ovvero l'imprescindibile necessità di scrivere qualcosa (nell'attesa di una buona idea)
e comunque questo blog si sarebbe dovuto chiamare "dalla Parte di Topper Harley"
8.11.12
Lilli Noise
Faccio un sogno ricorrente, a volte almeno, tutte le notti eppure talmente impiastricciato di quella sensazione di déjà-vu da apparirmi saltuario.
Lilli, è che ci sei tu in quel sogno, dio, tu non dovresti proprio esserci nella mia vita.
E ci sei in un sogno, addirittura.
Affondo la testa tra le tue gambe, in questo sogno in cui ci sei tu, con la stessa avventatezza di una persona che cade. Sfioro appena la pelle liscia delle tue cosce indecise, aprire, chiudere, indecise. Percepisco solo la loro temperatura, forse nemmeno le sfioro a ripensarci, ma è un sogno.
Fredde, come la pelle subito dopo essere usciti dalla doccia. Asciutte però, stancamente tornite dal rannicchiarsi delle ginocchia contro il mento.
Ora che ci penso il sogno inizia quando incontro la stoffa delle tue mutandine, la fibra ruvida del cotone che sfrega sulla lingua. L'impeto ammortizzato malamente dalla consistenza fragile del tuo sesso nascosto. E le labbra soccombono all'attrito di quelle maglie serrate, si socchiudono a fatica. A fatica concedono al respiro un istante per recuperare vita.
È un sogno di saliva che lenta si allarga su quella stoffa incolpevole, Lilli lo sai, quasi a scomodare i vasi comunicanti per unirsi all'umidità che tiepida sale dietro a quel muro di tessuto. Saliva.
E a quella ruvidezza si aggrappano i brividi che rincorrono la mia sconsideratezza, gli stessi che da bambino graffiavano la nuca quando le unghie percorrevano il solco grinzoso della vasca da bagno, fino ad arrivare ai denti, che si stringevano. Si stringevano mentre la lingua assaporava la scanalatura del mio incisivo rotto. Si stringevano, Lilli, come le tue gambe in quel sogno, quello che ti sto raccontando.
Quei brividi, dicevo, e poi l'odore, il tuo.
Non il profumo come dicevano i libri che leggevi velando un sorriso, ma l'odore pungente del tuo concederti. Sudore, vita, detersivo, eccitazione. (no, niente fiori di malva, o sandalo, o mandorle tostate su un letto di miele di castagno).
Afrore.
A pieni polmoni, a invadermi. L'odore, il tuo.
Che confusione, Lilli, che confusione che sei: rumore. Un rumore di fondo talmente disturbante da costringere il cervello a escluderti, oscurarti in ogni scena in cui compari. Come una bruciatura di sigaretta. Uno scarabocchio. Una macchia.
Una macchia di saliva che si allarga sulle tue mutandine di cotone. Solo un sogno.
E in quel sogno Lilli Noise.
Sorridevi anche quando ti prendevo in giro, ricordi, sorridevi con la stessa malizia con cui leggevi quei libri indecenti. Stato indecente, ricordi quando ti chiamavo così per farti arrabbiare? e tu ridevi, ridevi fino a diventare rossa in volto, paonazza, come d'inverno quando vai in bicicletta, come in quel sogno che ora non ricordo.
Ma te l'ho raccontato un tempo, prima che tu fossi solo rumore.
Un feroce, stridente rumore di fondo.
6.11.12
Blam. di Maicol&Mirco ovvero in sostanza stupefacente
Fare le recensioni dei fumetti è uno sbattimento.
Cioè, già comprarli a Lucca è stato considerato (da un giudice di pace di Livenza, atto n.23615 del 16.05.2008) cito testualmente "un atto in netto contrasto con i principi basilari della Convenzione di Ginevra e deliberatamente pregno del più bieco sadismo etc etc etc..."
Che a star lì di fronte allo stand, con il tizio vestito da Thor che ti appoggia il suo possente Mjöllnir tra le chiappe con cadenzato moto ondulatorio e la ragazzina che vuole a tutti i costi passare tra te e il banco, a sfregio delle sue imponenti ali in piume (apertura 2,5 m) di vero corvo (probabilmente sterminato dall'aviaria), ecco, a star lì col libricino in mano capita spesso che tutta la tua vita ti passi davanti agli occhi come in un libretto di Maicol&Mirco™, rosso, tipo Adelphi. (giuro non farò più periodi così lunghi).
Comunque fare le recensioni è uno sbattimento, l'ho detto, quindi quest'anno ho deciso che userò recensioni fatte da altri prese a caso da internet.
Per parlare di Blam., quindi, eccovi l'estratto
Ok, per oggi direi che il nostro dovere l'abbiamo fatto.
Ah, un'ultima cosa lasciatemela dire prima dei saluti: Blam. è un libro eccezionale.
Un condensato di truce meraviglia che gocciola dalle pagine, come se il voltare di ogni foglietto rosso fosse la pressa sotto cui appiattire le proprie contenutezze.
Non vorrei sbilanciarmi che poi cado, ma non mi stupirei se tra qualche giorno si rivelasse il libro migliore che mi sono portato a casa da Lucca.
Perché si ride, tanto. Fino a vergognarsi di aver riso probabilmente. Risollevando lo sguardo per nulla sollevati, ripercorrendo il lampo di quelle storie brevi, essenziali, minime fino allo scuotimento del tuono di inadeguatezza che attraversa gli organi interni arrivando al cervello. Cervelletto, ipotalamo, amigdala. E lì si ferma. A inceppare qualche pensiero come un corpo estraneo, a cercare la paura, di sé, e non trovarla, svelarsi.
Blam. è una raccolta di vignette crude, scorrette, disdicevoli, sconvenienti, coprolaliche e offensive (e questa è la parte in cui ne sto parlando bene), una sequenza di microstorie così spiazzantemente vere da necessitare dei disegni finti, sbagliati, eppure necessari.
Che poi, a cercare bene si scopre che nel mirino della satira stavolta c'è proprio chi legge, e il fucile del giudizio impietoso è puntato verso di noi, sorridenti col nostro librettino rosso in mano, partecipi come tutti dell'ipocrita danza di significati buona solo a sollevare il fastidioso pulviscolo del perbenismo: polvere sottile a coccolare i cancri di una società coattamente adulta.
E in questo contesto Maicol&Mirco sono i bambini che indicano il re, gridando non solo che è nudo ma che si è anche cagato addosso mentre stuprava il proprio figlio seienne.
E proprio come bambini hanno scelto di disegnare, ricercando la feroce sincerità infantile e così facendo ingannare e ingannarsi, sprofondare come tutti nel girone degli ipocriti, delle maschere, della finzione.
Blam. il colpo secco della pistola che pagina dopo pagina uccide le nostre speranze di redenzione, rimaniamo lì, a sanguinare un riso spietato, cinico e malato.
Per fortuna prima o poi moriremo.
BLAM.
(adesso ve ne posto tre, immaginatevele con i disegni normali, non funzionano. È il parossismo, l'estremizzazione, il freakesco che fa la differenza. E quei due birboni [che sono capaci di disegnare bene] lo sanno.)
[potrebbe capitare che non vi piacciano, che vi disturbino, addirittura che vi offendano. Cazzi vostri che io i 10 euro ormai li ho spesi!]
Sì, lo so. Ho detto tre e sono cinque.
Mi sono sbagliato. BLAM.
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5.11.12
Lucca era game
Che per contratto, la prima cosa che uno deve fare dopo essere tornato da Lucca è mettere tutto quello che ha comprato sopra la tela del divano e fare la foto di gruppo, coi fumetti da edicola inginocchiati davanti e i soliti mattacchioni di indipendenti che fanno le corna alle graphic novel.
Fatto sta che a guardarli tutti insieme ti viene anche da pensare: e perché non ho preso quello? Ma c'era quel libro bellissimo ahhhh dovevo portarmelo a casa! Poi magari capiterà anche che dopo averli letti dirai: ma dove cazzo ho buttato i soldi che potevo farmi un'altra focaccia col lardo e un estathè?
(e soprattutto ti chiedi: ma Tuta Teschio dove minchia era che ho girato tre giorni e non me ne è saltata fuori nemmeno una copia?)
Comunque sia ormai sono qui, magari potrei anche leggerli se mi salta.
Probabilmente potrebbe anche succedere che ne parli.
A meno che non esca fuori qualche idea. Già, un'idea ci vorrebbe proprio.
Ora mi mangio il minestrone.
Lecca Lucca
Lo so, dovrei.
O forse no? Non so.
Magari sì, dovrei. Dovrei riallacciarmi al post di qualche giorno fa, dire se ho trovato la giacca marrone.
La giacca marrone è importante per Lucca.
Nella giacca marrone c'è una tasca per i telefoni, una per il biglietto e una per la cartina.
E se fa un po' di freddo tra l'altro va benissimo. Se fa caldo no, devi toglierla, metterla nello zaino, ricordarti che hai il biglietto in tasca, riaprire lo zaino, cercare la tasca che sembra essere sparita, richiudere e notare che è ritornato il freddo e quindi ritirarla fuori.
Non è che mi senta in obbligo di raccontare com'è andata, ma devo arrivare assolutamente a cinquecento post per smettere di annoiarvi e quindi qualcosa mi dovrò pure inventare.
(no, ecco, è proprio sull'inventare che vacillo mi sa. Per ora non posso fare altro che copiare dalla realtà, elencare, descrivere. Niente a che vedere con l'inventare. Ma va così.)
In questa storia comunque sappiate che ci sarà:
- una dose abbondante di fumetti, un po' presi a caso, un po' sulla fiducia, un po' perché proprio non si poteva farne a meno
- una casa abitata dal team di Iron Man
- un disegnatore che vorrebbe boxare
- la calca
- la media Poison Eve
- biglietto e braccialetto
- una focacceria
- delle vetrofanie
- l'assassinio di Sarajevo
- un neonato
- Aniene
- gente fermata per strada
- la psicopatologia
Non in quest'ordine e non in queste dosi, ma ci saranno.
Ché Lucca è un lecca lecca di quelli grandi, che mica riesci a mettere tutto in bocca. Quindi assaggi un po' qua e un po' là e alla fine diventa difficile focalizzare sul vero gusto. Troppo dolce da una parte, sapore di wasabi dall'altra. Insomma, si cerca l'equilibrio, si lecca dove si crede, si assaggia, si fa i deficienti strappandosi le guance per ingoiarlo tutto, e poi lo si scrocchia tra i denti, così, a ricordarsi di ciò che era nell'attimo stesso in cui lo si abbandona.
Bon, e questa l'ho fatta. La prossima non si sa.
Devo pensare agli animali australiani ora.
1.11.12
Partenza farsa
Come da migliori tradizioni, tra qualche ora si parte.
- Valigia pronta? NO
- Ora della partenza decisa? NO
- Programma stampato? NO
- Lista dei fumetti mancanti fatta? NO
- Indirizzo del posto dove alloggiare? NO
- La mia giacca, quella marrone mezza stagione? BOH
Bene, direi che siamo perfettamente in linea con il Piano Programmatico Partenza Per Lucca (PPPPL).
Il PPPPL è un documento importantissimo, quasi un rituale che occorre rispettare per scongiurare l'invasione della Terra da parte di una flotta aliena formata da navi a forma di bottiglie di J&B che roteano su sé stesse espellendo degli xenomorfi violacei con le mèche lilla, caparbiamente dotati (tra l'altro) di un'accetta in sughero con cui si appresterebbero (si dice) a distruggere tutte le mele del pianeta. Non si sa nemmeno perché.
Comunque, tra qualche ora si parte.
Alla fine so che non dormirò un cazzo e domani (oggi) salirò in macchina a memoria, guidando verso un tramonto che rimane ipotetico (ma la direzione è quella giusta).
Il pc ho deciso che non me lo porto, quindi l'unico mio baluardo di civiltà che fungerà da trait d'union tra la barbarie e internet è il mio fidato smartphone (lo smartphone è un telefono) che quest'anno salirà agli onori della cronaca perché verrà utilizzato anche per fare le foto che con 'sta pioggia di palle per portarmi dietro la reflex proprio non ne ho.
Ecco, casomai dovesse capitare qualcosa di davvero, ma davvero, ma davvero interessante magari ve lo scrivo. (sicuro, sicuro guardate...).
Ecco, basta.
Le micie fino a domenica han detto che si arrangiano, io quindi sparisco per un po'. Voi non cominciate a fare come al solito, che appena manco iniziate a mandarmi foto nude all'indirizzo lì a destra.
(casomai non si fosse visto è byroneloisa1@gmail.com, ripeto byroneloisa1@gmail.com [ma che cazzo significa byroneloisa? un giorno se
Se qualcuno è a Lucca e vuole stringermi la mano, può scrivere sempre al solito indirizzo.
Avete dubbi sulla classificazione degli animali australiani? Solito indirizzo.
Avete delle perplessità sull'utilizzo dell'apostrofo in un'apocope? Solito indirizzo.
Avete un problema che nessuno può risolvere? A-team.
Qui si è appena scatenata la tempesta perfetta. Vado.
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