30.12.14

Nel nome del pard


Allora, leggo Dylan Dog da quanto? Vent'anni? Di più mi sa, direi venticinque.
Leggevo fumetti da bambino, poi ho smesso, poi è arrivato lui.
Pareva non ci fosse altro, poi boh, è capitato il momento in cui Dylan Dog iniziò a risultarmi meno interessante. Non c'è una data precisa, un numero. È stata più che altro una questione di atteggiamento. Il punto, e credo proprio sia stato quello il punto, è che non avevo più motivo di non far sapere a mia mamma che lo leggevo. Era svanito il timore di lasciare qualche albo incustodito, che sfogliando distrattamente qualche pagina vedesse dei contenuti inaccettabili.
Che non era solo una questione di tette o corpi dilaniati, era anche e soprattutto un discorso di messaggi, di rivoluzione, di ribellione, anticonformismo. Ma anche di tette e aghi infilati nella pupilla.

Comunque, svanita quella sensazione è scomparsa anche la magia. Io in una direzione, Dylan in un'altra, è stato un concorso di colpa.
A voler ritornare a quell'attimo, adesso nel 2014, a un qualcosa che il mio equivalente tredicenne di oggi non farebbe leggere a sua mamma, bisognerebbe probabilmente ripartire da cinquemila copie. Insomma, sarebbe un'altra roba che Dylan Dog probabilmente non può più permettersi di essere.

Proseguo dunque così, sbirciando ogni mese in edicola per vedere se è arrivato, con quel sentimento che da queste parti chiamano nostalcuriositudine: quel misto ben ponderato di nostalgia, curiosità e abitudine.

Negli anni mi sono fatto diverse domande, alcune sorprendentemente intelligenti, altre miserabilmente stupide. Certe questioni non me le sono mai poste però.
Per dire, una delle cose di cui proprio non mi è mai interessato nulla è sapere quale fosse il nome di battesimo dell'ispettore Bloch.

Ecco, per mia gioia, nel numero attualmente in edicola si svela finalmente il nome del nostro beneamato ispettore. Chi lo ha letto già lo sa, chi non lo legge adesso lo saprà, chi deve ancora leggerlo è avvertito del fatto che adesso lo dirò.

Quindi, dato che fisicamente è ispirato a Robert Morley, il cognome è un omaggio a Robert Bloch.... <suspance>: Bloch si chiama Sherlock Holmes!












Cioè, un investigatore che in tempi non sospetti i genitori avevano chiamato Sherlock Holmes.
È come se uno strampalato inventore si chiamasse H. G. Wells, oppure una uguale uguale a Kim Novak si chiamasse proprio Kim. In nomen omen.
È un po' come se Johnny "Freak" facesse davvero Freak di cognome.

Comunque io me lo immagino il trauma di 'sto ragazzino, cioè come fai a portarti addosso un nome così? Alla fine viene spontaneo doverselo giustificare, indirizzare la propria vita verso una direzione che possa appianare il divario tra ciò che sei e il nome che ti identifica. Probabilmente se Bloch non si fosse chiamato così non avrebbe avuto nessuno stimolo ad arruolarsi in polizia, nessun libro da leggere per affinare le proprie doti deduttive, nessun concorso, nessuna Scotland Yard.
Avrebbe scelto di diventare un barista forse, o un artigiano, magari lavorerebbe in banca.
Fatto sta che senza quel nome non ci sarebbe probabilmente stato l'ispettore Bloch, nessuno ad accogliere la giovane recluta Dylan Dog, istruirla, proteggerla, assecondarla.
Nessun ispettore Bloch uguale nessun indagatore dell'incubo e nessun Sherlock Holmes Bloch uguale nessun ispettore Bloch.
Quindi boh, se non fosse per quel nome avremmo un fumetto su un  barista di nome Sherlock Holmes Bloch e un alcolizzato di nome Dylan Dog con le stringhe delle scarpe rosse. Ci si potrebbe anche lavorare, ma di primo acchito non mi pare un soggetto così interessante.

Il pub di Bloch
Comunque, ora che è caduto questo velo scopriremo anche il nome degli altri personaggi?
Cioè, Groucho è il cognome? Si chiama Julius Zaccaria o Karl? E se si chiamasse davvero Felix e fosse uguale a Battiato, come nell'edizione americana quella senza baffi? Allora in Italia magari si chiama Franco. Franco Groucho.

L'importanza di chiamarsi Franco

E se Xabaras  si fosse chiamato che so, Arduino. Sarebbe stato più o meno cattivo?
Ma dato che resuscita i morti forse il suo nome completo è V. F. Xabaras. Victor Frankestein. [L'alternativa è G. C. Xabaras, ma magari è blasfemo...]

E chi si è autoiniettato il siero che fa rivivere i morti?

Anna Never e Ann Never sono la stessa persona con una permanente diversa?


Il direttore degli Inferni ha un nome solo o uno per ogni faccia?




Se Lord Chester è un formaggio, Bree Daniels è un refuso?
Madame Trelkovski è parente di Tabitha Madame?
La M di Geoffrey M. Gideon per cosa sta? Morte?  Signbifica che un giorno ucciderà davvero Dylan? E Dylan è proprio il vero nome di Dylan Dog? Nel 1666 quando è nato si usava già? E soprattutto, e se in realtà si dicesse Dailan e quelle che abbiamo visto finora fossero solamente le avventure di un impostore che impunemente si veste uguale? Certe volte lo fanno.

Insomma, ci sono ancora tante cose da scoprire su questo personaggio. Probabilmente ci regalerà ancora tante sorprese...

(sì, avrei dovuto dare un giudizio anche sull'albo, ma non importa. Sappiate che c'è un mostro.)






1 commento:

  1. Sì, c'è un mostro. Magari anche più di uno. Ma siccome commento, non recensisco e tanto meno spoilero, chi non ha ancora letto lo faccia e poi saprà (non male, comunque)...

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È l'ultima cosa che potrete dire in questo posto. Pensateci bene prima di scrivere le solite cazzate...

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