ovvero l'imprescindibile necessità di scrivere qualcosa (nell'attesa di una buona idea)
e comunque questo blog si sarebbe dovuto chiamare "dalla Parte di Topper Harley"
Visualizzazione post con etichetta perché 'sti post iniziano tutti con 'mi guarda'?. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta perché 'sti post iniziano tutti con 'mi guarda'?. Mostra tutti i post
13.4.14
pre-senza
Mi guarda come se non dovesse farlo, come a nascondere in quel gesto il graffio ruvido di un divieto.
Poi mi parla, senza fissarmi negli occhi stavolta, quasi a negarmi l'incanto autunnale del suo sguardo, mi punisce e lo sa. Però parla: "lo sai vero che il graffio ruvido di un divieto non significa un cazzo?"
Lo sapevo.
"Ma... ma... io non l'ho detta quella frase. Mi leggi i pensieri adesso?"
"In realtà li anticipo... li so prima che tu li dica. Ti so prima di te..."
E sorride.
"Sai cosa sto per dire?"
"Sì..."
"Cosa?"
"Vorrei baciarti..."
Indugio su uno sbattito di palpebre, quell'abbastanza per credere che me lo stia dicendo davvero, che non sia solo l'oziosa ripetizione del mio illudermi.
"E cosa ne pensi?"
"Che non significa nulla, come la frase di prima."
"... il graffio?"
"No, l'oziosa ripetizione del mio illudermi..."
"Te l'ho detto che è aprile..."
"Già..."
"Sai che ora me ne andrò, vero? Lo sai da prima di me..."
"So che la tua presenza è soltanto l'anticipo del tuo mancarmi, che il con te è solo ciò che precede il senza te. Presenza, prima del senza. I dizionari non lo dicono ma io lo so."
"Li anticipi..."
"Già."
"Ma non mi hai risposto. Lo sai che me ne andrò?"
Mi guarda, con la stessa confidenza con cui si guardano quegli stereogrammi variopinti, speranzosi o illusi che nascondano qualcosa, che esista una chiave d'accesso che ce ne spalanchi l'uscio.
"Vorrei baciarti..."
Ma non seppi mai di chi dei due fosse il pensiero di quell'attimo.
3.9.13
Inflessioni di settembre
Mi guarda come un sovrappensiero, come quando esplori certi quadri camminando all'indietro.
Ha seni leggeri, non piccoli ma leggeri. Sfrontati in certi loro atteggiamenti, in quel protendersi ieratico verso il mio sguardo. Valicandolo, come si attraversa una tenda di fili, trapassandolo per adagiarsi in quell'oltre foderato d'immaginazione.
Parla. Ma io non la sento ancora.
L'arrivo della sua voce è immergersi in una vasca di vapore.
Dolore improvviso, inaspettato quanto atteso, poi il respiro si abitua e quell'avvolgerti diventa tepore, pace, appagamento addirittura.
"... io non me lo ricordavo così settembre!"
Ora sono io che guardo lei. Dapprima cerco il socchiudersi delle labbra, il dissolversi di quell'ultima parola, ...bre, la punta della lingua che vibra sul palato. È solo una speranza, un'ipotesi che si distrae mentre viene sgretolata nell'anticipo d'autunno disperso nei suoi occhi.
"Così come?" ma già lo so.
Morde l'interno della guancia anche se sa già cosa rispondere. Eppure l'equilibrio della situazione necessita quel gesto.
"Così che fa schifo! Settembre è il peggiore dei mesi..."
"Ma non era april..." non finisco la frase. Le ultime lettere rotolano sul pavimento, inseguendo la gonna che svolazza sui talloni che si alternano lungo la linea immaginaria della condiscendenza.
Se ne va. Lasciandomi qui, io e settembre.
Con l'estate che tracima lì fuori e la sua assenza che è già inverno.
Iscriviti a:
Post (Atom)

