30.5.13

In amore vince chi sugge




Il grosso problema di avere un titolo fenomenale è che difficilmente riuscirai a scriverci sotto un post all'altezza; anche perché, consumata la miccia dell'estasi creativa con lo scintillio di poche parole, ci si ritrova in mano un candelotto di dinamite bagnato che, nella migliore delle ipotesi, non esploderà (si apra ora la ridda delle peggiori ipotesi... [io preferisco quella in cui il candelotto viene raccolto da una suora che lo scambia per un cero e lo porta in chiesa e prova ad accenderlo ma non si appiccia e allora prega Dio che gli accenda la candela e Dio appare sotto forma di una finestra di conferma di Windows che le chiede ma sei davvero sicura questa operazione non è annullabile e allora lei si pente ma in quell'istante arriva un prete che dice sì ma lo stava dicendo a un chierichetto e non a Dio ma Dio si confonde e capisce che era sì ad accendere la dinamite ma alla fine non riesce nemmeno lui e tutti lo indicano col dito anche Gesù dal crocifisso e scoprono che in realtà non è onnipotente e la voce si sparge e la gente inizia a non credere più in Dio ma proprio mentre sono tutti di spalle che se ne stanno andando arriva il demonio che fa esplodere il candelotto e della gente muore ma gli altri ricominciano a credere in Dio {c'è una morale in tutto questo e sì, conosco i tasti per fare la parentesi graffa}])

E comunque se cerchi in internet per vedere se la dinamite può esplodere da bagnata trovi questo

Che inequivocabilmente si ricollega (salto triplo carpiato con avvitamento ta-daaa), al tema reggente di questo post.
Ma è un po' poco.

Vabbé, potrei rispolverare quella cosa che ci sono gli stati americani in cui il sesso orale è vietato per legge ma puoi scoparti gli animali fino a 20 chili, ma son cose che erano interessanti negli anni '80. Che poi cos'è, ci sono le ronde padane sessuofobe coi cani addestrati a sentire il rumore del risucchio? I cani antipompa. E che ti fanno? Ti danno la multa? L'ingoio è un'aggravante? E se non paghi? Ti mettono le ganasce all'uccello? L'apparecchio ai denti? Ecco, l'apparecchio ai denti è troppo anni '80.

No, non va. Siamo abbondantemente sotto le aspettative...

(Ah, mi è appena venuta in mente una cosa che è di una blasfemia ingiustificabile. Non la dirò.)
E nemmeno mi metterò qui a spiegare come si fa e come non si fa, che mica ho l'ambizione, a questo punto, di ergermi  a profeta del divino culto del Cunnilingus Soddisfacente (anche se, sia ben chiaro, ne so eh...).
È che, cos'altro c'è da dire che non sia stato detto?
Tanto, i modi di tenere la lingua quelli sono:
- a carpa koi che sbocconcella briciole di pane
- a vipera di montagna che ha fiutato un topolino
- a punzonatrice idraulica
- a pennellessa Cinghiale da 4 pollici

Tutti inutili se presi di per sé. Un po' come le note.
Un Do non è un cazzo, è solo un uaaaa. Ma se lo metti insieme ad altre note su un pentagramma, scegli la chiave, lo disponi nella riga giusta, ci metti le giuste note prima e dopo, ecco che hai fatto una melodia.
Che di suo rimane ancora un'ipotesi, perché poi serve chi la sappia suonare, bene dico, con la passione necessaria perché non risulti solo una fredda successione di elementi o la suoneria del telefonino.

Ecco, se proprio dovessi dare un consiglio a uomini o donne (qui non si discrimina nessuno. Qui) che volessero cimentarsi nella leggiadra arte del piacere orale, direi che potrebbe proprio essere questo: non fatelo come se foste la suoneria del telefonino.

Bene, già meglio direi. Che con un titolo così non è che ci potesse aspettare di furoreggiare più di tanto.
Abbiamo tenuto botta, abbiamo dato anche un consiglio utile. Bene.

Se volete dei ragguagli tecnici scrivetemi pure in privato, che se no arrivano i carabinieri dell'Arkansas e ci chiudono il blog.

29.5.13

Niente d'adire (l'avrei sconfitto con la Fanta, zia)

Ilarità di fronte al post dell'altro giorno


Stavo pensando che sono quasi due anni.
Di blog, dico.
Ci stavo pensando perché due anni fa era peggio, o quantomeno pareva. In realtà no.
E' che le cose devi metterle a confronto usando le corrette unità di misura, ché il rischio è quello di illudersi di aver capito davvero. E non è mai così.

Più o meno è come quando ti dicono che non si possono sommare le mele con le pere e tu rispondi, beh sì in effetti le mele sono rosse. (Ecco, ora i puristi delle scienze matematiche diranno che mele e pere non sono unità di misura e quindi non c'è nessun problema nel sommarle. Anche i puristi del marxismo diranno che mele e pere sono equiparabili in quanto plusvalore derivante dallo sfruttamento della forza-lavoro del proletariato. A tutti rispondo che non dovrebbero esserci così tante differenze tra mele e pere, che i frutti sono tutti uguali, anche i frutti di mare, che quando due frutti si amano che altro importa? chi siamo noi per opporci a questa unione che non fa male a nessuno? e perché Dio ha creato un universo con un raggio di 46 miliardi di anni luce e poi non vuole che ci masturbiamo [nemmeno a vicenda]?)

Non credo esista, ma se fosse io la chiamerei Sindrome di De Gregori.
Che non so se avete presente quella cosa della differenza tra bufalo e locomotiva. Ecco, cercatevela in internet. 
Il punto è che la differenza tra bufalo e locomotiva salta agli occhi, è vero, anzi, ne saltano all'occhio molte e la prima di sicuro non è che la locomotiva ha la strada segnata mentre il bufalo può scartare di lato e cadere [cit. De Gregori].
E le mele sono rosse.
E non ci sono bufali negli Stati Uniti.
E Buffalo buffalo Buffalo buffalo buffalo buffalo Buffalo buffalo.

Ora, questo post potrebbe anche finire qui. Come i gatti che guardati da Alice morivano nel sole.
Potrebbe.
E' che la sindrome di De Gregori confonde. Pablo è morto Pablo è vivo e ditele che la perdono per averla tradita. La sindrome, dico.
Potrebbe anche finire.

Magari quell'aneddoto di Oceano... no, magari no.
Magari dopo.






27.5.13

Sola menabò per la città....


Allora, uno c'ha un blog in cui generalmente scrive cazzate.
Capita, raramente ma capita, che ogni tanto gli venga da dire qualcosa di sensato. Niente di trascendentale eh, però un qualcosina di abbastanza lucido su un argomento. Non importa nemmeno tanto quale. Un argomento.

Ecco, in quelle rare occasioni in cui questo del blog posta qualcosa di vagamente normale: ta-daaa. Arriva un commento che non c'entra un cazzo.

Bene, il fatto che l'autrice sia una nota trolla (anzi, a dire il vero pare sia un ragioniere sessantenne di Sarno, ma ci sono delle indagini in corso e non si può dire niente) non giustifica la gravità di questa interferenza.
Che se fosse stato qualcun'altra avrei anche lasciato stare, ma trattandosi di lei, la donna dai cento nick (chi ha detto dick???), non posso soprassedere ed evitare di indagare su quella frase. Il giornale per cui scrivo... Il giornale per cui scrivo... Ma per che giornale scrive?
(in realtà lo faccio perché le fanciulla in questione è abbastanza gnagna, insomma, come descrivervela? È un'Amélie che ha appena fatto a botte con una suicide girl per l'interpretazione di un verso di Annabel Lee di Edgar Allan Poe. Ecco, direi che così rende più o meno l'idea.)

Dunque, siccome all'internet non sfugge niente, ho effettuato delle ricerche incrociate nelle varie emeroteche a disposizione online e finalmente l'ho trovato.

Ah, è notevole e da non dimenticare anche il pezzzo che la suddetta ha scritto per 'L'Umidità' e che sono riuscito a recuperare (è importante perché è stato il primo a finire in prima pagina e perché ha svelato le doti da giornalista d'inchiesta della nostra. Una giornalista scomoda. Come un costume da arachide.)


Comunque, ritornando al pesce pene, di cui giuro che non scriverò mai niente: ecco la prima pagina del quotidiano uscito la scorsa settimana e che annovera tra le sue penne la poliedrica blogger tutto pepe che nelle ulrime ore rispondeva al nome di Banana Tree (continuo a dire che Anamnesi Brizzolata sarebbe un ottimo nick per lei). Squillino le trombe: La Beata Minchia. Quotidiano di informazione marginale e gossip cabalistico.

Tutto qui. Non è nemmeno un post. Solo una precisazione.

Ciao Chiara!

26.5.13

L'intervista di Manuele Fior - ovvero chi c'è in ascolto?


Prima di mettermi a scrivere de L'intervista sono andato a rileggermi la recensione di 5000 chilometri al secondo (che poi, le chiamo recensioni per comodità. Recensire un'opera è una truffa bella e buona: o si esprime un giudizio in base ai propri gusti, o si effettua un'analisi in base a parametri precodificati. In entrambi i casi qualsiasi risultato estrapolato è nel complesso menzognero. Nel primo caso perché squisitamente soggettivo, nel secondo perché insensibile all'azione rivoluzionaria che un'opera d'arte rischia di generare nei confronti appunto dei parametri utilizzati per giudicarla. Quindi, facciamo che da oggi in poi scriverò degli 'inviti alla lettura', e siamo tutti più a posto con noi stessi).

Dicevo, mi sono riletto la rec  il vecchio post perché mi ricordavo di quanto mi avesse impressionato l'utilizzo meticoloso dei colori per scandire le diverse parti del racconto.
Quindi, con la sicumera degli stolti (e di quelli che non cercano mai prima in internet) ho aperto il libro per perdermi in quel caleidoscopio pigmentato  e che ti trovo? Notte. Fumo. Carbone. China.
Null'altro.
Solo fuliggine soffiata su fogli porosi.

Ed è il disegno stavolta lo strumento graduato con cui si misura la profondità di osservazione, la distanza a cui si pone l'autore nei confronti dell'intimità dei personaggi.
Più il tratto diventa nitido, le sfumature calibrate, i volti sicuri, e più ci si avventura tra le pieghe maggiormente sensibili dell'animo dei protagonisti, le loro debolezze meno raccontate.

E poi arrivano gli alieni.

Sì.
Perché siamo nel 2048 nel Nord-Est di un'Italia dis-unificata. E a modo suo questo è un libro di fantascienza.
Ma è soprattutto il libro di  Raniero, psicologo cinquantenne in crisi con la moglie e con la vita.
Ed è il libro di Dora, la ragazzina che gli spiegherà lei e il nuovo mondo.

Ecco, sul filo teso tra questi due personaggi scorre tutta la storia. Con la delicatezza di un funambolo, lentamente, ragionando su ogni passaggio, ogni incedere lieve.
Una storia che racconta di generazioni che si accavallano, smarrite in un'incomunicabilità fatta di anni e convinzioni, una storia che racconta di due persone lontane che si trovano, s'innamorano delle proprie distanze, si cercano dopo essersi trovate, si amano forse, di un amore vecchio, di quelli che nel 2048 potrebbero non esistere più.

È una storia da ascoltare. Per lunghi tratti silenziosa, sussurrata. E quindi a cui prestare ancora più attenzione.
Un libro che si ascolta. Nel fruscio scuro delle pagine.

Così.

E poi gli alieni.
Perché in fondo detta così non è altro che Storia: generazioni che si accusano di essere in errore, genitori e figli a desistere d'incompresione. Ma stavolta forse no.
Forse i giovani della Nuova Convenzione riusciranno a dare un senso ai loro rapporti poliamorosi, e Dora riuscirà a dimostrare che la telepatia è il modo migliore di conoscere le persone, e Raniero sceglierà finalmente di vivere, e tutti gli altri, a naso in su a chiedersi cosa cambierà d'ora in poi in quel mondo futuro così simile a tutti i mondi passati.
Gli alieni. Come fuliggine. Che entra nei polmoni, nelle ossa, che sporca la pelle e al tempo stesso pulisce, lava, rinnova...

E noi ad ascoltare.

(Ah, non ho mai citato l'autore. Manuele Fior. Quello che ha osservato la storia per noi che l'abbiamo ascoltata. Quello che ha rubato i gesti più comuni, intimi, per sfumare di vero ogni vignetta. Quello che ha disegnato la notte e delicatamente l'ha illuminata per mostrarci come va a finire. E gli alieni.)


25.5.13

Nemmeno a me

Eiffel Towel (e che Iddio ci perdoni...)




Vabbé dai, rileggetevi il post dell'anno scorso che va benissimo.

Towel Day, 42, delfini volanti, bla bla bla. E intanto qui piove.
Ma è la pioggia di novembre, non quella di maggio. Anche il Piave ieri, invece di mormorare, borbottava come uno di quei vecchi che sacramentano mentre ti han già dato le spalle.
Ed è novembre.

Significa che arriverà un altro aprile, probabilmente arriverà, il secondo di quest'anno. Non so se sono pronto.
Non credo basterà un asciugamano per tutto questo. È che siamo bagnati dentro: pensieri, muscoli interni, illusioni. È tutto fradicio.

Questi sono giorni sbagliati, lo sanno anche loro. Ma non gli importa.

Nemmeno a me.