ovvero l'imprescindibile necessità di scrivere qualcosa (nell'attesa di una buona idea)
e comunque questo blog si sarebbe dovuto chiamare "dalla Parte di Topper Harley"
10.1.13
Inizi e azioni
Inizierei con Clio.
Cioè, inizio con Clio.
La stanza è vuota e lei si sveglia. Anzi, si sveglia in una stanza buia. Poi scopre che è anche vuota.
Sul muro un disegno. Su tutto il muro. Spaventoso. Orrorifico. Tipo Bosch, il pittore non quello dei trapani.
Ma questo lo vedrà dopo.
Deve spaventarla.
Clio è un bel nome, ma tutte si chiameranno come le muse. I nomi di Erodoto, anche se Mneme è il ricordo e non c'è. Ma dovrebbe. Ricordare è arte, salvare dal fiume impetuoso del tempo un istante, fissarlo nella mente con attributi che non si possono affidare a nessun altro supporto. Oltre il foglio, il suono, la parola.
Il ricordo. Dovrebbero esserci scuole, movimenti su come ricordare. Naif, surrealista, espressionista.
Lei non lo sa perché è lì, non sa nemmeno dov'è lì. (avrei dovuto usare 'sia'? ).
Dapprima è paralizzata, cerca tra le memorie un appiglio, l'ultima cosa che ha visto, l'ultima persona, dov'ero, cosa facevo, perché sono qui? Perché? PERCHE'?
Piange senza nemmeno accorgersene, in silenzio, sommessamente. Non urla.
Non ancora. Prima deve spalancare la porta che riesce a scovare a tentoni immersa nella pece della stanza.
Il freddo della maniglia scivola tra le dita come le manopole della bicicletta quando piove. C'è luce lì dietro.
La percepisce dalla misera fessura che si apre perpendicolare al pavimento.
Poi, quando la porta si spalanca, urla.
Vetrocemento. Schifosissimi mattoncini di vetrocemento.
Speranze disattese che si frantumano, è questo il rumore di quell'urlo strozzato da un'ansia improvvisa, crudele. Perché?
Dietro al velo delle lacrime si scopre il sipario di quel disegno sulla parete.
Pensa a un maniaco, come prima cosa. Magari è uno scherzo. magari. magari.
E dove sono?
Clio non si piace. Per ora basta questo di lei.
Peggio di quel buio avrebbe potuto essere solo uno specchio.
Molti specchi. Per vedersi, e odiarsi.
Inizio da qui, da Clio in una stanza buia dove non può vedersi.
Poi arriveranno le altre.
Poi non so.
9.1.13
La massa è finita
Mi c'ero già dilungato in un'altra occasione, quindi non ci ritornerò.
Ho poche righe e troppa confusione da troppi anni per trovare le parole giuste.
Sarà che 'sto posto è il cassetto dei calzini spaiati, il contenitore che scuoti con l'illusione che il rumore convulso dello sbattacchiare di parole ricrei una storia, magari solo un senso.
Nascosto dietro alla maschera velleitaria di un nome inventato ho abbandonato lungo la strada frammenti d'anima, risate accennate, stupiderie, sconcezze. Mi sono quasi innamorato e ho quasi svelato me stesso. Ho quasi amato.
Viviamo nel quasi, qui, in questo quando semisincero. Non annegando mai davvero, nemmeno da naufraghi, nemmeno senza saper nuotare. Perché c'è quel limbo, l'istante tra l'ultima battuta e l'invio, un tempo dilatato all'infinito in cui ripercorrere ciò che siamo. Plasmarci, adeguarci, confonderci. Quasi noi.
E il quasi ci rende indistinguibili. Il quasi io non è unico come me. L'altro me, quello senza il nick.
Vabbé, ma se è Mauro da entrambe le parti? Beh, sì, li ho avvicinati, sovrapposti, nell'illusione che divenisse imprecisabile la loro differenza. Ma serve solo a farsi dire che quando scrivi sei diverso.
Byroncoso eccetera eccetera.
Qui è notte ancora, forse mattino presto. Si possono ancora scrivere queste cose.
Quando qualcosa finisce qui finisce quasi.
Sai che c'è chi ha solo necessità di imbozzolarsi e rinascere sotto nuova forma, cambiare la pelle come i serpenti, autobattezzarsi immergendosi nel liquido amniotico del silenzio.
Ma poi vedi che ritorna, si chiamerà di nuovo strano, che so, LettriceErmetica, PensieroDecadente, PartoPodalico. E avrà gli occhiali.
E c'è chi invece no, chi travalica. Chi è sé ed è se. Chi se chiedesse. Chi siede e dà sé.
C'è chi non è più sé a discapito dei se. E non ci si può far nulla. Se non rabberciarsi le ferite con lo spago da aquiloni e decidere.
Le decisioni qui sono cose che esistono più o meno. Sono quasi decisioni.
E niente. Davvero, niente.
Pare una bella parola vista da qui.
Era tanto assetata d'amore!
Era tanto affamata di vita!
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7.1.13
La fine del dopo
Capita spesso durante i giorni di festa di chiedersi: ma che fine ha fatto quello lì, ma sì dai quello che cantava pananana paaa na na, dai quello che erano in due che poi correvano e c'era il cavallo, ma daiii sono stati anche in tv col telegattone e li hanno intervistati, aveva una giacca rossa cazzo!
Ah, quello. Sì, è morto.
Ecco, l'altro giorno qualcuno ha detto ma Mastro Lindo?
Era una roba tipo, ma Mastro Lindo con st'orecchino e la posa da buttafuori ma chi cazzo è?
![]() |
| Adesso vi svito il tappo senza mani, che mi si opacizzano i bicipiti... |
Magari di questo ne parlo un'altra volta, però io in quel mentre ho invece pensato: ma gli altri?
Cioè, che fine hanno fatto?
Mastro Lindo è il Max Pezzali ma i Mauri Repetto che vite hanno vissuto?
Così ho cercato nell'internet, mi sono addentrato nel deep web, ho scartabellato le emeroteche, scomodato amicizie altolocate, minacciato pavidi curati di campagna.
Alla fine sono riuscito a raggranellare una serie di microstorie sul dopo dei personaggi che tanto amabilmente ci hanno intrattenuto nei cruenti anni '80.
Vi posto le prime (le altre devo ancora inventarmele!) rivelazioni di questa rubrica che non avrà seguito.
Ciocorì & Biancorì
Lui miserrimo schiavo, lei pigra mistress più per opportunità che per vera vocazione.
I due roditori sono stati un po' i Sandra e Raimondo delle barrette di cioccolato.
La sparizione dagli schermi ha però fatto scricchiolare il loro matrimonio, facendo emergere la fino allora sopita omosessualità di lui.
La definitiva separazione avvenne dopo che lei lo scoprì a masturbarsi con un twix (al tempo si chiamava ancora raider) durante la sigla di Don Ciak Castoro. Nel 2006 lui si sottopone a una complicata operazione di cambio sesso, riduzione degli incisivi, sbiancamento anale e sfoltimento delle sopracciglia.
Costretti a riunirsi per il rilancio sul mercato dei due prodotti, la cosa particolare è che nella nuova campagna lui ha inderogabilmente voluto essere abbinato al biancorì, mentre lei pesantemente truccata interpreta la parte maschile della coppia.
Il piccolo mugnaio bianco e Clementina
Ecco una storia che, a modo suo, ha avuto un lieto fine.
Caparbio e innamorato, il piccolo mugnaio bianco continuò a cercare di manifestare la propria presenza alla bionda valchira Clementina anche dopo la fine della messa in onda degli spot.
Lontano dalle telecamere i suoi tentativi divennero sempre più arditi, finché nel 1997 si recò sul set di "Cavalla Golosa" (dove
Toro Farcito e il Golosastro
A seguito dell'ennesimo fallimento, costatogli la perdità totale dell'udito all'orecchio destro e la bipartizione della rotula, il Golosastro si ritira dal ruolo affamato depredatore di merendine nell'agosto del 1991.
Non essendoci più i furti del furfante a limitare le sue riserve, il fastidioso Toro Farcito inizia a ingrassare a dismisura a causa dell'utilizzo spropositato di girelle. Nel 1996 la girella con la sugna viene eletto prodotto dell'anno da una giuria di facoceri. Toro Farcito si farcisce veramente ed è talmente obeso che quando va in scooter sembra che sia sospeso nel vuoto. Muore nell'ottobre dello stesso anno, esploso mentre sperimentava un frullato di girelle, mentos e coca cola.
Il Golosastro ormai rinsavito si taglia la barba e si dà una sistemata. E diventa Kevin Spacey.
Nel 1996, complice anche la sua rotula menomata, vince l'oscar per i Soliti Sospetti, e sì è proprio lui Kayser Soze.
Fine.
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6.1.13
Due domande
Dice, ma Mauro il blog, non scrivi più?
No!
Ma tipo più?
Ieri ho fatto la crema di mascarpone con lo Zabov invece che col Vov...
E?
E niente è venuta uguale!
Ma è una metafora?
Vuoi che lo sia?
Ma gli appunti sul telefono, l'enciclopedia del sesso, i quadri, l'echidna, cazzo l'echidna?
Ieri uno è arrivato qui scrivendo 'macgyver frasi banali'
Giura!
Giuro!
Cazzo...
Già. Pensa se arrivassero qui che so, scrivendo 'deandrè idraulico liquido' o 'jesus christ superstar barbe finte' o peggio 'pizza con l'ananas'.
Non ci avevo pensato, cazzo...
Già.
...
...
Fa paura.
Sì.
E?
E niente, è venuta uguale però c'ho messo solo metà albumi montati a neve.
Hai visto? Ha chiuso il blog di nuovo.
Saranno gli ormoni.
Ma credi che cambierà nome?
Penso di sì, maschile stavolta...
Tipo gingko biloba?
Tipo disastro imminente.
Cioccolata a scaglie?
Al latte, ma poca che è una rottura di coglioni grattarla.
Già.
...
Pensi che ne arriveranno altri?
Ne arrivano sempre, fiutano l'odore della decomposizione.
È una metafora?
Lo sembra?
Quindi non scrivi?
Ho scritto.
Ma è un paradosso?
Un ossimoro?
Un comma 22?
Cerca su wikipedia.
Posso farti una domanda?
E già una domanda questa.
Un altra.
Con l'apostrofo!
La domanda?
Un'altra!
Due domande quindi.
Due.
...
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3.1.13
Chi udì un apparente sì?
Ci dev'essere stato un momento in cui mi sono confuso. Un errore di distrazione dicono, refuso, typo.
Per i più galanti coquille. Ma non ne cambia il senso.
È solo un'impressione, si badi, un'ipotesi basata sull'osservazione. La causa in funzione dell'effetto.
Una parentesi aperta, penso.
Un disequilibrio irrisolto, fendente, luna, sorriso ortogonale.
Perché è solo un inseguire, un rimediare disattento. E basterebbe chiudere.
Eppure si procede. Basterebbe un sussulto involontario del polso.)
Eppure si procede.
È questo una parentesi, una cornice che nasconde irrequieta, un rilievo che sommerge, prigione e teca, ostaggio e rapitore. È il maelstrom in cui si avvitano i significati, l'eclissi che svela la parallasse di ciò che s'intende.
Non di ciò che si capisce, ciò che s'intende.
() quando non c'è nulla da dire è così. Una teoria angusta, lo stretto, muto combaciare delle labbra socchiuse. Poi si apre, si allarga, fino a strappare il senso di quel che la circonda. Origine du monde, spingi, spingi fino a che le parole scivolano con sofferenza (solo un istante, eterno, distante, crudele. Si allarga. Per far nascere. Nel sangue). Perché ogni sillaba è una stilla. Ogni concetto una lancinante emorragia.
Che poi, per ataviche congetture t'incanti che tutto sia compreso in una parentesi.
E rimani lì, a ripensare a quella frase che spinge tra le colonne di un tempio instabile.
E pensi che è plurale e singolare.
E credi a tutto ciò che sta tra quelle due illusioni.
(
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