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25.6.13

Parabole 4


[Continua da qui...]

La Bibbia - Prequel
ATTO TERZO

SCENA 1

   Sala del trono


DIO, seduto sull'imponente scranno, cincischia con l'iPad


DIO: Gabri, ma non avevo detto di metterci un paio di prese usb sui braccioli del trono?
GABRIELE: Ma sull'iPad mica vanno!
DIO: Sì, ma le uso per ricaricarlo. Ma chi è che l'ha inventato 'sto robo?
GABRIELE: Beh, c'è una mela morsicata...
DIO: Vabbé, messaggio ricevuto... Che si fa oggi?
MICHELE: C'è il ricevimento millenale con quelli che si erano prenotati...
DIO: Orcome, che paura...Michele,  ma tu da dove sbuchi?
MICHELE: Sono un angelo, appaio...
DIO: Vaccaboia, un infarto mi farete fare voi... Ma son già passati mille anni? Manco una partita a ruzzle riesco a finire... ma non è che possiamo iniziare a farle ogni milione di anni 'ste riunioni, così magari qualcuno di 'sti cagacazzi si estingue e morta lì?
GABRIELE: Me lo segno e facciamo votare dalla rete.
DIO: Vabbé, a che vi serve un DIO se dopo decide la rete... bah... Fate entrare il primo rompicoglioni!
...
...
DIO: Vaccaboia, e tu cosa sei?
KIWI: Sono un kiwi, Dio, ma tu non sei onniscente?
DIO: Mi si è scaricato l'iPad, che me li tengo tutti lì i nomi... eh, ma io le avevo chieste le prese usb sui braccioli. Vabbé, kiwi, quindi sei un frutto?
KIWI: Ecco, bravo, questa è la prima cosa! Ma con tutti i cazzo di nomi che ci sono al mondo ma proprio uguale al frutto dovevate chiamarmi? Che fa confusione e non ci si capisce mai nulla. Ogni volta che sento dire "mangia il kiwi che c'ha la vitamina C" mi cago addosso, e manco posso volare. Scappa te con 'ste zampette di merda che m'avete fatto!
DIO: Ma ti caghi addosso davvero?
KIWI: Guarda, appunto, e questa è la seconda cosa: ma ti pare che mi facciate cagar giù un uovo che è dieci volte, dieeeci, più grande di quello di una gallina? Cioè, ma vi rendete conto che non c'ho più i muscoli dello sfintere? Ho paura perfino a sedermi, che non vorrei che mi entrasse qualcosa... Ti caghi addosso? Sì, che mi cago addosso, non posso manco più starnutire che mi cago addosso...
DIO: Eh, no, in effetti è grave... pfffmmgr... no, dico... ihihpffgr... Ma no, non è che mi venga da ridere... dev'essermi andato qualcosa di traverso... Gabriele, segna che poi risolviamo! Mgrhhh... Ehmmmmhahah..mmm
GABRIELE: Segnato!
KIWI: Ma stai segnando sull'iPad spento?
GABRIELE: Portàtelo via... avanti un altro!
...
...

DIO: Minchia che grosso questo...
T-REX: Ciao Dio, ti darei la mano ma non ci arrivo...
DIO: Eh, in effetti mi sembrano cortine queste zampe anteriori... Gabriele, non è che hanno sbagliato di nuovo le etichette al magazzino dei componenti?
GABRIELE: No, no. Sembrerebbe tutto a posto... 
DIO: Quindi forse erano finiti i componenti organici. Non è che è successo come l'altra volta con Gioele, che si è fatto una real doll con il materiale che trafugava dal laboratorio? Pensa, le tue zampe potrebbero essere due tette ora...
T-REX: ?
GABRIELE: Ma no, probabilmente è dovuto a quella roba dei comandamenti.
DIO: Ah, ecco sì. Hai le braccia corte così non puoi commettere atti impuri!
T-REX: Ah, quindi gli altri sulla fiducia mentre per me vale l'amputazione?
DIO: Eri un soggetto a rischio, abbiamo preferito un trattamento drastico... Pensa che per accorciarle abbiamo usato una sega... ahahahaha... Gabriele segna, ho appena inventato l'ironia della sorte!
T-REX: Che poi, non posso nemmeno usare il pc, che manco c'arrivo alla tastiera!
DIO: Hai provato con l'iPad?
T-REX: Sì, ma non accede a TriceratoPorn...
DIO: Eh, c'è il filtro lo so... Sto facendo lavorare i miei tecnici.
T-REX: Ma quindi, non c'è modo di sviluppare un po' 'ste zampe?
DIO: Hai provato con la palestra?
T-REX: Non riesco a fare le flessioni... Mi tocca il muso per terra e non riesco ad arrivare al pavimento con le zampe nemmeno quando ho gli artigli fuori.
DIO: Beh, guarda il lato positivo...
T-REX: Cioè?
DIO: Per esempio, puoi rifiutarti di ballare YMCA...
T-REX: Ma a me piace tantissimo ballare, è che con 'sti mozziconi non riesco a fare nemmeno una macarena
DIO: Vabbé, non se ne esce... Quindi, cosa sei venuto a chiedere?
T-REX: Ecco, dato che mi pare di aver capito che di allungarmi le zampe non ci sia verso, ecco, non è che potete farmi l'uccello più grande?
DIO: In effetti è un'idea... Gabriele, hai segnato?
GABRIELE: Ehm, lo sai qual è la politica che abbaimo adottato per gli organi riproduttivi...
DIO:  Sì, in effetti. Ricordati T-Rex, non sono le dimensioni che contano...
T-REX: Sì, ma io...
DIO: Niente ma. Devi apprezzare quello che il Signore ti ha dato. Il Signore dà il Signore toglie.
T-REX: Ecco, io sarei appunto qui per farmi dare...
DIO: Vabbé, Gabriele segna. Allungare zampe T-Rex.
GABRIELE: Scritto.
T-REX: Ma non è spento?
GABRIELE: No, è che c'ho delle lenti apposta.
T-REX: Ah.
DIO: Visto? Tutto a posto allora... Ciao T-Rex, meno male che ti ho fatto così stupido.
T-REX: Ciao Dio.
DIO: Beh, almeno saluta...
T-REX: Ma sto salutando con la manina, non si vede? non si vede...



Fine

21.5.13

Uccelli di robot


Sollecitato da una parte delle frequentatrici femminili di questo blog (la parte più deleteria per la mia salute mentale, ci tengo a sottolineare) ho deciso di accogliere una serie di richieste che mi avevano presentato e di scrivere un post su quello che, secondo loro, è un argomento interessante e degno di nota.

Io, sinceramente, non riesco a trovarlo così affascinante. Ma tant'è.

Ecco dunque quel che sono riuscito a mettere insieme sull'argomento che mi hanno coercitivamente imposto:
Grossi Uccelli!

Che io dico, cosa ci potrà mai essere di avvincente in 'sti robi? Cioè, a parte le dimensioni cos'hanno? Manco volano... Comunque, mi è stato chiesto e oggi mi sento gentile. Tutto lì. Vediamo 'sti grossi uccelli


Il Moa.


















Presente quando vi dicono che a essere troppo buoni finisce che la si prende in culo?
Ecco, al moa 'sta cosa non l'aveva spiegata nessuno.
'sti uccelloni arrivavano quasi a quattro metri d'altezza e non avevano le ali (ma proprio niente niente, tant'è che erano buoni anche perché non riuscivano a commettere atti impuri...)
La femmina era molto più grande del maschio, pesava tre volte di più. Però era talmente buona che non se ne lamentava di continuo.
Fatto sta che appena sono arrivati i Maori in Nuova Zelanda si son visti 'ste gallinone aspettarli al check-in con appeso al collo il cartello 'Songhe ie' 'Mangiami', e canticchiando 'il moa non è un animale intelligenteeee...' se li son spazzolati via tutti.
Ah, ne era sopravvissuto uno. Eccezionalmente furbo. Si è dovuto ricorrere a mezzi eccezionali per abbatterlo.

Il dodo.


















Vabbé, del dodo è inutile parlare che tanto sapete già tutto.
Questo colombone delle isole Mauritius si è estinto nel XVII secolo ma continua tuttavia a essere presente nell'immaginario collettivo.
































Comunemente si è portati a pensare che i dodo ce li si sia mangiati tutti e per questo siano estinti. In realtà gli olandesi li chiamavano walgvogel, che secondo wikipedia significa "uccello disgustoso". In realtà il neerlandese è lingua sintetica ma molto espressiva. Basta fare un giro sul traduttore di Google per deliziarsi del significato originale della parola.

Comunque sono tutti concordi nel vedere nella sua scarsa mobilità e nel suo essere grasso da far schifo, gli elementi determinanti della scomparsa di questo pigro uccellone da 40 kg. (in luogo decisamente marginale quindi il fatto di averne completamente distrutto l'habitat, introdotto specie antagoniste quali cani, ratti, scimmie e aver utilizzato le uova per delle grosse grosse frittate. Si sono estinti perché non andavano in palestra, 'sti ciccioni di merda.)

Altri uccelli veramente enormi?

Il du.













Troppo grosso e non volava: estinto.

L'Aepyornis

















Troppo grosso e non volava: estinto.

L'ornimegalonyx.


















Troppo grosso e non volava: estinto.

E il kiwi.











Ok, il kiwi è un uccello piccolo. Però non è estinto.
Magari non vola però fa delle uova che sono grandi quanto il 25%  del suo corpo. E' tipo, in proporzione, l'uccello che fa le uova più grandi al mondo. Come se una gallina facesse un uovo sei volte più grosso. (sì, ha fatto male al culo anche a me pensarci).
Sappiate che negli ultimi giorni prima della deposizione la kiwa deve stare a digiuno perché internamente non c'è più spazio per lo stomaco. In pratica il kiwi è la custodia del proprio uovo.
Insomma, è piccolo però in proporzione è meglio di uno grande. E non è estinto.

Vabbé, detta così sembra quasi una pubblicità progresso. Donne, meglio l'uccello piccolo che rende di più... (che poi, lo dico contro il mio interesse eh. Si sa che i blogger, insomma,

Ok, spero che adesso non saltino fuori le solite deluse.

La prossima volta, se la fortuna ci assiste, si parlerà di kakapo che è tipo uno dei pappagalli più fighi del mondo.

Fine.

26.7.12

John Doe 22 - ovvero la fine giustifica i mezzi


Ciao,
 se siete arrivati qui cercando su Google 'recensioni John Doe 22', se volevate sapere com'è, se vale la pena spendere quei tre euro, se siete di quelli insomma che per comprare un fumetto si attengono alle indicazioni che altri danno loro e passano più tempo a leggere i forum per sapere cosa leggere piuttosto che leggere i fumetti che quelli del forum dicono loro di non leggere.

Bene, se siete quelli lì siete capitati decisamente male!

Ancora poche righe e qui passeremo direttamente all'ultima pagina dell'ultimo albo dell'ultima stagione di John Doe (a spoilerare, come dite voi giovani).
Quindi, dato che state mendicando un consiglio eccovi il mio: andate in edicola e compratelo!

E' un'ottima storia, una delle migliori che io abbia letto quest'anno (e non parlo solo di John Doe, anzi, non parlo solo di fumetto da edicola) e ai disegni si avvicendano autori talentuosi che, anche quando si sono cimentati solo per poche vignette, hanno svolto un lavoro egregio.
Addirittura la qualità di stampa (vera pecca di quest'ultima stagione) è decisamente di un livello superiore allo standard degli albi più recenti.

Quindi, senza indugio, recatevi all'edicola più vicina e compratelo. Basta, fine dei consigli per gli acquisti.
Ora, se proprio volete rimanere, sappiate che nella prossima riga dirò il finale.


John Doe è un personaggio dei fumetti! Dei fumetti!!!

Forte vero?
A volte mi domando come facciano a pensarle. Secondo me si drogano!
Sì, come i poeti maledetti, o quelli della beat generation.
Artisti...

Questa però in un fumetto dovrebbe essere la premessa, mica può essere il finale: qualcuno sta cercando di ingannarci.

Tentiamo un approccio differente:

Arriva John Doe è un film del 1941 diretto da Frank Capra.
Con il fumetto ha in comune non solo il nome del protagonista ma anche una parte importante della trama:
John Doe non esiste, è un personaggio virtuale, una marionetta mediatica. C'è qualcuno che scrive quel che deve dire e fare, c'è un'entità più o meno occulta che lo usa per arricchirsi, ne sfrutta l'immagine.
A un certo punto però John si rende conto di essere solamente uno strumento nelle mani del potere, il peso dell'inganno è tale da non intravedere nessun'altra forma di liberazione se non il suicidio.

Pare che questo fosse il vero finale, Gary Cooper che se ne frega dei tentativi che fanno i suoi sostenitori per dissuaderlo e si getta da un palazzo.
Pare. In realtà il John Doe del film si lascia convincere.

Ecco, il John Doe del fumetto invece decide che l'unica via che l'eroe può seguire è quella della morte (editoriale).
Il Golden Boy è così, abbiamo imparato a conoscerlo ormai, se c'è una regola lui deve per forza infrangerla.
Dicono che sono i lettori che decretano la sparizione di un fumetto? Bene, lui di questo se ne frega, decide lui quando e come abbandonare!
E poco importa se per farlo dovrà ingannare tutti, scendere a compromessi con il proprio creatore, smettere di essere per conquistare lo status di essere.
John, che da uomo era divenuto Dio, ora da Dio si fa uomo e nella sua via Crucis dei generi sanguina la propria fine.
John che chiude alle proprie spalle la porta dell'irrealtà per ritrovarsi nel mondo degli umani.
John che da illuso creatore si riscopre creatura, robot assemblato pezzo per pezzo nei laboratori mentali dei tre autori.
John che, cazzo, è il piacente John Doe mica il mostro di Frankenstein. Potrà dileguarsi tra la folla, diventare quel qualunque che il suo nome rappresenta, in nomen omen è quasi una regola no?
Già, le regole ...

Vabbè, ci siamo capiti.

La storia scivola docile verso il finale.
Bartoli e Recchioni giocano. Giocano con le metafore, con lo spazio e con il tempo. Infrangono dimensioni, cuori, vite, morti.
Cercano di sorprendere, ancora. Preparano un insolito solito solo per il gusto di evitarlo, illudono, sviano. Dicono, sì c'avevamo pensato anche noi, ma no!
Si divertono. Pare anche quello, sì.

Cosa rimane?
Ah, le Alte Sfere. La nemesi. Gli imperatori da compiacere, il pubblico per cui essere giullare, noi: i lettori!
(Sì per chi non lo avesse capito quest'ultima stagione è stato un esperimento metafumettistico volto al trasportare l'eroe di fantasia nella nostra realtà costringendolo dapprima a scontrarsi con i propri creatori per poi metterlo a confronto con la massa variegata dei lettori fino a farne emergere il relativismo e l'impossibilità di fissare la vera anima di un personaggio dato che questa risulta composta dalle esigenze e dalle aspirazioni di differenti categorie di fruitori [il non mettere le virgole in questa frase fa parte dell'esperimento]).

Ci sono le pagine bianche, sì, ma da qui in poi diventa una cosa personale.
Quel che succede sulla carta è solo un'ipotesi, un esempio. In realtà il discorso è tra noi e John, tra ciò che vorremmo e ciò su cui incespichiamo inevitabilmente a ogni vignetta.
Pare addirittura scontato il suggerimento ad arrangiarci, disegnarcelo da soli, comporcelo come vogliamo il nostro John Doe (nooo, era quello il senso della copertina quindi?).

...
...
...
Ci siete cascati vero?
Quasi anch'io, quasi. Tutti quei John ha fatto questo, John ha detto quello, e in realtà, vero, falso, e John è ed è stato. Eccolo lì l'inganno: John non esiste, non così.
E' un personaggio dei fumetti.

Ve l'avevo detto che finiva così!

C'è un quadro di Magritte,s'intitola I due misteri.
C'è disegnato il famoso quadro della pipa, quella che non è una pipa, e poi, fuori dal quadro c'è una pipa vera. O meglio, c'è un'idea di pipa, un'interpretazione iperuranica
Ecco, la pipa irreale, dipinta in un quadro che afferma lui stesso che non è una pipa, contrapposta alla pipa reale.

Bene, John Doe è quella pipa lì.
Quale, direte? Quella reale o quella finta?

Entrambe. Sono entrambe pipe disegnate, nessuna delle due è reale, uscire dal quadro è servito soltanto a finire in un altro quadro.
L'uscita da un fumetto confluisce inevitabilmente in un altro fumetto, l'essere un personaggio inventato non ha redenzione, non contempla sanatorie.

Non c'è via di scampo!

Dunque finisce così, con una risata soddisfatta e inaspettata che inganna addirittura il magone commosso che la fine di un'epoca si porta sempre con sé.

Adesso mi verrebbe da scrivere che c'è il vissuto di ogni lettore tra gli spazi bianchi di un albo, anche il mio. E quando ho comprato il primo John Doe, a dov'ero, con chi ero... e il secondo, e il terzo.
E l'ultimo.

L'ultimo.

Ma vabbé, questa è un'altra storia.

[Grazie a tutti quelli che l'hanno scritto (lui, lui e lui) e che l'hanno disegnato. Un po' meno a quelli che l'hanno editato che ci son sempre quei fastidiosi refusi che... vabbè, grazie a tutti.]


Ah, visto che c'è sicuramente chi non capirà e vorrà assolutamente sapere chi è il misterioso personaggio che ritorna nel finale, beh, anni e anni di C.S.I. in tutte le città degli Stati uniti mi hanno insegnato qualche trucco.

Se avete una foto che il carnefice ha scattato alla vittima, garantito al 100% che ingrandendo l'iride degli occhi scorgerete nel riflesso il volto dell'assassino.

Visto?


Maledetto Kiwi, lo sapevo che saresti tornato!



Addio, John. E grazie di niente.