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5.2.13

Intermezzo (Voti a rendere)


Vorrei parlare di politica.
Vorrei, ma non ne sono capace.

Lo ammetto, è un limite, della politica dico. Un limite bello grosso quello di non essere in grado di essere parlata da me.
Io voto. Da sempre.

E ho sempre pensato che la preferenza fosse un voto di scambio.
Cioè, io do il mio voto a te, la mia crocetta, i miei assi perpendicolari a 45° (no, non fate gli spiritosi adesso sui 90°, pigreco mezzi e altre battute da studenti di ingegneria con la maglietta dei Ramones), e in cambio mi aspetto che tu amplifichi il mio pensiero, ti impegni a far fare le strade dove mi servono, gestisci le cose come vorrei che fossero gestite io, studi delle leggi che mi siano in qualche modo favorevoli (che mica significa che devi fare delle leggi ritagliate su di me, ma che in qualche modo io, come tutta la comunità, possa trarre benessere da una determinata amministrazione).

Lo scambio non è soddisfacente? Bene, la prossima volta si prova con un altro.
Ecco, tutto lì.

Si chiama Democrazia Rappresentativa, e la cosa tragica è che funziona.

(questo sarebbe il momento in cui dico che non è nella politica che non ho fiducia, ma nella gente. Milioni di stronzi si fanno rappresentare da centinaia di stronzi. Democrazia rappresentativa.
[che seguendo questo ragionamento la Democrazia Diretta diventa milioni di stronzi che si amministrano da soli]).

[No, vabbé, è che mi fanno ridere certi comici, cioè, non è che mi facciano ridere perché sono comici, mi fanno ridere nel senso sminuitivo. Anche la gente mi fa ridere, un po' tutta, ma sono quelle risate nervose che nel mentre ti si chiude la gola e pensi a quelli che dicono che la gente ha la memoria corta e fanno il gioco di chi fa il gioco di quello che dice le cose senza pensare che la gente potrebbe ricordarsele.
Chi può faccia satira e la faccia, di quella che ti dilania nell'istante stesso in cui ti blandisce con una risata, ma chi non può, ecco, chi non può non fa di sicuro un favore a sé stesso crogiolandosi nello sfottò del politico di turno, perché, e questo davvero è il punto che proprio non riescono ad afferrare, in quell'attimo non stai sminuendo l'uomo ma la cazzata che ha detto. Smussandola, modificando l'angolazione da cui si osserva, fino ad ammorbidirne i bordi, arrotondarne gli angoli. Diventa simpatico chi la dice, una macchietta.
Ci si dimentica. Di prima. Del resto.
Com'è già successo.
E quelli che dicono che la gente ha la memoria corta non si accorgono di avere la memoria corta.]

Niente. Fine intermezzo.


22.6.12

A Bonn Dante mente


Lo so, avevo detto che non avrei più scritto per un po'. Non l'ho detto? Allora avrei dovuto dire che non avrei scritto per un po'. Ma non l'ho fatto.

Niente, pensavo di infrangere chissà quale regola, e invece la regola manco c'è!
No, non dico niente allora che non è divertente farlo quando si può.

Cioè, è più appagante poter dire o dire quando non si può? Non dire quando si può o non dire quando non si può?

Comunque, appurato che non ho nulla da dire (e questo era il motivo per cui avrei dovuto dire che per un po' non avrei detto) e che non è per niente di rottura rompere un embargo che non c'è, finiamola qui.

... cazzo è che volevo scrivere? Ah, sì: me ne andavo casualmente su Repubblica.it.

Non so se nel resto d'Europa sia così, ma in Italia gli esami di maturità devono proprio essere un evento: prima pagine su prime pagine per raccontarci di come sono arrivati i plichi e che temi, che tracce, e come si sentono e come si preparano e le notti prima degli esami e le notti dopo gli esami.

La Germania avrebbe potuto invadere la Grecia per quel che poteva loro riguardare, ma la prima pagina sarebbe comunque stata di Montale e di come twitter diceva che su facebook le tracce e Simoncelli bufala e il nobile Aristotele.

(ah, se stasera la Grecia vince voglio il titolo 'La Grecia caccia la Germania dall'euro')

Comunque su la bibbia Repubblica.it c'è il test 'Quanto ne sai?", con un pout-porri di domande da terza prova.

Ecco, in letteratura 1 - dal 1790 al 1850 mi ci trovo questa

 Niente, volevo solo mostrarlo a quelli che ancora credono che Dante sia un poeta del 1300.