15.12.14

La resa dei corti


Capita ciclicamente che qualcuno salti fuori con quella cosa che le dimensioni non contano.
A me, quando lo dicono, verrebbe sempre da rispondere: e i tesseract allora? Ma Flatlandia l'avete mai letto?
Cioè, se mi capitasse di vivere in una dimensione in più non è che direi di no. Li avete mai visti i modelli in 3D delle varietà differenziabili di Calabi-Yau?







Io vengo da qui

che certe mattine d'autunno davvero non vorresti stare da nessun'altra parte, ma davvero non regge comunque il confronto.

Insomma, con la teoria delle stringhe si ipotizzano più o meno una ventina di dimensioni in aggiunta a quelle che conosciamo, e ce ne stiamo qui ad arrovellarci su qualche centimetro in più, sulla profondità media della vagina, sulle coordinate del punto G e su quale sia il metodo migliore per misurarsi la lunghezza dell'uccello (io personalmente posso suggerire il metodo cosiddetto "dell'arredatore", che prevede l'utilizzo di un flessometro o metro a nastro da usare agganciandone l'estremità allo scroto, o più prudenzialmente allo sfintere. Oltre ad arrecare delle inequivocabili soddisfazioni metriche, potrebbe anche rivelarsi insospettabilmente interessante).

Comunque, il mio intento iniziale era quello di scrivere un articoletto del cazzo (ahahahahaha!) su qualche curiosità, qualche aneddoto, quelle cose che le balene ce l'hanno di tre metri ma c'hanno comunque due tacche al cellulare e che mettendo in fila tutti i peni presenti sulla Terra si potrebbe arrivare su Giove ma si rimarrebbe sterili.
Insomma, pareva una cosa divertente. Poi ho trovato questa tabella qui.


È proprio dura essere un consulente informatico nel 2014.
Ecco, io il 29 gennaio del 1986 decisi che avrei programmato i computer.
Non la sapevo questa cosa delle misure, altrimenti non so se avrei fatto la stessa scelta, ma forse sì, a dieci anni mica ci pensi a 'ste cose, è come la casa di centomila lire del piccolo principe, a dieci anni ti interessa se ci sono i mattoni rosa e i vasi di geranei alle finestre.
Quella mattina, ero in quarta elementare forse, la maestra Arianna è arrivata e ci ha chiesto se avessimo visto le immagini dello shuttle che esplodeva. Io l'avevo visto sì, mi impressionava quell'enorme missile arancione a cui l'aereo era abbracciato come un Wile E. Coyote, mi immaginavo le proporzioni, avrei voluto metterci un omino o una macchina vicino, tanto per capire. L'ho rifatto anche coi lego il giorno dopo, ma non essendoci lego arancioni l'ho ricostruito col rosso.
Ecco, ci disse, pensate che è esploso per un errore di chi ha programmato il computer. Si è distratto e ha sbagliato una virgola, ha messo una virgola in più in un listato di pagine e pagine di software scritto in una lingua incomprensibile. Chilometri di caratteri uno in fila all'altro, numeri, tanti numeri che quando si programma si abbonda sempre, e virgole, punti e virgole, e una virgola sbagliata, una sola, un apostrofo rosa tra le parole t'esplodo.
Io mica l'avevo capito che ce l'avesse detto perché voleva che stessimo più attenti quando scrivevamo i temi. No, io l'ho sempre creduto un avvertimento sulle virgole.
E sono cresciuto così, con quell'incauta idea di voler risolvere le cose, di mettere le virgole sempre al posto giusto, e ho studiato anche, ho imparato a programmare, ho analizzato righe e righe di codice, scritto e cancellato, eseguito, riscritto. Ho messo virgole a caso per vedere cosa capitava e ho sbagliato virgole involontariamente e me ne sono accorto.
Tutto per quel monito, quel timore atavico che mi si era aggrappato alla gola come uno shuttle al suo serbatoio arancione.

Avevo vent'anni poi, internet era come se fosse arrivato da tipo dieci secondi, avevo un modem a 56kb che gracchiava come una cornacchia e dovevo coprirlo con un asciugamano quando mi connettevo a notte fonda.
Saranno state le tre quando ho scoperto che è stata colpa di una guarnizione. Nessuna virgola, nessun programmatore distratto.
Fu solo che quella mattina era particolarmente freddo, avevano rimandato il volo già un paio di volte per il brutto tempo, e quella mattina c'erano meno di 10 gradi in Florida. Non capita quasi mai.
Non è mai capitato in nessuno dei test che avevano fatto, non ci sono mai meno di 10 gradi in Florida.
Ci fossero stati si sarebbero probabilmente accorti che quelle guarnizioni sotto i 10 gradi si rompevano, ma non c'ha pensato nessuno. In Florida, c'è il sole sempre, figurati se ci sono meno di 10 gradi.

Probabilmente c'è una morale in tutto ciò; Oscar Wilde diceva che l'esperienza è una maestra così cattiva che prima ti fa l'esame e poi ti insegna la lezione. Magari avrei dovuto pensare che tutta la mia vita fino ad allora si era basata su un inganno, tutto il lavoro, le notti insonni, tutto frutto di un errore o di un imbroglio.
Forse avrei addirittura dovuto convincermi che non bisogna fidarsi di nessuno, mai, che comunque ti tradiranno. Sempre.
Oppure solo che vale la pena di essere pessimisti, immaginarsi il caso peggiore, presagire che anche nella calda Florida potrebbero esserci meno di 10 gradi.

Ci penso spesso, me ne giro per casa guardando in basso, assorto nei miei ragionamenti, col capo chino osservo giù e capisco. Capisco che quella roba del consulente informatico mica è vera...

3 commenti:

  1. Che poi in fin dei conti, a differenza dell'ottimista, il pessimista è semplicemente quello che ha modo più spesso di verificare sulla propria pelle l'autenticità dell'aforisma di Wilde...
    P.S. Nemmeno io credo a quella roba del consulente informatico. Siccome sei anche un artista, la giusta via di mezzo potrebbe trovarsi fra l'attore/musicista e il pubblicitario...

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    Risposte
    1. io volevo fare l'ufologo

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    2. Anch'io, ma non mi hanno preso perché non ero abbastanza grigio

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È l'ultima cosa che potrete dire in questo posto. Pensateci bene prima di scrivere le solite cazzate...

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