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25.6.14

Cadute di stille





Solo le cose belle finiscono.
Cioè, in realtà no: però solo di quelle abbiamo davvero la percezione della conclusione. L’assenza di quel che non ci piace non è una mancata presenza ma più che altro un’impercettibile inesistenza.
Vabbé, a pensarci bene la conclusione di qualcosa di brutto potrebbe anche interessarci un po’ di più, ma se basiamo il nostro giudizio sul senso di vuoto che una mancanza può provocarci, beh, allora non c’è storia e solo le cose belle finiscono.

Che poi ci sono cose che si sa che devono finire (non di quelle fini imperscrutabili come la vita, i sogni, l’estathè), hanno la loro bella data di scadenza stampata sopra, eppure non te ne accorgi, non ci badi, le vivi in quell’illusione distratta di persempre, perché forse inconsciamente speri che succeda qualcosa, un errore, una fatalità, un typo che prolunghi in modo indefinito il loro pervadere la nostra esistenza.

Lo so, dette così sembrano anche argomentazioni serie, e lo sono.
Lo sono anche se parlano di un giornaletto.

La realtà è che non mi ero accorto fosse l'ultimo numero. (c’era anche scritto, lo so, ma in Italia, nel 2014, che qualcuno rispetti la parola, che una mini di 12 finisca davvero col dodicesimo numero, non era da darsi così per scontato).  

Mi ha colto alla sprovvista, come un colpo di kung fu, di quelli che proprio non ti aspetti e voli, sei lì sospeso in aria a ripensare a dove è stata la tua debolezza, rivedi tutto al rallentatore più e più volte, e intanto sei ancora lì che voli, non pensi ancora all'impatto no, prima devi capire a pieno cosa ti ha messo in quella situazione.

Ecco, leggere l'ultimo numero di Long Wei è come essere nel pieno della parabola di quella caduta. Rivedi tutto quel che c'è stato, ripensi a ogni numero, ai particolari che ritornano, alle cose che si incastrano, a come quell'azione marginale, inattesa perché inutile in quel momento, sia adesso un tassello del puzzle, lo spostamento che ti ha messo in condizione di essere travolto da quel colpo.
E tu sei ancora lì che voli, e vorresti averli sottomano tutti e dodici, rileggerli serratamente uno in fila all'altro, per non perderti niente stavolta, per anticipare la tua debolezza.(e invece ce li ho a Padova, e quest'ultimo è solo soletto qua a Milano, non posso farlo, chi può lo faccia!)

Ed è così, sei talmente concentrato su ciò che è stato, sul rivivere istante per istante quei movimenti, quelle vignette, pagine, copertine, che ti dimentichi che stai volando, che quello è il colpo finale, che cadrai.

E all'improvviso non stai più cadendo. Che cadere era una cosa bella in quel momento, ché comunque anticipava un impatto che molto speranzosamente avrebbe potuto anche non avvenire. Ma le cose belle finiscono, e tu non stai più cadendo, sei arrivato, a terra, contro a un muro, sui bidoni dell'immondizia, sull'asfalto ruvido dopo un volo di trenta piani. La più improvvisa delle fini.
 
Ecco, Long Wei termina così, dopo dodici numeri come promesso, e cavolo, valeva la pena di leggerseli tutti.

Ora ci starebbe anche un giro di complimenti, a Diego che ha fatto di tutto e gli è venuto proprio bene, agli sceneggiatori, ai disegnatori che hanno portato una ventata di freschezza nel rigidume delle edicole, alla coppia Vanzella-Genovese che dove li trovi due bravi così, a LRNZ che io di copertine in vita mia ne ho viste tante ma di così meravigliose ben poche e al cinese, 'sto ragazzetto che in un anno giusto giusto ci ha fatto divertire, emozionare, ridere, stupire e anche un po' commuovere.

Finisce così, che si cade. Ma con fumetti come Long Wei si cade alla perfezione.

31.12.13

Anni collaterali



È da qualche giorno che una vocina mi segue e continua a ripetermi: ma fallo il post di fine anno dai, fai la classifica, alla gente piace la classifica, si lavora e si fatica per la panza e la classifica...

A me le classifiche fanno lo stesso effetto della kryptonite per Batman: non me ne frega un cazzo!

Sarà che mi chiamano il Protagora dell'alto polesine, sarà che il relativismo ce l'ho proprio nel sangue


ma della classifica proprio non mi fido. Cioè, non nutro molta fiducia nei miei di gusti, figuriamoci in quelli degli altri.

Comunque, visto che ormai l'argomento l'ho introdotto, facciamo il riassunto di questo 2013 così almeno ce lo togliamo definitivamente dalle palle.
(oh, sia ben chiaro che io non ho nulla contro gli anni, per me 2013 o 1340 o 2659 pari sono. Che tu sia bisestile, centuriato, sabbatico, domini per me è uguale, non faccio discriminazioni. Però il 2013 è stato un anno di merda! Non mi metterò qui a dare spiegazioni sul perché, ma lui lo sa bene: tu, 2013 sei a conoscenza di ciò che hai fatto, è comodo adesso dire oh, è il 31, è il mio ultimo giorno, se hai delle lamentele falle al 2014... tu sai cosa hai fatto!)

Allora, quest'anno niente premi, podii, corone d'alloro, miss in bikini e polente col gulash: solo una frasettina veloce, due parole tanto per...

Miglior fumetto del 2013 (graphic novel, fumanzo, libro a fumetti,  roba che trovi alla feltrinelli): Unastoria di Gipi.



Miglior fumetto del 2013 (serie regolare: bonelli, bonellide, formato tipo quelli, roba che trovi in edicola e che esce periodicamente): Lilith n. 10 Cuore di tenebre



Miglior fumetto del 2013 (miniserie: bonelli, bonellide, formato tipo quelli, roba che trovi in edicola con un numero di uscite prestabilite): Long Wei



Miglior fumetto del 2013 (bonelli, bonellide, formato tipo quelli, roba che trovi in edicola in Italia ma fatto all'estero): Y, l'ultimo uomo



Miglior fumetto del 2013 (saga all'interno di: bonelli, bonellide, formato tipo quelli, roba che trovi in edicola): Rat-Man  la saga semi-finale



Miglior fumetto del 2013 (che non si è capito dove è uscito): Tuta Teschio di Ratigher



Miglior fumetto del 2013 che devo ancora finire di leggere: Il Nao di Brown


Miglior fumetto del 2013 con protagonista un indagatore dell'incubo londinese con una camicia rossa, un maggiolone scassato e un assistente che assomiglia a Groucho Marx: Chuck Norris karate kommandos



Miglior serie tv conclusa nel 2013: Breaking Bad



Miglior serie tv iniziata nel 2013: Master of Sex



Miglior serie tv in corso nel 2013: The Newsroom



Serie che riprenderanno nel 2014 e che spaccheranno il culo a tutti: Shameless, Sherlock




Miglior lettura del 2013: questa 



Miglior pizza coi peperoni del 2013: Quattro formaggi, tonno, peperoni
Miglior pizza senza peperoni del 2013: Salsiccia, patate al forno, grana



Film trasmesso più frequentemente nel 2013: Slevin - patto criminale



Miglior battuta del 2013:  Mio cugino sa un colpo segreto ma non può fartelo perché è segreto



Miglior ricetta del 2013: involtini di melanzane e pancetta affumicata con asiago


Miglior biscotto del 2013: Gran Cereale croccante



Miglior trasmissione di Gordon Ramsay del 2013: Masterchef USA



Miglior té del 2013: Estathé al limone



Miglior micia di casa 2013: la Yuleimi



Miglior gelato che non fanno più nel 2013: Winner Taco


 Miglior giorno del 2013: 01 gennaio 2014







23.9.13

Gli elementi del disastro


In realtà non è che mi importi molto che l'altro giorno sia morto Alvàro Mutis.
La gente muore, è una necessità.
(metto le mani avanti, non stiamo affrontando questo tema qui e nemmeno questo. Soprattutto perché alla gente, quella vera, che se ne sia andato uno dei poeti più rilevanti di questo secolo e di quello passato poco gli cale. Come a me tra l'altro. Però almeno uno che scrivesse 'RIP Alvàro, hai consegnato alla morte una goccia di splendore' ce lo potevano anche mettere su facebook, magari finto, che tanto poi gli altri si accodano...)

Non ho molta voglia di scrivere, lo ammetto, sarà questa disperata assenza di noia, oppure l'autunno che mi schernisce, che non arriva e mi schernisce, e io, probabilmente, forse, avrei un sussurato bisogno che mi schermisse, invece. [ho notato che nei post precedenti mancavano delle virgole e dato che non mi sembrava corretto modificarli le ho inserite tutte nella frase precedente. Questa frase invece non ha virgole a causa del karma.]

Fatto sta che, alla fine di tutto, un giorno muori.

Che a quel punto si potrebbe anche decretare di aver già dato abbastanza, signori si chiude, buongiorno, buonpomeriggio e se non ci vediamo buonasera. Si potrebbe.
Perché il rischio ormai è quello di non morire in pace, come se non bastasse il pressoché diffuso non vivere in pace.

Opzione 1 - Muori, vieni messo in una bara e tumulato
Ipotesi migliore: un raggio alieno risuscita il tuo cadavere e lo trasforma in un'arma di distruzione di massa
(vedi qui)

Opzione 2 - Muori e doni il tuo corpo alla scienza
Ipotesi migliore: fanno esperimenti sul tuo corpo con elettricità ad alto voltaggio, ti mettono un cervello ab ab qualcosa e il tuo cadavere risuscita
(vedi qui)

Opzione 3 - Muori immolandoti per i peccati dell'uomo
Ipotesi migliore: appendono l'immagine di te, inchiodato a una croce e con degli addominali da paura, in tutte le scuole. Dopo tre giorni intanto il tuo cadavere risuscita.
(vedi qui)

Opzione 4 - Muori, vieni messo in una bara e cremato
Ipotesi migliore: tra centinaia di anni i tuoi parenti proveranno a clonarti ma dato che le tue ceneri sono mischiate con quelle del legno della bara nascerà un essere mezzo te e mezzo pioppo
(vedi qui)

Insomma, non c'è redenzione: non si può morire in pace.

Ci sarebbero anche altre opzioni che mi vengono in mente. ma la premessa era che non avevo voglia di scrivere, e infatti non ne ho voglia. Ché io mantengo sempre le premesse.

Appena mi va parlo di Sailor Twain.

E di altre cose, se miva.

E si è concluso Dexter.

Fine.

17.7.12

Pur se andassi per valle oscura


"...mi soreeege il tuo LINCAASTROOO"
Ma davvero ha detto lincastro? Magari pensava fosse l'incastro. Ma 'ste vecchie vengono in chiesa solo per cantare le parole che non sanno? Mugugnano fino al vocabolo misterioso e lì spalancano l'ugola per far sentire quanto lo sbagliano.
Signora, vincastro. Vincastro da vinco, salice... è un bastone, cazzo, lo capisce il bastone signora?

Ci fossi stato tu, lo so, ti saresti girato a guardarla fingendo di osservare il soffitto e poi mi avresti detto qualcosa tipo "la mandemo da Gerry Scotti...".
Ci fossi stato, ma a pensarci bene che cazzo ci stavamo facendo io e te seduti su un banco di chiesa?

Se partono con "io credo, risorgerò.." scoppio a ridere, giuro. Signora non canti, signora.
Fa caldo.

Maggio anticipa prepotente l'inadeguatezza di un completo nero nella calura estiva. Non è estate, non ancora, eppure l'asfalto sfrigola accarezzato dalle foglie secche e i rumori arrivano distanti, manipolati dall'arsura.

Forse quando l'aria si surriscalda trasmette i suoni in maniera differente?

Dovrebbe piovere ai funerali.
Nei film piove sempre. Qui fa caldo invece.

L'odore dell'incenso invade le labbra socchiuse, strette di nascosto nella morsa dolorosa dei denti, trattengo le lacrime come si trattiene uno sbadiglio, "che do maroni" mi dici.
No, non dici nulla, non tu, ché tu sei morto e chiuso in una bara e io son qui a parlarti mentre lo sguardo si sperde tra le facce rassegnate.
Però, ci fossi stato (da vivo dico) l'avremmo presa per il culo la vecchiaccia che è arrivata in ritardo e ha pure fatto spostare il tipo con le stampelle. E come c'ha guardato l'omino delle offerte, mica erano falsi quei 50 centesimi? Silenzio. Forse è finita.

No, ora c'è gente che parla. Noo, io lo so come vanno 'ste cose, che poi sale sempre il collega che dice che ics era sempre gentile con tutti, disponibile, propositivo, il migliore dei colleghi, di quelli che sanno sorridere anche nelle avversità e ti aiutano quando possono. Ecco, succede che quando si dicono queste cose vedi sempre gli sguardi che si cercano, le occhiate ammiccanti, i sorrisetti maliziosi che si trattengono e quelli in fondo che si danno col gomito e accennano anche a roteare la mano, come dire 'sto cazzo.

E in quell'istante penso che vorrei salire sul pulpito e appoggiarmi al leggìo, guardare tutti negli occhi e dire che eri sempre disponibile, gentile, sempre con un sorriso per tutti, anche nei momenti più tesi.
E lo so che non vedrei nessuno a darsi di gomito, lo so perché nel tuo caso era vero. Manco agli stereotipi riuscivi a star dentro.
Ecco sì, direi quanto testa di cazzo sei stato, che mi hai fatto tornare. Rientro tra una settimana, mi dici, vieni anche tu, lavoriamo insieme per un po'. E sei morto.

Passa la bara.
Suppongo tu sia dentro. Giallo, come uno stramaledetto Simpson.

L'ultima volta avevi gli occhi così itterici che non si distinguevano dalla pareti giallognole dell'ospedale, e ti caricavi sulle spalle l'onere di dover rassicurare tutti, come sempre.
Poi mi scrivevi, mi chiedevi di cercare informazioni su questo e su quello, tu che sei bravo dicevi, ma so che speravi solo che fosse tu che puoi capire perché, magari tu che mi dirai le cose come stanno, perché di quel poco che ti sentivi non avresti voluto sprecarlo in false speranze.

Fanculo a te e agli scorpioni azzurri.

Cancro al fegato. Me l'hai detto sorridendo al tempo.
Ma al tempo mica avremmo voluto arrivare fino a qui.
Non avrei voluto arrivarci nemmeno oggi, lo sai.
Al tempo c'era ancora l'illusione statistica del riuscirci. Lograr, e non so nemmeno io perché l'ho pensato in spagnolo. Al tempo.

Poi la telefonata di qualche giorno fa, e a chi mi chiedeva dicevo l'ho sentito insomma.
Insomma.
E vaglielo a spiegare che non ti avevo sentito proprio, che non c'era più niente di vivo nella voce che si strascicava al cellulare, che non c'era più niente di te in quell'abbandono. Ed eri tu.
Insomma.
Sommando tutti i frammenti di quel disastro, eri tu.

Adesso no, non più.
Adesso smetto di parlarti, tanto non ci sei più.

E mi hai preso per il culo per l'ultima volta, e hai vinto tu.

(niente, ti sto ancora parlando).