5.4.12

Saluti da Sarajevo


Era il 5 aprile 1992, e ancora ti stupisci quando ti rendi conto che non ci rendevamo conto.
Eppure l'età ce l'avevi, ti sembrava addirittura di sentire il fischio dei caccia che partivano da Aviano.

Ma era tutto così distante, così in un altro mondo, un altro universo che solo sulla cartina era così prossimo.

E in quell'altro mondo scoppiò la guerra. 5 aprile 1992, vent'anni fa l'assedio di Sarajevo. E fai presto a fare i conti, 16 anni avevi. Eppure anche nelle tue percezioni acuite dall'adolescenza era tutto così altro. Distante.

Nel 2000 eri lì. Il Kosovo ancora fumava e il cielo dell'orizzonte non cambiava mai colore.
Avevi 20 anni e hai aspettato quasi più tempo al confine, che neanche volevano farvi passare, che non per il viaggio. E allora sì che l'hai capito quanto vicino fosse.

Ed era un altro mondo. Ancora.
Un mondo frantumato. Crepato. Crollato. Bruciato. Devastato.

Non c'era una direzione in cui voltare lo sguardo. Non se l'intento era distoglierlo da quei brandelli di muro. E pensavi a Ungaretti mentre cercavi di ricostruire dalle macerie di quel vuoto che ti si era allargato dentro.

Ce l'hai ancora, con quella stessa aria grigia e polverosa, l'odore del fumo e degli spari. Non voleva andarsene. Non se n'è andato.

Quando ti svegliavi la tua finestra puntava sull'Oslobođenje. Nero di desolazione.
Ogni volta lo fotografavi. Non importa quanto. Avevi un altro rullino.

Fuoco. Fiamme. Guerra... eppure tanto freddo avevi. Troppo.

E gente meravigliosa che hai sfiorato per un attimo. Allegria zingara e modesta.
E tu che potevi addirittura permetterti di non essere te, o esserlo inevitabilmente a discapito di tutto.

Sarajevo, '00.

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