24.2.14

E allora niente...


Allora è una parola strana.
Parla al passato ma guarda al futuro.
Pesca tra i ricordi, in un attimo andato, magari non perso ma inevitabilmente già andato. Pesca tra i ricordi, fissando il giusto istante, la precisa collocazione temporale di un momento e la recupera giocando di mulinello come i pescatori di marlin, allentando la lenza dei ragionamenti fino a stremare la memoria.
Vive in quel tempo, definito e illusorio come nelle canzoni. C'era lei allora, ricordi?

Eppure nasconde un'urgenza di immediatezza, la supponente bramosia del sùbito che si contrappone alla recalcitrante timidezza del subìto. E allora ti muovi? Lo ripeteva ogni volta. Era il mantra con cui si aggrappava al suo minuscolo dopo, al suo futuro di un minuto, qualche spicciolo di secondo che tintinnava nelle tasche ricolme della sua incertezza.

Allora.
Mi chiederei quanto tempo è passato se ne fosse passato.
Allora aspettami, congiunzione conclusiva dice la grammatica, eppure niente si è concluso allora poi.

Ed eravamo lì di schiena, ognuno a fissare il proprio allora, lo sguardo perduto in quel claudicante passato io, il naso tra le nebbie danzanti del futuro tu. Senza per un attimo desiderare che ce li scambiassimo quegli allora, che tu vedessi da dove arrivavo e che io sapessi dove avresti voluto andare.

E allora niente, allora e oggi, anzi allora è oggi. Ché passato e futuro si annullano nel presente, e l'unico istante che ci compete è questo che stiamo vivendo.



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