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22.2.12

Chiuso per furie


Niente, l'immaginazione vacilla, il tempo scarseggia, la voglia s'infratta.
Che qui se non scrivo qualcosa io non c'è mica nessun altro che lo fa, ché questo mica è uno di quei blog d'informazione che ti pubblicano le cose fatte da altri e ti avvertono che è uscito l'ultimo film di quel regista uzbeko girato completamente al contrario ma coi sottotitoli in esperanto dritti però a partire dal fondo, oppure che hanno scoperto una rana color indaco che se la metti nella coca-cola diventa un rettile e inizia a perdere le zampe ma poi le ricrescono.

No, qui di informazioni utili non se ne trovano. Le scrivo io le cose, lo saprò, no?

Comunque adesso vedo, che sono un po' incasinato e i pensieri si stanno accumulando in altro e sono distratto. 'spetta però. Io sono sempre distratto. Se non fossi distratto non avrei mai l'impudenza di tralasciare i sani pensieri della quotidianità per perdermi in certe cazzate che poi mi chiedo ma c'è perfino gente che oltre a leggerle sente anche di doverci aggiungere qualcosa sì adesso c'è ce lo metto un segno di interpunzione no non ce lo metto e continuo che tanto qui è roba mia e faccio il cazzo che mi pare Molly Bloom santa subito punto.

E pensate che dovrei anche presentare tre soggetti per delle storielline brevi e non ho uno straccio di idea. Allora dico, beh, sulle note del telefono mi scrivo sempre un casino di pensieri, suggestioni, appunti: ci sarà qualcosa di utilizzabile.

Guardo e trovo in ordine:
- Spaghetti con le mongole
- Tamagotchi vivi
- Uomini che oliano le donne

Invece di pensare subito vabbè, sono deficiente mi ci metto addirittura a ragionarci su.
Beh, la storia di un italiano che va in bicicletta da Lambrate a Ulan Bator e lì viene accolto in un villaggio di sole donne e cucina per loro una carbonara, oppure un horror fantascientifico in cui si scopre che tutti i tamagotchi buttati negli anni novanta sono sopravvissuti e hanno formato un'enorme intelligenza comune collegandosi in modo sinaptico e ora stanno per conquistare il mondo e soggiogando gli esseri umani costringendoli a vivere in mini appartamenti e a nutrirsi solo quando lo decide il Grande Pterodattilo, per non parlare poi della romantica avventura di due massaggiatori di campionesse di body-building che si conoscono durante Miss Olimpia e scoprono di amarsi mentre stanno oliando i tricipiti di una muscolosa atleta.

Ecco, vabbè sono deficiente.

28.9.11

Un giorno da Pecorino


Ci sono giorni in cui prendersi sul serio proprio non conviene.
Eppure è con serietà che scrivo queste righe.

Di Pecorino credo di averne già parlato da qualche parte in questo blog.
E' il personaggio di un fumetto. L'intuizione goliardica del Giack, padre padrone di quell'entità fumettistica che, pur nella sua irreale irrealtà, si proietta come un proiettile attraverso la nostra reale realtà.


Pecorino nasce, probabilmente, come presa in giro del "mondo Disney", l'esasperazione della sfortunata quotidianità di un empatico Paperino, quello che fa simpatia pur incarnando i vizi contro cui generalmente ci lamentiamo: la pigrizia, l'inoperosità, il nepotismo, l'incompetenza...

Nella sua tragica riproposizione però Pecorino va oltre, si spoglia di quei difetti per presentarsi a noi puro, ingenuo, vittima innocente (un agnello sacrificale, appunto) delle proprie azioni, azioni tanto normali quanto sconsiderate. E' proprio in questo passaggio che Pecorino diventa 'NOI'. Noi lamentosi, sfortunati, irrecuperabili, rassegnati. E nella rappresentazione della sua realtà scorgiamo la nostra: l'affidarsi a un mondo che si rivela sempre e comunque ostile, il credere, l'imbonire, il tradimento perpetrato da chi più ci è vicino.


Perché l'epilogo è sempre lo stesso, qualunque sia la narrazione, la storia, la vita, finisce sempre così: Pecorino la prende sistematicamente in culo!
Ed è proprio il sistema, quello della politica che a crederci o non crederci, quello dell'economia che a crederci o non crederci, quello della società che a crederci o non crederci, insomma quello di NOI che a crederci o non crederci, a fare o non fare, dire o non dire, alla fine tocca che la si prende in culo (rimango nel metaforico naturalmente).

Ecco Pecorino è questo, o almeno questo è quello che ho pensato quando l'ho letto per la prima volta.
E a farci un pensiero serio mi sembra un personaggio così malinconico.

Così malinconico appunto che ho pensato che non merita una redenzione, una riscossa, una via di fuga.
Appunto perché è l'incarnazione di quello spirito imperterrito e cocciuto che continua ritornare, a vivere, a insistere, a lamentarsi anche, ma senza poi cambiare nulla di ciò che è e ciò che fa.

Non ho voluto dare scampo al nostro eroe nemmeno in un mondo di fantasia, e ringrazio Il Giack che me l'ha permesso e soprattutto che ha disegnato e inchiostrato in modo splendido quel che mi è passato per la testa in quel momento.
Il senso di tutto, a parte che a me fa ridere e questo mi basta, credo di averlo già spiegato qua sopra, quindi se siete arrivati qui lo sapete già.
Quindi Pecorino contro Harry Potter Fotter, il reietto contro l'eletto, perdente e vincitore che per un istante si confondono, ma è solo illusione: perché Pecorino perde anche quando è vincente. E vabbè, lo so che così vi ho raccontato il finale.
Ma in fondo è sempre così che finisce.

Se clicchi si ingrandisce

26.7.11

Cobra nella nebbia


Ancora nebbia.
Nessuna voglia di scrivere e un mal di testa di quelli bastardi, di quelli che s'infilano dietro agli occhi e filtrano tutto ciò che vedi, lo distorcono, lo fanno loro ancor prima che tuo.

L'ultimo compito del corso, la scaletta, quella dell'albero, l'ho fatto e spedito. Mediamente soddisfatto di quel che n'è uscito.
Che significa che per metà sono decisamente insoddisfatto, ma non avevo voglia di scrivere niente e penso che ogni riga si sia impregnata di quell'indolenza.

Attendo la correzione, neanche troppo frementemente.

Che poi, io la mia correzione definitiva l'ho già avuta.
Eravamo tipo alla lezione numero 9, dovevamo strutturare una storia descrivendone scenari e personaggi. Il docente della lezione, di cui manterrò l'anonimato menzionando solo in nickname RRobe, come commento al mio esercizio mi disse (e qui inizio a citare testualmente):
"L'idea è semplicemente geniale. Il carattere dei personaggi, pure. Se decidi di svilupparla, dimmelo e ti aiuterò in ogni maniera. Complimenti." 
Che, arrivato al "semplicemente", pensavo  continuasse con "semplicemente una merda!", e invece...


Comunque vabbè, non sono uno che si vanta. (Se volete una maglietta con quella scritta ditemelo, ché ne ho fatte stampare più o meno 500 e gli scatoloni cominciano a dare fastidio).


Io però non volevo dire questo. Anzi non volevo dire niente che oggi, come ieri, non ho voglia di scrivere.
E quando non ho voglia di scrivere faccio altro.


Ieri per esempio ho comprato un serpente alle micie.
Un cobra, di quelli da mangusta e Indiana Jones.

Perché?

Continuate a leggere questo blog perché un giorno ve lo dirò.


22.7.11

Fermate il mondo, voglio scrivere!


L'avevo detto qui.

Il corso di fumetto continua e per farlo continuare  occorre pensare a una rivisitazione della fiaba di "Jack e la pianta di fagioli".

La domanda diventa quindi: cosa succederebbe se un albero dalle origini sconosciute iniziasse a crescere a dismisura allargandosi sulla superficie terrestre e innalzandosi fino a oltrepassare l'atmosfera? E cosa succederebbe se non ci fosse modo di abbatterlo e il suo peso, abbinato all'effetto leva, arrivasse a compensare la spinta della rotazione, prima rallentando e poi bloccando definitivamente il movimento del nostro pianeta intorno al suo asse?

Per ottenere una risposta a queste domande ho dovuto interrogare i massimi esperti mondiali in materia, esaminare gli studi e le proiezioni fatte dalle migliori università, programmare complicatissimi  software di simulazione, effettuare addirittura degli esperimenti su modellini in stazioni orbitanti in assenza di gravità.

E' stato un lavoraccio lo ammetto


Quel che dirò comunque non me lo inventerò, avrei voluto lo giuro ché mi sono venute in mente delle cose fantasiosissime, ma l'ho preso più o meno da uno studio dell'Esri.

(però la Terra che collassa e si scontra con la luna entrando nell'orbita gravitazionale di Marte e schiantandosi anche lì, formando un pianeta a forma di duplo... cazzo, era una bella idea!)



Tutto questo girare della Terra, innanzitutto, ha provocato che il nostro pianeta non è effettivamente quella bella sfera che si vede in Google Earth, ma anzi è tutta bruttarella e schiacciata sui poli come se fosse stata calciata da Holliebengi.

E' proprio la forza centrifuga che la schiaccia e che tiene belli fermi gli oceani dove sono.
Fermare la Terra proprio oggi significherebbe innanzitutto che l'acqua degli oceani confluirebbe dove la forza di gravità è maggiore, e quindi ai poli. Sommergendo le zone continentali al di fuori della fascia equatoriale e lasciando libera l'enorme fascia centrale.

Nel mentre il pianeta cercherebbe di ritornare sferico, le zolle si scontrerebbero, le croste si incrosterebbero, terremoti e tragedie, file in tangenziale e soprattutto si annullerebbe la forza di Coriolis, con conseguente involuzione nella circolazione delle correnti atmosferiche.

Cambiamenti climatici che amplificherebbero quelli già in atto, dovuti al fatto che essendo la Terra ferma sul proprio asse il giorno non durerebbe le canoniche 24 ore ma rasenterebbe l'anno,
provocando la crisi dell'industria delle valigette e con il fastidioso effetto di avere una faccia continuamente riscaldata e una sempre al buio.

Ripercussioni climatiche inimmaginabili ma decisamente catastrofiche.

Minchia, se non è l'apocalisse questa!

Detto ciò: vale la pena descrivere tutto questo in un fumetto, e magari cercare anche una soluzione che permetta di salvare la razza umana prima che quanto descritto ne comprometta inevitabilmente l'esistenza?

La risposta è sempre e comunque, sì!

Sarò capace di trovare un finale adatto, non smelenso, senza faciloneria, credibile e appassionante?
NO!
Vedremo...

20.7.11

Memorie dal sottosuolo


Diciasette anni di buio.
Aspettare.

Rannicchiati nel ruvido soffocare di una coperta, pesante di terra.
Aspettare.

Si chiama Magicicada, e già il nome racchiude quella magia dell'inaspettato che affascina bambini e sciocchi.
Vivono così.

Le uova si schiudono e le larve sprofondano nel terreno.
E lì rimangono. Per diciassette anni.

Ad annoiarsi riparandosi dalle talpe, a sfiorare i granelli di quell'immensa clessidra a forma di mondo che immobile le sovrasta.
E loro lì. Nel silenzio di quel ventre limaccioso, sabbioso, arido, argilloso, mutevole.
E loro lì. A illudersi di ciò che saranno. A ripercorrere ogni giorno gli stessi pensieri, un futuro rumoroso di sole ed estate. Immaginano.

Senza mai respirare il disinganno degli anni che passano, senza  badare a quelle assenze fallaci, lontane.
Aggrappandosi a quell'attimo eterno in cui sono state fagocitate da un rugoso nulla, quell'istante in cui hanno scorto dietro di loro il cielo.

Come un'immagine rimasta impressa sulla retina.

Chiudono gli occhi e la lasciano scivolare davanti a sé.

E di quel ricordo si nutrono. Silenziose. Per diciassette anni.
Fiduciose.

Fino a quel giorno.
Fino a che un'estate immobile le chiama a riempire il suo vuoto.

Allora scavano, tutte insieme. Centinaia di migliaia, milioni, scavano verso quel sogno.
Verso quell'idea germinata nell'oscurità, un pensiero che si arroventa di luce e rumore.

Escono, tutte assieme.

Escono a morire.

Non importano canti, le orge, le uova, il ciclo della vita.
Non ha già più senso il frinire esausto tra le pieghe delle cortecce, il bacio afoso del sole sulle ali socchiuse, il chiarore della luna su cui addormentare il ricordo della terra.

Escono a morire.
E per una lunga estate muoiono. Muoiono fino a rinascere.
Rifecondando il ventre molle del sottosuolo, dandosi appuntamento ancora lì.

Tra diciassette anni.

P.s. Anche se non so ancora come, questa ricerca sulle cicale mi servirà per il corso di fumetto...

11.7.11

Corso di fumetto (post che avrei dovuto scrivere il 15.11.2010)

Prosegue il corso di fumetto. Siamo alla lezione numero 5.
Direi che ne mancano ancora 30.

Oggi si parla di sceneggiatura. Di come scriverla.
Laura in queste prime lezioni c'ha dato gli strumenti: le inquadrature, le angolazioni, i tecnicismi, il linguaggio.

Ora dobbiamo iniziare a utilizzarli quegli strumenti!

L'esercizio è questo:

Sceneggiate in due pagine per questo soggetto.
Un uomo si alza accorgendosi di non aver sentito la sveglia, e si precipita fuori di casa per arrivare (in ritardo) al lavoro…
Una donna in auto, resta in panne, esce e decide di andare a piedi.
Sotto casa di lui i due si incontrano (scontrano) e si riconoscono.
Finale a scelta tra questi:
- si erano amati da giovani e non più rivisti
- si erano amati da giovani e non più rivisti, e lei era incinta di lui
- si conoscono su FB
- lui era il ladro che l’aveva ingannata e derubata.

Io mi sono buttato subito sul ladro. Non ero in vena di romanticherie.
Ne è uscita una storia carina, senza infamia e senza lode, forse troppo sbilanciata verso la gag.
Passato qualche giorno però c'ho ripensato su. Ero cupo, come spesso mi capita di essere.
E' venuta fuori questa, e quando l'ho scritta ero proprio contento di averlo fatto.
Ora non so.

Per sempre.

Tav. 1





1 - Nero.

Dida: Che fine ha fatto tutto?

2 - In realtà siamo in dettaglio sul monitor di un elettrocardiogramma. Dal nero al centro si accende un led, sul display vediamo un paio di tipiche onde del tracciato.

Effetto: Bip   Bip
Dida: Sento solo suoni confusi...

3 - Esterno giorno. Stacco sul piano medio di due persone a confronto. Una è un poliziotto che sta prendendo appunti su un taccuino, l'altra è un signore di mezza età, parla in modo concitato, gesticolando. Sullo sfondo si intuisce che è accaduto un incidente, si vede un'ambulanza col portellone aperto e medici accovacciati come se ci fosse qualcuno in strada.

Signore: ...io ho frenato, ma lui correva come un pazzo...sì, come un pazzo...è uscito di strada!
Dida (parte inferiore della vignetta): Già, sempre in ritardo io!

4 - Allarghiamo l'inquadratura. Abbiamo sempre il poliziotto e il signore in piano americano. Accanto al signore compare la moglie, è lei che sta parlando adesso. Il poliziotto continua a scrivere. Dietro l'ambulanza scorgiamo i rottami di due auto. E' chiaro che l'incidente è stato davvero terribile, le due macchine sono accartocciate tra loro.

Dida: ...colpa di quella dannata sveglia!
Moglie: La ragazza era sul ciglio della strada, la sua auto aveva il cofano aperto...

5 - Primissimo piano sul volto del protagonista, un uomo di circa quarant'anni. E' disteso  a terra, occhi sbarrati e sguardo vacuo, come se non fosse cosciente. Un rivolo di sangue scende dalla fronte formando una piccola pozza sull'asfalto.

Dida: La mia sveglia, la sua auto...il destino, direbbe qualcuno!

6 - Flashback. Vediamo la ragazza in piano americano vista in soggettiva attraverso il parabrezza dell'auto che la sta investendo. Ha di poco passato la trentina. L'espressione è più di sorpresa che non di spavento. Tende le braccia verso di noi come a voler fermare la macchina. Fine flashback.

Dida: Il destino...
Dida (parte inferiore della vignetta): ...di nuovo!


                                    
Tav. 2




1 - Flashback. Rispetto al fb precedente siamo tornati indietro di anni. Occorre sottolineare la cosa con una cornice differente, magari utilizzando anche dei mezzi toni nel disegno che rendano tutto un po' ovattato, onirico.
Vediamo lei a figura intera, in pratica è la stessa immagine di V6 di tav 1 ma ringiovanita. Ora è una ragazza di circa vent'anni, anche gli abiti sono differenti. Lei è sorridente in mezzo a un prato fiorito e tende le braccia verso di noi come a cercare un abbraccio.

Dida: Un ricordo...
Lei: Baciami, stupido!

2 - Primo piano di LEI e LUI a confronto, i visi sono vicinissimi, come nell'istante che precede un bacio, si guardano sognanti.
Fine flashback.

Dida: "Vivremo insieme per sempre!"

3 - Stacco. Siamo ritornati sull'incidente. Primo piano di lui a terra, un medico gli sta facendo la respirazione bocca a bocca, vediamo uno scorcio del torace è nudo, la camicia strappata e gli elettrodi dell'elettrocardiogramma da cui partono i fili che vanno verso un monitor a terra che non vediamo.

Dida: ...continuavamo a dirci così!

4 - Campo lungo. Vista dall'alto della scena. Vediamo l'ambulanza, i medici indaffarati intorno a lui, il corpo di lei di poco a lato, le mani dei due quasi a sfiorarsi, i rottami.

Dida: Non ho trascorso la mia vita con te...

5-6 Vignetta lunga orizzontale. Dettaglio del display dell'elettrocardiogramma. Sulla sinistra vediamo comparire un paio di onde, sempre più flebili. Poi linea piatta.

Effetto: Bip bip biiiiiiiiiiiiiiiiiiii
Dida: ...ma assieme a te sono morto!
Dida (parte inferiore della vignetta): Per sempre!

8.7.11

Maestro Sen(za filtro)

A me il.Giack fa ridere.
Anche quel che disegna mi fa ridere. Ma lui di più.

Comunque, qualche giorno fa eravamo qui.
Abbiamo visto il Maestro Saudelli all'opera, ci siamo relazionati con lui, abbiamo parlato con lui. Lui no.
Il freddo documentario dell'incontro in queste brevi ma sagaci strisce.
Io che ero lì a due passi ho assistito in diretta alla scena. Esigenze di sintesi hanno portato il nostro amato a rappresentarla così, ma in realtà quel che ho visto io è stato questo:
Mi perdoni il.Giack (mi perdoni? vero che mi perdoni? dai, dai...) se mi sono permesso di sfregiare la sua creatura.
Ma lo stendardo della verità  è giusto che garrisca sempre, alto e trionfante, accarezzato dal vento imperioso della libertà, in questo mondo sottomesso alla meschina falsità di squallidi figuranti che si ergono a dispensatori di...vabbè, etc, etc, etc....

W Pecorino!

A mille ce n'è... (post che avrei dovuto scrivere il 30.06.2011)


Ritorna il corso di sceneggiatura.
Lezione 28. Praticamente in dirittura d'arrivo.

Si parla di furti. Di derivazioni, ispirazioni, citazioni, plagi, ricalchi, copie.
Si risale controcorrente il fiume delle idee, tra gorghi di storie, mulinelli di racconti, rivoli di leggende.

Si risale. Dal fumetto alla tv, dalla tv al cinema, ai romanzi, le epopee, i miti, le leggende, le fiabe.
E proprio di fiabe si parla; di idee primordiali, scintille sfavillanti a nutrire il grande fuoco dell'immaginazione.
E in quel falò si consuma l'interezza delle storie. Bruciano amalgamandosi, fondendosi, sovrapponendosi... fino ad annichilirsi nel fumo della memoria. Cenere. Nient'altro rimane dopo l'estasi della creazione.

Idee da abbandonare al vento, leggere, per essere colte da qualche altra mente.
Ma sotto quella cenere riposa il rosso cuore di quell'accadimento. Tra le braci inerti uno spicciolo rovente di quell'opera. L'origine.

E tra le origini la fiaba.

Il compito?
Scegliete una fiaba, provate a destrutturarla, riducetela all'osso, a quella struttura poco affascinante ma ricca di variabili.
Poi cominciate ad associare a quella struttura ambiente e storia diversa.
Non dimenticate gli echi che la fiaba vi ha lasciato, cercando di renderla irriconoscibile al primo sguardo...

Jack e la pianta di fagiolo. Vedremo cosa salterà fuori.

30.6.11

Corso di fumetto (post che avrei dovuto scrivere il 04.10.2010)

Non lavorare è stancante.
Mi sono dimesso da tre mesi ormai, è quasi giunto il tempo che inizi a fare qualcosa di serio. E invece sono qui: stanco!
Perché potrei starmene delle ore qui seduto, nell'attesa di realizzare il pensiero perfetto. Un equilibrio mistico tra parole e significato, l'essenza primordiale dell'arte declamatoria. E non lo scriverei, lo so già. Avessi il pensiero perfetto non lo scriverei, ma lo affiderei effimero all'insicurezza della mia memoria.

Comunque, in questa atarassia mi imbatto sul corso di fumetto online organizzato dalla Coniglio Editore. Non ho mai pensato di scrivere fumetti, non ho mai pensato di scrivere a dire il vero, ho sempre scritto e basta.
Ma l'idea di confrontarmi con qualcosa, di risolvere dei problemi, di imparare delle cose (lavorare insomma), in questo momento è dominante in me. So già che ogni volta che ho smontato e rimontato un giocattolo poi qualche pezzo è sempre avanzato. Ma la passione di vedere dietro alle cose è sempre stata più forte della mia irrisoria propensione al rischio.

Per essere ammessi occorre inviare un racconto e io di racconti non ne ho mai portato a termine uno. Occorre poi che questo racconto piaccia e che magari sia scritto in italiano, magari non aulico, ma in italiano.

Bene, prendiamo un pezzo del diario della Colombia, qualche frase presa a caso dalla Moleskine, quell'idea sui due che si incontrano in autobus, mescoliamo bene ed ecco qua: "l'incontro".
A rileggerlo intuisco ogni cucitura, ogni rugoso congiungimento di quel patchwork intriso di ogni mia debolezza.
Ma avevo fretta e avevo voglia di provare.
Ora invio e vedremo come andrà a finire.

Il racconto è questo:

"Le strade strisciano lambendo gli steccati ubriachi dei ranchos, alcune s'insinuano sotto le assi marcite con le ultime piogge, incespicano nei cortili, si spingono in certe curve ad accarezzare i pavimenti delle case; sono ruvide come letti di torrenti in secca, alcune scendono ripide e pietrose trascinandosi dietro sé detriti di terra rossa, argillosa, altre salgono lievi, scrollandosi sotto al sole come cani, con movimenti morbidi: perdono pezzi come ghiacciai d'estate, strisce di terra scavate dai rigoli d‘acqua, crepe, cicatrici di faglie sotterranee: ognuna è reduce dalla propria guerra, ognuna mostra fiera le sue ferite. Alcune sono asfaltate quando non piove, altre si nascondono timide dietro alle case vergognandosi del loro vestirsi polveroso e sudicio.
Quella che scende verso il suo incontro è così, dopo l'incrocio tra la avenida 8^ e la calle 31^, soffocata tra due casette la trovi, a non saperlo si passa dritti perché la via scende talmente in pendenza che non si vede dalla strada, come se chi forzò quel passaggio avesse voluto tenerlo nascosto: quasi a dare alle persone che vagano cercando casa l'opportunità di fallire l'ingresso.
Le strade riposano le ossa rotte all'albeggiare, le ruote sfrigolano nel fango acquoso; l’autobus arranca costeggiando il marciapiede.
Il vento gelido di un inverno anticipato lo avvolge, come a voler rallentarne la corsa, come a frenare quella valanga umana che si stringe tra i sussulti. Si blocca, riparte, si piega a ogni curva quasi a ribaltarsi. Ognuno si avvinghia a ciò che può, occhi vuoti di risveglio, c’è chi si aggrappa a un silenzio, chi al suo disturbante vociare, chi alla sua magra speranza…la porta si apre. Nessuno scende. Solo altra gente, altre anime che premono per la propria porzione di viaggio. Si riapre. Si richiude. Si riapre. Scosta, inciampa, ballonzola, frena, accelera..decine di teste come frasche si adeguano a quel movimento, si piegano all’unisono come una mareggiata, come la schiuma di un’onda che assale la costa e si ritrae. Ognuno si sorregge.
Lui è sospeso nel suo osservare, i pensieri ancorati al nulla, gli occhi che assecondano quel fluttuare inconsulto della folla che si apre come un sipario di fronte alla sua staticità…piccoli teatri che inscenano il loro spettacolo minimale, pochi secondi di rappresentazione per delineare una vita, scovare un particolare, una parola…La gente scende. Risale. Si assesta recitando la scena logora del quotidiano. Al di là del vetro il mondo insegue la propria monotonia; un cielo immobile dipinge lo sfondo di un sole smarrito. Si siede e osserva. Ancora.
Come se fosse lui il regista di tutto quell’alternarsi di forme, facce, rumori, vite. Osserva, come se non fosse lì, come se fosse in bilico su un filo teso al di sopra di tutto, lontano...lontano.
La porta si apre. E' il solo a scendere. Come sempre.
Il declivio di quei due gradini rugginosi è una corsa rallentata lungo il pendio del suo respiro, ogni attimo un interminato sorprendersi. Afferra gli occhi di lei smarrendo il suo sguardo nel liquoroso avvolgersi dei loro colori, è ancora autunno lì. Scivola sulla loro superficie d'opale, sogno smeraldino: poi solo il denso grigiore della strada. La porta si chiude. Lei è salita.
Come ogni giorno: l'incontro."

29.6.11

Roma (post che avrei dovuto scrivere il 26.06.2011)

Che sia il mio compleanno c'entra poco. Me ne sono ricordato all'improvviso, incrociando queste due persone qui
Laura Scarpa, ottima insegnante e acquarellista strepitosa, ha inconsapevolmente fissato quell'epifania.
Non descriverò il percorso che i pensieri hanno intrapreso per ricordarmi di me, non sarebbe neanche interessante. O forse è solo l'incapacità di inseguire nuovamente quell'attimo e perdersi nei suoi rivoli.
Interessante invece è stata questa giornata: ho conosciuto dei ragazzi appassionati, sognanti, simpatici e talentuosi. Ho visto gente disegnare, e disegnare bene anche. E questo smarrirmi in ciò che non so fare è sempre stato per me  affascinante.
Ho sentito parlare di fumetti che non ho letto e che forse non leggerò mai. Ho sorriso, chè ridere mi sembrava esagerato.
Ma sono stato bene.

Grazie a tutti...











Grazie ai disegni





Grazie alla signora dell'imbarcadero


Ma soprattutto grazie a Pecorino!!!