21.9.11

malinconie

A te che era troppo presto
e anche a te che invece era troppo tardi,
a te che non è il caso a te che non  mi piaci.
A te che siamo amici, a te che così non può andare avanti, a te che no!

A te che se trovassi uno come te,
a te che non è il momento, a te che ti farei del male,
a te che non me la sento, a te che perchè?
A te che ho di meglio, a te che non ti merito, a te che non avevo capito.

A te, soprattutto a te che non sono per te, non è per te, e ho creduto di non essere neanche per me,
a te che non lo so, a te che ahahahah!, a te che non è mai esistito quel momento, ma fa male lo stesso.

A voi, il mio sentire stasera. Per non aver saputo odiarvi come dovevo, amarvi come volevo, perdervi come meritavo. E siete qui, a ricordarmi ciò che sono e come lo sono diventato, a sorreggere lo specchio in cui si riflette questo mio stare e quel che ho.

E a te, che sì e neanche mi conoscevi. Chissà se t'ho amata abbastanza...

20.9.11

MISSivede?


Ieri sera è successa una cosa.
Una di quelle cose che ti segnano per sempre. Magari non ci badi subito, ma arriva l'attimo in cui comprendi che ti hanno cambiato la vita.

Bene, ieri sera ero sul divano che giochicchiavo col telecomando quando a un tratto si è acceso il televisore.
Ecco, di solito quando succede appare qualche canale strano con donne che sgravano in modo inconsulto o psicologi dei cani che Freud si sta rivoltando nella cuccia.
Esiste però una combinazione di eventi, non chiedetemi quale perché non la so (altrimenti la eviterei), per cui il canale che appare è il primo, l'uno, RAIUNO!

Ieri sera è successo.
C'era Frizzi che sbraitava qualcosa su chi è che gioca a pallavolo e chi fa il paracadutista. Non ho la forza di premere altri tasti. Soccombo.
Mi distraggo un attimo, un rumore, forse le gatte ma in realtà spero sia un ladro, un killer seriale, una squadra di alieni venuta a rapirmi, Gordon Ramsay che viene a controllarmi la cucina, insomma: qualunque cosa possa portarmi lontano dalla tv anche morto.

Chiudo gli occhi. Li riapro. Frizzi è ancora lì.
Davanti a lui però adesso c'è un plotone di ragazze in costume. Sorridono.
Io che ho capito il gioco inizio a pensare chi è che frigge melanzane, quale sia quella che produce grappa, mi sa che è quella bionda là che ha 20 fratelli, sì sì, la moretta con le mèches lavora di sicuro in una serra idroponica, guarda che unghie è lei che cerca tartufi... e via così.

La sensazione è comunque che ci sia qualcosa che non va, ma non importa. Pubblicità.
Ora ce la faccio, ora spengo. Percepisco che il divano si allunga, il telecomando è sempre più lontano, sul bordo di un cuscino asintoto che tende a infinito, ma posso farcela, devo. Spengo.

Spenta. Il friccicorio del gatto che si strofina sullo schermo spento è una ninna nanna che profuma d'oblio.
Anche se qualcosa mi resta. Insomma, tutte queste ragazze in costume che gareggiano per essere eletta 'la più bella' e in pratica non le ho nemmeno guardate.

Mi affido all'internet. Pochi rapidi gesti e passeggio all'interno della galleria delle immagini.
Sì, sì, no, ommiodio, sì, insomma, vecchia, apperò, sì, no, e questo? cioè, ma che davero?

Per motivi di privacy non diremo il nome della concorrente, ma un nome invece per battezzare quel che si nasconde sotto a quella protuberanza, a me viene anche in mente.

Dunque, confrontiamolo con l'unità di misura ufficiale internazionale per i pacchi, il Raoulbova.


Come possiamo notare, la giovane aspirante miss presenta all'incirca un Raoulbova e mezzo, misura di tutto rispetto per un lottatore di wrestling, ma che ben poco si addice alla fascia più ambita d'Italia e che comunque rischia di diventare ingombrante quando si scendono le scale coi tacchi.
Da non sottovalutare poi la maestosità dell'ombra che lambisce la coscia, io di sicuro no, ma il buon Eratostene sarebbe stato sicuramente in grado di ricavarci qualcosa.

Io adesso non so chi abbia vinto ieri sera, ma se per qualche motivo dovesse essere lei, beh, allora stamattina mi sono svegliato in un paese migliore.

19.9.11

dualismi

Un'infelicità voluta mi dissero, moto irresponsabile dell'animo, il compiacimento sterile di un autolesionismo emozionale. Voluta.

Nello stesso modo in cui si cerca la fatica, con l'impeto rassegnato di chi si priva per non osare, un'appagante ospedalizzazione della propria essenza.

Non sapevano, davvero, non sapevano che si trattasse invece di una felicità involuta, l'implosione rovinosa di un attimo inaspettato, l'agonia collassante di un procedere avulso.
Solo l'ombra della Terra che come una lacrima scivola dalla faccia della luna.


E con gli occhi chiusi illudersi ancora che quell'eclissi fosse per sempre....

17.9.11

Parabole


In quel tempo si avvicinarono a Gesù alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero:
«É lecito a un uomo appartarsi con un altro uomo?». Ed egli rispose: «Ma tipo per parlare? Quello sì, ché Dio parla anche tramite la bocca degli uomini».
Ma essi lo incalzavano facendo gesti con le mani e schiacciando l'occhiolino «Gesù, siamo nell'antica Galilea non è che possiamo usare dei verbi più espliciti. "Appartarsi", hai capito dai».

Allora Gesù si alzò e guardando i suoi discepoli disse:  «Guardate il kren: il suo seme è tra i più piccoli dell'orto, eppure la radice della sua pianta, in qualsiasi modo tu laprepari, fa schifo anche a me che sono il figlio di Dio. E mio padre questo lo sa».

Pietro, che fino a a quel momento era stato in disparte, contestò:  «Maestro, ma che cazzo c'entra?».

Sollevando gli occhi al cielo il Signore lo apostrofò:  «Pietro, le volontà del padre mio sono tutte compiute qui sulla Terra. Lui sa che al suo figlio non piace il kren, eppure il kren esiste. Vuoi che non sappia come si accosta a voi Giovanni quando vi lamentate di quanto stressante sia seguirmi? Lo sa, e come per il kren, evidentemente gli va bene così».

Parola del Signore.

15.9.11

e-citazioni


Allora, ricapitoliamoci.
Di John Doe 11 ne avevo parlato qui, citando la citazione al detective Smullo di La Rosa, il quale ne aveva parlato qui. Io poi di La Rosa avevo parlato qui, ma quella era un'altra cosa.
Succede poi che se Smullo appare di qua allora John Doe appare di là. Quindi ecco il fumetto, che già si è digievoluto in metafumetto, appare in un altro fumetto, che poi è Dio, che poi è questo.
Che tra l'altro Dio (che è un fumetto) sta leggendo il fumetto di John Doe (che è Dio) che comunque è già un fumetto nel fumetto e ha sfondato la barriera della fumettosità per combattere contro gli sceneggiatori che però erano i personaggi a fumetti degli sceneggiatori mentre i lettori non si sa su che piano di esistenza siano veramente. Fatto sta, che citazione per citazione Recchioni cita qui la citazione derivata dalla citazione che era stata citata da La Rosa.
Spero di aver citato tutti.

Fatto sta che questo è solo un promemoria per una cosa che devo cercare da mesi e che volevo mostrare a La Rosa. Una cosa di coincidenze.