Visto che si sta parlando di kung fu, c'è una frase presa da Kung Fu Panda che ben si addice a introdurre il discorso sul numero 6 di Long Wei:
Spesso ci si imbatte nel proprio destino sulla strada presa per evitarlo.
E comunque come può il kung fu fermare qualcosa che ferma il kung fu?
No vabbé, questo è Kung Fu Panda 2... ehm...
Dicevamo, il destino.
Il destino di Long Wei è con buona probabilità quello di essere ricordato. Magari non solo per le cose buone, ma ricordato. Ma di quei ricordi che si sdraiano tra la malinconia e l'entusiasmo, quelli che ti rispuntano nei forum per farti dire "eh, sì è vero...", quel ma vi ricordate che roba forte era?
Un po' come adesso capita di sentire parlare di Hammer o Esp o Morgan o Hammer di nuovo o del fumetto x, in base ai gusti. (fumetto x non è una testata, era per dire un qualsiasi altro nome di caro estinto).
Verrà ricordato, presumibilmente, perché ha portato in edicola qualcosa di diverso. Forse non di nuovo ma, per l'attuale congiuntura edicolofumettistica, sicuramente di diverso.
Più fresco, più dinamico. Una scrittura divertente, un disegno che si allontana dal classicismo senza però risultare troppo caricaturale, delle tavole che sfruttano tutte le potenzialità delle vignette, che sperimentano, che giocano con la struttura (e a me che sono vecchio ritornano alla mente i primi Nathan Never, ma perché erano davvero una gioia per il mio sense of wonder da composizione della tavola), e delle storie che si fanno leggere davvero bene, addirittura rileggere da quanto piacevoli.
Ma quindi, se il destino di Long Wei è questo: qual è la strada presa per evitarlo?
Presto detto: la strada che vorrebbe sviare il paladino di via Paolo Sarpi dal suo percorso è lastricata di passi falsi.
E l'inciampo principale è che un fumetto pensato, scritto e disegnato con tanta passione (e si percepisce tutta) debba poi essere trattato in questo modo in fase di confezionamento e distribuzione.
Dicevamo, i passi falsi.
Primo fra tutti la pessima qualità di stampa dei primi numeri. Spiace dirlo, ma alcune copie erano al limite del leggibile. Uno scivolone che credo abbia fatto nicchiare i meno puri e sicuramente desistere i palati più fini. A me non ha fatto effetto, ma sono un cialtrone.
Poi i problemi di distribuzione: arriva, non arriva, è arrivato ma è già nei resi, mai sentito nominare, lì ce n'è una copia e ne servirebbero 30, lì 30 ed è l'edicola dove vanno i giapponesi che coi cinesi si odiano. Insomma, non è sicuramente una responsabilità di chi ha fatto il fumetto, ma purtroppo suppongo abbia influito.
E poi c'è il lettering.
Che un refuso ci sta, c'è sempre, ci mancherebbe capita, ma cinque, dieci, iniziano a trasmettermi quel senso di incuria che lentamente si insinua a cercare di rovinarmi la storia.
È la cosa a cui sono più sensibile probabilmente, e non ho dubbi che da quel punto di vista questo Long Wei numero 6 Il Tempio sia quello che più mi ha fatto soffrire. Ma perché in quelle troppe troppe sviste traspare tutta la fretta e le limitazioni che, pur essendo assolutamente lecito e comprensibile che ci siano, bisognerebbe cercare di fare apparire il meno possibile.
Ma tipo tre refusi nello stesso ballon...
Davvero insopportabili.
E detto ciò: se dovessi misurare quanto tutte queste cose mi abbiano rovinato la lettura di quest'ultima uscita, beh, non credo che avrei molti dubbi. Zero.
Perché questo sesto episodio è davvero splendido. Ma splendido che può capitarti di rileggertelo di continuo come quando da ragazzino ascoltavi la stessa canzone fino a consumare il nastro della cassettina.
Il dinamico e affiatato duo veneto Vanzella-Genovese confeziona quello che decisamente è il punto di svolta della serie. Sia perché con il numero sei siamo a metà delle 12 uscite previste, sia perché con questo numero la storia si alza di livello rispetto agli episodi precedenti, più picareschi, spingendo sull'acceleratore della continuity e introducendo elementi sconosciuti del passato di Long Wei. Fatti e personaggi che vengono rovesciati sul presente dell'ex attore cinese e sempre più velocemente si impossesseranno del suo futuro.
Ma il punto di svolta dato dall'albo è anche e soprattutto quello di aver alzato l'asticella delle aspettative.
Sia dal punto di vista della qualità ché, pur mantenendo gli elementi positivi degli albi precedenti, in quest'ultimo il lavoro fatto da Luca Genovese è davvero straordinario, sia dal punto di vista della storia in sé, dato che dopo un racconto così a fuoco e dopo l'introduzione dei nuovi personaggi, l'attesa è quella di episodi che mantengano lo stesso tenore e la stessa tensione, mescolando ancora più ad arte sia gli elementi più divertenti che quelli più drammatici.
E l'impressione è che ci riuscirà. Per questo verrà ricordato.
[Comunque, penso che a chi capiterà di leggere unicamente questa storia verrà decisamente non solo la smania di recuperare gli albi precedenti, ma anche l'impulso incontrollabile di viaggiare nel futuro per procurarsi i successivi. Almeno, a me è venuto. Poi mi son ricordato che i numeri vecchi ce li avevo già!]
Sulle copertine di LRNZ non dico più nulla, che tanto son sempre dei gioiellini...






































