24.7.13

La mia parte trollerante



Che a volte ci viene naturale usare delle locuzioni senza però sapere da dove effettivamente provengono.
Insomma, ci sono sequenze di modi di dire che tendiamo a usare in automatico nel parlare quotidiano e che nascondono storie e curiosità spesso avvincenti, ma che non tutti conoscono.

*

Adesso ve ne dico due o tre a caso, poi se qualcuno vuole saperne altre basta che chieda che magari si fa un altro post.

Passare la notte in bianco
















Questa espressione ha origini che si perdono nel tardo medioevo. Fino al 1400 infatti le pareti esterne delle case più povere venivano dipinte con una soluzione di calce e ossido di ferro. Dato però che, se non ancora asciutto, l'ossido tendeva ad annerirsi quando illuminato direttamente dalla luce del sole, le operazioni di pittura venivano compiute a partire dal tramonto e proseguivano anche per tutta la notte, in modo da far trovare alla mattina successiva le case imbiancate e asciutte. Queste notti passate ad imbiancare venivano appunto chiamate notti in bianco.

Il gioco non vale la candela


















Nel 1800 a Parigi il gioco dei dadi fu vietato all'interno dei locali pubblici. Si usava quindi improvvisare delle partite agli angoli delle strade su appositi baracchini. Data la poca dinamicità del gioco però, durante i rigidi inverni parigini i giocatori e anche gli astanti rischiavano di ammalarsi a causa del freddo, e il raffreddore procurava loro le cosidette candele al naso. Quando era troppo freddo per giocare si diceva appunto che il gioco non valeva la candela (al naso).
 
Cadere a fagiolo















Fagiolino è una maschera tipica bolognese del 1800 che deriva dal teatro dei burattini. Nelle varie rappresentazioni in cui era coinvolta, succedeva sempre che si trovasse nelle situazioni più strane, in qualche modo però diventava sempre l'elemento risolutore della vicenda. Da questo nacque quindi l'espressione 'accade a Fagiolino' che nel tempo poi si è trasformata in cadere a fagiolo e che indica quindi un elemento che arriva nel momento giusto per risolvere una situazione.

Fare le scarpe










Questo modo di dire nasce nell'Italia del sud del 1600.
La maggior parte della popolazione infatti, date le condizioni economiche e anche quelle climatiche, non possedeva nessun paio di scarpe. Si camminava tutti scalzi.
Per tradizione però, i defunti venivano sepolti con addosso le scarpe, questo perché si pensava che il giorno della ressurezione dei corpi sarebbe stata una mancanza di rispetto presentarsi di fronte a Dio scalzi. Ecco perché, esistevano dei calcolai specializzati nel fare le scarpe ai morti. La frase, dato che le scarpe venivano fatte a coloro che erano ormai inermi, senza possibilità di reagire in alcun modo, assunse quindi il significato di togliere qualcuno dal proprio posto.




* In realtà, casomai non si fosse capito, queste non solo le vere etimologie. Quelle se volete ve le dico anche, le so. Ma il punto è un altro: internet contiene troppe soluzioni corrette, è arrivato il momento di imbastardirlo con qualche stronzata. Cioè, non è possibile che sia così facile trovare la cura per il cancro, il metodo per sciogliere le scie chimiche, come usare una cipolla per catturare i virus... Sì, lo so, i giornali queste cose non le dicono, i telegiornali non vi mostreranno questa cosa, i governi hanno censurato le informazioni. ma internet no, internet sa tutto.
Credo sia arrivato il momento di iniziare a complicare le cose, di immettere in rete informazioni che non sono proprio veritiere, anche se lo sembrano. E niente, adesso dobbiamo solo aspettare che Google faccia la sua parte e la gente passi di qui.
Distruggere l'internet dal di dentro, questa è da oggi la mia missione.

È che il mondo deve finire.

8 commenti:

  1. appoggio la tua campagna e ti do altro materiale tipo:
    in bocca al lupo
    tirare le cuoia
    mangiare la foglia
    non avere peli sulla lingua

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    1. vabbé, ma queste sono scontate... ^_^

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    2. ma io sono tonta

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    3. ok, ti dico solo che la prima e l'ultima sono collegate

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    4. ahahahahahahahahah! cretino! :D

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    5. ma no, è vero... presso gli antichi romani si chiavama "lupo" quelo che oggi noi chiamiamo luppolo. Dato che la birra era ancora un qualcosa di esotico proveniente dai paesi barbari e quindi non ancora diffusa nella società, augurare di avere in 'bocca il luppolo' significava presagire ricchezze e una posizione sociale così rilevante da potersi procurare appunto la birra...

      il non avere peli sulla lingua si riferisce invece al fatto che l'alcol tende a far cadere i freni inibitori (il famoso in vino veritas). Dato che nelle case di campagna le vasche che contenevano l'acqua piovana erano condivise sia dagli uomini che dagli animali, capitava spesso di trovarsi in bocca qualche pelo mentre si beveva l'acqua. Questo non succedeva invece con gli alcolici, che erano contenuti in botti a cui gli animali non avevano accesso. Non avere peli sulla lingua significa quindi che non si era bevuta acqua ma evidentemente vino o birra, e quindi si era molto più sinceri.

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    6. grazie

      (anche se tra "al" e "il" c'è un po' di differenza. sarà colpa delle trascrizioni successive)

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    7. beh, sono quelle locuzioni come 'piantare in asso' o 'idem con patate', che nel tempo hanno cambiato forma...

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È l'ultima cosa che potrete dire in questo posto. Pensateci bene prima di scrivere le solite cazzate...

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