6.4.14

Tanko gentile e onesta pare...



Rieccomi.
Respiro, che sono stati giorni intensi e i prossimi rischiano di essere, se possibile, ancora più frenetici.
Martedì mi hanno chiamato d'urgenza per andare su a Milano. Cioè, io non è che faccio il chirurgo o il pompiere eh, faccio roba di computer, software e riunioni fiume dove va sempre a finire che qualcuno litiga. Fatto sta che mi hanno chiamato d'urgenza.
Ci resterò fino a fine mese intanto, poi si vedrà.
Comunque da mercoledì sono lì, e tutti corrono. Ma tipo che facciamo dieci minuti di pausa pranzo, venti quando ci si vuole proprio ingozzare. Lavoro, lavoro, lavoro e non ho tempo per molto altro.
Non tanto per il blog eh, quello poco c'entra, ma più che altro per stare al mondo, per capire cosa succede, la realtà reale, quelle robe lì.

E difatti solo oggi mi sono imbattuto in una cosa successa questa settimana, in Veneto, provincia di Padova:

Insomma, ne hanno parlato un po' tutti i siti di informazione, le trasmissioni, i giornali. Ognuno col proprio inviato sul posto, sperso nella solitudine della campagna incolta, smarrito tra i capannoni grigi e polverosi, compiaciuto nell'esporre robusti imprenditori dalle mani callose, sorridenti affondare sulle sedie di plastica di un bar, abbandonando l'italiano dopo poche parole per rifugiarsi in un confortante dialetto, quasi a tracciare in poche inquadrature il loro percorso di vita, il loro aver preferito alla terza media la sensazione ruvida del legno grezzo sotto ai polpastrelli, la segatura che ti si appiccica ai polmoni lasciandoti il sapore della resina in gola. Freak ignoranti, trogloditi da età del legno, idioti operosi cresciuti nel lusso di una ricchezza fraudolenta e quasi giustamente perduta, estremisti ubriachi d'analfabetismo, grammaticale, civile, legale. Tanto da illudersi di militarizzarsi con carri armati ricavati da vecchi trattori, patchwork di stupidità e lastre di ferro rivettate.

Pareva solo quello a leggere e guardare. Casale di Scodosia, il paese del "tanko".
Ecco, a me interessava dire una cosa. Mi interessava perché in qualche modo so com'è, cosa pensa la gente, qual è il flusso dei pensieri, il background che ti riconduce a certe convinzioni.
Io Casale la conosco. Ma non perché è in Veneto e l'ho sempre vista nella cartina sotto Padova, o perché ci sia passato qualche volta in macchina per andare chissadove. No, io a Casale di Scodosia ci sono proprio cresciuto.
Cioè, se devo pensare a una casa, a un posto da cui provengo, a dove sia la meta quando penso di dover ritornare, è proprio lì. 



Lo è perché l'ho scritto migliaia di volte in testa ai quaderni, virgola la data. E ogni volta ho pensato ma che cazzo, ma un paese col nome più corto no? Quanto fortunati sono quelli di Urbana o Masi?
E lo è perché è l'unico posto al mondo di cui mi ricordo il nome delle vie.
Perché la maggior parte delle cicatrici che mi porto addosso hanno un loro corrispettivo lì, perché lì sono stato felice, felice davvero come solo gli adolescenti sanno esserlo.
Lì ho guidato per la prima volta, mi sono innamorato per la prima volta, ho visto la mia prima tetta e ho pensato che non fosse nulla rispetto a quel suo sorriso ultraterreno. Ho giocato nei capannoni, tra le file di mobili accatastati, sono stato fuori dopo mezzanotte da solo, silenzioso in feste di capodanno ricolme di quindicenni ubriachi, sono saltato anche giù da un camion in corsa una volta.
Lì ho i miei amici, e non è una parola che di solito uso a vanvera.

Insomma, è per dire che mi sento certificato a parlare di quel posto. Anzi, a dire il vero l'attestato che mi autorizza ce l'ho veramente


Mi ricordo ancora bene quel che scrissi, dove era volata la testa. È stato davvero il primo incontro con un qualcosa che si è impossessato della mia esistenza, ed è partito da lì, dai libri che prendevo nella biblioteca traballante di fianco al municipio, dalle corse in bici cercando di sostituirsi al caso per incrociare la malcapitata di turno, le prime poesie, le prime parole difficili sottolineate sul dizionario, la prima mail, il primo sito.

Abitavo a qualche centinaia di metri dal capannone del carro armato. Sono sempre stato orgoglioso di quella canna da pesca che mi sono costruito da solo con un bambù recuperato proprio lì dietro, sulla riva di quel fossato trascurato che ne percorre ancora il lato.

Erano gli anni ottanta, e i novanta poi. E lì era lavoro, lavoro, lavoro. Ma non come quello di Milano, no. Perché fossero state anche dodici, quindici ore di quel muoversi sporco tra il lamentarsi assordante dei torni, a mezzogiorno si spegneva tutto. Si andava a casa, a prendere i bambini a scuola, ci si lavava le mani e insieme si pranzava. E fino alle due non si riprendeva.
Poi non importava, potevi rimanere lì fino a mezzanotte ma quel momento di pausa, quel riconciliarsi con ciò che si era, con il motivo per cui si sudava dentro a quelle scatole dal coperchio d'eternit, ecco, quel momento di pausa era la finestra attraverso cui si vedeva dove si stava andando, la meta, l'obbiettivo puntato dai propri nonni, avvicinato dai propri padri e ora finalmente raggiunto.

Non rubato, razziato, estorto, ma conquistato. Chiodo su chiodo, mobile su mobile, container su container.

Poi è arrivato il mondo. Davvero, nessuno si era preparato a quell'arrivo. Cioè, un mondo c'era già, era quello dei nostri padri, c'avevano insegnato che quello era, lo vedevamo ogni giorno in quelle due ore di pausa per il pranzo. E invece improvvisamente è cambiato. Si è fatto spietato, concorrenziale, globale. Un mondo di nuove parole, di crisi, di circoli viziosi che ti costringono a crescere per coprire le defiance del mercato, come giocare al raddoppio alla roulette. È cambiato, e noi no. Magari qualcuno anche sì, ma la maggior parte non ne aveva motivo, davvero, perché quella dimensione era tutto ciò che bastava, erano quelli i confini in cui sentirsi sicuri. Come pesci rossi in una boccia potrebbe pensare qualcuno, prigionieri dei propri limiti. Ma sono forse i pesci rossi mai in pericolo? Nuotano tranquilli in acque che conoscono, trovano il cibo, sono al riparo. Cos'altro gli serve?
Nuotano nella loro merda, potrebbe dire qualcun altro... Ma quello è come tutti, e non vedo perché uno non possa scegliersi la merda dentro cui sguazzare.

Ecco, costruire un carro armato con un trattore è una cosa stupida. Fa ridere sapere che uno si sia messo lì addirittura a pensarlo. Immagino che sotto qualche aspetto possa sembrare o addirittura essere preoccupante come cosa, eppure l'istinto di etichettarla come la goliardata di uno spirito un po' esuberante è abbastanza predominante.

Poi, il disagio no, quello è serio, quello è preoccupante.
Il referendum, la secessione, la lira... Cioè, c'è qualcuno che pensa davvero che il senso di quella domanda fosse stato davvero  rifacciamo la Repubblica di Venezia? Magari era anche scritto così, ma vi assicuro che la gente ha letto: ti ricordi quel periodo in cui si stava bene, quando i silos erano pieni e i camion partivano tutti i giorni? Ti ricordi quando non ci preoccupavamo della banca, di equitalia, di quei cazzo di mobili componibili dell'Ikea? E te le ricordi quelle due ore di pausa pranzo, quando il rumore dei macchinari si smorzava e si respirava solo il chiacchiericcio delle tv sincronizzate sullo stesso tg, e si pranzava insieme, il dorso delle mani magari ancora rigato di nero, la polvere bianca delle lucidature tra i capelli, le bustine delle figurine sul tavolino in sala? Ecco, vorresti ritornare a quel momento, a quel tempo perfetto, a quando eravamo veramente noi? Se lo vuoi vota sì!

Ecco cos'ha votato la gente.

Un po' come certi malati di cancro che si aggrappano al rimedio di chiunque venga a proporgli il miracolo, e si rovinano di bicarbonato in vena o di un'overdose di pinzimoni.

Che poi si fa presto a tacciare un paese di chissà che collusione, reazioni scomposte, minimizzazione.
Ora vi dico una cosa. Nelle scorse settimane in quella stessa zona artigianale si sono verificati non so quanti furti. Addirittura più volte nello stesso edificio. Automezzi e quant'altro. Ovviamente in questi casi le indagini sono più che altro pro forma. Magari i carabinieri manco vengono a dare un'occhiata, altro che Ris e prova del dna. Ecco, immaginatevi quelle persone violate nelle loro proprietà, nei loro beni, nella loro fonte di reddito che si sentono abbandonate dalle autorità, da quello Stato così lontano e si vedono arrivare quelle stesse forze dell'ordine così assenti nel proteggerli, in pompa magna e a sirene spiegate, per arrestare un coglione che si è costruito in casa un carro da carnevale...

In questi giorni ho sentito davvero molte cose immeritate, troppe generalizzazioni ingiuste, approssimazioni, cazzate.
Un po' mi hanno dato fastidio, lo ammetto. Non perché non ci siano enormi difetti e contraddizioni in quelle lande che tanto amo e che di riflesso ho sempre odiato.
Anzi, spesso ci si è abbarbicati su scelte sbagliate, anacronismi, stupidità politiche.
È che pur essendo una dimensione da cui mi sto da sempre più allontando è per una sorta di contrappasso una realtà a cui tendo, come un nastro di Mobius che prima o poi ti riporta sui tuoi passi.

E niente, ci tenevo a dirlo.



6 commenti:

  1. Tu tendi all'infinito, non al ripiegamento contorto su te stesso. Quello lo fai perché sei troppo pigro per la tua vera meta (congiungerti all'universo insieme a me).

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    1. miii se parli difficile.... ho capito solo pigro! ;)

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    2. Appunto, è per questo che non te la do :-)

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  2. Ed è proprio per mezzo di vanterie immeritate, generalizzazioni -xenofobe e non solo- ingiuste, stupide approssimazioni, enormi cazzate che partiti come la Lega (e sottoleghe Serenissime secessioniste annesse e connesse) vorrebbero tornare in quel periodo in cui si stava bene...o, molto più realisticamente, far solo credere che sia ancora possibile tornarci. Farlo credere e nient'altro (bicarbonato e pinzimonio, appunto). Illusioni che comunque portano voti...

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    1. che poi, diciamolo, e se a tornare indietro nel tempo sbagliamo mira e finiamo nell'austerità? o nel fascismo? e se finiamo ai dinosauri?
      Perché non hanno fatto il referendum per tornare ai dinosauri? io voto sì!

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  3. Tornare ai dinosauri? Ma carnivori o erbivori? Se parliamo dei primi, col cazzo che io voto sì! Perché fare una dieta sarà pure una gran rottura di coglioni, ma è sempre meglio che farne parte

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È l'ultima cosa che potrete dire in questo posto. Pensateci bene prima di scrivere le solite cazzate...

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