31.1.13

La fine di niente

Oggi La Repubblica consiglia questo alle gentili avventrici del blog
Grazie all'ausilio di un potentissimo calcolatore elettronico, sono riuscito a stimare esattamente quanti sono i post attualmente pubblicati sul blog (il post sul blog ha un pss nella mmm), e con un'approssimazione che si può praticamente  e asintoticamente limitare a zero sono 486. Con questo.

In esadecimale 1E6.

Vi ricordo, solo per dovere di cronaca, che lo zero della scala kelvin corrisponde a -273,15 gradi centigradi. (Ricordo inoltre che nella tredicesima Conferenza generale dei pesi e delle misure si è deciso di abbandonare il termine "grado").

Dato che il limite di pubblicazione previsto per questo blog è stato stabilito preventivamente dall'autore, riunito in conclave privato nella sua cameretta nel giorno del signore XXVI del sesto mese del MMXI, nel numero in base decimale 500 (1313 in base 7).

                                                                 SI DICHIARA

che mancano esattamente 14 post al suddetto termine. In esadecimale E.
E infatti, e?

Inizia quindi il conto alla rovescia.



Alla media attuale direi che arrivo giusto giusto al 28 febbraio, manco a farlo apposta sante Marana e Cira, vergini.

Marana e Cira. E son rimaste vergini.

Sarà che 'ste due sorelle da giovani si sono fatte murare spontaneamente dentro un cubicolo e sono state per 42 anni ricoperte da pesanti catene e sono uscite solo due volte per andare in pellegrinaggio e nel mentre hanno anche digiunato. L'ho letto su un libro scritto da Jovanotti.

Però già solo Marana e Cira, cioè.
Cira rimembri ancora, Erano i capei d'or a m'arana sparsi, Cira si stendeva su di noi e ci dava un po' di sé... Non è possibile, come vedete non sono dei nomi scopabili.

Comunque, con il post 500 si conclude la prima stagione del blog.

Ce ne sarà una seconda?
Non lo so, se ne sta discutendo.
Sapete, roba di budget, compensi, indici derivati, fuzzi-mib e una lotta all'ultimo sangue per i diritti.
Pareva addirittura che volessero farci un film, poi i soliti di blogger hanno detto che ci pensavano, sapete come vanno 'ste cose, o cogli l'attimo o arrivano in cento a rubarti il posto.
Ecco, così quest'anno esce Bovini Assassini 3. Magicamente.
Non c'è nemmeno mai stato il 2.

Vi dico già che 14 post per chiudere tutte le trame rimaste aperte non basteranno.
Non scoprirete quindi cosa non successe il 15 marzo 1565, né cosa significa q.c.d.a.s, e nemmeno si parlerà di ornitorinchi, o di torta con gorgonzola e pere. Scordatevi anche che possa concludersi l'enciclopedia del sesso che sono arrivato alla F e mi manca materiale, così come non svelerò il capitolo finale di Pac-Man dove si scopre che sotto al lenzuolo dei fantasmi si nascondono altri piccoli Pac-Man color indaco.

Ça va sans dire che tutto ciò che ho omesso di dire non è che ci sarà, anzi, è solo che mi sono dimenticato di dirlo.

Quindi ci si chiederà, ma in 'sti cazzo di quattordici post cosa ci sarà?

Ecco, non lo so.
Come sempre.

Con te davanti e il cambio dietro. 500.

30.1.13

Scarabeo perché sei assorto?


Proprio nel giorno in cui l'Italia ha sollevato la testa ed è risalita nella classifica annuale sulla libertà di stampa


appena sotto a paesi dall'ineguagliabile storia di libertà come Botswana e Burkina Faso e umiliando con signorilità Leshoto e Uzbekistan, tanto per citarne due.
Dicevo, proprio sull'onda di questo moto di riscossa sono finalmente apparsi sulla stampa italiana articoli che un tempo sarebbero stati definiti scomodi, addirittura sgraditi, ma che a me piace definire soltanto come sani.
Perché la verità è sana, è la cura ai mali del mondo.

Ecco, tra tutti quelli che sono riuscito a leggere oggi, colto da questa smania di libertà, direi che il più emblematico è decisamente questo

"Mangia letame ma in realtà è un astronomo", quanta verità in così poche parole.
E no, non stiamo parlando della presunta coprofagia di Galileo Galilei.

Che poi, a voler fare i pignoli, il letame (dal latino allietare) mi risulta essere solo quello degli animali da allevamento e un astronomo è uno scienziato che studia le stelle non uno che le usa per orientarsi.

Dici quindi che il titolo corretto avrebbe dovuto essere

?

Comunque le riunioni di redazione, quando è stato il momento di uscire il titolo definitivo, sono state molteplici e burrascose. Chi lo voleva asciutto, chi epico, chi ambiguo, chi scientifico, chi da prima pagina di Repubblica.

Ecco, indovinate chi si è imposto?

Per fortuna il web non ha segreti per me, e nel deep web ho craccato l'ip nattando una backdoor extrafreshness + clean, e sono riuscito a undeletare il cestino dei titoli scartati.

(e sì, capisco che possa essere stato difficile, perché erano davvero tutti belli.
 prendiamoci per mano e diciamo tutti grazie a La Repubblica.
Grazie La Repubblica.
Eccoli.








28.1.13

Come sopravvivere 50 milioni di anni senza tette


[Prima di iniziare questo post vorrei spendere due parole per la persona che ha reso possibile la sua pubblicazione.
Sarò sincero, quando qualche mese fa decisi di iniziare a scrivere dei testi sulle bestie rare, speravo che non sarebbe mai saltato fuori il nome dell'animale che fra poco vi descriverò.
Lo speravo perché troppi erano i fili dei ricordi che si avvolgevano sempre più stretti alla mia gola, rubandomi il respiro, segando la pelle, stritolando gli ultimi sprazi di lucidità collegati a un periodo della mia vita che ho sempre cercato di rimuovere.

L'echidna è stata per me proprio quel mostro di cui parla la mitologia greca, le urla, il sangue, il rumore dei vetri che squarcia il silenzio della notte australiana. E il fumo che brucia i polmoni, le sirene, poi più niente. Per quanti giorni non lo so, non lo so più, ho rimosso, non ricordo.
Per questo non volevo parlarne.

Ma come Eracle anch'io ho deciso di farmi forza, di scoparmi quel mostro.
E per aver trovato il coraggio di farlo devo ringraziare lei, Ciku.




Le sue manine slave hanno lasciato scivolare il dado con gentile meraviglia, i suoi commenti delicati e stranieri sono penetrati in me come aculei di echidna riportando al mio cervello quel dolore, ma anche la voglia di provarci, di superare l'ostacolo, di scoparmi il mostro.

Ora Ciku non c'è più, ma il suo ricordo alberga forte in noi.
Prendetevi tutti per mano, questo post è dedicato a lei...




(ma checcazzo, avevo detto Somewhere over the rainbow chi è che ha messo su Tanti Auguri della Carrà? Ma porca troia, un attimo l'ho lasciato giù l'mp3... che minchia perdo tempo io con voi... ?
Chi cazzo me l'ha fatto fare? Ah, sì la cikulina... Ecco, fortuna che non c'è più va'...

Ah, e comunque anche da Trieste in su non è che si scopi poi così male.)

Allora, l'echidna è un mammifero. Togliamoci subito 'sto dubbio così poi procediamo lisci lisci fino alla fine senza tanti intoppi e maestra ma aveva detto che i mammiferi hanno le tette, maestra aveva detto che i mammiferi non fanno le uova, maestra ma la cloaca non era una roba dei rettili e degli uccelli? (lo so, Ciku era una maestra... no, non fatemici pensare che mi vengono i lacrimoni...).



E' vero, l'echidna non ha le tette. Però fa il latte.
Un po' come Tanzi, solo che lei non è in galera.
E poi io una volta ho conosciuto una che non aveva le tette però non ho mai pensato che non fosse una mammifera (anche perché mammava di brutto la porcellina...).
L'echidna non ha capezzoli ma secerne latte dalla pelle, come le spugnette che ci sono in posta. Che in Australia le mettono a pancia in su e le leccano come la farcitura della Kinder Brioss quando separi il pezzo sopra.

Comunque l'echidna è una specie di riccio, un formichiere con gli aculei che assieme all'ornitorinco (sì, ho detto ornitorinco, ORNITORIIIINCOOOO), appartiene alla classe dei monotremi.
Animali con caratteristiche sia dei mammiferi che dei rettili, ma che non se la tirano e che non sono l'anello di congiunzione di niente, solo che sono così. Se no è come dire che i gay sono l'anello di congiunzione tra l'uomo e la donna, e invece no i gay sono così.
E all'echidna dell'evoluzionismo o del creazionismo non gliene frega un cazzo, che non vuol diventare l'icona di niente e se la lasciate vivere in pace senza estinguersi a lei sta bene.

E vermi, l'echidna vuole vermi (la specie col muso corto, mentre quella col muso lungo preferisce le termiti. E tra l'altro quelle col muso lungo non è che vanno negli spogliatoi a prendere per il culo quelle col muso corto e a fargli la L col pollice e il medio, anche perché le echidna mica ce l'hanno il pollice. Ma sono lo stesso migliori degli uomini).
[Però è anche da notare che mentre quelle col muso lungo sono a rischio estinzione, quelle col muso corto proliferano garrule e gioviali in tutta la Guinea. Metafore a parte].

Sessanta centimetri di lunghezza, quindici chilogrammi di peso, le zampe sono corte ma forti, zampe da scavatore con artigli potenti e instancabili.
La bocca è priva di denti, e tutti a fare oooooh e a darsi di gomito col sorrisetto, ma la lingua è coperta da spine. Tiè!

E poi è carinissima che tutti ne vorrebbero una.



Vabbé, siamo arrivati fino a qui, parliamone. Tanto lo so che è proprio dove volevate arrivare. Dove voleva arrivare Ciku, che Odino l'abbia in gloria.

TEMA

Il pene dell'echidna.

SVOLGIMENTO

L'echidna è un animale che ha un organo del sesso lungo un quarto di tutto il corpo. Che per fortuna che non è un animale grande grande se no gli toccava mettersi le rotelle a lato come la bicicletta del mio fratellino.
Che la mamma ha detto che papà è alto 1,86 e si è fatta due conti e ha chiamato subito zia Bice, e ridevano e mettevano le braccia aperte come i robot.
La cosa bella del pene dell'echidna è che è come se fosse due peni fusi in un unico tronco, e la cosa ancora più bella è che è come se fosse che ognuno di questi due peni fosse diviso in due semipeni ognuno col proprio funghetto.
E anche la fidanzata echidna c'ha due piselle e ogni volta che si ingroppano i quattro peni dell'uomo si alternano a due a due nelle piselle della donna echidna e quando scopano pare cha facciano un'orgia anche se sono solo in due e l'echidna si è inventato la doppia penetrazione 50 milioni di anni fa, ben prima di Rocco Siffredi. Ma non se ne vanta. E dato che la mamma echidna ha un'unica cloaca multifunzione è anche come se facessero anche il double anal (questo l'ho visto su youporn con l'iPad di zio).
La cosa comoda del pene dell'echidna è che non deve mai chiedere dove vuoi che ti venga, che riesce a fare in un colpo solo tutti i punti possibili che pare un gioco d'acqua delle fontane di VersaillesVersails, con le luci e le musiche di Handel.
E la maestra quando gliel'ho detto ha detto magari.

Ecco, il pene dell'echidna è di molto il miglior pene di tutti gli animali a parte Hulk che è verde.

Fine.


27.1.13

Passaggi


Mio nonno è sempre più piccolo.
Non esile, o minuto, o basso.
È piccolo, come lo ero io quando alzavo lo sguardo a cercare il suo, mentre la stanza era invasa dal profumo del caffè d'orzo e la pelle sfogava il caldo resinoso del camino di mattoni.
Avessi oggi sette anni riuscirei a perdermi nell'azzurro di quei suoi occhi solo guardando dritto, e mi misurerei con quella curiosità, con quella vita dilagante che spesso ha tentato di insegnarmi.

Mio nonno ha 92 anni. E s'incazza.
Così lontano da me come in tutto, ha 92 anni e fatica a volte a dire le cose.

Eppure quando deve, perché deve, parlarmi di quei momenti non inciampa mai sulle parole, percorre il sentiero di ogni frase come quei ciechi che imparano a memoria il percorso verso la via di casa, e nella nebbia buia dei troppi anni ricorda il posto di ogni momento, come se l'avesse lì di fronte agli occhi, a memoria.

Tutte le volte mi chiedo per quanto potrò ancora ascoltarlo, perché il per sempre è una linea che si assottiglia rapida, lo sappiamo, e certe sensazioni mica le puoi raccontare, nemmeno il narratore più dotato potrebbe, non meglio di chi ne parla a memoria.

Ecco, a me spaventa un po' quando la memoria finirà.
Ché qui, qui noi intendo, siamo come le cinque scimmie, e anche se a contarci arriviamo a sette miliardi rimaniamo quelle cinque scimmie a cui hanno sostituito la memoria con l'abitudine.
Funziona così.

E niente, io spero che avremo, che avrò, ancora per tanti anni la fortuna di risentire quelle storie, quella Storia. E i treni, e gli smarrimenti, le fughe, le avversità, l'umanità, il non capire, il reagire, i ritorni, Zagabria, le bombe, la guerra.

E la vita così distante, talmente difforme che sarà perfino ostico spiegarla, senza quegli occhi lo sarà di certo.
Senza le parole strascicate ma decise, come pennellate sulla tela ruvida del ricordo.

Ricordatevi.

Davvero. Magari solo una frase, un episodio, un istante.
Ma che sia vero.
Per dare dignità al vero.

Serve a quello la memoria, no?

Abbacinati


Riallaciandomi al post dell'altro giorno, mi sembra doveroso completare la disamina sulla rappresentazione del bacio di Giuda nell'arte, come espressione dell'ineluttabiltà dell'asserzionismo dinamico nell'intrinseco andirivieni pagano del significante in contrapposizione al significato in ostentazione del canone fiabesco deliberatamente antiestetico e demineralizzato.

Vabbé, lo ammetto ho perso tempo, sono finito nella fascia oraria delle bermude, avevo scaricato 'ste immagini, è l'una di notte, avrei diverse cose in testa ma niente fuori dalla testa, insomma pareva giusto cazzeggiare un altro po'.

Stavolta però copio i testi dal mio libro di storia dell'arte delle medie, che se devo anche mettermi a scrivere facciamo mattina.

(sì vabbé, sempre a scherzare e a dire coglionate sulla religione cattolica. Prova a parlare dell'islam dai, faccela la satira sulle altre religioni, vediamo come va a finire... Oh, se volete io ve le faccio anche le battute su Maometto o Buddha o Thor, ma tanto non le capite. Cioè, si scherza sulle cose che si conoscono e che conosce chi ascolta. Se no diventano le battute da ingegneri che capiscono solo gli ingegneri, quasi.
Sapete come si chiama una seguace di Buddha? Ahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahaha..... ahahahahah.... ahahahahahhahhhhhhhhhhhhhh.a.a.a.ahhhhhhhhhhh
Superba opera di Agnoletto Scorzi detto l'Anacronistico. Un ipertricotico Giuda si avvinghia a un attonito Gesù che risplende come una lampadina Osram e che pare più infastidito dalla barba che non dal bacio.
"Pungi" sembra dire con sguardo laconico.
Osservano la scena lubrichi, incerti se intervenire, due conquistadores a cui sta andando a fuoco l'elmetto (forse un richiamo ai carabinieri?)


Ecco il famoso Giuda Pissi Pissi, opera dell'efebico pittore ravennate Giovanni Mesciato detto Boccolato.
Negli studi preparatori del dipinto il Mesciato riporta anche l'ipotetica sequenza che Giuda sembra sussurrare all'orecchio di un piacevolmente sorpreso Gesù.
Purtroppo i fogli sono eccessivamente logorati dal tempo e da elementi chimici di dubbia natura che ne ricoprono buona parte.
Attraverso le foto a raggi x si è riusciti a ottenere questi frammenti:
psssss.... psssss.... e poi ti lego mani e p...
e con la pssss...pssss e girandot....
pssss... pssss.. e con trenta denari ti fan...psss
... il corpo di crist....pssss....pssss


Il principe dei cieli e il ranocchio, opera non attribuita della scuola di San Pietroburgo.
Nel dipinto scorgiamo un infastidito Gesù che allunga il braccio per sottrarre il coltello dalle mani di Pietro e utilizzarlo per staccarsi di dosso l'orrendo ranocchio che bramoso tenta di lambirlo con la sua lingua retrattile.
Gli altri apostoli spaventati dalla furia del Cristo gli trattengono il braccio per impedirgli di compiere l'insano gesto e sembrano implorarlo dicendo no Gesù è un figlio di Dio anche lui e Gesù che pare rispondere è una rana con le scarpe da ginnastica, datemi il coltello e contatevi le mani che ce n'è una in più!


Quando nel 1936 fu scoperta quest'opera del pittore fiammingo Hector Van Esion, Valerio Chiesi ne scrisse: nella rappresentazione del Van Esion tutti ridono gaudenti. Le gote erubescenti, sintomo ineluttabile di un'allegria alcolica, gli apostoli sono addirittura spalle alla scena, come a indicare un disequilibrio o labirintite, e scorgiamo addirittura una guardia con la cannulla di un rudimentale etilometro.
Insomma, questo è il mio sangue questo è il mio sangue, brindisi, brindisi... È stata una grandissima ultima cena.


OPERE DI CUI NON SI HANNO NOTIZIE CERTE

Gesù, ti facevo con più tette



Hai un sacchetto con trenta denari in tasca o sei solo felice di vedermi?

È inutile che tu faccia le labbrucce, prova a baciarmi e ti do una capocciata che ti si stacca la chioma, che tanto si vede che è quella dei playmobil.

Io sto fermo qui, faccio finta di essere morto, voi ditemi quando questo sgorbio se n'è andato. C'ha gli occhi sul fianco come le triglie... È ancora qui, ehi, dico a te, no non te là in fondo, te. Oh, ti sto guardando... Strabico? Ma no, è che cercavo di guardare Franco Nero qui sotto a sinistra