5.2.14

Gatto, fosso e verze


Allora, breve cronistoria:
ieri sera mi butto sul divano ad assaporare il "caldo buono" (come diceva Montale Ungaretti) del portatile tra ombelico e ginocchia, inizio addirittura a scrivere un post, un post astioso probabilmente, non cattivo eh ma di sicuro insofferente, ci avevo anche il titolo in testa "Lo stage degli innocenti" o una roba del genere.
Io parlo sempre molto volentieri di politica, credo che pensare e parlare politicamente sia essenziale nel momento stesso in cui si decide di vivere in un posto in cui figuri all'appello almeno una persona in più rispetto a noi. Ne parlo volentieri ma non ne so scrivere, davvero. Eppure mi ero messo con 'sto post che era una lunga, inutile, sconclusionata apologia di non so nemmeno io cosa, forse del diritto/dovere all'essere intelligenti o, molto più prosaicamente, era una difesa della complessità.

Più che altro perché, di questi tempi, semplicità si raccorda tendenzialmente con faciloneria. Riassumere a slogan un concetto complesso è sicuramente il modo migliore per darlo in pasto alla gente, ma di sicuro non è un metodo utilizzabile se a 'sta cazzo di gente le cose gliele si vuole far capire all'interno di un processo che implichi un ragionamento critico.
Chi comunica con dieci parole di slogan un concetto, una legge, un programma che di loro occuperebbero interi testi, libri, protocolli, alimenta l'ignoranza per trarne un proprio profitto. E questo vale per qualunque fazione, partito, movimento, tifoseria esso appartenga.

Era una cosa così, ma molto più lunga e accanita. Che come sempre, a voler difendere qualcosa si finisce col dar contro a qualcos'altro. E quindi giù a dirgliene a quelli che fanno gli esempi con le similitudini decontestualizzate che si sta parlando di carceri e dopo un secondo ci si sta tutti arrovellando sulla macchina da formula uno con la benzina e il meccanico giovane che fa i danni e cose così, e giù a quelli che si vendono come puri che tanto è matematico che arriva sempre uno più puro di te che ti fa il culo, e giù alla gente poi, al meccanico quello vero non quello dell'esempio che non mi fa mai una cazzo di ricevuta, e a quel ragazzino di merda che non attraversa mai sulle strisce anche se sono a venti metri, e che dire di quella stronza del piano di sopra che continua a buttare i sacchetti a caso nel bidone dell'umido? E avanti così, che mi son dovuto fermare perché stava saltando fuori che nonostante tutto i cittadini politici erano meglio dei cittadini non politici e (cazzo) questo aprirebbe dei tremebondi interrogativi su "il potere a chi?"

Comunque, facevo 'sta roba e mi son dovuto alzare che c'era l'acqua delle verze che stava tracimando dalla pentola, e c'era anche freddo che avevo la finestra aperta, e fuori pioveva che niente niente esondava anche il Brenta che è lì, impetuoso ieri, a qualche centinaio di metri che gorgoglia ancora e al buio pareva fermo da quanto carico.
È che stavo scrivendo e per non avere rotture di maroni avevo effettivamente messo troppa acqua, e lo so con le verze sofegae bisognerebbe avere più rispetto della ricetta, ché è il tempo e la pazienza che le rende malinconicamente buone.
Fatto sta che mi sono dovuto alzare e a casa mia se liberi un posto viene automaticamente occupato da un gatto, un po' come quando fai una linea a tetris e i pezzi sopra riempiono i nuovi spazi formatisi. Ecco.
E se su quel posto c'è un computer va a finire che con le sue zampine il gatto cancella il post che stavi scrivendo e ne spedisce uno suo, un post da gatto che noi non possiamo capire evidentemente.
Però quel che sono riuscito a capire è che era un post bello. Migliore di sicuro di quello che stavo scrivendo e probabilmente superiore a qualunque altro presente in questo blog.
Quindi l'ho lasciato, ma ci tengo a dire che l'ha scritto lei ché non voglio prendermi meriti di altri.

E in tutto ciò le verze non erano nemmeno tanto buone.

Bonus Track

3 commenti:

  1. Faciloneria, semplicismo, pressapochismo...in pratica distillato di idiozia ad alta gradazione scambiato per saggezza popolare (ma ottimo per far presa dove questa non c'è). Qualcuno lo chiamerebbe perfino "aver le idee chiare"...senza magari aver mai fatto nemmeno lo sforzo minimo sindacale di provare a maturarla lui qualche cazzo di idea, ma pazienza

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    Risposte
    1. la faciloneria è negli occhi di chi guarda

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    2. Già, e oggi a guardare sono in troppi

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È l'ultima cosa che potrete dire in questo posto. Pensateci bene prima di scrivere le solite cazzate...

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