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20.5.14

Il circolo delle verità


In questi giorni di furibonda campagna elettorale, mi è presa la malaugurata idea di interessarmi di quanto sta succedendo nell'internet, e in particolar modo sui social.
Non che ci siano fenomeni tanto differenti dai soliti, è che in questi giorni sono inevitabilmente più evidenti e insopportabilmente esponenziali.

Comunque il fenomeno tipico di queste settimane è la condivisione di foto o video con frasettine a effetto, velate intimidazioni, accorati sursum corda e incuriosite indignazioni da umarell.
Quello che un po' contraddistingue tutti questi contenuti multimediali è l'immancabile cerchietto rosso per evidenziare questa o quella vergogna, ingiustizia, nefandezza o virtuosità, a seconda del contesto.

La cosa più rilevante però è che nella maggior parte dei casi all'interno di quel circolo scarlatto non c'è nulla di importante. Anzi, a volte non c'è proprio nulla in assoluto.
Però, e questa è una cosa di cui i telegiornali non ne parlano, basta mettere un cazzo di circoletto rosso perché le parole che andiamo a scriverci di fianco diventino inoppugnabilmente vere.
Cioè, il concetto di fact checking crolla miseramente di fronte alla potenza evocativa di un semplice giro di mouse con paint.

E vi assicuro che funziona! Se poi aggiungiamo che ormai la condivisione di un video prescinde addirittura dalla visione dello stesso, e si limita a basarsi sul titolo o meglio ancora sul suo originante, beh, la frittata dell'internet è fatta.

Quindi, dato che non ho assolutamente voglia di addentrarmi nei contenuti o nelle discussioni politiche, io mi stavo chiedendo: ma cosa sarebbe successo se Gesù avesse avuto lo stesso ufficio stampa di Beppe Cristo Grillo?

Ecco.






28.6.13

Adducere


Ogni tanto vado in internet per imparare la gente.
Che pare una cosa detta così. In realtà, e lo so perché queste cose nei film anni '70 succedevano, scrivere sui social network induce il corpo umano a uno stato di semiincoscienza molto simile a quella derivante dall'utilizzo del penthotal, o meglio ancora dall'assunzione per via endovenosa di un numero superiore a due di brick di una sottomarca del Tavernello.

E' che boh, 'sto atavico convincimento che sia un mondo finto, che le cose dette mica valgono allo stesso modo, che le stronzate siano rese impalpabili dal loro essere digitali.
Il punto è che la variazione diamesica della lingua, che si libera in questi nuovi contesti dell'antica dicotomia scritto/parlato, non implica una minor responsabilità sul contenuto, anzi, semmai per diffusione ed esposizione la aggrava.

« Unglücklich das Land das Helden nötig hat »
Sventurata la terra che ha bisogno di eroi.

Eppure è così, si tende a inciampare nella necessità di rifugiare le proprie speranze in qualcosa di lontano, abbastanza irragiungibile da poter essere mitizzato, idealizzato. 
E se questa cosa in qualche modo si alleggerisce in un'idea di un futuro, utopico o distopico che sia,  implode in sé stessa quando il riferimento diventa il passato. Perché del passato, magari a cercar bene, persiste la memoria.

Ecco, quando vedo la gente postare foto come questa

e magari sottolineare la cosa con 'mi sarebbe proprio piaciuto vivere quei tempi...', fuori tempo massimo di tre generazioni, di una guerra mondiale, di un morto ogni cento abitanti, e del colpo di grazia che l'autarchia fascista dette a uno stato incerto già provato dalla crisi e dalla sua flebile identità.

A mettersi a dare un giudizio morale o etico su fatti, va a finire che si incespica su troppi inganni di prossimità, magari tra qualche centinaio di anni, lontano da qui, allora si vedrà.

Rimane però una cosa. Quando mi danno delle informazioni tendo a voler verificarle. 
Insomma, non sopporto le prese di posizione aprioristiche, sono utilissime per troncare i discorsi sul nascere ma sono decisamente fuori dalla realtà. Cioè, il manicheismo tanto di moda in questi tempi è evidentemente un approccio puerile alle complessità del mondo, della vita, della società. 
Alla fine siamo cresciuti sentendo 'sta cosa dei treni in orario e probabilmente abbiamo anche pensato che forse è proprio così, cazzo, non ci fossero stati i morti ammazzati magari le cose potevano anche andar bene.

Quindi, partendo dall'affermazioni di cui sopra ho cercato di fare un quadro un po' più ordinato degli accadimenti. Dunque:

le pensioni? No.
La Cassa nazionale di previdenza per l'invalidità e la vecchiaia degli operai, che è essenzialmente il primo organo di previdenza sociale, viene fondata nel 1898. L'iscrizione per i lavoratori diventa obbligatoria nel 1919. Durante il fascismo cambia nome e diventa Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale. Vengono sicuramente allargate le sue competenze, soprattutto in materia di integrazione del reddito, ma per la pensione sociale e la cassa integrazione tocca aspettare il 1968. 

l'istruzione? No
L'idea di istruzione obbligatoria a spese dello stato si concretizza all'inizio del novecento, dapprima con la Legge Orlando nel 1904 che prolunga l'obbligo scolastico fino al 12 anno di età. E poi sotto il governo Giolitti nel 1911 con la statalizzazione della scuola elementare e del pagamento degli stipendi degli insegnanti.
La riforma Gentile, 1923, è effettivamente quella che ha posto poi le basi per la scuola moderna, con due piccoli però: a seguito dei Patti Lateranensi Mussolini la disconobbe e iniziò un nuovo processo di riforma con la Carta della Scuola; pur essendoci la legge non gliene fregava una cazzo a nessuno di rispettarla, né durante il fascismo né tantomeno durante i primi decenni di storia repubblicana. 
Tocca aspettare il 1962 con l'unificazione della scuola media, perché l'istruzione diventi davvero fruita da i detentori del diritto.

la sanità? No
Di Servizio Sanitario Nazionale si parla solo a partire dal luglio 1980. Prima c'erano gli enti mutualistici, che coprivano l'assicurazione sanitaria delle diverse tipologie di lavoratori e loro familiari.
Il Ministero della Sanità è del '58. La riforma degli ospedali del '68. Sotto il fascismo nacque l'INAM, nel 1943 sopravvivendogli fino al 1977, che sempre cassa mutua era.

le strutture? Sì, come gli altri.
'sta cosa delle infrastrutture è sempre buttata lì. Le infrastrutture mi risulta si siano sempre costruite. Cioè, i romani costruivano le strade e gli acquedotti in base alle esigenze che avevano. Durante il fascismo hanno costruito gli aeroporti? E grazie al cazzo, prima non c'erano gli aerei. 
Se guardiamo per esempio la rete ferroviaria

si nota subito che il grosso l'han fatto prima del '20.
Han fatto le strade asfaltate? Beh, prima manco c'erano le macchine.
Insomma, possiamo andare anche col metro a misurare ma quel che verrà fuori è che durante il fascismo non è stato fatto niente in più di quanto prima e quanto dopo. Con l'aggravante, tra l'altro, di aver costruito edifici inguardabili e città orrende.

una casa a ogni famiglia? No
La legge per gli Istituti Autonomi per le Case Popolari è del 1903.
La legislazione sull’edilizia economica e popolare del 1938 era abbastanza nebulosa e non regolamentava in modo chiaro i rapporti tra IACP e gli istituti di credito col risultato di vincolare lo sviluppo edilizio alla mera discrezionalità dei mutuanti. Essenzialmente lo Stato ti dice vai in banca e se ti danno il mutuo bon, altrimenti ci hai provato. 
Tutto ciò che riguarda la partecipazione effettiva statale e il sistema delle agevolazioni fu costituito per la riscostruzione nell'immediato dopoguerra. 
 
Ah, e i comunisti. Niente, quando dicono i comunisti, oggi,  mi viene da ridere...

Quindi, se uno vuol rivivere in un periodo in cui  aumentano i prezzi e la disoccupazione, diminuiscono i salari e gli investimenti, beh, sappia che lo sta già facendo.
Se però vuole anche rivivere un periodo in cui giocando con la svalutazione della lira (ah, bei tempi, ah il signoraggio...) si acuì la crisi, vennero aumentate le ore di lavoro da 8 a 9 senza variazioni di salario, tassa sul celibato, aumento del prelievo fiscale, e tutto questo sotto il governo di un partito che si è fatto largo sterminando ogni legittima opposizione e a cui si può ricondurre la responsabilità per la morte di più di 400.000 connazionali, beh, che dire? Auguri.

La realtà è sempre insoddisfacente. Lo è oggi, lo era allora, lo sarà in futuro. Creare dei falsi miti, idealizzarli, convincersi, beh, è solo una scorciatoia, facile, che però non porta ad alcuna meta. 
Quindi?

Quindi niente.

25.3.13

Seconde fini


Inesorabilmente incede.
Il nulla.
Si fa spazio. Anzi, lo spazio lo ruba, lo nasconde con la tronfia altezzosità di un prestigiatore in smoking.
A quindici anni pensavo che bastasse andare a capo per fare una poesia.
Andare a capo
così
dove capita
senza un metro
un senso
saltando una riga

ogni tanto;
e i punti e
virgola.
Impetuosi, irrequieti,
disturbanti; addirittura;
Magari era questa la vera poesia e non lo sapevo. E non lo so nemmeno ora, anzi, forse lo so meno.


Sarebbe il momento, questo, in cui il suddetto prestigiatore estrae dal cilindro un confortante post sulle chiavi di ricerca. I tempi son maturi, dicono, e le gerle di vimini sono ricolme di parole.
Solo che, insomma, cosa ci è successo?

[Leggevo Leopardi, ieri. Non è una cosa che avesse un motivo, eravamo in una caffetteria e leggevo Leopardi.
Io quando arrivo a 'E l'infinita vanità del tutto' vorrei sempre avercelo di fronte, sentirlo parlare con accento marchigiano, capire come ride una persona così.]

Cerco tra le keyword e trovo solo






















E penso se davvero dovrei. Cioè, davvero adesso mi metto lì a pensare alla frasetta per far ridere, alla boutade, magari spiazzante, che dimostri quanto sottile possa essere la mia testolina, anche quando si maneggia materiale di basso livello come questo?
Un cazzo per cinque fighe non si può moltiplicare, è come sommare mele con pere, lo dice sempre anche la maestra, quella di Nuoro, quella delle tette... e via così, potrei andare avanti, passando per autogril ricolmi di suore infoiate e rustichelle, teatri che applaudono fighe enormi frustate da vecchiette col pannolone in latex.

E in effetti no, non dovrei.
Qui, adesso dico, mentre scrivo sta nevicando. 25 marzo 2013.
(E no, non è il marketing virale estremo di Games of Thrones).

In questi giorni seguo con mestizia il falso profilo twitter di Casaleggio.

Cioè, il profilo mi fa molto ridere.
Chi non ha i mezzi culturali, informatici, sociali per riconoscere che sia un fake mi intristisce. E mi spaventa.
La gente che crede mi spaventa, la gente che spera, che prega, che idolatra.
Mi spaventa la gente che ti inoltra le cose senza averle capite, che condivide perché non costa nulla, non è vero, costa tantissimo, l'acriticità è un costo sociale enorme. Mi spaventa la gente che generalizza, che sono tutti uguali, la gente che non sa distinguere, mi spaventa le gente che noi e voi, la gente che non percepisce quante sfumature possa avere un cambiamento, la gente che non capisce come funzionano gli antibiotici.
Mi spaventa la gente che ha bisogno di un racconto, la gente che la sospensione d'incredulità riesce ad attuarla ovunque, mi spaventa la gente che basta che sia confortante, la gente che col zip war airganon si debella.
Mi spaventa le gente, da sempre, molto prima di tutto questo, prima del Drive-In anche.

Anche se in fondo è solo gente, o forse per quello.

Credo che diventerò sempre più noioso, che magari riuscirò a trovare un linguaggio, un alfabeto che si possa utilizzare per descrivere tutto ciò che scompostamente mi passa per la testa travestendosi da nulla.
Fino ad allora sarò noioso, poi, se possibile, forse un po' di più.
E userò punti e virgola, provando a dar loro un senso stavolta. E inizierò le frasi con 'come volevasi dimostrare' e scrivero in vece staccato.
(Lo so, adesso inizio tutte le frasi con la congiunzione, è un vezzo...)

E fingerò di essere un amico di Leopardi, di quelli che possono chiamarlo in piena notte per scherzo e dirgli Giacomo che palle, cazzo, la gente non è poi così male. (sapendo che in realtà lo è, e sapendo che lui lo sa che lo è, ma rimanendo lì comunque, a sogghignare del fatto che esistono cambiamenti lunghi, diluiti come farmaci omeopatici, ma più efficaci).
Giacomo, e su dai, un po' di ottimismo! E ridere sapendo di pensarla come lui. E che lui lo sa. E ride.


Perché non è speranza ma coscienza, e... e niente, dannato alfabeto.



[post che continuerebbe, ma mi sono rotto il cazzo, è il mio blog e faccio quel che mi pare]