ovvero l'imprescindibile necessità di scrivere qualcosa (nell'attesa di una buona idea)
e comunque questo blog si sarebbe dovuto chiamare "dalla Parte di Topper Harley"
Visualizzazione post con etichetta facebook. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta facebook. Mostra tutti i post
26.6.15
Sette anime bannate
Quando ho smesso di badare al blog stavo scrivendo una storia.
Cioè, scrivendo... avevo in testa una cosa su cui abbastanza casualmente prendevo appunti.
Ecco, io quando prendo appunti non è che sono proprio metodico. E nemmeno prolisso.
Anche se ho in mente mezza Divina Commedia già scritta, io mi annoto solo una frasetta sul notepad del telefono. A volte anche solo una parola chiave. Magari abbreviata.
È perché penso che poi me ne ricorderò, che basterà quel codice segreto per spalancare le porte dell'archivio in cui memorizzo gli sviluppi di tutte le mie idee.
Beh, non è così. Il mio telefono c'ha pagine e pagine di righe criptiche che qualcuno di nascosto inserisce, io non di sicuro dato che non so proprio a cosa si riferiscano.
Comunque, volevo scrivere 'sta cosa.
Anzi, in realtà la prima idea era di creare un finto gruppo di facebook e lasciare che fossero i commenti a portare avanti la narrazione. Come se fosse un gruppo vero, magari privato ma in cui qualcuno era riuscito in qualche modo a entrare, un gruppo privato in cui non scriveva più nessuno ma che ora si poteva leggere.
Insomma, avrebbe dovuto essere il mio The Blair witch project riaggiornato al 2015 e senza tutta l'umidità a cui si espone un cineoperatore per girare nel bosco di notte.
La storia, per come ce l'avevo in testa parlava di troll, fan, lurker e hater. Animali mitologici di questo millennio digitalizzato.
O meglio, raccontava d'altro ma il vero scopo era quello di descrivere i diversi percorsi, le diverse esperienze che avevano portato un gruppo di persone a essere ciò che erano sui social. Magari cercando di dare una chiave interpretativa alle polemiche, gli odii da tastiera, le flame war, il cinismo, il sarcasmo mal riuscito. Perché essere i primi a commentare e scrivere inevitabimente qualcosa di fuori luogo? perché difendere a spada tratta sempre e comunque senza se e senza ma il proprio idolo? perché gli attacchi a prescindere, le falsità strumentali, le finte incomprensioni, l'ironia che non è ironia, l'offesa, il rancore?
Perché i silenzi?
Ecco, avrei voluto che alla fine un po' di risposte saltassero fuori. Spostando il fuoco della camera da presa al di là dello schermo, inquadrando la noia o la frustrazione, o le situazioni che sfuggono di mano, o la solitudine, o solamente l'essere una persona di merda. Avrei voluto questo, passare ai raggi x la foto del profilo per svelare il quadro cancellato che c'è sotto.
Il pretesto era Dylan Dog.
Perché? Perché quando avevo quattordici anni era il mio facebook. Tra quelle vignette venivano postati i link che correvo ad aprire in biblioteca. Qualche parola che non conoscevo tipo "panoplia", oppure un libro, un film, una leggenda, il nome di un posto, di un mostro, una canzone.
E poi perché basta farsi un giro sulla pagina del suddetto per trovarsi di fronte a un'istantanea di tutti quei caratteri che volevo appunto raccontare.
Si partiva parlando male di Dylan, magari il primo, quello che beveva birra e whisky, che ammazzava a sangue freddo, che aveva una barca nascosta lungo le sponde del Tamigi. Si iniziava così, con la più imponente battaglia di commenti che la rete avesse mai visto.
Bannato! Bannato! Bannato!
Bannato!
Si ritrovano in sei, con la voglia di continuare a scriversi, a dirsi, magari solo a perfezionare il loro metodo. È solo per un caso, un mi piace notato, un commento spalleggiato. Insomma, creano questo gruppo "Sette anime bannate".
E lì parlano. Di Dylan Dog soprattutto. Magari lasciando sfuggire qualcosa di sé tra le righe. Organizzando la prossima incursione, stendendo piani, riscrivendo sceneggiature come avrebbero dovuto davvero essere per l'albo perfetto. Anche litigando. Odiandosi o amandosi per quel che i loro caratteri li obbligano o gli concedono.
Poi c'è un lui che si scopre essere una lei, però lo veniamo a sapere solamente quando sparisce, cioè, lo svela uno degli altri, che è un hacker, un ragazzino hacker. A prima c'erano stati i commenti misteriosi di un profilo di Dylan che non era iscritto al gruppo, apparivano e poi venivano cancellati (ma c'è lo screenshot).
Ah, il fatto è che lei aveva raccontato una storia, pareva una cazzata a dire il vero, una di quelle cose che racconti intorno al fuoco con la lampada sotto al mento e poi urli all'improvviso. Ecco, parlava della prima copertina di DD, quella mai pubblicata, parlava del progetto, del team che l'ha portato avanti i primi anni, TIZI.ANOnimi si facevano chiamare così e nessuno sa chi fossero veramente. Ma Dylan l'hanno creato loro. Col whisky e tutto il resto.
Forse c'è una foto, una polaroid sbiadita, hanno i baffi finti di Groucho c'è anche una donna, e uno schizzo della copertina fatto a memoria, un vecchio computer che forse qualcuno è in grado di far funzionare, una registrazione rubata, e il sangue in casa, i vetri rotti, le vite che dal virtuale si sfracellano in caduta libera verso il reale, accorgendosi che non c'è più differenza. Poi che c'è quella vignetta che è la chiave di lettura di un codice da decifrare, la password per svelare lo scopo del progetto. Una cosa importante si direbbe, dato che c'è chi a distanza di trent'anni ancora non si fa scrupoli a uccidere.
Poi boh, ci sono loro dietro alle tastiere, chi coi piatti che strabordano dal lavandino, chi con la moquette perfetta e il parquet lucidissimo, chi sputa veleno sullo schermo col baby monitor che gracchia lì di fianco (gemelli...), e chi odia, odia di qua come di là.
Chi forse cambierà e chi è irrecuperabile, chi si scoprirà amico, innamorato, impaurito, buono, morto.
Appunti, e appunti, e appunti.
Per una storia che ho appena deciso di non scrivere. Me ne sto liberando. La rigurgito qui, sul fondo arrugginito dell'internet in modo da non portarmela più appresso. Mi occupava spazio, mi pesava e non mi servono pesi in questo momento. Taglio i fili di tutti quegli intrecci che avevo disegnato col pensiero, un ultimo sguardo commosso all'arredamento e chi s'è visto s'è visto.
Perché scriverlo direte voi?
Perché Sette anime bannate è un titolo figo che avrebbe dovuto essere il nome di questo blog.
Me lo sono tenuto lì pensando che prima o poi qualcuno l'avrebbe detto. E invece no, nessuno l'ha mai usato, e mi piaceva l'idea di dargli una data di nascita.
Oggi. Che è il mio compleanno.
E mi tolgo 'sto peso.
Etichette:
appunti,
blair witch project,
dylan dog,
facebook,
fan,
gruppo,
hater,
idee,
lurker,
pesi,
pia dina,
sette anime bannate,
troll
2.10.14
Spazio pro-forno (Il fantasmino di Anna Never)
[DISCLAIMER: leggo Dylan Dog dal primo numero e ho ancora il portafoglio a casa. Negli anni ho comprato il MAX col calendario, TUTTO con la storia di Baglioni, il diario con Gnut!, Un GRAZIA o GIOIA o una roba del genere con una storia disegnata da Casertano con le pagine che sanno di camomilla (non è una metafora, profumano davvero di camomilla), il cd col videogioco, il cross-over con Martin Mystere, con Ken Parker, con Napoleone, gli albetti parodia degli anni '90 tipo Dylan Blob, Dailan Bob quelle robe lì, gli inquilini arcani, un albo francese e ho letto i libri di Sclavi. In definitiva, in base alle regole della rete e dei social sono autorizzato a dire quello che mi pare.]
RECENSIONE BREVE: A me va bene così!
RECENSIONE MENO BREVE: A me va bene così, non tanto per la storia in sé ma soprattutto per l'idea che implicitamente trasmette. E no, non parlo del sottotesto meta-editoriale di cui personalmente avrei preferito non venire a conoscenza (è una fisima mia, i sottotesti (in questi contesti) li tollero se sono smaccati, spiattellati in faccia al lettore in modo che proprio non possa evitarli, insomma, tutto il metaforico che non viene chiaramente esplicitato, che dev'essere intuito, elaborato, espone il fianco a troppe ipotesi, introduce una componente d'interpretazione aleatoria che mi distrae, mi trasforma il sottotesto in metatesto, una traduzione incompleta degli intenti di chi scrive, con un residuo comunicativo che a un relativista come me spalanca un varco spazio-temporale sulle sterminate pianure dell'indeterminatezza. [oh, nella mia testa questa frase ha un significato. Tra l'altro non molto diverso da quel che ho scritto qualche giorno fa per Orfani, sono ripetitivo]).
Dicevo, quello che mi ha confortato è l'intuizione di base, l'introduzione di quell'incertezza nelle situazioni e nei risvolti che induce il lettore a non essere tranquillo per quel che potrà succedere nel prossimo numero.
Ecco, a me è questo spirito che va bene, che non c'era e ho ritrovato. Perché quel che ho sempre cercato leggendo un fumetto come Dylan Dog non è tanto il fatto che mi piacesse, ma che riuscisse in qualche modo lasciarmi una qualche sensazione di sorpresa, inquietudine, smarrimento o anche solo l'impressione che a qualcuno avrebbe potuto darla.
Sarei comunque uno stupido (non che chi non la pensa così lo sia, lo sarei io) se mi impuntassi a voler percepire ogni albo come quando avevo quattordici anni, ne ho trentotto, ho superato da un po' i trentatrè anni di Dylan e si sa che non sempre tutto quel che fanno i giovani ci è chiaro.
RECENSIONE CHE AVREI SCRITTO SE LA MIA UNICA FONTE DI INFORMAZIONE FOSSERO I COMMENTI DI FACEBOOK: Allora, premetto che a me la fantascienza piace anche. Però 'sta cosa di trasformare improvvisamente una serie come Dylan Dog in Star Trek mi pare una cosa un po' avventata. Comunque comprerò i prossimi numeri e vedrò come va, certo, se iniziano ad arrivare gli alieni e i Klingon credo che smetterò subito che per quello c'è già il comandante Picard. A me piaceva il Dylan ambientato a Londra col maggiolone e il Groucho normale, ma Recchioni ha deciso che è più consono trasportare tutti nello spazio e vabbé, mi chiedo solo come faranno con i vecchi personaggi, cioè, sono morti oppure qualcuno è stato ibernato e ritornerà?
Che poi, mi viene un dubbio: Dylan è stato mesmerizzato nel numero 57 dal dottor Hicks e nel numero 77 vediamo che tutta la popolazione terrestre è morta per un super-raffreddore ma che lui nel 2560 è ancora vivo, è possibile che l'umanità non si sia dunque estinta completamente ma che si sia trasferita nello spazio dove ha continuato a proliferare costruendo colonie su astronavi o che ne so sulla luna? Dunque nel 2427 oltre agli androidi con i ricordi di Dylan esiste anche il Dylan vero mesmerizzato e ancora "vivo"? C'è in previsione un incontro tra Dylan e i suoi cloni?
Tra l'altro, siccome abbiamo visto nell'ultimo color fest che Dylan Dog è ambientato nello stesso universo di Nathan Never, e siccome nel numero 26 di NN vediamo che nel 2395 la Terra è ancora abitata ma gli Ultra Sapiens vengono cacciati e Lucy Seward si sveglia dall'ibernazione e fa tre figli che sono quindi presenti nel 2427, ci sarà qualche relazione tra loro e Dylan? Il computer con cui vengono catalogati i ricordi che servono a sintetizzare i cloni di Dylan è forse il brain comdeck che appare anche nell'anno 2606 in Generazione Futuro?
Ecco, che Dylan abbia bisogno di un rilancio è un dato di fatto, spero che qualcuno in Bonelli ci pensi seriamente, ci fosse stato LUI di sicuro, per dire, Bloch mica lo facevano sparire dalla serie che aveva ancora tanto da dare e senza l'ispettore l'old boy non sarà mica più lo stesso.
Che poi, nel numero 100 che vi ricordo è l'ultimo della serie in assoluto, Bloch c'è e fa l'ispettore. Quindi questo come lo giustificate? L'hanno reintegrato? Era uno scherzo, un sogno, un richiamo da parte di Scotland Yard di tutti i vecchi ispettori come in Space Cowboy? (ancora lo spazio, notate...)
Secondo me Recchioni avrebbe dovuto leggersi almeno gli albi principali prima di profanarli.
Che poi c'è tutto questo pretesto dell'avventura spaziale per sottointendere in realtà tutta una situazione editoriale, in pratica ci sono cinque nuovi Dylan (che rappresentano l'inedito, lo speciale, il maxi, il color fest e il gigante) che hanno il compito di catturare ogni mese i lettori, che sono rappresentati come degli spettri imprigionati nelle gabbie delle edicole, mentre vagano senza razionicinio in un'enorme astronave-galera che rappresenta facebook (bella mancanza di rispetto verso noi lettori a rappresentarci così, ma evidentemente è come ci vedono). Comunque a un certo punto iniziano a eliminare le testate (e il gigante infatti sparirà) e i personaggi, fino a che rimarrà solo l'inedito che però nessuno dei lettori-spettri vorrà e allora tutto verrà risucchiato da un buco nero (di bilancio) e Dylan che si risveglia e si getta in un crepaccio (suicidio editoriale?) ma continua a sopravvivere come clone (ristampe???).
Evidentemente in Bonelli hanno deciso di puntare tutto su Tex, e li capisco, visto che LUI Dylan Dog nemmeno voleva farlo. Un po' come adesso Sclavi che non vorrebbe assolutamente rilanciarlo ma lo hanno in pratica costretto via internet, e si è visto dalla faccia che ha fatto in conferenza.
Comunque, per chiudere, questo numero insomma, magari se non fosse tutta una copia potrebbe anche starci, ma così mi pare davvero una presa per il culo. Cioè, un conto è fare gli albi che citano e si ispirano a Shining, Terminator, Il miglio verde, Fuori orario, Blade Runner, La città verrà distrutta all'alba, Nigthmare, Il silenzio degli innocenti, Il nome della rosa, Dieci piccoli indiani, Io sono leggenda, Un lupo mannaro americano a Londra, I segreti di Twin Peaks, Psycho, L'isola del dottor Moreau, Poltergeist, La zona morta, Accadde domani etc etc etc, e un conto è invece PLAGIARE visto che il comandante Kobayashi ha guarda caso lo stesso nome dell'avvocato dei Soliti Sospetti.
Inoltre la vignetta in cui i Dylan sono intorno alla plancia di comando è praticamente identica alla scena del film Avengers in cui loro sono intorno al tavolo sull'astronave di Nick Fury e tutte le scene in cui si vedono le astronavi sono ispirate a quelle di Orfani. O meglio, sarebbero identiche se Mari sapesse disegnare, e invece lo capisco anche mio cugino che ha letto l'album in braille che i personaggi sono tutti storti e Dylan non somiglia per niente a quello di ROI che è l'unico veramente riconosciuto da noi lettori.
Che poi un robot che si chiama numero 5, secondo voi Recchioni ha copiato da Corto Circuito o da Cyborg 009?
Ah, e questo penso sia la prova definitiva: a un certo punto uno dei Dylan dice "Porca puttana!", proprio come Peter Finch nel famoso monologo di Quinto Potere, "Sono un essere umano porca puttana! La mia vita ha un valore!", ed è ironico che sia proprio un androide che umano non è a sottointendere questa frase, insomma pare proprio fatto apposta, e aggiungerei con scarsa fantasia.
[probabilmente dice "figlio di puttana" ma è comunque un atto contro i valori cristiani e questo basta!]
Quindi, riassumendo, hanno voluto cambiare ma io sinceramente 'sto gran cambiamento non l'ho percepito.
Cioè, se proprio devo fare un'analisi seria di questo numero posso dire soltanto che il principale punto di distacco di questa fase 2 con il periodo precedente è che Dylan non ha più i calzini. La cosa è anticipata dalla copertina e viene ripresa più volte nell'albo.
Cioè, è un anno che ce la menano con fase uno fase due fase tre e l'unico cambiamento che fanno è stato togliere i calzini. Peggio delle basette di Nathan Never. Che poi le Clark senza calze è praticamente impossibile portarle, almeno che non gli abbiano messo i "fantasmini", che per l'indagatore dell'incubo avrebbe anche un senso.
Probabilmente c'è anche dell'altro che ora mi sto scordando, tipo che Dylan si fa la barba senza schiuma come Wesley Snipes in Expendable 3 o che con la nuova grafica hanno risparmiato sul colore del logo e del bollino del prezzo ma mica ce l'hanno fatto pagare meno. E altro che mi verrà in mente.
Scusate la lunghezza, ma sono cose che andavano dette!
Etichette:
dylan dog,
facebook,
fantasmini,
fase 2,
la gente devono sapere,
roberto recchioni,
spazio profondo
20.5.14
Il circolo delle verità
In questi giorni di furibonda campagna elettorale, mi è presa la malaugurata idea di interessarmi di quanto sta succedendo nell'internet, e in particolar modo sui social.
Non che ci siano fenomeni tanto differenti dai soliti, è che in questi giorni sono inevitabilmente più evidenti e insopportabilmente esponenziali.
Comunque il fenomeno tipico di queste settimane è la condivisione di foto o video con frasettine a effetto, velate intimidazioni, accorati sursum corda e incuriosite indignazioni da umarell.
Quello che un po' contraddistingue tutti questi contenuti multimediali è l'immancabile cerchietto rosso per evidenziare questa o quella vergogna, ingiustizia, nefandezza o virtuosità, a seconda del contesto.
La cosa più rilevante però è che nella maggior parte dei casi all'interno di quel circolo scarlatto non c'è nulla di importante. Anzi, a volte non c'è proprio nulla in assoluto.
Però, e questa è una cosa di cui i telegiornali non ne parlano, basta mettere un cazzo di circoletto rosso perché le parole che andiamo a scriverci di fianco diventino inoppugnabilmente vere.
Cioè, il concetto di fact checking crolla miseramente di fronte alla potenza evocativa di un semplice giro di mouse con paint.
E vi assicuro che funziona! Se poi aggiungiamo che ormai la condivisione di un video prescinde addirittura dalla visione dello stesso, e si limita a basarsi sul titolo o meglio ancora sul suo originante, beh, la frittata dell'internet è fatta.
Quindi, dato che non ho assolutamente voglia di addentrarmi nei contenuti o nelle discussioni politiche, io mi stavo chiedendo: ma cosa sarebbe successo se Gesù avesse avuto lo stesso ufficio stampa di Beppe
Ecco.
Etichette:
beppe grillo,
circoletto rosso,
confirmation bias,
elezioni,
facebook,
gesù,
la gente,
la verità,
video
29.4.14
The chat is on the tablet
Ciao, mi chiamo Mauro e sono nato nel 28 a.F. (avanti Facebook).
Kurt Cobain era già morto quando ho comprato il primo modem, un 33 Kb che gracchiava come uno scacciapensieri.
Si usava di notte, quando la tariffa Sip era più bassa.
Andavi su Altavista, oppure su Arianna, o Diablo, o Virgilio, o qualsiasi altro motore di ricerca, tanto ne nascevano almeno un paio al giorno.
Ed era tutto nuovo. Il mondo all'improvviso si era allargato. E noi ce ne stavamo seduti sul bordo dell'universo e lo vedevamo espandersi. Sempre di più.
Fino a non riuscire più a scorgerne il confine. Sempre di più.
Più informazioni, più foto, più video, più legami, correlazioni, relazioni, musiche, siti.
Il giorno prima prendevi la bici per andare in biblioteca a scartabellare vecchie enciclopedie che odoravano di polvere e ciclostile, e il giorno dopo cliccavi col mouse su un link postato da 'blackEscalofrio78' che aveva proprio il titolo esatto di quel che dovevi scrivere.
Questa differenza i nati nel post-internet forse non la capiranno, dovremmo raccontargliela come i nostri nonni ci raccontano che dovevano prendere il treno per andare a spedire un telegramma.
Ah, e poi c'era la chat.
Di notte si chattava. Fino a mattina a volte. Com'è che diceva Oscar Wilde? Date a un uomo una maschera e vi dirà la verità? Ecco, date a un uomo una chat e la verità smetterete immediatamente di volerla conoscere.
La bella chat di una volta, quella coi nick e nient'altro, neanche i colori, figuriamoci la foto o il nome o le emoticon animate... la chat.
Che quel che trovavi erano più o meno robe così:
<Stef76>: Ciao
<100%Femmina>: Ciao...
<Stef76>: sei m o f?
<100%Femmina>: Ma se mi chiamo 100%Femmina!!!
<Stef76>: ah ok sei m, io anche...
---------------------------------------------
<ragasimpa>: da dv dgt?
<VeronaUberAlles>: da Rho...
<ragasimpa>: ah...
<VeronaUberAlles>: ah cosa?
<ragasimpa>: niente, pensavo fossi in Italia
---------------------------------------------
<boyxmatura>: ;)
<casalinga75>: ;)
<boyxmatura>: :DDD
<casalinga75>: ...
<boyxmatura>: :P
<casalinga75>: :P
<boyxmatura>: 8===D
<casalinga75>: O___O
<boyxmatura>: so che a voi signore piace...
<casalinga75>: macché signora? Non c’ho nemmeno trent’anni
<boyxmatura>: ah, non ne hai 75???
<casalinga75>: sono del ’75, cretino!
<boyxmatura>: ah, anch’io!
<casalinga75>: boy???
<boyxmatura>: sì, embè?
<casalinga75>: boyade... ^___^
---------------------------------------------
<facciapulita77>: Ciao...
<semplicissima81>: Ciao
<facciapulita77>: da dv dgt? età? m o f? sei fid? Come 6? misure?
cosa ti piace? cosa fai?
* semplicissima81 has left chat
---------------------------------------------
<CazzoDaSvuotare>: Ciao
<giardiniera>: cosa cerchi?
<CazzoDaSvuotare>: niente curiosavo
<giardiniera>: ah, pareva
<CazzoDaSvuotare>: da cosa?
<giardiniera>: beh, dal nick
*CazzoDaSvuotare change is nickname in AmanteDeiFiori
<AmanteDeiFiori>: non capisco...
---------------------------------------------
<facciapulita77>: Ciao...
<NewGirl77>: Ciao...
<facciapulita77>: asl?
<NewGirl77>: eh?
<facciapulita77>: asl?
<NewGirl77>: il pronto soccorso?
<facciapulita77>: ma no, asl... age, sex, location...
<NewGirl77>: ah, mi pensavo che eri un medico O_o
---------------------------------------------
<facciapulita77>: Ciao...
<Debbyconlacca>: Ciao
<facciapulita77>: da dove dgt?
<Debbyconlacca>: come stai?
<facciapulita77>: da dove dgt?
<facciapulita77>: bene tu?
<Debbyconlacca>: Ciao
<facciapulita77>: anni?
<Debbyconlacca>: Bene
<facciapulita77>: sei un pinguino che russa sui tasti neri
di un
cammello
<Debbyconlacca>: Bene
<facciapulita77>: risponditori automatici di merda
<facciapulita77>: MERDA!!!!!!!!!!!!
...
...
<Debbyconlacca>: Bene
---------------------------------------------
<Ronaldo>: ciao
<inGola>: Ciao vuoi scoparmi?
<Ronaldo>: no
<inGola>: Come no?
<Ronaldo>: avevo letto in Gol, pensavo fosse una roba di
calcio...
---------------------------------------------
<25cm>: --‘-,-@
<aperta24H>: che è?
<25cm>: una rosa per la più bella!
<aperta24H>: ah, mi pareva una merda sul marciapiede... XD
---------------------------------------------
<25cm>: --‘-,-@
<arabella>: ?
<25cm>: una rosa per la più bella!
<arabella>: che carino... :-*
* 25cm send a file ‘sullattenti.bmp’
<arabella>: cos’è?
<arabella>: ah...
<arabella>: °_°
<25cm>: volevo mostrarti il meglio di me ;)
<arabella>: bah, posso solo consigliarti di cambiare
nick...
---------------------------------------------
<25cm>: --‘-,-@
<Stefy76>: ???
<25cm>: una rosa per la più bella!
<Stefy76>: sono m
<25cm>: ma se ti chiami Stefy!!!
* Stefy76 send a
file ‘pilone_part1.jpg’
<25cm>: ooooook... se vuoi ti lascio il nick
---------------------------------------------
<solitaria>: Ciao
<giusyLesb>: Ciao
<solitaria>: sei lesb?
<giusyLesb>: sì tu?
<solitaria>: sì... hai foto?
<giusyLesb>: sì, manda...
* solitaria send a file ‘io.jpg’
* giusyLesb send a
file ‘me1.jpg’
<solitaria>: ma mi hai rimandato la mia foto?
<giusyLesb>: no, sono io!
<solitaria>: ma se sono io!
<giusyLesb>: siamo gemelle?
<solitaria>: come ti chiami?
<giusyLesb>: Giuseppe!
<solitaria>: piacere Riccardo...
Io non lo so cosa sia successo. Ci siamo svegliati un giorno e tutti si stavano facendo i cazzi di tutti e postavano video con scritto che questo in tv non ve lo faranno mai vedere, che poi guardi ed è tipo un servizio del tg4.
Non lo so.
Ma credo che ne riparlerò.
Etichette:
25cm,
avanti facebook,
chat,
facebook,
la bella chat di una volta,
modem
26.10.13
L'indagatore dell'internet
Qualche settimana fa è uscito Orfani.
Chi ha avuto negli ultimi mesi un accesso a internet dovrebbe saperlo.
Al di là di un giudizio di merito sul primo episodio, quel che più mi ha affascinato di questo periodo subito successivo alla pubblicazione sono state le reazioni dell'internet.
Detrattori, osannatori, hater, troll, lurker tutti uniti per analizzare, esprimere, affondare, denigrare, difendere, accusare, profetizzare.
Non so, non dovrei stupirmene eppure trovo curiosa questa urgenza di esternare, con posizioni che spesso hanno il tono della catechizzazione o di una maliziosa arringa da legal thriller.
Mi direte, vabbé anche tu ti sei buttato subito lì a scrivere di cosa ne pensavi. E io vi rispondo, sì, ma io uno scopo ce l'ho. Io scrivo di fumetti quando mi interessa evidenziare la loro componente attrattiva, quel che mi preme è lanciare un'esca perché chi capita qui sia stimolato a leggerli, perché più gente li legge, più i fumetti vivono, più ne producono e così io posso leggerne di più. È bieco opportunismo il mio!
Comunque, tutto questo scrivere è meravigliosamente inquietante. Certe posizioni sono inquietanti.
Davvero. Forse solo perché fatico a capirne lo scopo, il fine ultimo, l'esigenza primordiale che spinge a essere addirittura livorosi, crudeli, disfattisti. Spesso addirittura contro i propri interessi di lettore.
E vale anche il contrario comunque. Le idolatrazioni, gli incensamenti a priori.
Nulla di costruttivo o utile...
Pare che il solo fatto di avere un device collegato a un social network sia requisito sufficiente per la preveggenza.
Così mi sono chiesto, e se all'uscita del primo numero di Dylan Dog ci fosse stato Facebook?
Il Dylan Dog quello tipo il più grande fenomeno editoriale degli ultimi trent'anni...
Pareva 'na roba divertente.
Antropologicamente, dico.
* i refusi sono ovviamente tutti accuratamente inseriti per esigenze di realismo
3.3.13
S'i fossi facebook, arderei il mondo
Sono le due e tre quarti. Notte.
Qui.
Qualche macchina passa ancora, insiste nel percorrere la rotonda come se fosse a una gara di nascar, l'autoradio che spara contro i vetri un'incomunicabilità vibrante.
Poi nient'altro. Zampettio di gatti che riscoprono il buio della casa, con invidiabile curiosità pare.
Non dormo, non scrivo, non leggo. Niente.
La testa ormai è un sacchetto di sabbia che sbilancia persino questo essere immobile.
Non penso.
Guardo facebook.
Perché la gente sente la necessità di dire che sta per mangiare un panino?
VERSIONE FACEBOOK
VERSIONE REALTA' 1.0
E ora: paninoooooo!!!
- Ma sei deficiente? Che ti urli?
- Ma chi cazzo se ne frega!
- Ma ficcatelo su per il culo, ciccione di merda!
- E quindi? Cazzo vuoi l'applauso?
- Mi piace
Ti piace un cazzo, che minchia fai? Mi hai morso il panino...
Che ormai la stessa acriticità che permette di condividere, perpetrare, catenadisantantonizzare cuccioli di labrador, frasi di Mussolini, manifesti di sedicenti onesti è diventata l'istinto guida che nel mondo clickless impone di farsi portavoce del sentito dire, megafoni senz'anima che riproducono suoni (suoni, non idee, non concetti, suoni) con pedissequità meccanica, mai un'analisi, un'introspezione, nemmeno un dubbio, un lieve tormento interiore, una perplessità, un'esigenza di conferma, riscontro.
Per anni hanno tentato di convincerci che eravamo così per colpa della tv spazzatura, del rincoglionimento mediatico, del grande complotto delle televisioni.
Fra un po' diranno che era stato il web 2.0 a svuotarci, a toglierci la capacità di discernere, la volontà di chiederci. Automi della condivisione, con l'attitudine al mi piace.
Eppure il dubbio che invece siamo noi, NOI. Che l'influenza esterna sia solo un catalizzatore, ma siamo noi.
(Che dico noi, ma è ovvio che sto parlando di loro. Ma il fatto che possa esserci un noi e un loro mi disturba, non tanto perché non sia così, ma più che altro per quanto possa essere fuorviante a volte suddividere un insieme in due sottoinsiemi con le stesse caratteristiche)[No, mi spiego. Se uno ti dice 'I gelatai siamo noi!' e tu, pur sapendo che i gelatai sono anche loro, diffondi 'sta cosa che i gelatai siamo noi, allora sappi che ti stanno prendendo per il culo, ti usano, giocano con la semantica e con l'insiemistica per farsi forza del tuo consenso. E la responsabilità, sia ben chiaro, è tua che pur sapendo che anche loro sono dei gelatai arrivi a non rendenterne nemmeno conto, a suddividere il mondo in base a delle logiche false che hai permesso ti venissero inculcate.]
L'ho già detto, se c'è una cosa che proprio mi spaventa sono le dipendenze.
Il posso smettere quando voglio, il mi so gestire, sono io che comando il gioco.
E passo la notte a guardare facebook, con la stessa meraviglia con cui osservo la gente in aeroporto, le file in tangenziale, i discorsi al bar (sì, lo so, i discorsi non si osservano), e crudelmente s'insinuano dentro me delle risposte.
Non più dubbi, né turbamenti ma risposte.
Ma non mi sembra il caso di condividerle.
Etichette:
2.0,
condivisione,
e se i gelatai fossero cittadini,
facebook,
forza panino,
insiemistica,
molta paura,
noi e loro,
partecipazione,
paura,
quasi spavento,
risposte,
tutti gli animali sono uguali
22.10.12
A bagno Maria
25.9.12
Rotta per causa di Dio
Voi che vi scambiavate le sozzerie con l'amante, voi che denigravate i colleghi, voi che mandavate la foto del capo in sala fotocopie seduto sulla stampante, voi che andavate a pesca a Brokeback Mountain e poi vi mandavate le foto, voi che dopo messa di Natale andavate a troie e condividevate il video. Ecco, tutti voi ce l'avete in culo adesso ché Facebook vi ha messo online tutti i messaggi privati.
Tra tutti quelli che sono apparsi negli ultimi giorni nelle bacheche dei poveri ignari, è stato riportato alla luce anche questo scambio di messaggi di persone un po' famose. Insomma, vi sto presentando uno scoop con tutti i crismi e non serve neanche che mi ringraziate: è tutto gratis.
Grazie a DLR per essersi fatto prendere in prestito senza permesso la sua foto di Dio.
Tra tutti quelli che sono apparsi negli ultimi giorni nelle bacheche dei poveri ignari, è stato riportato alla luce anche questo scambio di messaggi di persone un po' famose. Insomma, vi sto presentando uno scoop con tutti i crismi e non serve neanche che mi ringraziate: è tutto gratis.
Grazie a DLR per essersi fatto prendere in prestito senza permesso la sua foto di Dio.
23.10.11
Verrà la morte e avrà i tuoi like
Probabilmente non dovrei mettermi a scrivere di questo argomento, ma oggi sono stato a casa da solo, a non fare un cazzo, per tutto il giorno, e ho avuto modo di essere travolto dall'onda anomala di cordoglio che eventi del genere immancabilmente suscitano.
E' morto un ragazzo di ventiquattro anni, tra l'altro è morto facendo il proprio lavoro. Non che la cosa mi sconvolga più dei morti del recente terremoto in Turchia, o dell'ennesimo suicidio alla Foxconn, o del tipo che hanno investito sotto casa mia l'altro giorno, o Zanzotto. Non li conoscevo, non avevo un legame, un'empatia. Erano degli sconosciuti che sono morti, capita, le persone muoiono.
No, non voglio andare a parare lì. La gente ha i propri sentimenti, a volte intimamente individuali, altre volte smaccatamente collettivi, veri, falsi, sentiti, ipocriti, ce li ha.
E li manifesta come crede, magari si può criticare il metodo, addirittura il contenuto a volte, ma quel che resta è che è insita nella società un'esigenza di addolorarsi, l'innato bisogno di sentirsi partecipi.
Naturalmente la costante interconnessione digitale diffusasi negli ultimi anni ha sicuramente contribuito ad agevolare questa peculiarità umana. Scrivere un commento su facebook è facile, più che inviare un telegramma, più che prendere la macchina per recarsi in un luogo, più che portare un fiore sulla tomba. Eppure ha assunto ormai la stessa valenza.
Aggiungersi a una pagina Facebook, accendere una candela di fronte a Buckingham Palace, lasciare una mela morsicata davanti a un Apple Store, sono gesti che derivano dalla stessa matrice e subiscono l'effetto valanga tipico di tali manifestazioni.
Tra l'altro sono arrivato fin qui senza esprimermi sul fatto che sia giusto o sbagliato, ammirevole, ipocrita, vergognoso, lodevole, scandaloso, umano o checcazzo ne so. Non mi interessa esprimere un giudizio sulla cosa sinceramente.
Posto che, mi fa quantomeno sorridere che ci sia sempre qualcuno pronto col ditino per essere il primo che aggiorna la data di morte su wikipedia, che apre una pagina facebook, che scrive il suo commento da qualche parte.
Mi viene da pensare quasi che il famoso quanto d'ora di celebrità ce lo si stia prendendo a piccole dosi, a istanti digitati su qualche bacheca, secondi strisciati sul muro di qualche sito.
Mi viene da pensare anche che se stimiamo una persona, la amiamo, ci fa impazzire e siamo sempre con lei, forse dovremmo dirglielo finché è in vita, cogliere quell'attimo e abbandonare al suo esistere i nostri pensieri.
Farlo post-mortem a chi cazzo serve?
Eppure oggi mi sono appassionato nel monitorare questo
Non che significhi niente, per carità. Anzi, ribadisco, ognuno ha il diritto/dovere di esprimere ciò che sente nell'attimo esatto in cui lo sente, ecco sì, forse è proprio questo che non mi torna.
Sia chiaro, per me scrivere 'Sic, sono sempre i migliori che se ne vanno', o costruire una piramide, o recitare l'eterno riposo, pari sono.
(apro una parentesi: anche i peggiori se ne vanno, anzi statisticamente, visto che siamo circondati da teste di cazzo, sono proprio i peggiori che se ne vanno più spesso, è che non ce ne frega un cazzo e intimamente ce ne rallegriamo. E aggiungo anche qualcosa per il 'non è giusto': tralasciando il caso specifico, ché se vai su una roba a due ruote ai 300 all'ora l'ipotesi che tu possa morirne non è così remota [se io che sto 10 ore al giorno in ufficio morissi soffocato dal filo del mouse cadendo dalla sedia svedese, cazzo, quello non sarebbe giusto], dicevo, tralasciando il caso specifico, quando cazzo è che è giusto morire a 'sto punto? Si muore, fa schifo, non vorremmo, ma si muore, in tanti modi. Chi rimane ne soffre, si dispera, muore a sua volta, ma non ci vedo proprio niente di non giusto, no perché il giusto cosa sarebbe allora?... vabbè, chiusa parentesi).
Mi sono perso, non lo so cosa volevo dire, ah, sì, lungi dal giudicare mi ritrovo incuriosito.
Incuriosito da tutto questo vociare, questo dover esserci, dirlo, dirlo a tutti.
Già, a chi stanno scrivendo? A chi lo dicono?
Se la necessità è quella di comunicare con il caro estinto perché non scrivergli un messaggio privato?
A lui arriverà nell'identico modo, i parenti probabilmente potranno accedere alla pagina e troveranno conforto in tale manifestazione d'affetto, non muterà lo status quo delle cose e non avremo mostrato a centinaia di migliaia di persone di non essere capaci di scrivere due righe in italiano corretto.
Vabbé, più rotolo verso la fine del post più mi accorgo di quanto inesorabilmente si stia spostando verso il basso.
Mi fermo. Ma ci ritornerò.
Spero.
P.s. Se improrogabilmente non dov'essi ritornarci, il primo che sciverà R.I.P. sulla mia bacheca di Facebook, è una testa di cazzo!
E' morto un ragazzo di ventiquattro anni, tra l'altro è morto facendo il proprio lavoro. Non che la cosa mi sconvolga più dei morti del recente terremoto in Turchia, o dell'ennesimo suicidio alla Foxconn, o del tipo che hanno investito sotto casa mia l'altro giorno, o Zanzotto. Non li conoscevo, non avevo un legame, un'empatia. Erano degli sconosciuti che sono morti, capita, le persone muoiono.
No, non voglio andare a parare lì. La gente ha i propri sentimenti, a volte intimamente individuali, altre volte smaccatamente collettivi, veri, falsi, sentiti, ipocriti, ce li ha.
E li manifesta come crede, magari si può criticare il metodo, addirittura il contenuto a volte, ma quel che resta è che è insita nella società un'esigenza di addolorarsi, l'innato bisogno di sentirsi partecipi.
Naturalmente la costante interconnessione digitale diffusasi negli ultimi anni ha sicuramente contribuito ad agevolare questa peculiarità umana. Scrivere un commento su facebook è facile, più che inviare un telegramma, più che prendere la macchina per recarsi in un luogo, più che portare un fiore sulla tomba. Eppure ha assunto ormai la stessa valenza.
Aggiungersi a una pagina Facebook, accendere una candela di fronte a Buckingham Palace, lasciare una mela morsicata davanti a un Apple Store, sono gesti che derivano dalla stessa matrice e subiscono l'effetto valanga tipico di tali manifestazioni.
Tra l'altro sono arrivato fin qui senza esprimermi sul fatto che sia giusto o sbagliato, ammirevole, ipocrita, vergognoso, lodevole, scandaloso, umano o checcazzo ne so. Non mi interessa esprimere un giudizio sulla cosa sinceramente.
Posto che, mi fa quantomeno sorridere che ci sia sempre qualcuno pronto col ditino per essere il primo che aggiorna la data di morte su wikipedia, che apre una pagina facebook, che scrive il suo commento da qualche parte.
Mi viene da pensare quasi che il famoso quanto d'ora di celebrità ce lo si stia prendendo a piccole dosi, a istanti digitati su qualche bacheca, secondi strisciati sul muro di qualche sito.
Mi viene da pensare anche che se stimiamo una persona, la amiamo, ci fa impazzire e siamo sempre con lei, forse dovremmo dirglielo finché è in vita, cogliere quell'attimo e abbandonare al suo esistere i nostri pensieri.
Farlo post-mortem a chi cazzo serve?
Eppure oggi mi sono appassionato nel monitorare questo
Non che significhi niente, per carità. Anzi, ribadisco, ognuno ha il diritto/dovere di esprimere ciò che sente nell'attimo esatto in cui lo sente, ecco sì, forse è proprio questo che non mi torna.
Sia chiaro, per me scrivere 'Sic, sono sempre i migliori che se ne vanno', o costruire una piramide, o recitare l'eterno riposo, pari sono.
(apro una parentesi: anche i peggiori se ne vanno, anzi statisticamente, visto che siamo circondati da teste di cazzo, sono proprio i peggiori che se ne vanno più spesso, è che non ce ne frega un cazzo e intimamente ce ne rallegriamo. E aggiungo anche qualcosa per il 'non è giusto': tralasciando il caso specifico, ché se vai su una roba a due ruote ai 300 all'ora l'ipotesi che tu possa morirne non è così remota [se io che sto 10 ore al giorno in ufficio morissi soffocato dal filo del mouse cadendo dalla sedia svedese, cazzo, quello non sarebbe giusto], dicevo, tralasciando il caso specifico, quando cazzo è che è giusto morire a 'sto punto? Si muore, fa schifo, non vorremmo, ma si muore, in tanti modi. Chi rimane ne soffre, si dispera, muore a sua volta, ma non ci vedo proprio niente di non giusto, no perché il giusto cosa sarebbe allora?... vabbè, chiusa parentesi).
Mi sono perso, non lo so cosa volevo dire, ah, sì, lungi dal giudicare mi ritrovo incuriosito.
Incuriosito da tutto questo vociare, questo dover esserci, dirlo, dirlo a tutti.
Già, a chi stanno scrivendo? A chi lo dicono?
Se la necessità è quella di comunicare con il caro estinto perché non scrivergli un messaggio privato?
A lui arriverà nell'identico modo, i parenti probabilmente potranno accedere alla pagina e troveranno conforto in tale manifestazione d'affetto, non muterà lo status quo delle cose e non avremo mostrato a centinaia di migliaia di persone di non essere capaci di scrivere due righe in italiano corretto.
Vabbé, più rotolo verso la fine del post più mi accorgo di quanto inesorabilmente si stia spostando verso il basso.
Mi fermo. Ma ci ritornerò.
Spero.
P.s. Se improrogabilmente non dov'essi ritornarci, il primo che sciverà R.I.P. sulla mia bacheca di Facebook, è una testa di cazzo!
8.7.11
Nel nome del padre...
Nel mio periodo Colombiano, una delle attività che ogni tanto si faceva era andare nelle scuole e schedare i bambini. Pesarli, misurarli, definire i legami familiari.
Allora, non sempre i bambini sanno scrivere il loro nome, capita... Esistono però delle situazioni in cui i genitori si sono messi d'impegno per complicare la vita a 'sti poveri ragazzini.
Nella mia personale classifica comunque:
- Harley Davinson
- Maicol Jordal
- Maicon Jancson
naturalmente la grafia è riportata correttamente e per la privacy ho omesso i cognomi!
Roba che, se uno con un nome così finisse in una classe delle nostre elementari, la disintegrazione psicologica arriverebbe a livelli tali da assicurare ai nominati un roseo futuro da novelli Dexter.
Perché mi è venuto in mente?
Per questo.
Allora, non sempre i bambini sanno scrivere il loro nome, capita... Esistono però delle situazioni in cui i genitori si sono messi d'impegno per complicare la vita a 'sti poveri ragazzini.
Nella mia personale classifica comunque:
- Harley Davinson
- Maicol Jordal
- Maicon Jancson
naturalmente la grafia è riportata correttamente e per la privacy ho omesso i cognomi!
Roba che, se uno con un nome così finisse in una classe delle nostre elementari, la disintegrazione psicologica arriverebbe a livelli tali da assicurare ai nominati un roseo futuro da novelli Dexter.
Perché mi è venuto in mente?
Per questo.
Iscriviti a:
Post (Atom)




























