2.8.13

Andrà tutto a post

Vabbé, non mi interessa nemmeno più di tanto.
Ma dato che non l'aveva ancora fatto nessuno.

Avete visto il doodle di oggi?


31.7.13

Appocalisse


Un tempo credevo che la civiltà così come la conosciamo sarebbe finita il giorno in cui non si fosse stati più in grado di trovare nomi di app che contenessero dei giochi di parole con APP.
Giuro!

Che tipo pubblichi il tutorial su come fare i vari cocktail e lo chiami APPeritivo.
Oppure il programmino che tramite una rete di social network ti suggerisce argomenti quando la conversazione langue, APProposito lo chiamerei.
O magari APPeso, che tramite l'accelerometro trasforma il tuo iPhone in una bilancia stadera di quelle usate dai venditori ambulanti di angurie.

Insomma, ce ne sarebbero, ma ce ne sono sempre meno. Un giorno verranno utilizzate tutte le combinazioni, e allora il mondo finirà. Io penso così.

APPestate è bello. Ma chi lo userà mai?
Le crasi sono traditrici, a volte.

SevenApp è un'applicazione che punta all'effetto nostalgia. Ti mostra tutte le cose di quand'eravamo giovani. Il succo Billy, il Soldino, lo Sprint, il delfino Zum e il Winner Taco. A cosa serve? Solo a occupare il nome.
C'è gente che vuole che il mondo finisca.

C'è un computer ancora più potente di quello che usano per calcolare i numeri primi, è acceso 24 ore su 24 per risalire a tutti i giochi di parole possibili con APP. É un po' il conto alla rovescia verso lo sterminio dell'umanità.
Non sarebbe nemmeno necessario. Eppure ci perdiamo in 'ste cose.

Credo che ora mi fermerò.

Che il Billy era buono però, quello me lo ricordo anch'io.

30.7.13

Immane contropiede


Avete mai riflettuto sul fatto che 'dare una mano di bianco' può significare (oltre agli ovvi riferimenti sessuali che non siamo ancora riusciti a estirpare da questo blog), 'consegnare la parte terminale dell'arto superiore di un umano di carnagione chiara'?

Io ci penso spesso. Fa paura.

(tra l'altro apre nuovi significati della frase 'chiedere la mano')

Lo scrivo così, per non stare con le mani in mano. Mani in mano.
Mani, plurale, più di una. Mano, singolare, una. Per stare con le mani in mano servono almento tre mani.
Per questo ci si dà una mano, cioè, occorrerebbe che qualcuno ci desse una mano anche per non far niente.
È strano.

Giuro che volevo fare un post su un'altra cosa, doveva intitolarsi 'AppEstate'. Magari lo faccio domani, ora finisco qui.
Tipo, quando si dice 'a portata di mano' non sarebbe più corretto significasse quanto una mano riesce a portare? Che poi, se una cosa non è a portata di mano non è che basta 'allungare le mani'? Che se uno ha le mani lunghe poi si sa che alla roba in qualche modo riesce ad arrivarci. (anche se è fuori mano). Però i guanti non gli andranno più bene.
Le mani in pasta sono nella pasta o fatte di pasta? E uno che le fa, bisogna che ci 'faccia la mano'? (le mani in faccia son altra cosa...). Che tra l'altro, se sono in pasta magari sono anche buone. In buone mani, infatti. Mi sono mangiato le mani. Mani di pastafrolla.
Crude? No, c'ho messo la mano sul fuoco...

Per dire, la 'prima mano' è la destra o la sinistra? La seconda mano? Forse dipende da che parte la guardi.

Ma 'venire alle mani' non ha niente di sessuale vero? E una volta che son venute, sono mani giunte?

Non è assurdo che per fare man bassa occorra alzare le mani? (beh, alzi la mano che non vorrebbe vincere a mani basse? Hai vinto? Ho battuto le mani. Beh, quelle sono così scarse che le battono tutti...)

Ho le mani bucate.
Oh, Gesù!
Sì, sono io.

Ma se si mette mano alle armi poi diventano autonome e sparano da sole? Già, in effetti devi stare attento a dove metti le mani. Ho messo una mano sul cuore e una sulla coscienza, va bene? Avrei preferito mettessi mano al portafoglio...

E niente, a mano a mano che proseguo non capisco perché non ho fatto il post che avevo in mente. Che qui dovrei prendere il coraggio a due mani e lavarmene le mani, che se la cosa mi scappasse di mano poi dovrei rimettere mano al post e ci sarebbe da mettersi le mani nei capelli.

E con un colpo di mano finisco.







26.7.13

Non c'è due senza tremors



[AVVISO: questo post mi è uscito fuori inutilmente e irragionevolmente lungo. Fatevi un favore, utilizzate meglio questo tempo. Drogatevi.]

Con buona pace di Marc Augé, mi sento sopraffatto dai nonluoghi. Cioè, penso proprio che abbiano ragione loro. (che poi, dire che un luogo è un nonluogo è come dire che l'omosessualità è innaturale, IMHO).

Ecco, la frase sopra non c'entra niente col resto, ma erano anni che avrei voluto dirla e finalmente blogger me ne ha dato l'occasione (tra l'altro completamente a gratis).

Giravo in libreria, ieri. Io non leggo molto. Non me ne sto vantando, eh. Potrei vantarmene, lo fanno in tanti. Io non me ne vanto. Sono un modesto. Un modesto lettore.
Una volta sì, una volta c'era solo quello. Adesso non leggo molto, è colpa mia, ma vabbé, anche questo è un altro discorso.
Giravo in libreria. Nelle librerie di oggi, che quelle dei miei tempi erano ben diverse, per dire, non c'è la sezione fantascienza. Giuro. C'è solo il cartello con scritto Fantasy. E sotto Bradbury, Dick, Asimov, Brown, Simak... in mezzo alla merd al fantasy vero, dico. E lì stavano partendo le prime bestemmie... La spada magica di Pteuron, Il nano rotante delle paludi gaeliche, Il trogolo di spanne... quelle robe lì... come dite voi giovani? la merd il fantasy.
E poi i vampiri. Che se non hai scritto un libro di vampiri non sei nessuno.
Anzi, non eri nessuno, l'anno scorso.
Vabbé, non volevo parlare nemmeno di questo. (bestemmie)

Ah, quest'anno per essere qualcuno devi aver scritto un libro con un'alta percentuale di sessuomania.
Che sono quei libri che hanno lo stesso rapporto orbitale-elettrone e se li apri a caso hai tipo  il 90% di probabilità di trovare la parola 'cazzo' o comunque una diversa modalità d'uso dello stesso.
S'intitolano tutti 'io ti guardo', 'io ti sento', 'io ti sottometto', 'tu mi sottometti', 'legami', 'slegami', 'no così mi fai male', 'cretino mi hai legato al paraurti dell'autobus'.
Non mi metto nemmeno a discuterne. Volete leggerli? Leggeteli... Ma sappiate che non scoperete di più, o così. Ma forse è proprio quel che si vuole. Che lo facciano gli altri il lavoro sporco. (bestemmie)

Comunque, ero lì in questa libreria e mi capita di fronte questo




"Romantico come un giorno, ironico come Fabio Volo".
Lo so, lo so che siete tutti lì a chiedervi 'ma che cazzo significa ironico come Fabio Volo'?
E non lo so. Però posso spiegarvi cosa vuol dire 'romantico come un giorno'.
Prima però vi racconto di cosa parla 'Buongiorno amore'. Prendo dal sito dell'editore, così non sbaglio:
"Capelli rossi e occhi verdi, Agnese studia tanto, è testarda e in testa ha un sogno: diventare medico. Ricco e affascinante, Lorenzo è cresciuto in mezzo ai lussi e alle comodità, la fotografia e il cinema sono le sue passioni. ...Agnese e Lorenzo attraversano tra incontri e scontri tutte le stagioni della vita, amandosi e allontanandosi, fino al giorno in cui finalmente il destino deciderà di aiutarli..."

Bello eh?

Comunque, Un giorno è un altro libro.
Romantico come Un giorno.
Lo so che non si capiva. Ma quando si cerca la sintesi non sempre si riesce a farsi capire.
Tipo.

Non è così facile.

Comunque, Un giorno è un libro di Nicholls David che parla di "due ragazzi che si incontrano nel momento più bello della loro vita, quando tutto sembra possibile. Ma si dicono addio, e le loro strade si dividono.
Per venti anni si inseguiranno, tenendosi in contatto, raccontandosi tutto, pensando all'altro con nostalgia e desiderio. Senza poter mai dire se è vero amore."
Ah, "lui è alto, scuro di carnagione, bello, ricco. Lei ha i capelli rossi, fa di tutto per vestirsi male, adora le questioni di principio e i grandi ideali."
Cioè, in pratica sulla fascetta c'è scritto il libro da cui ha copiato.

Però non volevo parlare nemmeno di questo.
Insomma, vado in questi nonluoghi e finisco al supermercato.
Adoro la gente del supermercato.
Cerco dei gelati, non il Winner Taco che non esiste più (bestemmie), e nel banco frigo trovo questo


'Microondabili'. MICROONDABILI??? (BESTEMMIE).

Che l'inglese è una lingua figa, si sa. Basta mettere alla fine di una parola ness, less, lity e tutto diventa più chiaro, pratico, handable...
Ma l'italiano no (bestemmie), l'italiano non deve essere rapido, se Dante fosse stato rapido avremmo forse la Divina Commedia ora? Un concetto va spiegato, non si può liquidare con una parola, non è italiano. Li vedete i vecchi seduti la sera davanti all'uscio di casa sulle sedie impagliate? e a capannello di fronte ai lavori stradali? Ecco, se quei discorsi da vecchi che han da dirsi potessero sintetizzarsi in una sola parola come pensate che vivrebbero? Di merda, ve lo dico io. I vecchi inglesi dicono 'microwaveble' e poi si guardano negli occhi gonfi di umor vitreo e annegano nei silenzi. E si ammazzano tra di loro. I vecchi inglesi. Esiste addirittura una parola che indica gli omicidi-suicidi compiuti da vecchi dopo il settantesimo anno di età a causa della frustrazione derivante dal non aver niente da dirsi. Un'unica parola.

E noi qui, in Italia, abbiamo microondabili. (bestemmie).
Che ad averlo saputo prima stavo a casa. Manco ci andavo al supermercato.
Microondabili. E poi? Barbequabili? Woccabili? Pentolapressionabili?
Che bitterness!
(bestemmie)


24.7.13

La mia parte trollerante



Che a volte ci viene naturale usare delle locuzioni senza però sapere da dove effettivamente provengono.
Insomma, ci sono sequenze di modi di dire che tendiamo a usare in automatico nel parlare quotidiano e che nascondono storie e curiosità spesso avvincenti, ma che non tutti conoscono.

*

Adesso ve ne dico due o tre a caso, poi se qualcuno vuole saperne altre basta che chieda che magari si fa un altro post.

Passare la notte in bianco
















Questa espressione ha origini che si perdono nel tardo medioevo. Fino al 1400 infatti le pareti esterne delle case più povere venivano dipinte con una soluzione di calce e ossido di ferro. Dato però che, se non ancora asciutto, l'ossido tendeva ad annerirsi quando illuminato direttamente dalla luce del sole, le operazioni di pittura venivano compiute a partire dal tramonto e proseguivano anche per tutta la notte, in modo da far trovare alla mattina successiva le case imbiancate e asciutte. Queste notti passate ad imbiancare venivano appunto chiamate notti in bianco.

Il gioco non vale la candela


















Nel 1800 a Parigi il gioco dei dadi fu vietato all'interno dei locali pubblici. Si usava quindi improvvisare delle partite agli angoli delle strade su appositi baracchini. Data la poca dinamicità del gioco però, durante i rigidi inverni parigini i giocatori e anche gli astanti rischiavano di ammalarsi a causa del freddo, e il raffreddore procurava loro le cosidette candele al naso. Quando era troppo freddo per giocare si diceva appunto che il gioco non valeva la candela (al naso).
 
Cadere a fagiolo















Fagiolino è una maschera tipica bolognese del 1800 che deriva dal teatro dei burattini. Nelle varie rappresentazioni in cui era coinvolta, succedeva sempre che si trovasse nelle situazioni più strane, in qualche modo però diventava sempre l'elemento risolutore della vicenda. Da questo nacque quindi l'espressione 'accade a Fagiolino' che nel tempo poi si è trasformata in cadere a fagiolo e che indica quindi un elemento che arriva nel momento giusto per risolvere una situazione.

Fare le scarpe










Questo modo di dire nasce nell'Italia del sud del 1600.
La maggior parte della popolazione infatti, date le condizioni economiche e anche quelle climatiche, non possedeva nessun paio di scarpe. Si camminava tutti scalzi.
Per tradizione però, i defunti venivano sepolti con addosso le scarpe, questo perché si pensava che il giorno della ressurezione dei corpi sarebbe stata una mancanza di rispetto presentarsi di fronte a Dio scalzi. Ecco perché, esistevano dei calcolai specializzati nel fare le scarpe ai morti. La frase, dato che le scarpe venivano fatte a coloro che erano ormai inermi, senza possibilità di reagire in alcun modo, assunse quindi il significato di togliere qualcuno dal proprio posto.




* In realtà, casomai non si fosse capito, queste non solo le vere etimologie. Quelle se volete ve le dico anche, le so. Ma il punto è un altro: internet contiene troppe soluzioni corrette, è arrivato il momento di imbastardirlo con qualche stronzata. Cioè, non è possibile che sia così facile trovare la cura per il cancro, il metodo per sciogliere le scie chimiche, come usare una cipolla per catturare i virus... Sì, lo so, i giornali queste cose non le dicono, i telegiornali non vi mostreranno questa cosa, i governi hanno censurato le informazioni. ma internet no, internet sa tutto.
Credo sia arrivato il momento di iniziare a complicare le cose, di immettere in rete informazioni che non sono proprio veritiere, anche se lo sembrano. E niente, adesso dobbiamo solo aspettare che Google faccia la sua parte e la gente passi di qui.
Distruggere l'internet dal di dentro, questa è da oggi la mia missione.

È che il mondo deve finire.