23.4.13

Revisionismo stoico



E ricordi quella volta che mi hai guardato?
Non era forse un ti amo quello?

Pareva non dovesse finire più, il nostro primo sguardo.

Che poi sei stata brava, lo ammetto. Poi.
A riabassare subito gli occhi, a sperderli nel tuo da fare. Un libro forse, non ricordo. Non ricordo perché tutto si è fatto più confuso in me dopo quel nostro sbirciarci breve, quell'inciampare dell'anima sulla corda tesa del tuo osservare.
Breve. Eppure inevitabilmente profondo, delicato e squassante al tempo stesso.

Non trovi che ci siamo già scambiati tutto ciò che siamo con quel primo sguardo?

Chissà se è stata timidezza, oppure un'inesplorata indecisione, che ti ha portata a non badarmi da lì a seguire. Chissà... Ché le capisco certe pressioni del nostro intimo pensare, l'arrovellarsi delle notti soffocate dall'afa pesante dei dubbi, delle incertezze.
Ma quale incertezza avrebbe dovuto mai esserci? L'hai letto anche tu quel ti amo pungente sospeso sul ramo di quei pochi secondi? L'hai letto di sicuro, eppure adesso pare che tu non l'abbia mai vissuto. Sei brava a ignorarlo, l'ho già detto. Come fai? Davvero mi chiedo com'è che fai, ché io non vivo più da allora, non vivo da quanto grande è questa cosa. E tu la ignori... Come fai?

Nonostante quello sguardo, dico. Te lo ricordi quel nostro primo sguardo?
Era carico di ti amo, l'ho pensato da subito. Sei stata brava a ignorarmi poi.

Ma forse il nostro destino è questo, chissà quanto mi hai voluto e non hai mai osato. Chissà...
Forse il nostro destino è questo, condannati ad amarci senza averci. Da quel primo, unico, sguardo.

Chissà come fai, tu?

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