6.10.14

Accadimento terapeutico


Cara Silvia, ne è passato di tempo eh?
Ma vedi, a volte basta aspettare.
Non nego che durante questi anni ti ho pensata spesso, non per un motivo particolare, non per astio come probabilmente sarai stata portata a credere. Sì, insomma, credo che anche tu ti sarai soffermata spesso su quel che è accaduto tra di noi, di come precipitevolmente le cose si sono assestate su questa lontananza (indifferenza mi verrebbe da dire) che dura da più di vent'anni.

Non so se sia iniziato tutto da quel giorno, tu sorridevi spensierata mentre un sole frizzante di fine maggio accarezzava le tue lentiggini, avevamo forse 10 anni, direfarebaciare e io sceglietti senza indugio, fissando incantato la punta del tuo naso. La ricordo ancora l'espressione schifata che ha stravolto il tuo volto al mio squillante: baciare! Per diversi anni è stata protagonista di un incubo ricorrente che mi ha accompagnato fino all'adolescenza, uno di quelli per cui ti svegli e pensi che è troppo tardi per correre in bagno. Mi umiliavi anche così.

E il tuo quindicesimo compleanno te lo ricordi? Quando con le rose gialle - i tuoi fiori preferiti -  ho scritto "ti amo" di fronte alla finestra della tua camera. Prima hai urlato e bruciato tutto con la benzina, poi ridevi, dicevi che era uno stupido cesso, me lo ricordo bene che mi puntavi il dito e dicevi "stupido cesso!", e anche le tue amiche in pigiama rosa ridevano e il fumo mi entrava nelle narici e cercavo di spegnere le rose ma mi si chiudeva la gola e ho vomitato.

E l'anno dopo, dietro al campetto di hockey quando ti ho dato quella lettera con la busta di Diddle.
Una settimana mi era servita per scriverla, c'era anche una poesia con le iniziali del tuo nome e le parole d'amore più belle che penso di avere mai scritto, perché poi, dopo quella tua reazione isterica, dopo il calcio nei coglioni, dopo il pestaggio da parte di Davide, e Andrea, e gli altri della squadra, e di uno che passava ma mi ha visto ricoperto di sangue e mi ha scambiato per un drogato, ecco, io dopo quel giorno non sono più riuscito a scrivere nulla di così bello.

E così, Silvia cara, sono passati più di vent'anni da allora, vent'anni di silenzi, di nulla. Vent'anni in cui non ti ho odiata, mai, ma in cui ho comunque atteso che arrivasse il momento in cui ti saresti ricreduta, in cui ti saresti guardata indietro e avresti capito quale occasione ti era capitata, una persona così devota a te, che ti amava come ti ho amato io, e cioè come nessun altro avrebbe mai potuto fare. Ti saresti guardata indietro e avresti capito che era troppo tardi ormai, pentita, rammaricata, avresti pianto, maledetto te stessa per quel che eri stata, mi avresti cercato, pregato, supplicato addirittura. Ho pensato spesso a cosa ti avrei risposto in quel momento.

C'è un proverbio cinese che dice: siediti sulla riva del fiume e aspetta, prima o poi vedrai il cadavere del tuo nemico. Ecco, quel giorno è oggi.

Mi hai cercato, ti sei umiliata, prostrata, ti sei cosparsa il capo di cenere. Mi hai cercato.
Per ben tre volte ieri, due richieste per giocare a Candy Crush Saga e un invito per regalarti dei covoni di fieno a Farmville. E oggi ancora due, una richiesta per Candy Crush e un invito per un evento del gruppo country di tuo fratello.

Beh, cara Silvia, la risposta è no!
Dopo tutto quello che mi hai fatto passare, dopo gli anni in terapia, dopo i due tentativi di suicidio di cui uno con denuncia per interruzione di servizio pubblico, non avrai covoni di fieno da me.
E ritieniti fortunata che non ti tolgo l'amicizia.

(p.s. ti ho regalato una vita a Candy Crush)



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