28.4.14

Santo dubito


Come si cambia.
Un anno fa, fosse stato oggi, avrei scritto quanti post? Tre? Quattro? Sei?

Cioè, il Papa che celebra in greco con sull'altare un ampolla di sangue e un brano di pelle di altri due Papi (che è una roba che già di per sé pare l'inizio di Jurassic Park), mentre il suo predecessore dimissionario lo osserva, magari pensando alla croce dedicata a uno di loro che il giorno prima è crollata schiacciando un ragazzo in sedia a rotelle.

Ecco, fosse stato l'anno scorso.
E invece oggi non me ne frega niente. Quindi non parlerò di santi, di cristi e madonne, miracoli, pallottole, segreti, morti, dittatori (messa così pare la giornata che ho trascorso il 25 aprile...)

Dunque niente mostri di Franceschestein Frankestein ricreati da sangue e cellule epiteliali, niente miracoli al contrario (che è una cosa che mi ha sempre affascinato. Oh, con un unico tsunami il Signore Gesù Cristo è riuscito a uccidere trecentomila persone che altrimenti non sarebbero mai morte, rendiamo grazia a Dio. Oppure, grazie all'intercessione della vergine Maria quel bambino è stato colpito da una malattia rarissima, così rara che è praticamente impossibile prenderla e lui ce l'ha: miracolo! O cose così...), niente ironia, blasmefia, Bulgaria.
Niente illazioni sulla transustanziazione, remore per i vegetariani sul fatto di ricevere una cosa che si trasforma in corpo umano, perplessità dei celiaci che rischiano di morire per una roba che dovrebbe essere di carne, curiosità dei gastroenterologi che si chiedono che fine faccia il corpo di Cristo una volta assimilato.
Insomma, fosse stato un anno fa sì, oggi no.

Forse anche solo perché ieri ci ha lasciato l'immenso Vujadin Boskov, che probabilmente era l'unico flebile legame che mi teneva agganciato al quel mondo incomprensibile del calcio, e che se si potesse io eleggerei seduta stante Dio. Altro che votazioni del cazzo in internet per scovare disoccupati incensurati, elezioni comunitarie, referendum indipendentisti coi voti che arrivano dal Cile.
No, l'unica consultazione popolare possibile è solo questa: volete che Vujadin Boskov diventi Dio?
Sì, lo voglio.

Perché magari pare un'ovvietà, una tautologia, ma "rigore è quando arbitro fischia" è dal punto di vista escatologico una delle verità più splendide che siano mai state rivelate.
Dire che le cose sono soltanto nel momento in cui sono davvero, che la vita cambia non in funzione delle regole ma dell'applicazione delle stesse, che non sono le tue decisioni o le tue illusioni o le tue convinzioni, quelle che valgono in ultima istanza ma solo l'interpretazione di esse da parte di quell'essere fluido e incredibile che è il Vivere. Chiamalo Dio, natura, Demiurgo, caso, Satana, Coccolino o destino, il succo è che non è il sarebbe, il fosse stato per me, il voglio. Il succo è l'è.
Poi ognuno può declinarlo come vuole: giusto, ingiusto, doveroso, falso, scandaloso, sacrosanto, rubato, sbagliato, corretto. Ma il punto è che al limite possiamo farne una valutazione a posteriori. Anzi, più di una, possiamo fare tutte le valutazioni, fossero anche una in antitesi con l'altra, possiamo decidere che il nostro vivere sia basato sulla nostra interpretazione del vivere.

Insomma, pur parlando di rigore finisce che su queste cose il rigore non c'è, e l'unica certezza che abbiamo è quella dell'esistenza di Boskov.

1 commento:

  1. Beh, magari a Boskov questa beatificazione agnostica non sarebbe nemmeno dispiaciuta...

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È l'ultima cosa che potrete dire in questo posto. Pensateci bene prima di scrivere le solite cazzate...

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