cercato tante ore, ho guardato e riguardato. Sono stato su siti che vabbé, ma era per la ricerca. Insomma, a me sembrano uguali.

Però mi fanno ridere quelli che sbagliano a digitare e arrivano qui lo stesso.





Fuga pelosa, da "Tesoro mi si sono ristretti i ragazzi" - 1989













Secondo me no. Anche perché mi sa che un po' brucia... Poi, per carità, uno fa quel che gli piace. Non sono un bacchettone, però tenderei a tenere distinti sesso e anticrittogramici a largo spettro.


















16.5.13

Imperfetto orario



Ho un'amica che scrive da Hong Kong. Cioè, ogni tanto mi scrive, quando non lo fa un po' mi preoccupo, mi viene sempre da pensare che le sia successo qualcosa o che non stia bene o che un enorme calamaro gigante sia sbucato dal porto sollevando le navi cargo con un solo tentacolo e avvinghiandosi ai grattacieli staccandoli dalle fondamenta come pirulini del master mind.

O tutte e tre insieme.

Mi scrive spesso da domani. Da quel foglio del calendario che qui dev'essere ancora strappato.
E a pensarci è proprio da lei, anticipare la vita, affrettarsi verso un'impazienza di futuro.

Ho anche un amico che mi scrive da Cùcuta, Colombia.
Altri tempi, altri secondi scanditi da lancette pigre, confuse nell'ombra corta del loro procedere.
Quando mi scrive le parole sanno di terra e fango, di capelli sporchi e vociare sparso, sono lente quasi a rifuggire dall'incombenza del procedere. Ahorita. Che è indefinitamente meno di adesso.

Mi scrive da ieri.

E a pensarci magari sono io a essere sempre nel posto sbagliato.

Che poi mi metto a osservare la linea internazionale del cambio di data e mi perdo

E mi chiedo quanto dura effettivamente un giorno, che quando al di qua della linea inizia il 16 maggio al di là è l'1.00 del 15. A partire da lì le ore si inseguono, il 15 aveva già dato, già percorso le sue 24 ore da contratto, eppure procede, imperterrito, come quegli eroi che poi alla fine muoiono dopo aver salvato il mondo. Dunque quante ore dura il 15 maggio? Sono 47? No davvero, non sono bravo con i calcoli, quando mi chiedono quanti anni ho dico loro l'anno e che si arrangino.

Guardo quella linea e scandisco sulla punta delle dita le ore che passano, con la mente il numero dei giorni, ma mi perdo sempre.

E così penso a Tonga, che è un +13 e lì il giorno arriva prima che ovunque. E la gente cammina sulla corda tesa dietro a cui inizia il tempo.
Oppure a Kiribati che prima di far deragliare la linea la subiva, tagliati a metà dal bisturi del calendario. Con gli uffici costretti a parlarsi solo nei quattro giorni feriali comuni a entrambe le parti.
E a quei luoghi in cui basta un passo per ringiovanire o invecchiare, e seduti su un sasso si può osservare il giorno che incede, che ci assale senza mai raggiungerci, come quelle belve che strisciano le zampe sul vetro delle gabbie che le separano da noi.

Ne scriverei, ancora, se potessi. Di Magellano e delle Filippine, dei secondi intercalari, di meridiani e antimeridiani, della Nuova Zelanda a forma di stivale che è agli antipodi dell'Italia, della precessione degli equinozi e dell'aberrazione delle stelle fisse. Ne scriverei.

Ma non ho tempo.

3.11.11

Facecook: l'angolo cottura del mercoledì (finalmente al mercoledì) 12


Un po' come gli allineamenti dei pianeti, capita che ogni tanto l'angolo cottura del mercoledì sia davvero di mercoledì.
Ma non fateci troppo l'abitudine e soprattutto non prendetelo come riferimento per l'Ogino-Knaus.

Orbene, l'ultima volta che ho postato una ricetta a base di zucca c'è stata una sollevazione popolare, quindi, onde evitare di dare un qualsivoglia dispiacere all'adorabile fauna frequentatrice di questo blog, la parola zucca non verrà più pronunciata ed eventualmente, ma solo nel caso in cui si debba per assoluta necessità includerlo nel discorso, verrà sostituita con il termine kraken.

Allora, dato che stasera avevo un po' di tempo ho deciso di fare la crema di kraken con lo speck abbrustolito e una torta di kraken.

Prendiamo un kraken di medie dimensioni e dopo averlo sbucciato con attenzione, lo tagliamo a cubetti. Facciamo la stessa cosa con 2-3 patate. Nel mentre facciamo soffriggere nel burro della cipolla finemente tritata e uno spicchio d'aglio schiacciato.
Versiamo anche i cubetti di kraken e patate e aggiungiamo un mestolo di brodo vegetale. Iniziamo a cuocere a fuoco lento, aggiungendo un mazzetto di odori (no, non è una sinestesia, dicesi odori quelle erbe aromatiche usate in cucina, quali rosmarino, salvia, maggiorana e prezzemolo: ecco, usate queste!).
Di tanto in tanto aggiustiamo di brodo e correggiamo con un pizzico di sale e pepe.

Dopo mezz'ora di questo trattamento il composto ottenuto è pronto per la seconda fase della preparazione, la più divertente.
L'intento è quello di ottenere da quella poltiglia color kraken, una crema vellutata e delicata. Nei secoli i metodi di cremazione del kraken sono stati molteplici:











65 milioni di anni fa - un meteorite entra in collisione con la Terra trasformando in un solo istante tutti i kraken presenti in una squisita crema. Ah, i dinosauri si sono estinti, ma tanto a loro mica piaceva il kraken.











5000 a.C. - Antico Egitto: enormi massi vengono trascinati da migliaia di schiavi con l'unico scopo di macinare nel modo più raffinato possibile il kraken. La classica forma a piramide impedisce la formazione di grumi.













33 d.C. - Gesù trasforma con la sola imposizione delle mani il vino in vellutata di kraken, anticipando la brutale lama di Simon Pietro visibilmente scocciato. (Non siate maliziosi, Giovanni sta solo verificando la cremosità del composto).

















1500 d.C. - Leonardo da Vinci progetta un imponente macchinario, alimentato a scorze di kraken, in grado di ricavare 20 litri di crema al minuto in un quasi perfetto moto perpetuo.



2000 d.C - Usate un minipimer.

Nel mentre accendete il forno a 180 °C, adagiate le fette di speck su una teglia e lasciatele rattrappirsi per qualche minuto fino a che non diventano croccanti. A questo punto spezzettatele nella crema.
Il forno lasciatelo acceso dato che dovrete stendervi la pasta brisè, accuratamente lasciata riposare per un quarto d'ora e punzecchiata sadicamente con una forchetta.
Ricordatevi che la parola di emergenza per smettere è 'triciclo'.

Con la zuc..il kraken avanzato, preparate un impasto senza grumi dentro cui sbriciolare qualche amaretto. Postate l'impasto sulla pasta e siete a posto per il pasto. 30 minuti di forno e anche stavolta abbiamo finito il post.

A dire il vero per accompagnare la torta avevo preparato anche una misticanza di funghi e peperoni, ma io non ho voglia di scriverne, voi di leggerne, loro di saperne e i funghi di fungerne. Quindi basta così.

Rapido il giudizio dei nostri ospiti di stasera (per l'occasione vestiti da Halloween).


Lo sapevate che Tintin ha i capelli giallo kraken?
Meehehail!
E' l'ultima volta che mi vesto da Hello Kitty... Ah, la crema di zuc.. kraken ci stava da dio